Rilevanza Redazionale = Fenomeno Mediatico

marzo 7, 2009

Quando la notiza la fa il giornale.

Redazione in bianco e nero (foto Internet)
Redazione in bianco e nero (foto Internet)

Corro incontro al linciaggio generale, però dovevo esprimere il mio punto di vista su una gravosa questione che arrovella gran parte degli italiani (perlopiù coloro i quali a tavola hanno il cattivo gusto di apprendere le bad news dai TG nazionali): la questione stupri.

Crimine efferato, niente da dire; le violenze sessuali, ancor più se abusate ai danni di minori e piccolissimi, sono tra le barbarie più basse che un animale possa compiere. Mi tolgo da subito il pensiero per tutti i giustizialisti (e scrittori collaterali) che han preso posizione sul nostro ordinamento molto falloso in materia “pene” (oddio rileggendo mi sono accorto che ci sono doppi sensi a bizzeffe, chiedo venia): condanne certe, magari senza il diritto a patteggiare la pena per ottenere sconti abnormi e permessi e premi durante la detenzione non siano giudicati con gli standard normali, ma bensì con delle osservanze psichiatriche ad hoc. Sperando che gli  indulti vari divengano delle variabili disattese.

Aggiungo: se stranieri è giusto che paghino il prezzo della loro azione criminale in Italia, con le leggi italiane. Poi in base alla gravità del crimine è giusto che questi vengano rispediti a casa, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. Il caso Carfarella ne è un esempio: faccia da pugile e il rosso meritano di ritornare al loro paese perché di per sé recidivi, però non ci bendiamo gli occhi: l’industria per lo più manifatturiera e artigianale made in Italy vive proprio grazie a loro, grazie agli “stranieri”.

E soprattutto: che senso ha alzare il livello di “allerta” nei confronti dei romeni di turno? Non successe lo stesso per i marocchini prima e gli albanesi poi? Eppure oggi queste due comunità pare essere del tutto escluse dal girone dantesco dell’inferno mediatico.

Strategico.

E faccio un passo indietro: si narra che tempo fa si scatenò un putiferio a livello  informativo, creato meccanicamente, per “difendere” un caporedattore in odore di condanna. Soldi spicci eppure l’Italia s’interrogò per giorni su dei casi montati verso tale direzione.

Idem con patate il caso intercettazioni – Saccà. E ne potremmo tirare fuori a cumuli. Di cattiva informazione distorta per fini “personali”. E così mi schiero sia con l’amico Monteleone (che centra, come spesso fa, alla grande il bersaglio)  che con i grillini – bloggers che esausti di sentirsela menare dai dottori dell’informazione ravvedono qualche imprecisione grossolana, troppo grossolana per dei professionisti dell’informazione.

Torniamo al “fenomeno stupri” (la linguistica italiana già si adira per questo connubbio): chi opera nel sociale avverte la sensazione… che i conti non tornano! Anzi: i casi perpetuati e dimostrati via etere altro non sono che una minima parte (anche numericamente parlando!) di quelli semplicemente denunciati, ignorando quelli che cadono nel dimenticatoio.
Inoltre questi stessi operatori (e quindi “spie” del territorio) chiedono luce su alcuni lati ombra delle vicende: in primo luogo quando si tratta di branco – ragazzina che realtà c’è dietro il “solstrato” della vicenda? Ribadisco stiamo parlando di bestie e non di uomini, che nessun sussultò di umanità (neppure la più esasperata) può conservare o addirittura difendere e giustificare.

Ri-cito una statistica che mi serve da equilibratore dei fenomeni (socialmente parlando); appena un anno fa la Curia reggina – bovese incaricò un manipoli di volontari e pretacci (citaz. dell’inarrivabile Candido Cannavò)  nello scandagliare tutti quei casi di violenza domestica, ai danni delle donne. Ebbene il risultato fu eclatante, sicché celato immediatamente dalla coltre della disinformazione: 1 donna su 10 ne è vittima, ma solo una su 75 (approssimativamente) trova il coraggio per denunciare. Sono dati mozzafiato eppure non si è montato un caso, anzi.

Tutto tace, in direzione contraria, ossia inerente agli stupri, si fa un gran baccano (un’alternanza sistematica con il bullismo): ribadisco è giusto condannare, inasprire le posizioni, conoscere. Sacrosanto informare in tal senso. Ma gettare il fango, tutto il fango, sugli extracomunitari sembra eccessivo, anzi dico di più, sembra mirato a fare audience. E forse ad istradare qualche norma di legge: leggasi stocking, ad esempio.
Chi era  il molestatore telefonico e chi la molestata?

Al via il linciaggio, prego.

FedMin

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Il Rosso e il Nero

gennaio 30, 2009
Copertina del giornale "Bella Ciao" (fonte Internet)

Copertina del giornale "Bella Ciao" (fonte Internet)

No, non mi sono dato alla letteratura.

Semplicemente osservo che due casi speculari in Italia ci rigettano nell’antica dicotomia politica che pareva esser finita in cantina. Invece quì c’è l’errore: altro che ideologie finite, altro che morte degli “ismi“. Il nostro Paese è covo fecondo di questi eversivi, che pilotano un messaggio politico purché diventi excusatio per la violenza, alla facca di Sorel e del suo credo.

Il Rosso.

Diciamoci la verità: i centri sociali sono i figli minori delle Br. Mio Dio, facciamo le debite distinzioni. Però chi di voi è entrato in questi luoghi sa che crescono (in questo momento il suono grow inglese mi rende familiare ciò che voglio dire) delle perversioni sociali e politiche al limite col paradossale. Sono gli stessi che adesso abbraccerebbero con calore Cesare Battisti. Avrà ragione Domenico Malara quando nel suo blog si interroga se il brigatista sia vittima di un inciucio di Stato?

La cosa che non mi spiego è perché il suddetto Battisti continui ad essere rinominato con l’etichetta “ex terrorista”. Ma perché esiste un prima o un dopo? Un pentimento? Il Cesare carioca continua a negare tutto, continua a dire che lui è vittima del sistema. Ma allora perché “ex”? Ma se così convinto di ciò di cui parla, perché penalmente non torna in Italia a farsi giudicare? Mi pare tanto si tratti dello stesso caso di Giovanni Strangio (vi raccomando un accortezza, del link leggete i commenti, sono gustosi!!), si professa innocente ma fugge dalla giustizia.

Il Nero.

Amo la semplicità, quindi la scelta dei colori che mi danno molto l’aria schematica del Così o Cosà, non devono offendere nessuno. Non voglio apparire populista e demagogico, lungi da me.

afp_13946864_285502Arriviamo al dunque: un’indagine svolta sul territorio italiano dimostra che quasi il 12% della cittadinanza prova un sentimento antisemita. Non voglio fare catastrofismo, però l’aria puzza e bisogna avvertirla questa sensazione: le crociate della Lega (che considero uno dei “partiti” più veri d’Italia, politicamente e non partiticamente parlando), ma anche tanti altre vicende di cronaca nera hanno indirizzato l’opinione pubblica a credere che il nemico sia lo straniero, il diverso.

Non sto quì a scrivere di proselitismo della multietnia, ma so bene che spesso il punto di vista sfoca se da lente di ingrandimento fanno solo gli atti di negatività. Mi spiego: siamo d’accordo che molti extracomunitari giungono in Italia belli e impacchettati per delinquere. Molto dipende dal sostrato che incontrano.

Chi vive a Reggio non può che sperare in una chiusura delle frontiere: quì l’unico desiderio è quello di sfruttare questi individui in preda alla disperazione (ma anche alla loro mente criminale). Apriamo gli occhi: è quello che è successo ai meridionali italiani in America, è quello che storicamente è successo coi Rom in Italia. Che i rumeni vivano in Italia una sorta di pax giuridica (il nostro ordinamento è una pacchia in confronto al loro) ne siamo tutti consapevoli e perciò richiediamo a gran voce più durezza nelle pene.

Però molta dell’industria manifatturiera italiana, per intenderci andate a Rosarno e vedete presso molte “fabbriche” chi ci lavora, va avanti solo grazie agli immigrati, spesso clandestini, spesso sottopagati, ma il più delle volte persone civili e per bene. Pigiare sul pedale dell’intolleranza è sbagliato. L’Italia è degli Italiani, ma ricordiamo che gli Italiani sono nel Mondo.

Bisogna diffondere la cultura della tolleranza, anche a sembrare scontati e fuoriluogo. Mi pare che il tempo delle “crociate” sia scaduto, perché impelagarci negli urli antisemiti ancora?

Dicotomico? Sì, grazie. Perchè politica = amministrazione della cosa pubblica. Non complichiamoci la vita.

Mi è sembrato carino chiudere questo pezzo molto “colorato”, con la nota di “costume” apparso ieri proprio durante il Chiambretti Night. Milingo’s wife show!


Assopita Regna Sovrana: ‘ndrangheta

ottobre 14, 2008

Qualcosa c’è, ma non si vede bene.*

foto da Internet

E così agli arresti eccellenti di ieri a Gioia Tauro, sono seguiti in massiccio numero quelli che oggi hanno fatto scattare le manette a ben 50 pusher di tutta la Provincia reggina. Le zone d’interesse sono la  Locride e la Piana, lo spaccio, però, avveniva in pieno centro: passava di mano in mano tra Arghillà e Ciccarello, con qualche capatina presso le palazzine di Rosarno. Terra di nessuno, terra di Rom.

Perchè quì i Rom sono consociati (altro che diffamati e denigrati) alle ‘ndrine locali, sono gli “operai”. Manodopera dunque. Lavoro sporco anche stamane all’alba proprio al Rione Modena, dove un pregiudicato legato alla cosca Rosmini – Lo Giudice, Francesco Giordano è stato raggiunto da una pioggia di proiettili da alcuni killer appostati davanti casa. L’uomo è in gravi condizioni, lotta tra la vita e la morte.

Lotte. Chi esige giustizia, chi ne vuole una per sé. Così tutti i politici coinvolti nell’indagine ricevono lettere di solidareità politica, solitamente concepita come cordoglio anticipato. È d’obbligo rispettare il diritto dei vari Dal Torrione, Martelli, Schiavone di non colpevolezza, come tutte le persone che devono ancora essere poste sotto il giudizio delle autorità competenti, però va da sé che il “misfatto” dell’avv. Gioacchino Piromalli, garantito da un cavillo giudiziario, ha fatto cadere nel sacco politici navigati come i sindaci delle due città (ai quali si aggiunge anche Barbieri di San Ferdinando, anch’esso indagato). Tutto troppo semplice.

Oggi spuntano nomi eccellenti, su tutti il fratello della deputata del Pd, Maria Grazia Laganà (moglie dell’assassinato Franco Fortugno) implicati nelle vicende “amministrative” del comune di Gioia Tauro. Tutto questo terremoto ad un tiro di schioppo dall’inizio dei lavori per il Rigassificatore, che dovrebbe portare alla città una florescente crescita economica.

Algebricamente è elementare che tutto ciò che “transita” dal porto, non è merce che frutta guadagno. Se invece anche solo l’1% di questi si “ferma” in Calabria, nella ridente cittadina della Piana il giro d’interessi cresce a livelli esponenziali. Ancora sicuri che l’infiltrazione mafiosa del rampollo del clan Piromalli fosse legata alle antiche beghe per questa o quella uscita della Salerno – Reggio Calabria?

Non è arcinoto che comunque il clan (grazie alla pax mafiosa che condivide con i Bellocco, i Pesce, i Mulé) controlla tutti gli appalti pubblici della zona? E poi a chi agita questioni politiche, non è risaputo che proprio il clan Piromalli appoggiò da sempre i partiti della Sinistra (non per motivi ideologici, si badi bene), ma per la condizione che il solstrato sociale su cui esso “agiva” era per lo più di braccianti agricoli?

Alcuni tesi che vedono la criminalità organizzata dietro il tentativo di golpe di Borghese, non vede i De Stefano osteggiati in Calabria dalla ‘ndrina di Don Mommo Piromalli?

La ‘ndrangheta non è succube di logiche politiche, né (come erroneamente si pensa) è per questo o quel partito che poi la favorirà se eletto. La ‘ndrangheta cambia le regole del gioco, detta ella stessa cosa e come si deve fare, agisce da partito e non da capo elettore.

Terzo livello? Qualcosa c’è, ma non si vede bene.

*Tema trattato dai blog di Claudio Cordova e Antonino Monteleone.


Bova Marina: the day after

ottobre 10, 2008

pubblicato su strill.it

Guarda il video in esclusiva dal Cpa:

Volti distesi, un pallone che rimbalza, rotola. Un pò come la sorte degli eritrei, sbarcati ieri sulle rive del litorale jonico reggino, condannati ad un destino da clandestini, lontano dal loro desiderio di rivalsa sociale, che li ha portati a salpare a bordo dell’ennesima “carretta della speranza”.

Donne e bambini, ma soprattutto tanti ragazzi scappati da una guerra civile disconosciuta dai più, hanno preferito avventurarsi in questa « odissea infinita » pur di raggiungere la tanto agognata terra promessa. Uno di loro conosce benissimo l’inglese, dice di essere laureato in Scienze Culturali. Il suo sogno è quello di poter raggiunger Liverpool per proseguire gli studi. Via mare ovviamente, prendere l’aereo non è possibile.

« A good trip, the sea was calm »,  anche la buonasorte si è dimostrata benevola, ma nonostante questo, la notte è stata dura da digerire: ammassati nel peschereccio, le condizioni erano critiche. Poi anche un errore di rotta, « il Gps – continua il giovane eritreo – non ha funzionato al meglio, infatti, l’intezione era quella di arrivare in Sicilia. »

Attorno a lui, giungono altri che ci parlano di ciò che il made in Italy è in Eritrea: « macchina, gomme, motore », la FIAT lì ha ancora il suo fascino. E proprio alle fabbriche puntano questi ragazzotti che però non “sanno” quanto gli è costato questo viaggio, non “vogliono” sottoporsi all’identificazione tramite impronte digitali, « se faremo questo saremo “costretti” a rimanere a lungo in Italia ».

Il Centro d’Accoglienza di Bova è un andirivieni di forze dell’ordine, ambulanze, semplici volontari. Chi è malato, chi è debilitato dal viaggio, chi scalzo cerca « only shoes ». È ora di pranzo, tutti di corsa in palestra: i morsi della fame si fanno sentire, negli occhi la speranza che « the final solution » non sia per loro ostile.

un sentito ringraziamento va a Sonny Zema.