Chi è il farabutto?

settembre 17, 2009

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Berlusconi e gli ultimi atti di una tragicomedia all’italiana.

Il Premier è goloso e vuole tutta per sé la marmellata. Guai a chi ne vuole un poco, marmelata sì o informazione. La scandalosa vetrina riservatagli da Bruno Vespa, martire sull’altare della Rete Ammiraglia, è nauseabonda.

Ha un dejavou da ventennio nero, talmente nero che nel Bel Paese è, giustamente, uno spauracchio. La scelta di andare in onda con uno Speciale Porta a Porta, adesso parla il Presidente del Consiglio e gli altri tutti zitti e la decisione “irremovibile” di sopprimere di fatto le uniche due voci libere (non definisco Santoro in tal modo assendo asservito a suo modo anch’esso), di Floris e di Vinci, del panorama giornalistico (televisivo)  italiano è alquanto vergognosa.

L’Abruzzo aveva davvero minato le coscienze italiche per la perseveranza e l’abnegazione con cui il Premier aveva investito anima e core, ma svendere la notizia nell’attacco di un Primo Ministro alla stampa, con l’audace quanto lesiva definizione che gran parte dei giornalisti « sono dei farabutti », è stato un passo falso. Criminosamente falso.

Chi scrive non è un accanito sostenitore dell’antiberlusconismo, anzi è tra i più accesi credenti che tale pratica è solamente un anacronismo storico da quartiere. Perciò la critica al Berlusca è quanto doverosa e dura.

Un Capo del Governo che (ahinoi!) è appeso al Lodo di Alfano per rimanere in carica, un Capo del Governo che monopolizza la tv in chiaro con l’intento di persuadere i cittadini e riceve picche persino dalla sua creatura più amata, canale 5 e da una fiction che, guardaunpò, di mafiosità costellata che stravince la gara degli ascolti (a fronte del 6% di Sky sui Canali Calcio).

Il Cavaliere ha fatto la pipì fuori dal vaso. Non c’è nulla che lo possa difendere. Il Cda RAI s’indigna, s’impegna, ma poi come al solito getterà la spugna con gran dignità.

L’informazione italiana dopo il disastro di veline e sgualdrine ritrova una botta de’ vita proprio dal suo acerrimo nemico e lauto finanziatore. Del tutto inusuale, anzi del tutto nostrano questo accostamento.

Il Re dei media si scapicolla dalla poltrona per la sua estrema audacia nell’esternare poco meritevoli epiteti a chi lo ha reso ricco di denari e di fama.

Povera Italia, farabutti compresi.


La nuvola d’Arcore del ragioner Francescozzi tarda a diratarsi

settembre 11, 2009

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Da tanto tempo non mi occupo di Pd e di “pidiellate” nostrane.

I dati del congresso, ai primi sfogli, danno siori e siori Luigi Bersani in testa col pennacchio, il ragioner Dario Ugo Franceschozzi indietro di quasi 5 punti percentuali.

Quanta acqua è passata sotto i ponti dalla reggenza Veltroni ad ora: prima un accondiscente, ma anche no. Adesso uno strillatore, anacronistico e diciamocelo patetico. Non per alcuno suo demerito o per una questione personale, ma perchè ancora una volta si appiattisce sulle tesi illusorie dell’antiberlusconismo e fa di Patrizia D’Addario la proposta più avvenente dei democratici d’Italia.

Nel frantumarsi l’alleanza con l’Idv, il leader Franceschozzi non fa altro che litigare con la sua nuvola che lo perseguita: Berlusconi Silvio, presidente del Consiglio.

Sarebbe, forse, meglio che il Pd si preoccupasse di mantenere e consolidare quella (poca) capillarità regionale che conserva. Badiamo bene ad un caso, la questione calabrese. Dove Loiero fa ancora il bello e cattivo tempo, ammanicato com’è nelle sue amicizie “segrete” e lungimiranti (financo con uomini del Cavaliere). Tutto il resto è noia, con chi sbuffa perchè stanco del governatore in pectore, chi spera che il pasticcio interno (a quanto pare sedato dal Berlusca in persona) al Pdl favorisca la lotta allo sfracelo, che si chiama pure campagna elettorale in queste latitudini.

Silvio Berlusconi si è preso il lusso e la goduria ( dopo essersi definito meglio di Napoleone, simile a Gesù Cristo ) di autoeleggersi al miglior capo di governo della storia politica italiana degli ultimi 150 anni. Cioè di sempre. Presto è fatto che la nuvola franceschozziana tuonerà labili (mica tanto) confronti col Duce.

Se Berlusconi ancor oggi governa un motivo c’è. Che chi si contrappone ad esso è una cagata pazzesca.


Eluana è morta

febbraio 9, 2009
Eluana Englaro (foto Internet)

Eluana Englaro (foto Internet)

Alle 20.10 Eluana Englaro ha smesso di vivere.

Non voglio marciarci su, chi è attento e sa leggere tra le righe ha notato il mio silenzio a tal proposito. Il mio ultimo intervento su questo caso risale al 14 novembre 2008, non si tratta di indifferenza, ma di rispetto.

Rispetto in primis per il signor Beppino Englaro. Un padre che ha perso una figlia, un padre che per 17 anni ha sofferto per lo stato irrimediabile di fine della figlia. C’è da distinguere il caso umano e il caso politico. Beppino Englaro  non merita le crociate contro. Non merita di essere accusato, di essere il capo espiatorio dell’intera vicenda.

Giorgio Napolitano è stato solerte a sottolineare che non ci sono “campioni di solidarietà”, ma ci deve indubbiamente essere una morale più alta rispetto ai luoghi comuni con cui è stato trattato il caso Englaro.

Non si può schematizzare anche questa morte con l’idealismo dell’antiberlusconismo. Provo grande disprezzo per chi ha strumentalizzato il tutto, quando i suoi di alleati dimostravano che la coscienza è più forte di un colore politico.

Niente predicozzo, né presa di parte.

La mia posizione non è oltranzista. Mi sono schierato fortemente a favore del testamento biologico, dirò forse posso pure concepire il caso Welby ma no, questo no, non accomunatelo ad Eluana. La giovane rimasta coinvolta 17 anni fa in un maledettissimo incidente stradale non ha scelto di voler staccare l’alimentazione. Almeno lei non l’ha scelto.

Le barricate ideologiche mai come in questa vicenda sono venute via via meno, perché chi si è schierato favorevolmente (parlo di gente con senno e con un minimo di cognizione umana, gli altri, i facinorosi della anarchia davvero non devono essere presi in considerazione) alla fine “pilotata” della vita di Eluana lo ha fatto solo per rigore politico. Che stasera è crollato pure quello.

In cattiva fede penserei che i conti non tornano, che Eluana si è spenta troppo velocemente. Spero che le autorità competenti facciano luce, così come spero che il Parlamento faccia il suo corso, affinché la deregulation che vige in materia nel nostro Paese sia colmata da una legge che sarà votata da un’aula che non è sorda e grigia come tutti vorrebbero far intendere. Persino il moralista Di Pietro ha lasciato la libera coscienza a tal proposito, lui che certo non è un estimatore del Premier.

Voci di corridoio sussurrano che Giovanni Russo Spena abbia allacciato contatti con Beppino Englaro, per un eventuale candidatura. Spero di essere smentito, ma non mi scandalizzerei se domani lo vedessi seduto tra i banchi di quel Parlamento europeo là. Tanto dopo la Camera delle “vedove”, certi partitini pescano nelle disgrazie e poi puntano il dito.

Ribadisco teniamo lontana la politica dal caso umano, oggi a Beppino Englaro va lasciato il silenzio che ha cercato, ai cari, agli amici di Eluana il rispetto per un dolore che non si acuisce nemmeno dopo 17 anni. Eppure c’è chi la definisce un vegetale, chi la definisce una morta a tutti gli effetti da sin dopo quella operazione. Eppure oggi siamo quì a dire, Eluana ha perso la vita.

Quante persone come lei vivono lo stato terminale della loro esistenza nel silenzio e nel conforto dei loro cari? Quante cliniche si prendono carico e cura di casi simili a quelli di Eluana che tuttavia non alzano tutto questo gran clamore?

Morire non vuol dire perdere di dignità, anzi. Purtroppo tutta questo vocio ininterroto che accompagnerà queste ore renderà il dolore più frivolo. Una figlia merita altro, non questo.

Esprimo la mia personale vicinanza a tutta la famiglia Englaro e a tutti coloro che soffrono per questa morte. Sicuro che adesso Eluana vivrà di una quiete eterna.

Federico Minniti


Pdl in picchiata

gennaio 22, 2009

francesco-cossiga

Lo so, sono stato sarcastico, al limite dello stomachevole, nella scelta del titolo e della foto, nella flebile consonanza tra picchiata e picconatore, un gioco da villano. Mica tanto però.

Se è vero com’è vero che Gianluigi Bersani, il leader della corrente  polemicus degli obamiani de’ Roma ha deciso di fondare un partito del Nord per fare a gara con la Lega, il nascituro ( nell’attesa della sua venuta ) Popolo delle Libertà pare si sia imposto la ligia regola di scadere nel più bassofondo democristiano di questo Paese.

E vi dico pure che, anch’io mi son sempre chiesto, ma alcuni idealisti della politica che ci stanno a fare? Embé è chiaro perché un partito politico senza mentore, non è un partito politico.

Ah! Gravissima pecca questa: Giuliano Ferrara cerca ancora di convincere l’Italia che l’aborto è un delitto, ma, si sarà detto Re Silvio, di questi moralisti una forza “moderata” non se ne fa nulla. Gianni Baget Bozzo ritirato a vita privata, ma è l’età che lo richiede. Marcello Pera finito in gattabuia, dopo i lustri di Palazzo Madama. Stenio Solinas fa il freelance, Pietrangelo Buttafuoco al rogo.

Che fine hanno fatto i filosofi del buon governo ( da Nitzsche a Giovanni Gentile, da Luigi Enaudi a Giovanni Spadolini ) della destra? Quella cultura della legalità che, per niente celatamente, Paolo Borsellino e Beppe Alfano propugnavano definendosi “uomini di destra“?

« C’è disinteresse se non disprezzo verso l’elaborazione culturale, ritenuta un freno, uno spreco di tempo, un inutile lusso sulla strada delle decisioni ». Questa l’amara conclusione: troppo presi dall’accontentare lo stato – Ratzinger, troppo presi al gusto del sacro quegli idealisti ancora rimasti le cui quotazioni virano in ribasso, come Socci e Allam.

Il Berlusconi – pensiero della politica ad ogni livello è permeato anche nei quadri dirigenziali. Il rischio: di essere un partito di soli dirigenti senza una reale identità politica e culturale.

Più che della crisi economica ( priorità assoluta ) fossi negli elettori italiani, mi preoccuperei in questo aspetto da non trascurare. Se il Pd è traforato dalle “mazzette” della Nouvelle Tangentopolì ( in tono minore per i giornali ), il Centro è dissolto sotto le macerie dell’indagini giudiziarie e dei giustizialisti, i moderati di Destra ( anche quando un giorno non ci sarà più lo spauracchio Berlusconi) sembrano cani sciolti, ragrumati in correnti d’interesse.

C’era un antico partito nella vecchia Repubblica, fatto di grandi strateghi politici e uomini di potere.

Non voglio apparire apocalittico, né disfattista. Semplicemente “passione politica“. Un augurio accorato a tutti i responsabili della nostra Nazione.

fonte: L’Espresso


A Natale, a Natale si può dare di più…

dicembre 9, 2008
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

L’area è di quella frizzante: Natale ormai alle porte è più che altro un impiccio per gli esperti d’economia, dove il sacco del barbuto papà, quello con le renne, pare essere scarno, un pò come le tasche di tutte le famiglie del mondo, o quasi.

La politica resta alla finestra: qualche impegno, qualche moneta a ringalluzzire il portafoglio degli italiani. In realtà si è in piena bufera: il caso De Magistris ha squarciato il cielo dicotomico “Berlusconi – e non”. Questa volta “questi” magistrati l’han combinata davvero grossa, Salerno contro Catanzaro ne parlano tutti, forse in troppi, forse in troppo pochi.

Ritorna d’attualità quell’indagine (Why not?) aperta da un PM campano d’ufficio nel capoluogo calabrese, in cui erano implicate alte cariche dello Stato, imprenditori locali e reggenze vecchie e nuove della ‘ndragheta.

Napolitano chiede le carte: sa che è dinnanzi ad un’imminente tempesta.

E come d’incanto, la calma regna sovrana. Volemose bene, basta poco che ce vo’.

Così siamo condannati a parlare ancora di vittime e carnefici del berlusconismo, di Travaglio, di Santoro, di Grillo. Siamo condannati sì, perché davvero questa politica è una “commedia dell’assurdo”, e a me me piace, pare far eco l’adunanza di politicanti e giornalisti italiani.

La luna è dietro il cespuglio, la notte non è così buia. Basta convincersene.

Non ci resta che attendere i risvolti del “caso – De Magistris”, sempre se andrà avanti. Si sà, il Paese delle mezze verità poco concede all’immaginazione, o paradossalmente, tutto.


I conti non tornano (oppure erano sbagliati)

dicembre 2, 2008
Facebook specchio della realtà? (foto Internet)

Facebook specchio della realtà? (foto Internet)

Vorrei sfatare un mito: l’opionione pubblica della Rete è davvero così contrapposta a quella tradizionale? Scontatamente dico sì. Calcoli alla mano, un pò vacillo.

Non voglio apparire demagogico, per ciò non trarrò alcuna deduzione dai numeri che fra poco sottoporrò al vostro rigido giudizio. Premetto che questi dati sono nulli davanti alla manifestazione democratica del consenso verso questo o quel partito (poco importa), ma mi andava di giocare un pò, in gratia aritmetica.

Prediamo Facebook, indiscusso canale di comunicazione, perlopiù dai giovani e vediamo quanti “sostenitori” hanno i politici italiani. Va detto che questo è una dato molto parziale perché proprio in questo istante in cui digito questo resoconto la situazione potrebbe cambiare e anche sensibilmente.

Innanzitutto, tanto di capello a Barack Obama che non ha eguali: la sommatoria (a troppi zeri) dei suoi fans, pensate, supera il totale di tutti gli altri politici indicizzati. Per chiosare la pagina made in USA, George W. Bush dopo 8 anni di mandato, un paio di guerre ed una crisi economica racimola solo 1.909 supporters.

In Europa la situazione è più opaca, molta divisione, ma indubbiamente e di gran lunga, il leader (nonché primo ministro) più amato del Vecchio Continente è Nicholas Sarkozy con 34.308 preferenze (da non confondere nell’accezione di “voti”). Sarà merito della bella Carlà?

Preciso di aver tratto i miei dati da questo link (per i politici italiani più “discussi” ho fatto una ricerca più dettagliata “per nome”).

Arriviamo dunque ai nostri parlamentari. Anzi prima cavalchiamo l’onda della controinformazione con una piccola postilla iniziale: Marco Travaglio è tra i personaggi pubblici più amati (47.713), da notare come sia indicizzato come “Critica”, genere promiscuo a lui congeniale visto che non è né un giornalista né un politico. Questa volta i feisbucchiani sono stati proprio cordiali nei suoi confronti. E il Grillo urlatore? Un modesto risultato complessivo (vale a dire tra i vari cloni) di 15.807 grillini. La sua categoria: comico. Nulla da aggiungere.

Il primo politico italiano è…l’Assessore Palmiro Cangini. Sì direttamente dal tendone di Zelig: quello di fatti, non pugnette. Questo è un tutto dire, cosa ne dirà il comico genovese sopracitato? Non ci sono più gli internauti di una volta: eccezionale veramente!

Altrettanto eccezionale è che Maria Stella Gelmini raccolga su Facebook ben 13.326 sostenitori: è lei la prima deputata italiana nello speciale ranking di FB.

Ora debbo fare forzatamente una precisione: ho rinvenuto due politici con diversi cloni che nella somma complessiva risultano superare quota 10.000 fans, questo non è esclude,però, che ci siano “doppi” se non “tripli, quadrupli” sostenitori identici (come appurato personalmente, però capite bene che spulciare le molteplici preferenze di migliaia di utenti era impresa ardua). Quindi ho utilizzato per tutti questo metro: ho classificato la pagina del politico con più sostenitori, per chiarezza e completezza di informazione fra parentesi metterò il totale delle varie pagine dello stesso politico.

Secondo posto per Walter Veltroni, l’Obama de no’ artri: nota curiosa il leader del PD non è indicizzato da Facebook, sconvolto della sua assenza ho digitato il suo nome nel modulo “ricerca” rinvenendolo con 10. 682 (11.263) amici. Alle sue spalle spunta Umberto Bossi. Eh sì il senatur ha fatto breccia in 9.553 cuori, pensate che Ingrid Betancourt lo segue con 8.479 fedelissimi.

Che Renato Brunetta faccia opinione si era capito, ma che raggiungesse certe quote non era prevedibile: subito appena fuori dal podio con 8.431 supporters. Antonino Di Pietro ha, invece, 7.487 sostenitori (12.838).

Che smacco per Silvio Berlusconi che comunque si può consolare vedendo il trend dei Premier europei, per lui 6.779 fans (7.873), ma osservando sia la Merkel (2.864) che Brown (2.237) che Zapatero (873) può dirsi in buone acque.

A proposito di cariche dello Stato, il Presidente della Repubblica non riceve molti consensi tra i giovani interanuti di FB: solo 1.258 sono gli italiani abbonati alla sua pagina.

Ma chi l’ha detto che chi governa è poco amato? Una sfilza di nomi da La Russa a Tremonti, da Fini a Maroni sono tutti lì tra i 3.350 e i 2.260 sostenitori. Gli uomini del PD si piazzano più indietro: tengono botta il sempre vivo Massimo D’Alema (2.249) e lo scettico Bersani (1.686). Il primo tra i comunisti è Bertinotti con 1.629 fans: e pensare che è stato il primo a saltare dopo la debalce elettorale.

Analisi in controtendenza tra i partiti dove il PD stravince con 1.559 sostenitori (comunque un dato che fa riflettere,bipartisan, l’affezione verso i politici basta pensare lo scarto di 10.000 preferenze con il leader dello stesso partito, Veltroni) e il PDL fa davvero cattiva figura con soli 200 aderenti in FB. I berlusconiani potranno contestare il fatto che ancora è una creatura non nata, beh il totale tra i sostenitori di AN e FI fa 709.

Numeri farfugliati, indicatori di niente. Nella versione “er Rino Tommasi dei poveri (e dei parlamentari)” forse ho fatto qualche peccato di gola. Mi andava di filtrare questi dati che non interesserano a nessuno. Nessuna conclusione la mia, solo un invito ad una sobria ed ironica riflessione.

FedMin


Acqua abbundis

novembre 15, 2008
foto tratta da internet by Peppe Caridi

foto tratta da internet by Peppe Caridi

Torno a parlare della mia città, Reggio Calabria. Non vi affannate tranquilli non vi impantano mica sulla mie solite riflessioni sullo stato di salute di Sua Maestà la ‘ndrangheta per oggi voglio parlare del bizzarro rapporto tra Reggio e la pioggia.

Le cosiddette “bagghiolate” d’acqua che si accaniscono contro la nostra città, incredibile a dirsi creano sin dalle primissime battute delle gravi apprensioni fra i reggini: diciamoci la verità, non siamo proprio abituati. Scatta la corsa all’automobile, anche per i minimi movimenti tutti in macchina. Soprattutto scatta la corsa ai ripari dall’acqua che inonda ogniddove.

Capita dunque che la famigerata SS 106 nel tratto prossimo al centro della città, per l’esattezza tra l’uscita Ravagnese – Saracinello e l’uscita Modena – San Sperato si crei un vero e proprio “pantano” d’acqua, 4 frecce d’obbligo, oltre che un “mare” (non sono mai abbastanza sadico nelle mie battute) di pazienza.

Reggio, per chi non la conoscesse, è una città in salita. No! Non parlo in ottica sociologica, ma in pura visione urbanistica. E come tutte le discese, l’acqua quando abbonda scende che è una bellezza. Così anche le “Bretelle”, uscita Reggio Centro, sembrano simili al Niagara, rapide su cui cavalcano non navi e zattere, ma 4 ruote di diversa matrice.

Altro che disagio idrico! Basta che piova continuamente e con un minimo d’intensità ed è un fenomeno paranormale spostarsi nella città dello Stretto.

A proposito di “Acque Reggine“, oggi ho seguito la conferenza stampa del PD sulla vicenda Corte dei Conti. Ecco la mia versione dei fatti.

Se vi può rassicurare, ora è spuntato un pallido sole. Perplesso osservo la mia giacca ancora bagnaticcia. Umida direi.