Eluana è morta

febbraio 9, 2009
Eluana Englaro (foto Internet)

Eluana Englaro (foto Internet)

Alle 20.10 Eluana Englaro ha smesso di vivere.

Non voglio marciarci su, chi è attento e sa leggere tra le righe ha notato il mio silenzio a tal proposito. Il mio ultimo intervento su questo caso risale al 14 novembre 2008, non si tratta di indifferenza, ma di rispetto.

Rispetto in primis per il signor Beppino Englaro. Un padre che ha perso una figlia, un padre che per 17 anni ha sofferto per lo stato irrimediabile di fine della figlia. C’è da distinguere il caso umano e il caso politico. Beppino Englaro  non merita le crociate contro. Non merita di essere accusato, di essere il capo espiatorio dell’intera vicenda.

Giorgio Napolitano è stato solerte a sottolineare che non ci sono “campioni di solidarietà”, ma ci deve indubbiamente essere una morale più alta rispetto ai luoghi comuni con cui è stato trattato il caso Englaro.

Non si può schematizzare anche questa morte con l’idealismo dell’antiberlusconismo. Provo grande disprezzo per chi ha strumentalizzato il tutto, quando i suoi di alleati dimostravano che la coscienza è più forte di un colore politico.

Niente predicozzo, né presa di parte.

La mia posizione non è oltranzista. Mi sono schierato fortemente a favore del testamento biologico, dirò forse posso pure concepire il caso Welby ma no, questo no, non accomunatelo ad Eluana. La giovane rimasta coinvolta 17 anni fa in un maledettissimo incidente stradale non ha scelto di voler staccare l’alimentazione. Almeno lei non l’ha scelto.

Le barricate ideologiche mai come in questa vicenda sono venute via via meno, perché chi si è schierato favorevolmente (parlo di gente con senno e con un minimo di cognizione umana, gli altri, i facinorosi della anarchia davvero non devono essere presi in considerazione) alla fine “pilotata” della vita di Eluana lo ha fatto solo per rigore politico. Che stasera è crollato pure quello.

In cattiva fede penserei che i conti non tornano, che Eluana si è spenta troppo velocemente. Spero che le autorità competenti facciano luce, così come spero che il Parlamento faccia il suo corso, affinché la deregulation che vige in materia nel nostro Paese sia colmata da una legge che sarà votata da un’aula che non è sorda e grigia come tutti vorrebbero far intendere. Persino il moralista Di Pietro ha lasciato la libera coscienza a tal proposito, lui che certo non è un estimatore del Premier.

Voci di corridoio sussurrano che Giovanni Russo Spena abbia allacciato contatti con Beppino Englaro, per un eventuale candidatura. Spero di essere smentito, ma non mi scandalizzerei se domani lo vedessi seduto tra i banchi di quel Parlamento europeo là. Tanto dopo la Camera delle “vedove”, certi partitini pescano nelle disgrazie e poi puntano il dito.

Ribadisco teniamo lontana la politica dal caso umano, oggi a Beppino Englaro va lasciato il silenzio che ha cercato, ai cari, agli amici di Eluana il rispetto per un dolore che non si acuisce nemmeno dopo 17 anni. Eppure c’è chi la definisce un vegetale, chi la definisce una morta a tutti gli effetti da sin dopo quella operazione. Eppure oggi siamo quì a dire, Eluana ha perso la vita.

Quante persone come lei vivono lo stato terminale della loro esistenza nel silenzio e nel conforto dei loro cari? Quante cliniche si prendono carico e cura di casi simili a quelli di Eluana che tuttavia non alzano tutto questo gran clamore?

Morire non vuol dire perdere di dignità, anzi. Purtroppo tutta questo vocio ininterroto che accompagnerà queste ore renderà il dolore più frivolo. Una figlia merita altro, non questo.

Esprimo la mia personale vicinanza a tutta la famiglia Englaro e a tutti coloro che soffrono per questa morte. Sicuro che adesso Eluana vivrà di una quiete eterna.

Federico Minniti


Né scioperi né vigilanza RAI: A.A.A. blogger cerca disperatamente notizia!

novembre 18, 2008
Libero blog in Libera Rete

Libero blog in Libera Rete

È un periodo di secca questo. L’abbondanza che cade dai cieli, non viene risucchiata dal mio pc e questo ha due conseguenze speculari: la prima è che ancora ho un pc, la seconda è che non scrivo da un pò di tempo.

Girandomi intorno e leggendo qua e là, vedo che la moria di notizie è diffusa, con le debite eccezioni. Volevo comunicare che anche il sottoscritto (dove scritto? boh) ha appoggiato (udite udite) l’istanza dell’urlatore Grillo in merito alla legge “ammazzablogger” riproposta da Veltroni, legge di cui avevo parlato precedentemente su questo blog e su cui non ritorno.

Dicevamo che la marea è bassa in questi giorni di calma apparente, i soliti scioperanti che si ridestano ogni anno dal letargo nel caldo dell’autunno italiano (un classico storiografico oramai) e i soliti politicanti che si fanno beffe degli elettori, fingendosi nemici – amici per una poltrona che scotta, mica tanto. Un pò come chi si divise le vesti.

Nel pastone odierno che vi sottoponto, un pò indigesto è vero, c’è anche spazio per il caso Englaro. Oggi sul Corriere della Sera è apparsa un’intervista presso una casa di Don Orione, a tal suor Ildefonsa (mi devono spiegare se questi nomi sono veri!!!) la quale, nonostante i “lunghi” anni di servizio ai malati, si dichiara aperta al testamento biologico, iter avviato già tra i piani alti della Chiesa Romana, svela la suora, che definisce la situazione work in progress.

Gigi D’Alessio ha confermato i sospetti: che motivo c’è di fugarli? « É vero suonavo alle feste dei camorristi » e poi facevo il post serata con una “ragazza di periferia”. Dettagli, odio la cronaca rosa.

Frattanto nessuno ci informa che in Congo le milizie di Nkunda tengono sotto scacco le forze governative e peacekeepers ONU resistono a stento intorno a Goma: solo la rete si ricorda che l’interesse deve essere veicolato verso le zone che lo richiedono, ossia l’ex terzo – mondo, da tutti per etichetta chiamato “paesi in via di sviluppo“, ma che a sentire chi là ci vive (da italiano all’estero) lo descrive come quinto, se non il sesto livello della disinformazione.

Per chi dice che si è interessati alle vicende africane a convenienza, beh provate a motivare il perchè della corsa a riarmo della Svizzera paese solitamente neutrale nel cuore dell’UE?

Banche, cioccolata e orologi. Un trinomio che in tutto il mondo conduce inevitabilmente alla Svizzera. La neutrale e pacifica Svizzera. E invece, soprattuto per chi in Svizzera ci vive, un altro elemento essenziale è l’esercito. Solo nel 1989, quando il Consiglio Federale esaminò l’iniziativa del Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) che chiedeva l’abolizione dell’esercito, si affermava ancora che “la Svizzera non ha un esercito, essa è un esercito“.

fonte PeaceReporter

La Libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta, usava dire Thedor Wiesengrund Adorno. Un motivo in più per scrivere (così male) oggi.

FedMin


Non vita, altro che dolce morte

novembre 14, 2008
il padre di Eluana Englaro ha vinto la sua battaglia (foto Internet)

il padre di Eluana Englaro ha vinto la sua battaglia (foto Internet)

Eluana Englaro e l’Hospice di Via delle Stelle. Un pò stridono se messi accanto, non collimano. Per niente complementari. Eppure sono le due facce della stessa medaglia, le chiamano in gergo malattie terminali. Il cui termine è la morte.

Strano a dirsi, dopo un epoca che ha rincorso la perfezione scientifica fino all’esasperazione che si possa ancora parlare di cure palliative. Ieri un giudice è entrato di diritto nella storia, ogni giorno molti sofferenti entrano di diritto nel ricordo dei loro cari. Questioni di punti di vista.

Il caso di Eluana Englaro è arcinoto, ultrarisaputo. Fin troppo, tanto che questa sentenza pare essere d’eco al frastuono che la vicenda ha comportato. Vivere o morire. Il dilemma non è complesso per come sembra: perchè la vita è vita, anche se attaccata ad una macchina e chi decide di staccarla è un’omicida.

Sarà pure un killer straziato dal dolore di una figlia la cui esistenza era terribilmente compromessa per via della sua precaria condizione di vita, ma sarà sempre un uomo che uccide, non con una pistola, ma con la legge. Opinione del tutto personale, quindi per ciò opinabile e contestabile.

La giurispudenza italiana si avvale adesso di nuovi termini beceri del buon (non) senso: dolce morte, è uno di questi. Personalmente credo che il testamento biologico sia l’atto di transizione più opportuno per questi casi. Ma che sia il malato a scegliere, non un caro (o presunto tale).

Il papà di Eluana Englaro ha lottato ed ha vinto, sorte che non sorride allo stesso modo ai degenti dell’Hospice di Reggio Calabria, sito a San Sperato frazione a nord della zona Sant’Agata. Un luogo triste, malinconico, quasi paradossale. Forse un’anticamera del Paradiso, chi lo sa. I volontari lavorano fianco a fianco con chi è “condannato” a morire e non dolcemente.

Perché la morte non è dolce, al limite può essere accetta. Via delle Stelle, oggi campeggia anche in una pagina interna del Messaggero di Sant’Antonio, dove Franco Calabrò dipinge un quadro raffigurante la punta dello Stivale e come fiore all’occhiello ci vede proprio questo luogo del non vita, ma della sopravvivenza.

Una vita o una morte in più, sostanzialmente la scelta è tutta quì.

FedMin