Internet, Sorrisi e Canzoni

novembre 4, 2008
carfagnafoto liberatamente tratta da Internet (lo so ho dato una botta de vita al blog!)

Dura la vita di Mara Carfagna. Che Internet brulicasse di matti è roba risaputa, ma che il primo denigratore lo avesse in casa propria la ministra proprio non se l’aspettava. E così parte ancora una volta la querela. Chi è l’indirizzato? Paolo Guzzanti, destroide sofferente di vittimismo da purga, che non lesina attacchi a destra e a centro – destra. Monopartisan , diremmo.

C’è chi la vuole ancora vedere come mamma l’ha fatta, c’è chi in un bel tailleur da parlamentare un pò più abbottonata della sua proverbiale mise “vedo – non vedo”. Questioni di punti di vista.

E infine c’è chi proprio non la può vedere e le colonne del Corriere della Sera, che queste notizione non se le fa mica sfuggire: il ministro Carfagna querela Guzzanti è un link di richiamo sotto l’articolo dell’intervista di Klaus Davi a Marcello Dell’Utri, strane coincidenze.

Il fatto.

(mi perdoni il maestro Enzo Biagi, per il misero accostamento)

« Calendarista alle pari opportunità, inadatta. Una nomina di scambio ». Queste la frase incriminata del blog. Beghe familiari, perchè la figlia del senatore del PdL, tale Sabina Guzzanti (che fa la promoter dell’Idv) è stata già querelata dal Ministro delle Pari Opportunità. Ora passa al padre, per non restare con le mani in mano.

« Il punto, lasciamo perdere la Carfagna, facciamo finta che non esista – scrive tra l’altro Paolo Guzzanti – è: è ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente? ».  Certo il senatore non è andato leggero, un tackle duro. Durissimo, tanto da meritarsi una bella denuncia per diffamazione.

Parlando di cose serie leggevo interessato su Repubblica.it di Niccolò Fabi e della sua scelta “epocale” di vita. Niente più canzoni, ma musica per web. Non un espediente antipirateria, ma una presa di coscienza delle nuove frontiere dell’intrattenimento globale.

Si chiama Violenza 124 ed è l’opera che vedrà mescolate musica africana e classica, elettronica e dance, rock e avanguardia, una delle più interessanti e originali produzioni musicali italiane degli ultimi anni. Tutto reperibile su Internet, diverse intelligenze musicali, Fabi stesso dice di aver trovato la pietra miliare della sua carriera, « il rischio è quello di non metterti in discussione, di muoverti solo nei territori che conosci. Io invece ho pensato che dopo tanti anni in cui le canzoni hanno occupato un grande posto della mia vita, con grandi gratificazioni, dovevo ripartire dalla musica, sporcarmi le mani con i colori, avere la libertà di non raccontare storie personali. E poi mi piaceva il fatto di poter andare a esplorare stili musicali che il mio essere cantante non mi permette di affrontare. Se mai mi fossi dimenticato il motivo per cui faccio musica questa è una grandissima occasione per ricordarlo ».

La Cybersfera, eh questa sì che è terra di nessuno e di tutti. Sorrisi e Canzoni, ma anche querele e musica on web.

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Calabria: a quando le nostre “primarie”?

ottobre 16, 2008
immagine di repertorio

Tre anni dopo Palazzo Nieddu è un pò meno muto, un pò meno cieco, un pò meno sordo. Oggi ricorre l’anniversario dell’assasinio di Franco Fortugno, qualcuno dovrebbe ricordarselo.

E non mi riferisco ai colleghi politici, agli amici, ai giornalisti. Mi riferisco a chi in questi 3 anni ha marciato su questo morte. E forse è pure un pò marcito dentro.

Potrei portare a conoscenza dei più chi era Franco Fortugno, non perché lo conoscessi direttamente, ma perché ho avuto la fortuna di incontrare e parlarne con gente che se lo ricordava “piccolo così”, poi medico, poi politico. Poi marito di Maria Grazia Laganà.

Non voglio davvero additare nessuno, però voglio strappare una pagina e incollarla su questo blog. Quel 16 ottobre 2005 ancora sedevo tra i banchi di scuola, nemmeno 18enne ero animato da bollenti spiriti politici. Non è un encomio alla mià gioventù, ma è un ricordo sbiadito di una data, di un avvenimento che reputo sia stato un “treno” per tutti noi.

Sarei riduttivo se scrivessi che è stata una corsa persa, la vita di un uomo non è così poco. Sarei abnorme nel dire che è stato un tir in faccia, perché ancora siamo quì a raccontarci, a raccontare. Credo che però forse si è svegliati dal torpore da cui la nebbia calabra (un evento più unico che raro, ma che in realta ci copre gli occhi da anni immemori) ci aveva lentamente abituato.

Così nasce “adesso-ammazzateci-tutti”, ammazziamo-tutti e via dicendo. Così nasce forse una coscienza nuova, che seppur con mille limiti e mille “sofferenze”, leggo nelle parole di chi oggi a 20 crede che quì “non ci sta scritto di che morte moriremo” (proverbiale modus dicendi dei nostri avi).

Ecco perché credo che le parole del dott. Boemi sulla “partecipazione civile” di Reggio, se da un lato suonano come realistiche, dall’altro un pò mi offendono. Ecco perché oggi ha ancora un senso onorare questa data, questo ricordo. Questa politica, nonostante gli arresti a catena e gli scandali.

Forse quel 16 ottobre un domani cadrà nel dimenticatoio perché cadranno altri corpi senza calore.

Tutto dipende da noi.


Silvio Chewingum’s

ottobre 11, 2008

immagine da Internet

I primi mesi di una “creatura” sono sempre corredati da stupore, attesa, felicità. Lo stesso non si può dire per le prime battute che tutti e tre i governi Berlusconi hanno passato: il Silvio I troppo breve per essere un governo, il  Berluscabis che pochi mesi dopo l’inconorazione vede il colpo al cuore del mondo dell’11 settembre e, infine, il III mandato firmato dal Cavaliere da Arcore che vede la più grande recessione mondiale che proprio oggi 11 ottobre, vede la chiusura più “nera” dal ’29 ad oggi.

Roba da Great depression a cui storicamente “deve” succedere un New Deal, un nuovo corso. Ed è quello che il “povero” Berlusconi spera che accada: sono di queste ore i suoi inviti agli investitori di continuare a spingere le azioni, di non “vendere”. Un presidente, un broker come sarcasticamente lo rinominano Vuolter and company.

Certo Berlusconi che aveva promesso mare e monti, ossia ‘o miracolo napoletano e il “decollo” della nuova Alitalia, si trova a fronteggiare un nuovo problema incalcolato, o quasi. Perchè se l’11 settembre lasciò tutti di stucco, questo grande periodo di crisi delle banche è stato preannunciato da (udite udite) Giulio Tremonti, che ben 2 anni fa, fu tacciato dal Padoa Schioppa di turno come “catastrofista”.

Il problema è di quelli che scotta, c’è chi richiama alla memoria gli antichi bot statali, chi la cara e vecchia “mattonella”. Gli economisti credono che questa bubble burst sia, in termini finanziali, come un “biscotto, che se piove si scioglie” (cfr Jim Carrey). Una grande esplosione del chewingum più costoso del mondo, che ci farà masticare amaro.

Un corno napoletano per Silvio, dunque, ma anche per tutti i risparmiatori alla deriva.


Storie di burqa e di talaq

ottobre 7, 2008

« E’ una sentenza che rischia di portare a derive “islamiste” il sistema giudiziario italiano e questo non si puo’ tollerare. Non in Italia, non in uno stato democratico che garantisce parità di diritto e legge uguale per tutti. Non si può giudicare in base all’etnia ». Parola della deputata azzurra Souad Sbai in merito alla sentenza della Corte d’Appello di Cagliari che ha accolto il ricorso fatto da un cittadino egiziano, di cittadinanza italiana, che nel suo Paese aveva ottenuto il divorzio ripudiando la moglie pronunciando la formula del talaq, legale in Egitto, dove l’ordinamento giuridico e la cultura religiosa, consente questo tipo di separazione.

« E siccome ci sono molte altre storie, piu’ scottanti di questa, sto preparando -annuncia Sbai- una nuova interrogazione su nuovi fatti di cronaca. Bisogna dire basta al relativismo culturale. Sui diritti giuridici non ci sono negoziazioni. Qui ci sono donne che anche in Italia rischiano prevaricazioni, violenze, soprusi. La legge italiana le tutela? I giudici che fanno? Sul fatto di Cagliari aspetto una risposta dal ministro della Giustizia, mi sono rivolta al ministro Alfano, ma mi rivolgera’ anche al ministro per le Pari Opportunita’, Mara Carfagna. Il diritto non e’ negoziabile ».

Andiamo per ordine: cos’è il talaq? “Consiste in una formula da pronuciare 3 volte per ottenere la separazione dal proprio coniuge, poi, dopo un tempo di riflessione di qualche settimana, c’è la conferma della separazione o il ravvedimento”.

C’è da dire che la comunità islamica in Italia, nella persona di Yumus Di Stefano,  ha assunto una posizione critica rispetto alla sentenza di Cagliari: « Dal punto di vista della Coreis l’approccio è di evitare un’impostazione così rigida sulle questioni di questo tipo. Quello che va detto e’ che ci sono leggi italiane e chiunque deve rispettare le leggi del Paese in cui vive, di cui è cittadino ».

« Non c’e’ solo – sottolinea l’esponente del Pdl -la vicenda di Cagliari. C’e’ anche la vicenda di Genova su cui ora i giudici si pronunceranno. In questo caso c’e’ una donna che ha subito violenze e maltrattamenti dal marito marocchino e il tribunale del Marocco ha dato ragione all’uomo ed ha imposto alla donna di tornare dal marito e pagare anche le spese processuali. Questa donna non è mai stata ascoltata in tribunale in Marocco. E ora, per paura della sentenza italiana, è fuggita in Francia. Molti miei connazionali si
chiedono cosa sia successo in Marocco per arrivare ad una sentenza  così. La mia preoccupazione -prosegue Souad Sbai, marocchina di origine ma da 30 anni in Italia e con cittadinanza italiana – è che i magistrati italiani con le loro sentenze aprano fronti di confusione, che si faccia del relativismo sulle questioni legate a persone di altri Paesi, di altre religioni. Se cio’ accade sara’ come un cancro per la società. E’ pericoloso. Ed e’ discriminatorio per queste donne ».
(Fonte: intervista rilasciata a Adn Kronos)

Una questione delicata nel bel mezzo di un periodo di aperto “anti” – dialogo fra le diverse etnie, vedi gli ultimi eventi di cronaca narranti le pesanti azioni ai danni di cittadini di colore, spesso italiani a tutti gli effetti, do you remembrer Abdul? Ve lo ricordo io, ucciso a sprangate perché “nero”.


Italia Boh!

ottobre 5, 2008

Siamo sempre i soliti inguaribili italiani.

Il Belpaese ricade (altro che “rialzarsi”) nelle diatribe ideologiche di un tempo, che ormai non c’è più. È lo scotto che dobbiamo pagare per via della nostra vicinanza con la Francia, perché l’anacronismo è marchio d’oltralpe, ogni tanto ci piace anche a noi per questo lo issiamo ben ben quando qualcosa non và.

Razzismo sì, razzismo no.

Questo è il ritornello di queste ore; sicuramente alcuni episodi sono di una gravità inaudita. L’esasperazione mediatica, figlia di Murdoch e del suo aggiornamento in tempo reale, rende la situazione ancora più incandescente: quante colpe sono dei politici? Indubbiamente il centrodestra, soprattutto la Lega Nord, ha alzato i toni durante la campagna elettorale in merito alla questione “extra-comunitari”.

Che ciò abbia scatenato una ondata di sentimento antisemita? Sinceramente credo che in talune circostanze “certe” parole della politica possono essere state fuorviate (su tutte la campagna anti-rom, vedi  caso impronte digitali).

I moralizzatori, scuola di pensiero dei vari Travaglio, Grillo, DiPietro, anacronisti anziché no vista la loro convinzione di appartenere ad un età storica di “resistenza continua” (che direi ingiuriosa nei confronti di chi la Resistenza la fece e pure bene), alla quale si iscrive quando pare che la barca stia per colare a picco, anche quel simpatico umorista di Walter Veltroni, si scagliano contro il Pdl tacciandoli di essere figli putativi dei più antipatici regimi fascisti.

No che Berlusconi (vedi video soprainserito!) sia uno stinco di santo, anzi, ma dargli del Duce, beh mi pare fuorviante ed esagerato. Anche perchè per non andare lontano, proprio la legge più contestata (giustamente) è stata dirottata su binari, condivisi da molti deputati (anche del Pd) e soprattutto contemperati dalla Costituzione Italiana (cosa che non sempre riesce bene al Cavaliere).

Il passo è breve: fascismo sì, fascismo no.

E ci risiamo, guai a chi si esenta. Così la Repubblica di Salò ritorna ad occupare un ruolo primario nell’agenda politica nazionale. Fini apprezzato, Fini contestato. I Comunisti? Mai esisti, siamo “democratici”.

Quanto ancora dovremmo essere attaccati a questi stereotipi di politica antica, ampollossa, rompipalle???

Perchè l’Arma è Arma, coscomì la Granbassi protesta. La Polizia di Stato, nega la possibilità alla Vezzali? Ok, va bene. Fiorettiste contro, gente che “buca lo schermo”. Anche questa la chiamano politica!!!

Italia sì, Italia no. Italia…boh!


“Verso” al Pdl

ottobre 4, 2008

Credevo che il termine “eletti” rappresentava tutti coloro che dopo una tornata elettorale risultassero vincenti, oggi presso il salone del Lucianum mi sono dovuto ricredere.

Introdotto “quatto quatto” tra le mura del fortino ho assistito, a dire il vero non usufruendo dello spettacolo integrale (come i bei porno degli anni ’60), alla affezionata arringa che “Peppe, il sindaco” ha tenuto agli “amici di questa sala”.

La cosa che più ha colpito la mia curiosità è che oltre agli afecionados di Scopelliti&C. mancavano all’appello molte “maestranze” locali del partito di Fini. Strano nel giorno in cui il Primo Cittadino lanciava la sfida del Pdl per tutti gli adepti di AN della provincia reggina.

Assessori Comunali, Consiglieri Provinciali (nota simpatica la presenza dell’azzurro Antonio Eroi, in quota “amico del sindaco”, per suo stesso dire), tutti i reggini dell’assise regionale. Niente, c’era solo “Peppe, il sindaco” e i suoi fedelissimi.

E come quando deliziava dalla poltrona di RTL durante l’estate appena trascorsa, Peppe Dj ha dispensato la guida morale, politica, amministrativa per tutti gli aitanti (mica tanto) giovani dell’emisfero destro della Politica.

Dal MSI a Fiuggi, passando per le lotte del salto all’8%, oggi AN è nel pieno del fiume berlusconiano del Popolo delle Libertà: « Chi vuole mi segua, chi non vuole  che si trovi i suoi spazi ». Non usa mezzi termini Scopelliti, forte della sua presenza nella costituente del nuovo partito.

« Non abbiamo tradito nessun’ideologia, non siamo bramosi di potere: vogliamo cambiare l’Italia », parla da politico consumato il Sindaco più amato d’Italia, parla da leader di una nuova politica di destra, da lui stesso definita “di rottura”.

Prevenire è meglio che curare, quindi sin dalle prime battute interpone tra lui e la poltrona di governatore, l’appuntamento delle urne per le Europee, primo banco di prova per il Pdl unito.

Poi l’attacco alla Sinistra, « noi siamo anticomunisti », però gli fanno notare che Fini ha definito il suo partito come antifascista, replica con durezza: « il presidente Gianfranco…Fini (il chiamare per nome i “pezzi grossi” del partito è stato un intercalare costante della mattinata, ndr) ha dovuto dire quelle parole, perchè in un periodo di transito come quello che stiamo vivendo ritirare fuori questi vecchi stereotipi è controproducente, perchè se Violante rivaluta i ragazzi di Salò allora essendo un ex comunista è un’opinione corretta, se Ignazio…La Russa dice qualcosa, quei “vermi” di Repubblica e quei “vermi” del Corriere iniziano la loro campagna…“.

Poi il rapporto di amore – odio con FI: « sono 14 anni che “stiamo insieme”, cosa dovrebbe esserci da ostacolo? Solo qualche “provincialismo” ? ». Termine a caso? Nessuno ci crede, nemmeno lui. “Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene, siamo il primo partito d’Italia“, così recita lo slogan del Sindaco: socialisti, missini, democristiani, repubblicani tutti insieme appassionatamente.

Così come mi sono intrufolato, furtivamente mi svicolo tra una poltrona e l’altra. L’inizio della più grande storia d’amore politica dell’età repubblicana in riva allo Stretto parte con qualche defaliance di troppo.

Menomale che “Peppe, il Sindaco” c’è.


Come se non bastasse…

ottobre 2, 2008

”Appare alquanto strano che dinanzi alla preannunciata sospensione della erogazione dei servizi da parte delle aziende di trasporto pubblico locale a partire dal prossimo 7 ottobre, non giunga finora da parte dell’esecutivo regionale alcuna iniziativa per scongiurare tale evento che finirebbe per pesare unicamente sulle spalle di studenti e pendolari che quotidianamente raggiungo i maggiori centri della regione per motivi di studio o per lavoro”. Lo afferma il consigliere di Alleanza Nazionale Franco Morelli, che sull’argomento ha depositato una mozione.

”La Calabria – scrive Morelli – allo stato, sembra l’unica Regione a non avere proceduto alla stipula dei contratti di servizio con le imprese concessionarie, a fronte di una grave crisi finanziaria che sta inginocchiando il settore ed in presenza di una offerta di trasporto che presenta standards qualitativi del tutto inadeguati alla incessante domanda proveniente dal territorio. Nonostante l’incremento di 28 milioni di euro – continua – stanziati nella Finanziaria regionale 2008, finalizzati a promuovere lo sviluppo ed il trasporto pubblico locale e per garantire l’attuale livello dei servizi e recuperare l’inflazione degli anni precedenti, appare ineludibile che da parte del Presidente della Giunta regionale si convochi l’associazione di categoria del trasporto pubblico locale per porre in essere tutte le iniziative utili per scongiurare la paventata sospensione dei servizi di collegamento che paralizzerebbe, con forti disagi per i cittadini, l’intero sistema di trasporto in Calabria”.

Come se non bastassero i disagi per chi deve traghettare da Reggio a Messina con Bluvia, le disfunzioni dei mezzi Fs…e via dicendo.

Et voilà!

(fonte: ADN Kronos, ore 17.05)