E Loiero denunciò Di Pietro

gennaio 29, 2009

este_25113656_37080 Non dev’essere proprio un gran periodo per Antonino Di Pietro: il leader dell’Italia dei Valori è in balia ad una serie infinita di note sul registro, roba da bocciattura.

Ma, e vado in soccorso del malcapitato, se anche coloro i quali sono i resposabili dell’Amministrazione locale calabrese si prendono il lusso di denunciarlo, beh qualcosa mi puzza sotto il naso. Signori e signori eccovi la teca di agenzia:

La Giunta regionale della Calabria ha deciso di inviare le dichiarazioni dell’on. Antonio Di Pietro, secondo cui “9 miliardi di finanziamenti europei scompaiono nel nulla ogni anno in Calabria”, al dirigente dell’Avvocatura regionale con il mandato di valutare la situazione e denunciare in sede penale il parlamentare di Idv. Lo rende noto un comunicato.
Secondo il giudizio unanime della Giunta regionale, presieduta da Agazio Loiero, riunita questa mattina per richiedere al governo lo stato di emergenza per i danni del maltempo, quanto dichiarato da Di Pietro “non solo e’ falso, come e’ facilmente dimostrabile, ma procura un danno incalcolabile, e non solo d’immagine, alla regione”.

“Quel che Di Pietro afferma – secondo la giunta – mette a rischio, con gravi ripercussioni negative sull’intera Calabria, il rapporto di fiducia che questo governo regionale sta recuperando con l’Unione Europea, alla quale sono stati garantiti programmi seri e spesa trasparente cosi’ come e’ avvenuto negli anni della gestione Loiero. La doppia visita in Calabria da parte della commissaria Danuta Hubner, per incontri con il governo regionale a dicembre e quindi a gennaio per l’arrivo del presidente Giorgio Napolitano, e’ stata la testimonianza di una fiducia ritrovata che le improvvide e assurde parole di Di Pietro possono minare”.

“I nove miliardi che secondo Di Pietro ogni anno finiscono alla criminalita’ organizzata e ai partiti – sottolinea la nota della giunta regionale – sono soltanto nella fantasia del parlamentare da giorni in stato confusionale. Tutto il Por 2007-2013 vale si e non quella cifra che va spalmata in sette anni per assicurare alla Calabria una serie di infrastrutture di cui e’ priva e per aiutare la regione a raggiungere standard europei”.

Ebbene sì, non sdrucciolatevi gli occhi! Quel che leggete è firmato ADN Kronos, mica me lo son inventato mi. Che sia chiaro: forti dubbi aleggiano da tempo sui fondi Por europei, ma Di Pietro ci è ricascato con la sua dialettica da pornopolitica, proprio come un asinello. Giammai! Lui con Mastella manco tale sorte vuol condividere, allorché eran separati in casa tempo orsono.

Ma Agazio, Agazio, Agazio! Cosa mi combini? L’IDV che reca danno d’immagine ad una regione come la Calabria, ma suvvia! Lo sai bene anche tu, non di solo propaganda vive il calabrese. Siete tutti inquisiti! Ma allora perché vi nascondete dietro queste “mascherine”, ancora per Carnevale ne passa un mese.

E poi “rapporto di fiducia con l’Europa”? Sì, per finanziare con otto milioni di euro (1 in meno rispetto a quanti citati da Di Pietro) la Nazionale azzurra di football. Per finire il Consiglio Regionale degli orrori tira in ballo Napolitano, ma che c’azzecca? E lei sì che è un Cavaliere, caro Agazio, come cavalca l’onda lei…

Certo qualcuno rimprovererà Di Pietro di eccessiva critica, qualcun’altro potrebbe sentirsi risentito da queste mie dichiarazioni. Dimenticavo che siamo in un regime, ma và…


Lettera aperta a Antonino Di Pietro

gennaio 28, 2009

Decoro, parola assai lontana.

Non vi spaventate. Non mi sono presa la malsana e lugubre idea di essere io il promulgatore del pensiero nazional popolare, le mie lettere aperte quivi son fatte proprio nell’attimo in cui sto per perdere le staffe, dunque mi appello al buon senso. Prima di addentrarmi quindi nella mia nota pubblica, sottolineo come anch’io  sono stato polemico nei confronti del Capo dello Stato (https://federicominniti.wordpress.com/2009/01/16/lettera-aperta-a-giorgio-napolitano/) nei giorni della sua visita a Reggio Calabria, perché credo che la Sua figura debba essere più solerte in talune circostanze. Un abisso, le mie puerili accuse dinnanzi alla calunniosa arringa mossa dal leader dell’Idv.

Scrivo.

Antonino Di Pietro, leader dell'IDV (Foto Internet)

Antonino Di Pietro, leader dell'IDV (Foto Internet)

Egregio Onorevole della Repubblica Italiana Antonino Di Pietro,

questa volta l’ha combinata davvero grossa! Per bacco, non andiamoci giù per il sottile con le sdolcinerie formali del caso. Lei ha preso una bufala: ma al posto di cercare di arrampicarsi sugli specchi rotti dalle sue urla perché non chiede scusa al Popolo Italiano? Sì, non a Giorgio Napolitano. Ma all’intero Popolo che Le permette di vivere una vita piena di comfort e fior di quattrini nella saccoccie sue e del suo movimento poi Partito, mo’ soviet.

Io, per forma mentis, apprezzo tutti coloro che s’impegnano, i cosiddetti uomini di buona volontà. Voglio darLe sinceramente anche il beneplacito di appartenere a questa categoria (anche se le ultime inchieste hanno svelato la conduzione familiare del suo partito, bella meritocrazia, bella politica), però Lei Antonino Di Pietro si dovrebbe ricordare che quando apre bocca lo fa a nome dei suoi elettori e poco importa se si tratta di una democrazia da “rozza materia” (citaz. Noberto Bobbio), Lei è un Deputato della Repubblica Italiana se lo ricorda?

Se lo ricorda quando spara a zero su tutti, dando dei collusi a chiunque non sia nel cerchio dei suoi fedeli compagni di merende? Antonino Di Pietro, Lei sta commettendo l’errore più anacronistico della politica: Lei non è più magistrato, ma insomma ancora non ha letto un manuale di teoria politica (basti rintracciare il fondamentale Hobbes) in cui rintracci questo semplice ma essenziale sintagma?

Arriviamo al fatto “incriminato” (La prego non inizi con le sue elucubrazione sui figli e figliocci di Mani Pulite!): dare del “mafioso” (e ne Lei, ne i suoi amici di brigata, voglia divincolarsi da tale affermazione poiché il silenzio da mafioso chiamasi omertà, caratteristica di un uomo mafioso o affine ad esso) al Presidente della Repubblica e sputare nell’occhio a tutti noi italiani.

“Ciangiu cu n’occhiu”. La saggezza popolare viene in mio soccorso, ma non in Suo. Anzi: per troppo anni la nostra Repubblica è stata garantista dei loschi sistemi delinquenti, sotto il manto del perbenismo di massa si è nascosta l’invertebrata massa di ladri che il nostro Paese coglie in seno. Per grazia di Dio, ma anche degli uomini siamo tutti a conoscienza di questo lato B del nostro Stato, quello più famoso oramai. Le negatività.

Ma caro Di Pietro, il suddetto mafioso Giorgio Napolitano rappresenta l’altra metà del cielo, quel side A di brava gente, di lavoratori onesti, di persone con la schiena dritta che sono italiani. Giorgio Napolitano è custode della Costituzione, unico appiglio che ci unisce ancor oggi alla nostra storia e ai nostri padri, principi democratici.

Antonì Di Pietro questa volta hai sbagliato, vedrai come nemmeno il tuo amicone Travaglio ti difenderà, menchemeno Santoro o Grillo: i paladini dell’antiberlusconismo, non sono i paladini dell’anti – repubblica.

Ha fatto una pessima figura dinnanzi al mondo, una figura da ultras scatenato e un pò fumato. Non Le resta che chiedere scusa, magari avesse il “rossore” di dimettersi. Ma i soldi fanno la felicità e pure la faccia tosta. Tutto questo con il suo ruolo da Deputato della Repubblica italiana, che c’azzecca?

Il mio più sincero augurio di buon lavoro per il proseguio delle sue attività politiche.

Cordialmente,

Federico Minniti


Lettera aperta a Giorgio Napolitano

gennaio 16, 2009

Torno a parlare.

Annunciato, promesso, quel che volete: per me ciò che conta è che torno a parlare. Oggi 16 gennaio 2009, oggi nel giorno di Giorgio Napolitano a Reggio Calabria. Eppure sono rinchiuso nelle mie mura domestiche a svolgere fedele il mio compitino di studente alle prese con Dottrine Politiche e alcuni comunicati stampa da inviare di basso rilievo. Chiedo venia. Avrei potuto, in qualche modo, essere ad un palmo di naso dal Presidente. Minimamente inseguendo la carovana presidenziale, parimenti intrufolandomi, con mezzi leciti e non, a qualche sua apparizione nella città dello Stretto. Ho scelto di non farlo, però qualche parolina la vorrei dire al caro Giorgione nazionale (mi si perdoni l’eufemismo): perciò ho deciso di scrivere una lettera aperta e di pubblicarla sul mio blog.

il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, oggi in visita a Reggio Calabria (foto tratta liberatamente da Internet)

il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, oggi in visita a Reggio Calabria (foto tratta liberatamente da Internet)

Egregio Presidente Giorgio Napolitano,

tagliamo sin da subito la testa al toro: al diavolo i formalismi. Le premetto che parlerò chiaro, altrimenti avrei difficoltà a capirmi io stesso. Lei oggi ha “omaggiato” la nostra città della Sua insigne presenza, di questo non possiamo che prenderne coscienza e ringraziarLa vivamente.

Mi permetto di dirLe una cosa del tutto personale, stamane leggevo “[…] gli uomini sono nati liberi, e dovunque si ritrovano in catene… […]” che Jean-Jacques Rousseau non le mandasse a dire è noto. Lei è da ieri sera sul suolo reggino, eppure mi ha già riservato la prima piccola delusione, me la passi. Lei è il Presidente della Repubblica italiana, perciò rappresenta il punto più alto della sovranità popolare della nostra, bistrattata, Nazione. Lei è un pò il “papà” di tutti i “cittadini” italiani. Ecco dicono di Lei che sia un uomo colto, ma di natura verace. A vedere i suoi primi anni da Prima carica dello Stato, mi sa che la coltre polverosa del Quirinale ha indebolito le Sue forze, non è il primo. Non sarà l’ultimo.

Di ultimo forse avrà un nonsoché. Dicono che sarà l’ultimo dei Presidenti ex Pdci, proprio Lei che nel corso della Sua carriera politica, ha snaturato questa stessa essenza da “ex” comunista. Ma sorvoliamo. Avrei preferito vederla stamane in piazza Duomo, come si faceva un tempo, sul palchetto d’onore, con affianco il sindaco più amato d’Italia, Peppe (così è conosciuto, non voglio essere irriverente) Scopelliti, il presidente della Provincia Pinone Morabito e il governatore della Regione, Agazio Loiero. Oltre ovviamente al Questore, Sante Giuffrè, il superprocuratore Pignatone e il suo rappresentante massimo, il prefetto Musolino. Li avrei voluti vedere tutti accanto a Lei e farvi una bella foto. Poi mentre vi stringevate la mano, come d’etichetta. Uno ad uno.

Presidente Napolitano, il popolo reggino (ma calabrese più in generale) è stanco di sentirsi ancora dire che siamo figli di una rivoluzione fascista (su questo argomento tornerò più avanti), ma vorrebbe da Lei un segnale chiaro verso, ad esempio, questa Regione Calabria che trasuda inquisiti da ogniddove: è possibile che Lei, egregio Presidente, non possa guardare negli occhi il buon vecchio Agazio, che con Lei è stato pure compagno di maggioranza, e dirgli: Ma quanto ancora dobbiamo colare a picco!?

Presidente quanto ancora dovremmo aspettare una legge che impedisca a “persone” passate in giudicato come affiliati e/o conniventi alla ‘ndrangheta di sedere nei posti di potere? É forse un’utopia chiedere che chiunque venga coinvolto in indagini venga temporaneamente sospeso da ogni carica che riveste fin quando il processo non sia terminato? Com’è ovvio, per via della meritocrazia democratica, se questi risultasse completamente estraneo, una volta passati tutti i gradi di giudizio che il nostro ordinamento prevede, dev’essere re – integrato nonché rimborsato del danno economico e d’immagine subito? Oppure tutti devono essere trattati da Alta Carica dello Stato? Ci lamentiamo tutti del Lodo Alfano, ma la realtà “piccola” non è poi così differente, dai Berlusconi e via dicendo.

Presidente, Lei oggi è a Reggio Calabria. Ieri un tribunale della città ha assolto il boss della cosca Labate, “timangiu” (ti mangio), che quindi vede vicina la via della libertà. Una persona acclaratamente definita mafiosa, perdipiù boss e reggente di una cosca. Sono il primo a dire che per rilanciare Reggio bisogna promuovere la sua immagine positiva, come il nostro Primo Cittadino ci indica di fare. Presidente, quando Salvatore Boemi (che Lei dovrebbe conoscere) dice che a Reggio la città non collabora, le pare una “ripartenza” questa?

Ma allora ‘ndrangheta a parte va tutto bene? Beh diremmo di sì. Presidente Lei arriva in quel di Reggio, anche per innaugurare il nuovo centro della Piccola Opera, creatura di Don Italo Calabrò. Giorgio Napolitano, la povertà esiste ed è più evidente di quanto si cerchi di celarla. Bambini, disadattati, disagiati. Lo sà che la Provincia reggina, certo che lo sa, è tra i primi posti in rapporto cittadinanza e violenze subite dalle donne nei locali domestici. 1 su 10 subisce violenza e non denuncia. 1 su 10.

Lei ha visitato anche l’Università Mediterranea. La Calabria compare ai primi posti come ragazzi che intendono proseguire lo studio: quanti di questi si iscrovono solo perché non hanno altre alternative? Quanti di loro pochi anni dopo sono costretti a rivolgersi al “compare” di turno per ottenere uno stipendio?

E il lavoro in nero? Pare essere scomparso di botto questo problema. La disoccupazione e le morti bianche, dalle nostre parti si combattono con il compromesso. E gli extracomunitari? Arrivano senza nome e cognome, ma sanno già a chi rivolgersi e cosa fare. Con le debite eccezioni, certo.

Povertà figlie e figliastri di uno Stato che oscilla dall’iper presenza alla latitanza. A quanti commercianti ha stretto la mano Presidente Napolitano?

Concludo dicendo: ha visto i famosi manifesti “Caro estorsore, buon 2009!”. Li hanno chiamati i germi della rinascita, portano la firma di Azione Giovani. Quegli stessi giovani che quasi 40 anni fa furono etichettati fascisti. Gli stessi. Chi l’ha detto che l’Antimafia è di sinistra, come tutto il mondo vuole farlo apparire Un pò come quando si sostiene che tutto l’antifascismo fossero i comunisti. Ma in questo forse tocco qualcosa di troppo personale.

Sono fiero che Lei è nella mia città, davvero. Spero ci ritorni presto.

I miei più cari saluti,
Federico Minniti

Carovana Antimafie: considerazioni personali

novembre 22, 2008
Occasione persa?

Occasione persa?

Come ampiamente annunciato sono stato presente alla Carovana Antimafie di Libera presso la Sala Green di Palazzo Campanella.

Il resoconto dell’incontro lo potete ritrovare quì.

Qualche nota a lato: in primis non sono un granché come fotoreporter. Nulla di nuovo, ma anche la fotocamera (in prestito) ci mette del suo: le uniche foto “decenti” finite nel vuoto, così non ho alcuna prova visiva di questa mia apparizione alla manifestazione.

Secondo punto all’odg: immane ritardo! Troppi, davvero troppi i 45 minuti dovuti al “problema tecnico” (audio della proiezione), mi perdonino gli amici di Libera.

Arriviamo al dunque: buona presenza in sala, per lo più giovani, questo è un valora aggiunto. Buona la risposta dalle associazioni: Agesci e Azione Cattolica ampliamente presenti, ne sono un segno incontrovertibile. Davvero scarna e desolante la risposta delle Istituzioni: Attilio Tucci, ormai inflazionata la sua figura in queste occasioni (fu promotore del museo della ‘ndrangheta, ndr), rappresentante dell’esecutivo Provinciale; Nino De Gaetano (PRC) che nel consesso regionale sta all’antimafia come Einstein sta alla fisica; un solo sindaco, La Ruffa (Polistena), alcuni (4) rappresentati dei comuni della provincia. Il Comune di Reggio Calabria non perventuo.

Mimmo Nasone ha affondato la sua oratione in tal senso, nel vuoto amministrativo che c’è, chiamando in causa sia il sindaco Scopelliti che l’ex assessore Adornato. Nelle sue parole tanta amarezza, ma anche un pizzico di faziosità .

Sono giunto alla conclusione che non esiste un’Antimafia di serie A e di serie B, di chi condanna e di chi lavora, esiste l’Antimafia. Una creatura, che quì in Calabria, come saggiamente sottolineava Davide Pati, incontra ingentissime difficoltà perché il solstrato è malato, la base è perversa.

A mio avviso è ora che tutte le forze convergano, ieri con dispiacere ho visto solo un “esponente” di “Ammazzatecitutti”, Daniele Quartuccio. Mi aspettavo che Aldo Pecora fosse presente, così come tanti altri giovani e meno giovani impegnati in questa direzione nella nostra terra.

Questione d’impegni, ovviamente.

Sandro Curzi (foto internet)

Nota dell’Autore: Oggi è morto Sandro Curzi. Con lui se ne va un pezzo storico del giornalismo italiano, una voce coerente della Sinistra italiana, penna acuta di partito. Uomo libero.


– agenzia – Diga Melito: aggiudicati lavori per 24 mln euro

ottobre 28, 2008

Fonte Il Velino

la diga del Menta (www.dattola.com)

Catanzaro – “Ancora una volta in anticipo rispetto al cronoprogramma, consegnato in occasione della conferenza stampa che spiegava le ragioni della rescissione del contratto con Astaldi – commenta Grazioso Manno, presidente del Consorzio di bonifica Alli-Punta di Copanello -, riusciamo a rispettare i tempi previsti per il riavvio dei lavori. Nel giro di pochi giorni potremo così firmare il contratto con la società aggiudicataria e consegnare i lavori per la ripresa della costruzione della diga che, rispetto al nostro cronoprogramma, sarà ultimata entro il 2015 – continua il presidente Manno -. Riuscire a vedere nuovamente operai, mezzi e maestranze sul cantiere e mantenere gli avvocati lontano da inutili, quanto
stucchevoli, denunce relative all’ennesima incompiuta, ci ripagherà di tutti gli sforzi  e le ansie di questi ultimi anni – continuano dal Consorzio – ma sempre nel nome di una Calabria che smetta, per sempre, le vesti della speranza senza tempi, saremo veramente soddisfatti solo quando la diga sarà ultimata”.


Calabria: a quando le nostre “primarie”?

ottobre 16, 2008
immagine di repertorio

Tre anni dopo Palazzo Nieddu è un pò meno muto, un pò meno cieco, un pò meno sordo. Oggi ricorre l’anniversario dell’assasinio di Franco Fortugno, qualcuno dovrebbe ricordarselo.

E non mi riferisco ai colleghi politici, agli amici, ai giornalisti. Mi riferisco a chi in questi 3 anni ha marciato su questo morte. E forse è pure un pò marcito dentro.

Potrei portare a conoscenza dei più chi era Franco Fortugno, non perché lo conoscessi direttamente, ma perché ho avuto la fortuna di incontrare e parlarne con gente che se lo ricordava “piccolo così”, poi medico, poi politico. Poi marito di Maria Grazia Laganà.

Non voglio davvero additare nessuno, però voglio strappare una pagina e incollarla su questo blog. Quel 16 ottobre 2005 ancora sedevo tra i banchi di scuola, nemmeno 18enne ero animato da bollenti spiriti politici. Non è un encomio alla mià gioventù, ma è un ricordo sbiadito di una data, di un avvenimento che reputo sia stato un “treno” per tutti noi.

Sarei riduttivo se scrivessi che è stata una corsa persa, la vita di un uomo non è così poco. Sarei abnorme nel dire che è stato un tir in faccia, perché ancora siamo quì a raccontarci, a raccontare. Credo che però forse si è svegliati dal torpore da cui la nebbia calabra (un evento più unico che raro, ma che in realta ci copre gli occhi da anni immemori) ci aveva lentamente abituato.

Così nasce “adesso-ammazzateci-tutti”, ammazziamo-tutti e via dicendo. Così nasce forse una coscienza nuova, che seppur con mille limiti e mille “sofferenze”, leggo nelle parole di chi oggi a 20 crede che quì “non ci sta scritto di che morte moriremo” (proverbiale modus dicendi dei nostri avi).

Ecco perché credo che le parole del dott. Boemi sulla “partecipazione civile” di Reggio, se da un lato suonano come realistiche, dall’altro un pò mi offendono. Ecco perché oggi ha ancora un senso onorare questa data, questo ricordo. Questa politica, nonostante gli arresti a catena e gli scandali.

Forse quel 16 ottobre un domani cadrà nel dimenticatoio perché cadranno altri corpi senza calore.

Tutto dipende da noi.


The winner is … Agazio Loiero

ottobre 5, 2008

Cosa?? Cosa?? Cosa??

Le dichiarazioni di Agazio Loiero rilasciate per RTV durante la Festa Rossa, memorial del comunismo tenutosi a Gambarie con la partecipazione dei quadri nazionali del PdCi, come Oliviero Diliberto, mi hanno lasciato alquanto sconcertato.

« Tutti già pensano alle regionali del 2010, personalmente NOI porteremo qualcosa agli elettori, si, infatti, FAREMO ESERCITARE LA LORO MEMORIA per quanto fatto da questa giunta. »

Mario Meliadò, che è giornalista acuto appena tolto il microfono da sotto il bavero del governatore ha apostrofato l’esecutivo regionale come “il governo degli inquisiti“.

Per quest’interpretazione il buon vecchio Agazio ha ricevuto l’Oscar come attore protagonista del film “Quella falsa chiamata Regione Calabria “. In esclusiva per voi ecco l’immagine del presidente premiato.

Le mie congratulazioni Boss !


“Verso” al Pdl

ottobre 4, 2008

Credevo che il termine “eletti” rappresentava tutti coloro che dopo una tornata elettorale risultassero vincenti, oggi presso il salone del Lucianum mi sono dovuto ricredere.

Introdotto “quatto quatto” tra le mura del fortino ho assistito, a dire il vero non usufruendo dello spettacolo integrale (come i bei porno degli anni ’60), alla affezionata arringa che “Peppe, il sindaco” ha tenuto agli “amici di questa sala”.

La cosa che più ha colpito la mia curiosità è che oltre agli afecionados di Scopelliti&C. mancavano all’appello molte “maestranze” locali del partito di Fini. Strano nel giorno in cui il Primo Cittadino lanciava la sfida del Pdl per tutti gli adepti di AN della provincia reggina.

Assessori Comunali, Consiglieri Provinciali (nota simpatica la presenza dell’azzurro Antonio Eroi, in quota “amico del sindaco”, per suo stesso dire), tutti i reggini dell’assise regionale. Niente, c’era solo “Peppe, il sindaco” e i suoi fedelissimi.

E come quando deliziava dalla poltrona di RTL durante l’estate appena trascorsa, Peppe Dj ha dispensato la guida morale, politica, amministrativa per tutti gli aitanti (mica tanto) giovani dell’emisfero destro della Politica.

Dal MSI a Fiuggi, passando per le lotte del salto all’8%, oggi AN è nel pieno del fiume berlusconiano del Popolo delle Libertà: « Chi vuole mi segua, chi non vuole  che si trovi i suoi spazi ». Non usa mezzi termini Scopelliti, forte della sua presenza nella costituente del nuovo partito.

« Non abbiamo tradito nessun’ideologia, non siamo bramosi di potere: vogliamo cambiare l’Italia », parla da politico consumato il Sindaco più amato d’Italia, parla da leader di una nuova politica di destra, da lui stesso definita “di rottura”.

Prevenire è meglio che curare, quindi sin dalle prime battute interpone tra lui e la poltrona di governatore, l’appuntamento delle urne per le Europee, primo banco di prova per il Pdl unito.

Poi l’attacco alla Sinistra, « noi siamo anticomunisti », però gli fanno notare che Fini ha definito il suo partito come antifascista, replica con durezza: « il presidente Gianfranco…Fini (il chiamare per nome i “pezzi grossi” del partito è stato un intercalare costante della mattinata, ndr) ha dovuto dire quelle parole, perchè in un periodo di transito come quello che stiamo vivendo ritirare fuori questi vecchi stereotipi è controproducente, perchè se Violante rivaluta i ragazzi di Salò allora essendo un ex comunista è un’opinione corretta, se Ignazio…La Russa dice qualcosa, quei “vermi” di Repubblica e quei “vermi” del Corriere iniziano la loro campagna…“.

Poi il rapporto di amore – odio con FI: « sono 14 anni che “stiamo insieme”, cosa dovrebbe esserci da ostacolo? Solo qualche “provincialismo” ? ». Termine a caso? Nessuno ci crede, nemmeno lui. “Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene, siamo il primo partito d’Italia“, così recita lo slogan del Sindaco: socialisti, missini, democristiani, repubblicani tutti insieme appassionatamente.

Così come mi sono intrufolato, furtivamente mi svicolo tra una poltrona e l’altra. L’inizio della più grande storia d’amore politica dell’età repubblicana in riva allo Stretto parte con qualche defaliance di troppo.

Menomale che “Peppe, il Sindaco” c’è.


A.M.I.C.I.: tappa a Reggio Calabria

settembre 28, 2008

No, non sto parlando né della DeFilippi né del suo programma televisivo, quindi ai pochi lettori che si preoccupano della mia integrità morale e intellettiva chiedo venia.

A.M.I.C.I. è l’Associazione Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino, che sabato 27 settembre presso la sede del Consiglio Regionale, nella Sala dedicata a Federica Monteleone, si è ritrovata proprio a Reggio Calabria per riflettere sullo stato di ( poca ) “salute” della ricerca, della prevenzione e della cura della colite ulcerosa e del morbo di Chron nella nostra Regione.

Sono, infatti, queste le due patologie al centro dell’attenzione dell’associazione. Malattie disconosciute dai più, a volte poco “considerate” anche dai medici stessi: troppe volte una persona affetta da Chron è operata per “appendicite” o una malata di colite ulcerosa curata per stato di depressione.

Quindi, che cosa sono?

La Colite Ulcerosa (CU) ” è una malattia infiammatoria intestinale che interessa il retto ed il colon. L’intestino tenue non è mai interessato dall’infiammazione. E’ una malattia cronica caratterizzata da fasi di attività a fasi di remissione completa. Nel corso delle fasi di attività l’infiammazione interessa la mucosa, ossia la superficie più interna della parete intestinale, che diventa iperemica, fragile ed ulcerata. La malattia interessa il retto in tutti i casi e può “estendersi” ai segmenti a monte del colon in modo uniforme”.

Il morbo di Chron è “prevalentemente nell’ultima parte dell’intestino tenue chiamato ileo (ileite) e/o nel colon destro/cieco (ileocolite) oppure solo il colon in una sua qualsiasi parte (colite). I tratti intestinali colpiti si presentano infiammati, erosi, ulcerati (quindi con perdita di tessuto) con lesioni che interessano a tutto spessore la parete intestinale. La MC può anche presentarsi in forma perianale, ossia con fistole e ascessi in corrispondenza dell’ano e scroto o vagina. Le fistole sono dei tramiti che possono mettere in comunicazione la parte bassa dell’intestino (retto) con la superficie cutanea o terminare a fondo cieco. L’ascesso è invece una massa contenente una raccolta di materiale infiammatorio”.

Il dibattito, che ha visto interventire tra gli altri anche professionisti reggini nel ramo, come il dott. Angelo Lauria (U.O. Gastroenterologia OO.RR. Reggio Calabria), si è snocciolato tra le carenze strutturale che la Calabria ha in tal senso. Addirittura, come sostiene Gianfranco Antoni nella nostra Regione, non esistono gli strumenti per “censire” quante persone affette da tali patologie ci sono. Quindi, addirittura, siamo allo stato primordiale della ricerca, in quanto non si conoscono nemmeno quante persone sono da sottoporre ad essa.

Si tratta di doppia velocità, mentre a livello nazionale si promuovono molte iniziative e la conoscenza di queste malattie autoimmuni è altamente conosciuto, nel nostro alveo regionale ci sono pochissime occasioni di discussione in tal merito, soprattutto nel delicatissimo “passaggio” tra professionisti e pazienti (anche “potenziali”).

Malasanità non è solo quando ci scappa il morto, ma anche quando non si da la possibilità a tutte le persone di curarsi con tutti i mezzi che la scienza medica ha in dote. Basti pensare che la celiachia già largamente riconosciuta e “difesa” (vedi tutte le attività che si aprono a ingredienti senza glutine) dai media e dagli enti locali e nazionali (chi è affetto da tale patologia è esentato dal pagamento delle medicine), solo da pochi anni è ampliamente conosciuta tra i calabresi, statistiche alla mano.

Progredire vuol dire conoscere, conseguenza logica che la punta dello stivale troppe volte trascura.

Fonti:Le definizioni sulle patologie sono tratte da due inteventi di:

  • Dott. Paolo Gionchetti, Centro per la ricerca e la Cura delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. Dipartimento di Medicina Interna  Università degli Studi di Bologna.
  • Prof. Dario Sorrentino, Cattedra di Gastroenterologia Università di Udine.


Crotone, questa non è un emergenza…

settembre 26, 2008

“Ad esempio a me piace la strada col verde bruciato, magari sul tardi…” così cantava Rino Gaetano nel suo idillio alla calabresità. Purtoppo lo spettacolo oggi a Crotone non è il Sud profondo, ma la poco esaltante vista della mundizza (declinazione calabra del campano monnezza), ormai a cumuli.

Crotone come Napoli?

L’annoso problema più volte denunciato dai media locali, non ha mai ottenuto un risalto tale per suscitare un intervento deciso ed efficace, tant’è che adesso la situazione appare critica. La Regione Calabria da par suo ha fatto poco e niente nel suo operato a tutela dei cittadini, anzi ha destinato tutto il crotonese ad essere la “discarica a cielo aperto” dell’intera regione (e non solo). Ricostruiamo.

12 gennaio 2008

” […] la Calabria non poteva tirarsi indietro ed “opportunamente” l’On. Loiero ha dichiarato la disponibilità della nostra regione a ricevere i rifiuti della Campania. Non sappiamo dove saranno allocati, visto che la Calabria manca di discariche; non sappiamo se saranno caricati sulle navi e portate a Gioia per essere trattate in quell’inceneritore (pardon valorizzatore).

« Sulla questione rifiuti, infatti, abbiamo già una situazione esplosiva, – affermo Loiero – da cui non è semplice uscire ». Caspita, ci siamo detti.Ma come, la situazione calabrese era stata affrontata con i finanziamenti regionali per la attuazione del servizio porta a porta che a detta dell’assessore all’ambiente Diego Tommasi stava ottenendo dappertutto risultati incredibili ed i comuni calabresi stavano diventando come quelli dell’Italia del nord, ma che dico dei paesi europei più evoluti.Ma che forse, forse il governatore Loiero stava smentendo il suo assessore Tommasi?

(fonte amantea.net)

Solidarietà nazionale e informazione sul tema, queste le mosse di Loiero e company. Ecco come ne parla, Il Crotonese.it ben 4 mesi fa.

18 aprile 2008

Tra sessanta giorni presenteremo una versione riveduta e corretta del Piano regionale dei rifiuti licenziato dall’Ufficio del commissario. Lo avevano annunciato all’unisono mesi fa il governatore Agazio Loiero e l’assessore regionale all’Ambiente Diego Tommasi. Da allora di giorni ne sono trascorsi molti di più, ma del nuovo Piano neanche l’ombra. In compenso la Regione, a caccia di consensi dopo la batosta elettorale del 13 e 14 aprile, continua imperterrita a sfornare programmi e progetti.
Mercoledì scorso l’assessore regionale all’Ambiente, Diego Tommasi, ha annunciato dai terminali dell’Ansa che « in Calabria nascerà il Museo dei rifiuti, il primo in Europa, che affronterà le tematiche della raccolta e dello smaltimento ». L’iniziativa è del Dipartimento politiche dell’ambiente della Regione che ha bandito un concorso per l’ideazione, la progettazione e la realizzazione della struttura. « Si tratta di un progetto educativo che rientra in quel percorso culturale avviato nel 2005 dopo il nostro insediamento alla Regione – spiega Tommasi – e che coinvolgerà le scuole ed i cittadini. Sarà una struttura all’interno della quale si partirà dalla tematica dei rifiuti per poi affrontare tutto il tema ambientale».
Il museo costerà 700 mila euro. I fondi sono quelli del Por Calabria 2000-2006. L’area, circa ottocento metri quadrati, è stata individuata nella sede dell’Università della Calabria, a Cosenza.

Caduto nel silenzio il problema rifiuti in Calabria sommerso (mica tanto) dal medesimo napoletano, però non ha trovato né il  “Berlusconi” né  “San Gennaro” di turno. Con l’estate i problemi iniziano a farsi sentire.

Lunedì 11 Agosto

Crotone – Una lunga fila di autocompattatori davanti ad una discarica, chiusa per ordine del commissario per l’emergenza ambientale. Chiusa perché il proprietario Raffale Vrenna è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e ha un certificato Antimafia positivo Una scena di un film già visto. «Un atto forte, ma indispensabile, dovuto», dice il prefetto e commissario straordinario per l’emergenza ambientale in Calabria, Goffredo Sottile che non retrocede neanche quando sa che ci sono sindaci “ribelli”,che non hanno voluto far scaricare i rifiuti dei 69 Comuni che da anni, ogni giorno, fanno arrivare la loro spazzatura nel sito di Vrenna, quello della Sovreco, a Columbra, a Crotone. Il piano del commissario prevede che per 60 giorni le 320 tonnellate di spazzatura vadano altrove, in quattro altre discariche: a Lamezia, Catanzaro,Cassano allo Jonio e Scalea.

C’è chi si infuria. Chi non sa che cosa fare, anche perché nel crotonese alternative a Sovreco non sono mai state realizzate. Tra le polemiche a difendere la decisione di Sottile scende in campo la parlamentare Angela Napoli: «Sottile non poteva fare altrimenti. In Calabria c’è bisogno di far rispettare la legge. E se il primo cittadino di Catanzaro chiede un incontro con Maroni fa bene, il ministro ha approntato unpiano sicurezza strategico per evitare le infiltrazioni della mafia nell’economia». Più lontano dalla città ci sono i villaggi turistici che temono per i propri ospiti.

(fonte Giulia Fesca, Dazebao)

Altro che Campania, benvenuti a Kroton.

25 – 26 settembre 2008

Oggi è ancora prima pagina. Questa volta non si tratta di rifiuti qualsiasi, ma bensi di rifiuti tossici: case, scuole, cliniche per anziani e punti portuali tutti edificati con materiale di scarto dell’ex Pertusola.

Black Mountains, questo è il nome dell’indagine della Procura di Crotone. Contestato il reato di discarica abusiva e disastro ambientale. 18 aree sequestrate tra Cutro e Isola Capo Rizzuto, sette persone indagate dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni.

Vincenzo Mano, Giovanni Ciampà, Paolo Girelli, Alfredo Mungari, Domenico Colosimo, Francesco Ruscio e Domenico Curcio, questi i loro nomi, tra i quali spiccano il rappresentante legale dell’imprese Ciampà in odore di mafia e 3 funzionari dell’Asl regionale.

Un inchiesta partita ben 9 anni fa in seguito alla denuncia di Emilio Iuticone, titolare di un impresa di movimento terra e fornitura di calcestruzzo. « Possono permettersi di offrire prezzi inferirori perchè l’approvvigionamento del materiale da utilizzare come sottofondo e/o rilevato, non solo è a costo zero, ma viene addirituttra “sovvenzionatoall’utitilizzo da Pertusola Sud ».

Cos’è Pertusola Sud Spa?

E’ un’azienda dell’Eni, fondata nel 1928 (solo nel 1990 sotto il controllo diretto dell’Eni) e oggi assorbita dalla Singea S.p.A, che costituiva uno dei poli industriali più importanti della chimica italiana, nel settore dei processi idrometallurgici nella lavorazione dello zinco. Il blocco del sito produttivo di Pertusola Sud ha avuto pesanti ripercussioni occupazionali, posto che sono in mobilità circa 120 dipendenti.

Il centro industriale è stato al centro del “braccio di ferro” tra Eni e operai.

Dietro i cancelli della Pertusola Sud, società dell’ Eni, in 648 chiedono lavoro e non assistenza. Il comunicato del governo, che smentisce decisioni di chiusura già prese e conferma che la trattativa è ancora aperta, crea nuovi allarmi. Stamattina il consiglio di fabbrica farà il punto sulla situazione, poi gli operai in assemblea decideranno cosa fare in vista dell’ incontro del 18 a Palazzo Chigi tra governo, Eni e sindacati. “Quel che bisogna affermare subito con forza è che Crotone e la Calabria non possono più sopportare attacchi all’ occupazione”, afferma il presidente della giunta regionale Guido Rhodio. La Regione ha fatto una proposta di rilancio dello stabilimento di Pertusola, convinta che possano essere coinvolte anche competenze calabresi. Ma l’ amministratore delegato dell’ azienda, Emilio Simeoni, ha ricordato due motivi che potrebbero spingere l’ Eni a chiudere Crotone: la competitività dello zinco prodotto all’ Est, dove i costi sono nettamente inferiori a quelli delle imprese che operano nel resto dell’ Europa, e la riduzione della domanda dei metalli non ferrosi.

(fonte La Repubblica, 10/01/1994)

Alla fine tra l’eterno allarme di un imminente chiusura, l’Eni, trascurando l’alta pericolosità su “l’incolumità pubblica” di cui la fabbrica era potenziale portatrice, decise di riabilitare l’intera zona attraverso.

Di conseguenza la Provincia di Crotone, dunque, “sistemò” le maestranze locali in mobilità dalla Pertusola Sud ne “l’attività di della messa in sicurezza e bonifica del sito industriale dimesso“, come deliberato in via definitiva dalla Giunta in data 6 marzo 2006.

L’eterna questione della Pertusola approdò ripetutamente fra i banchi di Palazzo Chigi, sin da quando il buon Agazio Loiero vestiva i panni di Ministro degli Affari Regionali.

Sostanzialmente gli impegni assunti ieri dal Governo non hanno aggiunto molto di nuovo rispetto a quanto era già stato promesso più volte ai lavoratori, messi in mezzo da veti europei sulla produzione dello zinco e da una poco accorta politica d’investimenti portata avanti fino alle estreme conseguenze da Enirisorse. Dall’esecutivo guidato da Giuliano Amato i sindacati, ma anche i rappresentanti degli enti locali di Crotone – Comune e Provincia – hanno ottenuto la promessa della formulazione di un ricorso che dovrebbe interrompere la procedura di infrazione avanzata dalla Commissione europea e che ha fatto scappare la Zincocalabra. Difficile immaginare che questo atto dovuto faccia rientrare, nell’alveo della normalità e in tempi brevi, il processo di privatizzazione avviato due anni fa, magari con il rientro a Crotone del Gruppo guidato dall’imprenditore Colombo.

La possibilità di nuove strade da percorrere per la privatizzazione di Pertusola Sud, come si ricorderà, veniva considerata anche nella lettera che il 7 marzo scorso il liquidatore di Enirisorse dott. Fiorillo ha inviato al sindaco di Crotone Pasquale Senatore (che a sua volta aveva scritto una preoccupata lettera al presidente dell’Eni Vittorio Mincato). Dopo avere ripercorso le fasi della vertenza e ricordato che Zincocalabra considerava “automaticamente e difinitivamente risolto” il contratto per la privatizzazione di Pertusola Sud sottoscritto con Enirisorse, Fiorillo precisava: «Sono certo, comunque, che anche con l’impegno degli organi governativi preposti si potrà pervenire, in tempi relativamente brevi, alla individuazione di nuovi progetti idonei a sostituire quello di Zincocalabra venuto meno».

Durante questa legislatura per l’appunto ci fu anche un interrogazione alla 10a commissione permanente del Senato (industria, commerico, turismo) ad opera del senatore crotonese Vincenzo Mungari, tra l’altro presidente dell’Inail, in data 28 giugno 2000. Riporto fedelmente quanto emerso:

Premesso che come risulta dalle interrogazioni e interpellanze presentate in precedenza la Pertusola Sud con sede in Crotone – ultimo anello della catena di imprese industriali già operanti in Crotone e costituenti nel loro insieme il più importante polo dell’industria chimica nazionale –, ha un numero residuo di lavoratori di circa 250 unità, così ridotti da circa, 1.000, quanti ne contava sul finire degli anni 80, al momento cioè della rilevazione di detto polo da parte dell’ENI;

[…]

Premesso che sin dall’inizio di questa cosiddetta operazione di privatizzazione della Pertusola Sud – per la quale impresa, come è noto, sono state aperte dalla Commissione europea due procedure di infrazione contro lo Stato italiano per aiuti illeciti ex articolo 92 e 93 del Trattato sulle Comunità europee – l’ENI non ha mai dimostrato un’effettiva volontà diretta alla dismissione dell’azienda, operando grazie anche alla compacienza di settori sindacali e alla inusitata inerzia del Comitato per le politiche per l’occupazione presso Palazzo Chigi, in modo da ritardare ed anzi da ostacolare l’aggiudicazione della gara (si veda, come il caso più clamoroso, la rinuncia all’offerta Outokumpu, complesso imprenditoriale finlandese internazionalmente molto accreditato nel campo della produzione industriale di zinco);    Premesso che tali pesanti sospetti, oltre che nella mentovata azione disfattistica dell’ENI, sembrano trovare puntuale quanto sconcertante conferma degli ultimi sviluppi della trattativa in corso tra l’ENI e il gruppo Cogefin di Felice Colombo per la cessione dello stabilimento, trattativa che, già data per felicemente conclusa dal sindacato di categoria, si è improvvisamente bloccata a causa di non chiare divergenze finanziarie tra le due parti contraenti;

[…]

Premesso che Crotone con il suo hinterland provinciale rappresenta l’area più depressa del nostro paese, con una disoccupazione strutturale che a livello giovanile rasenta il 70 per cento e con il più basso reddito procapite rispetto al resto del paese,
Premesso si chiede di conoscere: se il Ministro dell’industria – operando di concerto col Ministro del tesoro – intenda intervenire per indurre l’ENI a porre fine ad ogni ulteriore indugio e a chiudere l’annosa trattativa negoziale per la cessione dell’azienda di Pertusola Sud al gruppo Cogefin, di cui è stato già accettato il progetto industriale; se lo stesso Ministro non intenda, in caso di ulteriori quanto impreviste difficoltà al perfezionamento dell’accordo suddetto, imporre all’ENI, holding a controllo ancora pubblico, di riattivare, previa revoca della procedura di liquidazione tuttora in corso, la normale attività di produzione della Pertusola Sud, provvedendo al tempo stesso ai necessari interventi per la ristrutturazione e l’ammodernamento dell’impianto tecnologico allo scopo di migliorarne e potenziarne la produttività, la redditività e la durevolezza nel tempo.

L’aula rimase sorda, così come rimasero muti i provvedimenti.

Crotone “vive” su 350 tonnellate di materiale tossico, altro che “emergenza rifiuti”.

fedmin

tema trattato anche da antonino monteleone