La nuvola d’Arcore del ragioner Francescozzi tarda a diratarsi

settembre 11, 2009

Dario_Franceschini_Berlusconi

Da tanto tempo non mi occupo di Pd e di “pidiellate” nostrane.

I dati del congresso, ai primi sfogli, danno siori e siori Luigi Bersani in testa col pennacchio, il ragioner Dario Ugo Franceschozzi indietro di quasi 5 punti percentuali.

Quanta acqua è passata sotto i ponti dalla reggenza Veltroni ad ora: prima un accondiscente, ma anche no. Adesso uno strillatore, anacronistico e diciamocelo patetico. Non per alcuno suo demerito o per una questione personale, ma perchè ancora una volta si appiattisce sulle tesi illusorie dell’antiberlusconismo e fa di Patrizia D’Addario la proposta più avvenente dei democratici d’Italia.

Nel frantumarsi l’alleanza con l’Idv, il leader Franceschozzi non fa altro che litigare con la sua nuvola che lo perseguita: Berlusconi Silvio, presidente del Consiglio.

Sarebbe, forse, meglio che il Pd si preoccupasse di mantenere e consolidare quella (poca) capillarità regionale che conserva. Badiamo bene ad un caso, la questione calabrese. Dove Loiero fa ancora il bello e cattivo tempo, ammanicato com’è nelle sue amicizie “segrete” e lungimiranti (financo con uomini del Cavaliere). Tutto il resto è noia, con chi sbuffa perchè stanco del governatore in pectore, chi spera che il pasticcio interno (a quanto pare sedato dal Berlusca in persona) al Pdl favorisca la lotta allo sfracelo, che si chiama pure campagna elettorale in queste latitudini.

Silvio Berlusconi si è preso il lusso e la goduria ( dopo essersi definito meglio di Napoleone, simile a Gesù Cristo ) di autoeleggersi al miglior capo di governo della storia politica italiana degli ultimi 150 anni. Cioè di sempre. Presto è fatto che la nuvola franceschozziana tuonerà labili (mica tanto) confronti col Duce.

Se Berlusconi ancor oggi governa un motivo c’è. Che chi si contrappone ad esso è una cagata pazzesca.

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Eluana è morta

febbraio 9, 2009
Eluana Englaro (foto Internet)

Eluana Englaro (foto Internet)

Alle 20.10 Eluana Englaro ha smesso di vivere.

Non voglio marciarci su, chi è attento e sa leggere tra le righe ha notato il mio silenzio a tal proposito. Il mio ultimo intervento su questo caso risale al 14 novembre 2008, non si tratta di indifferenza, ma di rispetto.

Rispetto in primis per il signor Beppino Englaro. Un padre che ha perso una figlia, un padre che per 17 anni ha sofferto per lo stato irrimediabile di fine della figlia. C’è da distinguere il caso umano e il caso politico. Beppino Englaro  non merita le crociate contro. Non merita di essere accusato, di essere il capo espiatorio dell’intera vicenda.

Giorgio Napolitano è stato solerte a sottolineare che non ci sono “campioni di solidarietà”, ma ci deve indubbiamente essere una morale più alta rispetto ai luoghi comuni con cui è stato trattato il caso Englaro.

Non si può schematizzare anche questa morte con l’idealismo dell’antiberlusconismo. Provo grande disprezzo per chi ha strumentalizzato il tutto, quando i suoi di alleati dimostravano che la coscienza è più forte di un colore politico.

Niente predicozzo, né presa di parte.

La mia posizione non è oltranzista. Mi sono schierato fortemente a favore del testamento biologico, dirò forse posso pure concepire il caso Welby ma no, questo no, non accomunatelo ad Eluana. La giovane rimasta coinvolta 17 anni fa in un maledettissimo incidente stradale non ha scelto di voler staccare l’alimentazione. Almeno lei non l’ha scelto.

Le barricate ideologiche mai come in questa vicenda sono venute via via meno, perché chi si è schierato favorevolmente (parlo di gente con senno e con un minimo di cognizione umana, gli altri, i facinorosi della anarchia davvero non devono essere presi in considerazione) alla fine “pilotata” della vita di Eluana lo ha fatto solo per rigore politico. Che stasera è crollato pure quello.

In cattiva fede penserei che i conti non tornano, che Eluana si è spenta troppo velocemente. Spero che le autorità competenti facciano luce, così come spero che il Parlamento faccia il suo corso, affinché la deregulation che vige in materia nel nostro Paese sia colmata da una legge che sarà votata da un’aula che non è sorda e grigia come tutti vorrebbero far intendere. Persino il moralista Di Pietro ha lasciato la libera coscienza a tal proposito, lui che certo non è un estimatore del Premier.

Voci di corridoio sussurrano che Giovanni Russo Spena abbia allacciato contatti con Beppino Englaro, per un eventuale candidatura. Spero di essere smentito, ma non mi scandalizzerei se domani lo vedessi seduto tra i banchi di quel Parlamento europeo là. Tanto dopo la Camera delle “vedove”, certi partitini pescano nelle disgrazie e poi puntano il dito.

Ribadisco teniamo lontana la politica dal caso umano, oggi a Beppino Englaro va lasciato il silenzio che ha cercato, ai cari, agli amici di Eluana il rispetto per un dolore che non si acuisce nemmeno dopo 17 anni. Eppure c’è chi la definisce un vegetale, chi la definisce una morta a tutti gli effetti da sin dopo quella operazione. Eppure oggi siamo quì a dire, Eluana ha perso la vita.

Quante persone come lei vivono lo stato terminale della loro esistenza nel silenzio e nel conforto dei loro cari? Quante cliniche si prendono carico e cura di casi simili a quelli di Eluana che tuttavia non alzano tutto questo gran clamore?

Morire non vuol dire perdere di dignità, anzi. Purtroppo tutta questo vocio ininterroto che accompagnerà queste ore renderà il dolore più frivolo. Una figlia merita altro, non questo.

Esprimo la mia personale vicinanza a tutta la famiglia Englaro e a tutti coloro che soffrono per questa morte. Sicuro che adesso Eluana vivrà di una quiete eterna.

Federico Minniti


Violante: siamo uomini o caporali?

dicembre 27, 2008

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Torno a scrivere dopo tempi immemori. E torno a parlare ancora di politica, non chiedetemi perché.

Questa volta focalizzo la mia attenzione (e spero anche un pò la vostra) su un personaggio in particolare: Luciano Violante. Un tizio bizzarro che, tanto per cambiare, ha svestito i panni togati per indossare la giacca – e – cravatta da parlamentare, giungendo fino all’essere una delle 4 alte cariche dello Stato. Un iter pienamente figlio dell’ondata giustizialista post Tangentopoli.

Parlo di Luciano Violante e della sue dichiarazioni rilasciate a Laura Cesaretti per Il Giornale di Mario Giordano: « Il Pdl non faccia come noi durante Mani Pulite: non usi la giustizia come arma politica ». Poffarbacco!

A volte ritornano. Violante il furbetto, il giudicatore ad personam: colui il quale sgretolò gli ultimi bisbiglianti tentativi di difesa interni alla sinistra italiana. « C’è ormai un groviglio incestuoso tra dirigenti e interessi privati che tocca tutti ».

Ha ragione Uolter a parlare di questione morale (a tal proposito vi rimando anche ad una questione prettamente giornalistica, il caso Barnard), a commissionare le varie sedi bollenti del partito. Ha ragione perché dopo Tangentopoli, tutti i tipetti furbi come Violante hanno avuto la sbornia di sentirsi degli immacolati, dei mammasantissima intoccabili. Oggi c’è la dimostrazione che il malaffare è trasversale, anche a casa Di Pietro (soprattutto nell’ubicazione di Cristiano, il figlio) ha bussato alla porta la giustizia dai due pesi e due misure.

E mi perdonino i più, invaghiti, dalle perorazioni di chi (come Travaglio, si è fatto il culo pieno con le pubblicazioni contro questo o quel politico a lui avverso) credeva che solo Forza Italia, Alleanza Nazionale e Udc avessero dei delinquenti tra le liste elettorali. Non si sbagliavano mica.

Però, c’è sempre un però, i furbetti come Violante ora si “sono messi da parte”: spazio ai giovani (inquisiti) questo lo slogan che campeggiava. Purtroppo scrivo da disilluso, perché io guardavo al PD con la giusta ottica di chi crede in un progetto nuovo, invece altro che innovazione, siamo alle solite. Pagherà solo Veltroni e buonanotte al secchio.

Il primato morale comincia a crollare piano piano, nemmeno Di Pietro né è immune. Dove ci porterà tutto questo? Lucianone, l’ex magistrato, trova la soluzione: meno ministri ombra, più presenze sul territorio. Così il partito potrà risollevare la testa, come se bastasse.

Riforma della giustizia in primo piano. Violante paventa il nuovo “Titanic”. Sornione avrà sorriso: che tempesta giudiziaria per i compagni di merende. Magistrati, maledetti!

Anzi, «Chi guida il partito deve avere attorno gente solida, strutturata, autorevole e autonoma, capace anche di dire di no. Dicendo sempre sì, i caporali finiscono per scavare la fossa ai generali».

Resta da decifrare chi siano i caporali e i generali. Il dubbio è lecito.


Vota Antonio, vota Antonio

dicembre 19, 2008
Antonino Di Pietro, il Re della contropolitica (foto Panorama)

Antonino Di Pietro, il Re della contropolitica (foto Panorama)

Casa Veltroni sembra essere, oggi, l’oasi felice per chi adora sparare nel mucchio (d’indagini). Che siano proiettili di carta o di microcip poco importa: la valanga si è innescata. Si salvi chi può!

Tonino Di Pietro, il magistrato – politico amico di Travaglio, il giornalista – magistrato, è l’espressione dello scenario reazionista della politica italiana. Tanta brava gente, animata dai buoni propositi lo vota, al partito – uomo Italia dei Valori: più che giusto, affermo io.

Ma l’escalation dell’Idv rassomiglia mica poco a quello della Lega Nord. Voi direte: la Lega è fondato sul territorio, l’IDV no. Esatto. E ce ne sarebbero molte altre di differenze.

Lega Nord: partito perlopiù di medio – basso ceto, con un ideologia socialista della società sta schierata col centrodestra. Leadercentrica (anche se col tempo si sono sviluppate al suo interno diverse correnti), si è caricata sulle spalle il malcontento di una parte degli italiani, soprattutto con le sue provocazioni anti – extracomunitari.

Italia dei Valori: anche in questo caso partito non di certo dell’alta borghesia, ideologia liberale, ma che siede affianco agli ex comunisti e alcuni ex DC, vittima del cesarismo di Di Pietro (ma con timidi tentativi di nuovi uomini carismatici), si fa portatrice di alcune istanze, figlie dell’antiberlusconismo, aspra opposizione su tutto ciò che il Governo (e l’opposizione) propone.

Inoltre entrambe le due formazione godono di alcune simpatie importanti nei nuovi mezzi di comunicazione di massa, dove i grandi partiti soffrono. Sono vicini al territorio, lo vivono, lo palpano. Politica d’altri tempi con in più molto, tanto, Internet.

Idv e Lega Nord ago della bilancia: ruolo diviso a sinistra e a destra sempre più di spartiacque tra vittoria e sconfitta. Due partiti per natura giustizialisti, due partiti. Forse gli unici.

Mi và di ricordarvi una frase del novembre 1994 che pronunciò Umberto Bossi: «O muore lui o muoio io».  Destinatario Silvio Berlusconi: il Cavaliere andò a casa, con il beneplacito di Oscar Luigi Scalfaro e del suo ribaltone. La Lega vinse nel 1996, cadde fragorosamente nel 1999 (Europee). A Natale dello stesso anno convolò a seconde nozze con Re Silvio, per non lasciarsi (finora) più. Da lì una crescita graduale ma poderosa del consenso.

Vi ricorda qualcuno questo Out-Out? A me sì, la maxioperazione impiantata da Antonino Di Pietro ai danni di Veltroni: una trappola che costerà caro al segretario del Pd, forse la testa. Di sicuro, per la prima volta nella storia repubblicana, il vantaggio morale del centrosinistra sul centrodestra. La Tangentopoli rossa non mette in ginocchio gli uomini, ma il sistema.

La tesi dell’accanimento di magistrati politicamente corrotti (di puro stampo berlusconiano) è forte e grida vendetta: gli ex DS non lo sbandierano, ma ne hanno ben donde.

Oscillante tra il principio di non colpevolezza e la macchinazione giudiziaria ai danni di un partito, il centrosinistra sa che la manovra impellente è espellere il corpo estraneo di Di Pietro dal suo grembo. L’Europee sono alle porte e (come predico da quasi 6 mesi,ndr) stanno mettendo alle strette la nostra politica centrale.

Con una differenza: mentre il Senatùr seppur scontento delle lentezze con cui la maggioranza porta avanti il progetto di trasformare il Bel Paese in una repubblica federale, ha un visione più lunga della vita politica: l’abolizione delle province, la privatizzazione delle aziende municipalizzate potrebbero essere i primi passi del governo che però non sono molto ben viste dal Corroccio per questioni di basso profilo. E allora?

Allora è meglio aspettare tempi migliori, Bossi lo sa. Sparare nel mucchio non porta né poltrone né amministrazioni locali. Di Pietro imperversa in direzione ostinata e contraria. Volevamo la terza Repubblica? Eccalà, niente più comunisti contro democristiani, bensì giustizialisti contro.

fedmin


Il Pastone di Natale (ne fa del Pd un sol boccone)

dicembre 17, 2008
foto Internet

foto Internet

Non “adoro” Gianni Riotta, né la sua conduzione della rete ammiraglia, in tema d’informazione, di mamma RAI. Però devo dargli atto che il direttur del TG1 ha riportato in voga il, cosiddetto, pastone.

Una sorta di cianfrusaglia organizzata di notizie (perlopiù politiche) che hanno un duplice effetto: quello di dare il contentino (chiamasi spazio, figlio primogenito della par condicio) a ciascuno e non far capire niente di nessuno.

Chiamasi “distorsione”, anche se questa non va ad intaccare alcun arto. Perché questa mia premessa?

Facile, anzi facilissimo: ieri i TG pullulavano di notizie urlanti.

Vuoi che sia il mega blitz antimafia in quel di Palermo, dove è stata debellata la zona dal grave virus di un nuovo ordine mafioso, con tanto di cupola, coppola, baci e padrini. Ho notato, con piacere, quasi l’indifferenza con la quale i cronisti facevano sfilare dietro le spalle il centinaio degli arrestati, quando si dice l’evoluzione della società. Le persone cadute nel sacco non sono mica gli ultimi della classe, ma i capimafia: appena 10 anni fa le telecamere ci avrebbero aggozzato di particolari a go go sugli uomini di Cosa Nostra.

Mazzettopoli (foto Internet)

Mazzettopoli (foto Internet)

Vuoi che sia i (al plurale, no non è un refuso!) nubifragi giudiziari sul PD. Piove sul bagnato, vista la debaclé elettorale in Abbruzzo, dove Chiodi ha crocefisso le ultime speranza di Veltroni e company di rialzare la testa, dopo aver perso quella di rialzare l’Italia. Piove dicevamo. Sulla testa del sindaco di Pescara, nonché segretario regionale del PD (da non sottovalutare l’impatto in tutto ciò della vicenda di Ottaviano Del Turco, sempre in Abruzzo), Luciano D’Alfonso pende la mannaia delle tangeti: pare che il primo cittadino abbia dei rapporti strettissimi con la proprietà di Air One, nel padre e nel figlio Carlo e Alfonso Toto. Questa amicizia è costata cara alle casse comunali, rimpinguendo però quelle personali.

Il Gip Luca De Ninis ha iscritto nel registro degli indagati 40 persone (quasi tutti imprenditori d’alto calibro, basti pensare oltre alla famiglia Toto, la presenza anche di De Cecco e Luigi Pierangelli, avversario di Angelini e che dell’anticorruzione ne fece una battaglia), ree di aver commesso pesantissimi capi d’imputazione, come associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato. Le manette però sono scattate ai polsi solo all’entourage del sindaco.

Come se non bastasse, passiamo alla vicina Basilicata: Henry John Woodcock, pm di Potenza famoso per le sue azzardate tesi accusatorie, finora dissolte quasi tutte nel nulla (dicevano lo stesso di De Magistris, ndr) ha messo sotto la lente di ingrandimento il deputato del Pd, Salvatore Margiotta, che si è immediatamente dimesso dalla carica però dichiarandosi pienamente estraneo alla vicenda. Vicenda che parla di non altro che del “solito” giro di mazzette che avrebbe favorito lo spartirsi dei ricchi giacimenti di petrolio della Basilicata in una lotta tra la Total e una cordata di imprenditori lucani. In palio i privilegi e aggiudicarsi gli appalti per lo sfruttamento dei pozzi.

All’inchiesta ha preso parte anche Sergio De Caprio, per intenderci il “Capitano Ultimo”, che ha tratto in arresto 10 degli inquisiti: l’amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, Jean Paul Juguet, responsabile Total del progetto ‘Tempa Rossa’, per lo sfruttamento di uno tra i più ricchi giacimenti della Basilicata, che si trova all’estero, Roberto Pasi, responsabile ufficio rappresentanza lucano della Total e un collaboratore, Roberto Francini. Insieme a loro anche Francesco Ferrara, imprenditore di Policoro a capo di una cordata per lo sfruttamento dei giacimenti e Ignazio Tornetta, il sindaco di Gorgoglione, il comune di “Tempa rossa”. Margiotta presumibilmente rappresenta il collante tra la politica e questo fitto bosco d’interessi leciti ed illeciti.

Quando il soffitto crolla, il tonfo è fragoroso: anche in Campania arresti tra le fila del PD. Si tratta dell’inchiesta “Global Service” sugli appalti pubblici per la manutenzione delle strade e dell’assegnazione delle mense nel napoletano. Da oggi risultano indagati 2 assessori della giunta Iervolino, Ferdiando Di Mezza (tra l’altro presidente di Legambiente campana) e Felice Laudadio (noto avvocato, nonché docente di diritto amministrativo). Dall’epicentro del terremoto giudiziario le scosse si sono dilatate per colpire nomi di primissimo piano della vita politica partenopea: il nome più eccellente è quello di Giuseppe Gambale (pensate eletto per la prima volta nel 1992 con la lista di Leoluca Orlando, La Rete), che durante il governo presieduto da Giuliano Amato fu un componente della Commissione Antimafia.

Presso il civico consesso del capoluogo della Campania ricoprì il ruolo di Assessore all’educazione, alla trasparenza e alla legalità. Altro nome “di lusso” quello di Enrico Cardillo, anche segretario regionale della UIL. A questi, a quanto fanno trasparire le prime notizie, si sarebbe aggiunto Giorgio Nunes, morto suicida.

A Montecitorio ci sono anche dei risvolti in conseguenza a questa indagine: Renzo Lusetti (PD) e Italo Bocchino (PDL), per i quali è stata richiesta l’autorizzazione a procedere per l’utilizzo delle intercettazioni vista lo loro influente vicinanza, al limite dell’associazione a delinquere, con l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo.

Ecco servito il pastone natalizio: le notizie non hanno alcun legame fra loro se non alcune caratteristiche. Gli arresti, il PD, centro Italia, tangenti. Sillogismo della notizia, dunque. Ho fatto pure del metagiornalismo, per la felicità dei docenti di tale materia.

Dopo queste pinzillacchere, concludo.

Nel cuore del Bel Paese batte una nuova passione: mazzettopoli. E non è un gioco da collocare sotto l’albero.


A Natale, a Natale si può dare di più…

dicembre 9, 2008
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

L’area è di quella frizzante: Natale ormai alle porte è più che altro un impiccio per gli esperti d’economia, dove il sacco del barbuto papà, quello con le renne, pare essere scarno, un pò come le tasche di tutte le famiglie del mondo, o quasi.

La politica resta alla finestra: qualche impegno, qualche moneta a ringalluzzire il portafoglio degli italiani. In realtà si è in piena bufera: il caso De Magistris ha squarciato il cielo dicotomico “Berlusconi – e non”. Questa volta “questi” magistrati l’han combinata davvero grossa, Salerno contro Catanzaro ne parlano tutti, forse in troppi, forse in troppo pochi.

Ritorna d’attualità quell’indagine (Why not?) aperta da un PM campano d’ufficio nel capoluogo calabrese, in cui erano implicate alte cariche dello Stato, imprenditori locali e reggenze vecchie e nuove della ‘ndragheta.

Napolitano chiede le carte: sa che è dinnanzi ad un’imminente tempesta.

E come d’incanto, la calma regna sovrana. Volemose bene, basta poco che ce vo’.

Così siamo condannati a parlare ancora di vittime e carnefici del berlusconismo, di Travaglio, di Santoro, di Grillo. Siamo condannati sì, perché davvero questa politica è una “commedia dell’assurdo”, e a me me piace, pare far eco l’adunanza di politicanti e giornalisti italiani.

La luna è dietro il cespuglio, la notte non è così buia. Basta convincersene.

Non ci resta che attendere i risvolti del “caso – De Magistris”, sempre se andrà avanti. Si sà, il Paese delle mezze verità poco concede all’immaginazione, o paradossalmente, tutto.


I conti non tornano (oppure erano sbagliati)

dicembre 2, 2008
Facebook specchio della realtà? (foto Internet)

Facebook specchio della realtà? (foto Internet)

Vorrei sfatare un mito: l’opionione pubblica della Rete è davvero così contrapposta a quella tradizionale? Scontatamente dico sì. Calcoli alla mano, un pò vacillo.

Non voglio apparire demagogico, per ciò non trarrò alcuna deduzione dai numeri che fra poco sottoporrò al vostro rigido giudizio. Premetto che questi dati sono nulli davanti alla manifestazione democratica del consenso verso questo o quel partito (poco importa), ma mi andava di giocare un pò, in gratia aritmetica.

Prediamo Facebook, indiscusso canale di comunicazione, perlopiù dai giovani e vediamo quanti “sostenitori” hanno i politici italiani. Va detto che questo è una dato molto parziale perché proprio in questo istante in cui digito questo resoconto la situazione potrebbe cambiare e anche sensibilmente.

Innanzitutto, tanto di capello a Barack Obama che non ha eguali: la sommatoria (a troppi zeri) dei suoi fans, pensate, supera il totale di tutti gli altri politici indicizzati. Per chiosare la pagina made in USA, George W. Bush dopo 8 anni di mandato, un paio di guerre ed una crisi economica racimola solo 1.909 supporters.

In Europa la situazione è più opaca, molta divisione, ma indubbiamente e di gran lunga, il leader (nonché primo ministro) più amato del Vecchio Continente è Nicholas Sarkozy con 34.308 preferenze (da non confondere nell’accezione di “voti”). Sarà merito della bella Carlà?

Preciso di aver tratto i miei dati da questo link (per i politici italiani più “discussi” ho fatto una ricerca più dettagliata “per nome”).

Arriviamo dunque ai nostri parlamentari. Anzi prima cavalchiamo l’onda della controinformazione con una piccola postilla iniziale: Marco Travaglio è tra i personaggi pubblici più amati (47.713), da notare come sia indicizzato come “Critica”, genere promiscuo a lui congeniale visto che non è né un giornalista né un politico. Questa volta i feisbucchiani sono stati proprio cordiali nei suoi confronti. E il Grillo urlatore? Un modesto risultato complessivo (vale a dire tra i vari cloni) di 15.807 grillini. La sua categoria: comico. Nulla da aggiungere.

Il primo politico italiano è…l’Assessore Palmiro Cangini. Sì direttamente dal tendone di Zelig: quello di fatti, non pugnette. Questo è un tutto dire, cosa ne dirà il comico genovese sopracitato? Non ci sono più gli internauti di una volta: eccezionale veramente!

Altrettanto eccezionale è che Maria Stella Gelmini raccolga su Facebook ben 13.326 sostenitori: è lei la prima deputata italiana nello speciale ranking di FB.

Ora debbo fare forzatamente una precisione: ho rinvenuto due politici con diversi cloni che nella somma complessiva risultano superare quota 10.000 fans, questo non è esclude,però, che ci siano “doppi” se non “tripli, quadrupli” sostenitori identici (come appurato personalmente, però capite bene che spulciare le molteplici preferenze di migliaia di utenti era impresa ardua). Quindi ho utilizzato per tutti questo metro: ho classificato la pagina del politico con più sostenitori, per chiarezza e completezza di informazione fra parentesi metterò il totale delle varie pagine dello stesso politico.

Secondo posto per Walter Veltroni, l’Obama de no’ artri: nota curiosa il leader del PD non è indicizzato da Facebook, sconvolto della sua assenza ho digitato il suo nome nel modulo “ricerca” rinvenendolo con 10. 682 (11.263) amici. Alle sue spalle spunta Umberto Bossi. Eh sì il senatur ha fatto breccia in 9.553 cuori, pensate che Ingrid Betancourt lo segue con 8.479 fedelissimi.

Che Renato Brunetta faccia opinione si era capito, ma che raggiungesse certe quote non era prevedibile: subito appena fuori dal podio con 8.431 supporters. Antonino Di Pietro ha, invece, 7.487 sostenitori (12.838).

Che smacco per Silvio Berlusconi che comunque si può consolare vedendo il trend dei Premier europei, per lui 6.779 fans (7.873), ma osservando sia la Merkel (2.864) che Brown (2.237) che Zapatero (873) può dirsi in buone acque.

A proposito di cariche dello Stato, il Presidente della Repubblica non riceve molti consensi tra i giovani interanuti di FB: solo 1.258 sono gli italiani abbonati alla sua pagina.

Ma chi l’ha detto che chi governa è poco amato? Una sfilza di nomi da La Russa a Tremonti, da Fini a Maroni sono tutti lì tra i 3.350 e i 2.260 sostenitori. Gli uomini del PD si piazzano più indietro: tengono botta il sempre vivo Massimo D’Alema (2.249) e lo scettico Bersani (1.686). Il primo tra i comunisti è Bertinotti con 1.629 fans: e pensare che è stato il primo a saltare dopo la debalce elettorale.

Analisi in controtendenza tra i partiti dove il PD stravince con 1.559 sostenitori (comunque un dato che fa riflettere,bipartisan, l’affezione verso i politici basta pensare lo scarto di 10.000 preferenze con il leader dello stesso partito, Veltroni) e il PDL fa davvero cattiva figura con soli 200 aderenti in FB. I berlusconiani potranno contestare il fatto che ancora è una creatura non nata, beh il totale tra i sostenitori di AN e FI fa 709.

Numeri farfugliati, indicatori di niente. Nella versione “er Rino Tommasi dei poveri (e dei parlamentari)” forse ho fatto qualche peccato di gola. Mi andava di filtrare questi dati che non interesserano a nessuno. Nessuna conclusione la mia, solo un invito ad una sobria ed ironica riflessione.

FedMin