MondoRosa: opportunità alla pari

dicembre 15, 2008

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Le pari opportunità.

Bel mistero questo. Di sicuro ce sta che i governi di centrodestra ci mettono le gnocche, quelli del centrosinistra no. Il motivo del perché questo esista ancora non è dato a saperlo e se qualcuno si permette di ledere l’intoccabilità dell’ex gonnelline al vento (oggi sempre e solo jeans e mezzo tacco) si becca fischi e insulti.

Brunetta, l’impavido antipatico che piace a tutti (checché ne dicano i fannulloni), ha osato stanare anche queste aquile dal nido: alzare l’età pensionabile per le signore è stato considerato un sacrilegio. Da chi? Da quelli han fatto sedere Luxuria (al secolo Vladimiro Guadagno) tra i banchi di Montecitorio.

Sacrilegioooo!“. Le donne devono mantenere i loro privilegi per Bacco! Eppure le motivazioni mosse dal socialista Brunetta, il più odiato dai sindacati che al loro volta sono i più odiati dai lavoratori, non sono poi così esogene della nostra realtà italica: perché mai le donne, che reclamano parità di qua, parità di là, non dovrebbero dunque avere un sostanziale pareggio anche nei loro anni lavorativi? Perché impedire ad una donzella – manager di poter aspirare ad un più alto status quo nella scalata ai vertici del suo campo lavorativo? Insomma: la carriera dove la mettiamo?

O assopite femministe, cotanta grazia voi gettate? E poi, le donne che per dono divino hanno il diritto di custodire in grembo il seme della nuova vita e il dovere di usufruire della, cosiddetta, “maternità”, non hanno quindi nel caso della fortuna dei voli delle cicogne sul tetto coniugale (e non, visti i tempi che corrono) del tempo “perduto” che più avanti negli anni possono, anzi devono, “recuperare”?

Non si tocca alcun dovere.

Per grazia di Dio, lasciate perdere l’UE! Loro ci rincorrono, non è mica colpa nostra se siamo in perenne ritardo. E poi chi tira fuori tutti i casi in cui noi ce ne infischiamo mentre adesso Renatone nostro la prende da monito ad agire, beh cari miei, il solito bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.

Pari opportunità? No grazie: opportunità alla pari.

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Pugni chiusi

ottobre 29, 2008

Cronaca buia di una rivolta di pochi, fatta da molti.

foto tratta liberatamente da La Stampa

Sono ore calde queste che stiamo vivendo. Ore, minuti, secondi che fanno dell’Italia ancora una volta l’epicentro di uno sfogo culturale di sinistra, che però viene spacciato per apolitico, poi sposato, poi di nuovo ripudiato e, per finire, nuovamente accolto a braccia aperte.

Gli studenti, mobilitati in piazza dagli attivisti dei partiti, oggi sono lì davanti al Senato della Repubblica. Me ne vergogno un pò, perché anch’io farei parte di questa categoria. Chiedono futuro, mandando alla forca una fazione politica. Dicono di essere apolitici e antiviolenti, ma “la Gelmini è un travestito, Berlusconi suo marito” e criticano sempre e comunque le Forze dell’Ordine.

Fianco a fianco, baroni e giovani dei centri sociali, no global, semplici ragazzi che vogliono “più garanzie” per il loro avvenire, senza però conoscere bene il loro passato. Chi oggi apostrofa questa giornata come “una delle più tristi della Storia Repubblicana” ci offende. Perché l’Italia di mobilitazioni in piazza ne ha fatta un’abitudine, soprattutto di chi manipola questi pensieri e li getta nella mischia dei miscredenti della politica che non può esistere.

Ancora cori, ancora fischi, ancora scontri. L’amaro epilogo annunciato, risaputo, aspettato è avvenuto. Ancora barricati dietro titoli “feudali”: fascisti vs comunisti. 3 feriti a Roma, scontri a Milani, spintoni a Siena. Tutto questo mentre i senatori dibattevano in aula, ma non solo.

L’Idv il “fronte” più caldo della demonizzazione della politica stende uno striscione dalle finestre di Palazzo Madama: « Siamo con voi! ». Intanto la litania dei giovani dissidenti si trasforma in un lento eco: “referendum, referendum, referendum…

Cronaca di un’attesa rivoluzione, senza gambe né idee. Contro il sistema, contro Berlusconi – mafioso (non dissentisco, né smentisco, ma loro quando si manifesta contro la mafia, dove sono?), contro il mostro governo.

Ormai il mio blog sta diventando un bollino di guerra di questi giorni da “disokkupato”, personalmente, dico che quando Fioroni due anni orsono applicò nuove regole alla scuola (fra la proteste di tutti, però meno chiassosa perché i cobas, i no global, i centri sociali giocavano in casa col governo Prodi, con gli esiti da tutti conosciuti!) io ero concordante a pieno con quella riforma. Più rigore, meno libertinaggio = più cultura.

Stessa ricetta che Maria Stella Gelmini ha applicato drasticamente: tutti i corsi di laurea fantasma spariranno senza i “sovvenzionamenti a fondo perduto”, tutte le personcine per bene, chiamate professori che insegnano poco e niente e riscaldano la sedia per 6 ore giornaliere, prendendosi il lusso di indottrinare politicamente i loro studenti, oggi sono al vostro fianco cari amici e studenti. Vi siente chiesti mai il perché?

Perché loro resteranno col culo all’aria, mentre voi continuerete i vostri studi. E non è vero che pagherete rette da capogiro, gli economisti seri hanno già conteggiato che le nostre tasse non spiccheranno il volo. E chi ha un basso reddito? Già paga molto di meno. E chi ha una media voti alta? Non paga il “conguaglio”.

Ma allora, se per gli studenti dei licei e degli istituti superiori posso capire il coinvolgimento emotivo dettato dal professore di Storia e Filosofia che incalza i loro animi di adolescenti in balia di pulsioni, noi universitari perché protestiamo a favore delle solite garantigie?

Cossiga ha chiesto alla Finocchiaro un pugno in faccia, memore del 1965, durante il governo Moro, quando fece a pugni col comunista Pajetta. Roba di altri tempi? Mica tanto. Questi giovani attivisti che sfilano adesso al fianco degli studenti, sono gli stessi che il 9 maggio al memoriale della morte di Aldo Moro cantavano “10,100,1000 Moro”.

E proprio Internet, da sempre regno indisturbato, della comunicazione reale, quella fatta dai blog e dalle community, risulta essere l’avversario più ostico per i nuovi sessantottini (tacciati da questa onta ingiuriosa a loro modo di vedere, che quindi rimandano al mittente): “io voglio studiare”, “dis-okkupazione” sono gli slogani di chi sa leggere e pensare autonomamente, che magari critica la riforma Gelmini, ma che comunque crede nella valenza della non violenza e della rappresentabilità democratica.

Democrazia alla quale non crede più chi sfila. Loro pensano che il mezzobusto di Berlusconi sia la copia di quello del Duce. Tant’è vero che da domani dovremo tutti chiudere i nostri blog…

FedMin


Non scioperante, 40 anni dopo

ottobre 28, 2008

Vichianamente pensante .

Qualcuno forse ha confuso il 25 aprile 1945 con il 25 ottobre 2008. Altri si trincerano dietro “non siamo mica quelli dell’autunno caldo, ma non siamo nemmeno solo 200 mila“. Di certo ci sta la grande confusione, che regna sovrana.

Walter Veltroni ormai se n’è fatta una ragione: svestiti i panni da Don Abbondio, si è ben bene “mascarato” e si è trasformato nel “fomenta – popolo” di turno che la Sinistra italiana ha sempre fatto bella mostra. Ruolo, quello di Savonarola del nuovo millennio, che Tonino Di Pietro, ex poliziotto, ex togato, ex ministro, stava interpretando alla grande. Fin troppo bene, tanto da mettere in ombra lo stesso Pd.

Da tempo lancio dalle mie colonne virtuali i segnali di questa disfatta degli ex DS, che adesso all’arma bianca ripartono all’attacco. Di “anti – berlusconismo” ne abbiamo ben donde, ma non troppo. Quindi via agli attacchi contro il premier, ma anche l’apertura verso le riforme per il Paese.

Quindi c’è un leggero scarto di cifre fra i “milioni” stimati da Franceschini, Parisi e compagni di brigata (che giurano di averli contati ad uno ad uno!) e le “migliaia” che le forze dell’ordine hanno censito.

Piazze: grillini, girotondini, studenti, cobas « siamo tornati! » e non si è ben capito se è una consolazione o una minaccia. Tutti contro il governo, tutti, però, non schierati politicamente (cfr, Di Pietro al TG1). Sì. si trovano lì per puro caso.

I vecchi cliché da “revolution!” non invecchiano mai. Tuona minaccioso il Picconatore Cossiga: « Attenzione le Br si formarono alle università, mica nelle fabbriche ». La Sinistra tranquillizza: « È un democristiano che parla… ». Anche Moro lo era.

FedMin


Silvio Chewingum’s

ottobre 11, 2008

immagine da Internet

I primi mesi di una “creatura” sono sempre corredati da stupore, attesa, felicità. Lo stesso non si può dire per le prime battute che tutti e tre i governi Berlusconi hanno passato: il Silvio I troppo breve per essere un governo, il  Berluscabis che pochi mesi dopo l’inconorazione vede il colpo al cuore del mondo dell’11 settembre e, infine, il III mandato firmato dal Cavaliere da Arcore che vede la più grande recessione mondiale che proprio oggi 11 ottobre, vede la chiusura più “nera” dal ’29 ad oggi.

Roba da Great depression a cui storicamente “deve” succedere un New Deal, un nuovo corso. Ed è quello che il “povero” Berlusconi spera che accada: sono di queste ore i suoi inviti agli investitori di continuare a spingere le azioni, di non “vendere”. Un presidente, un broker come sarcasticamente lo rinominano Vuolter and company.

Certo Berlusconi che aveva promesso mare e monti, ossia ‘o miracolo napoletano e il “decollo” della nuova Alitalia, si trova a fronteggiare un nuovo problema incalcolato, o quasi. Perchè se l’11 settembre lasciò tutti di stucco, questo grande periodo di crisi delle banche è stato preannunciato da (udite udite) Giulio Tremonti, che ben 2 anni fa, fu tacciato dal Padoa Schioppa di turno come “catastrofista”.

Il problema è di quelli che scotta, c’è chi richiama alla memoria gli antichi bot statali, chi la cara e vecchia “mattonella”. Gli economisti credono che questa bubble burst sia, in termini finanziali, come un “biscotto, che se piove si scioglie” (cfr Jim Carrey). Una grande esplosione del chewingum più costoso del mondo, che ci farà masticare amaro.

Un corno napoletano per Silvio, dunque, ma anche per tutti i risparmiatori alla deriva.


Editoria: crisi Finedit srl

ottobre 6, 2008

Succede anche nelle migliori famiglie, così dopo 11 anni, il Quotidiano della Calabria ha dichiarato lo stato di crisi.

Nonostante la costante crescita della diffusione negli ultimi anni, la testata giornalistica dell’editore Francesco Dodaro ha chiuso l’ultimo bilancio con una perdita di 650mila euro, una situazione economica davvero insostenibile per la Finedit srl.

La proprietà ha l’intenzione di avviare l’iter della cassa integrazione da parte del Ministero del Lavoro, ma non si sono fatte attendere le reazioni dalla FNSI regionale, nella persona di Carlo Parisi che plaude al Cdr del giornale, che ha bocciato il piano di risanamento.

Così il segretario del sindacato dei giornalisti calabresi per Apc: « Non si esce dalla crisi licenziando i giornalisti: piena e convinta solidarietà ai colleghi de “Il Quotidiano”, i quali hanno proclamato lo stato di agitazione. Esprimendo apprezzamento per il serio e responsabile lavoro svolto dal Cdr, che ha presentato ben due proposte alternative, finalizzate alla riduzione dei costi anche con pesanti sacrifici per i giornalisti ».

« Più volte la testata è stata ammonita sul serio rischio rappresentato dalla vertiginosa crescita del corpo redazionale che ha, ormai, raggiunto le 49 unità ».

Un duro colpo per l’editoria calabrese, nonché per i lettori affezionati ad un giornale che forniva un’informazione equilibrata e “sulla notizia“. Attendiamo futuri risvolti.


Il disagio è incluso nel prezzo del biglietto

settembre 10, 2008

Capita che a Reggio Calabria ci sia il blocco del trasporto pubblico locale. Capita che alle fermate degli autobus molte persone (per lo più anziani) restino in attesa perenne che spunti il trenino giallo per riportarli a casa. Capita. E quando questo accade s’innesca un vorticoso vocio di richieste d’aiuto e di risposte.

Risposte che vanno ad incastonarsi in un’agenda politica che vede questo caso come un impiccio da risolvere in fretta, senza però snobbare le accuse politiche di routine. Così ti ritrovi un Assessore comunale emergente e ben pettinato che accusa un Assessore Regionale eterno F.F. e pelato. Rettifica pungente e controrisposta acuta. La politica si diverte mentre il povero nonno aspetta l’auto impaziente e sfiduciato.

Nella giornata di ieri tra un accusa e un’altra, qualcuno ha fatto qualcosa. I lavoratori hanno parlato: “Scrivete che questa conferenza stampa è stata convocata perché i lavoratori vogliono chiedere scusa ai cittadini dei disagi provocati. Nello stesso tempo, ci aspettiamo comprensione rispetto ai motivi della nostra lotta“; il Sindaco ha dato le somme occorrenti a pagare i salari fino a Dicembre.

Gli organi sindacali si lavano le mani sulla disputa politica reclamando l’unico e solo ruolo di salvaguardia “della dignità dei lavoratori” visto il serio rischio di passare “da uno stato comatoso al coma irreversibile“; Demetrio Arena presidente dell’Atam vola a Roma ad incontrare il presidente del Nucleo di valutazione insediatosi pochi giorni orsono, il quale viaggia con notevole ritardo, visto che si aspettava una decisione in merito al rimborso all’azienda reggina entro il mese di giugno.

Bella gatta da pelare dunque per Naccari sotto il fuoco incrociato di chi lo accusa di negligenza proprio verso la “sua” Reggio. Canale si schiera a paladino degli autisti e lancia l’invettiva: “l’assessore Naccari è arrivato a dichiarare che i ritardi sono da attribuirsi all’Atam che non avrebbe consegnato la documentazione richiesta, quando invece, nel momento solenne dell’enunciazione dei cronoprogramma in prefettura, nel maggio scorso, l’assessore vincolava l’inizio dei lavori del Nucleo alla consegna, da parte dei suoi uffici, della documentazione stessa. Astenendosi, viceversa, dal dire che né il suo assessorato, né altri organi regionali, si erano premurati di corrispondere il lauto compenso necessario per l’inizio dei lavori“.

Dunque la bagarre politica è ostentata e come tutte le cose ostentate puzza di compromesso e di soluzione temporanea. Oggi arriverà puntuale il comunicato del Naccari, ciò che resta è quel vecchietto che impavido si scorge da dietro la pensilina siglata A.T.A.M. , che magari da domani avrà di nuovo il suo caro amico giallo (per i più romantici) o amaranto (per i new age) su cui viaggiare.

Le anticipazioni – tuona Pittarella (Cisl) – non risolvono il problema, lo spostano solo di qualche mese in avanti“. Per futura memoria, ben pettinato e pelato permettendo.