Assopita Regna Sovrana: ‘ndrangheta

ottobre 14, 2008

Qualcosa c’è, ma non si vede bene.*

foto da Internet

E così agli arresti eccellenti di ieri a Gioia Tauro, sono seguiti in massiccio numero quelli che oggi hanno fatto scattare le manette a ben 50 pusher di tutta la Provincia reggina. Le zone d’interesse sono la  Locride e la Piana, lo spaccio, però, avveniva in pieno centro: passava di mano in mano tra Arghillà e Ciccarello, con qualche capatina presso le palazzine di Rosarno. Terra di nessuno, terra di Rom.

Perchè quì i Rom sono consociati (altro che diffamati e denigrati) alle ‘ndrine locali, sono gli “operai”. Manodopera dunque. Lavoro sporco anche stamane all’alba proprio al Rione Modena, dove un pregiudicato legato alla cosca Rosmini – Lo Giudice, Francesco Giordano è stato raggiunto da una pioggia di proiettili da alcuni killer appostati davanti casa. L’uomo è in gravi condizioni, lotta tra la vita e la morte.

Lotte. Chi esige giustizia, chi ne vuole una per sé. Così tutti i politici coinvolti nell’indagine ricevono lettere di solidareità politica, solitamente concepita come cordoglio anticipato. È d’obbligo rispettare il diritto dei vari Dal Torrione, Martelli, Schiavone di non colpevolezza, come tutte le persone che devono ancora essere poste sotto il giudizio delle autorità competenti, però va da sé che il “misfatto” dell’avv. Gioacchino Piromalli, garantito da un cavillo giudiziario, ha fatto cadere nel sacco politici navigati come i sindaci delle due città (ai quali si aggiunge anche Barbieri di San Ferdinando, anch’esso indagato). Tutto troppo semplice.

Oggi spuntano nomi eccellenti, su tutti il fratello della deputata del Pd, Maria Grazia Laganà (moglie dell’assassinato Franco Fortugno) implicati nelle vicende “amministrative” del comune di Gioia Tauro. Tutto questo terremoto ad un tiro di schioppo dall’inizio dei lavori per il Rigassificatore, che dovrebbe portare alla città una florescente crescita economica.

Algebricamente è elementare che tutto ciò che “transita” dal porto, non è merce che frutta guadagno. Se invece anche solo l’1% di questi si “ferma” in Calabria, nella ridente cittadina della Piana il giro d’interessi cresce a livelli esponenziali. Ancora sicuri che l’infiltrazione mafiosa del rampollo del clan Piromalli fosse legata alle antiche beghe per questa o quella uscita della Salerno – Reggio Calabria?

Non è arcinoto che comunque il clan (grazie alla pax mafiosa che condivide con i Bellocco, i Pesce, i Mulé) controlla tutti gli appalti pubblici della zona? E poi a chi agita questioni politiche, non è risaputo che proprio il clan Piromalli appoggiò da sempre i partiti della Sinistra (non per motivi ideologici, si badi bene), ma per la condizione che il solstrato sociale su cui esso “agiva” era per lo più di braccianti agricoli?

Alcuni tesi che vedono la criminalità organizzata dietro il tentativo di golpe di Borghese, non vede i De Stefano osteggiati in Calabria dalla ‘ndrina di Don Mommo Piromalli?

La ‘ndrangheta non è succube di logiche politiche, né (come erroneamente si pensa) è per questo o quel partito che poi la favorirà se eletto. La ‘ndrangheta cambia le regole del gioco, detta ella stessa cosa e come si deve fare, agisce da partito e non da capo elettore.

Terzo livello? Qualcosa c’è, ma non si vede bene.

*Tema trattato dai blog di Claudio Cordova e Antonino Monteleone.


Videoarticolo: Ad un passo dalla “legalità”

ottobre 13, 2008

pubblicato su Nuovi Rumori

Buona visione.

Riporto quì sul mio blog il videoarticolo riguardante il tema già trattato nel mio blog, nel post Mani sporche sugli arresti a Gioia Tauro degli amministratori caduti nella rete della potente cosca Piromalli.


Mani Sporche

ottobre 13, 2008

veduta del Porto di Gioia Tauro ( fonte: Internet )

Stamane all’alba è scattata un’operazione della Polizia dello Stato che ha tratto in arresto due capomafia della Piana di Gioia Tauro e tre amministratori locali, il sindaco, e il suo vice, gioiese e il primo cittadino di Rosarno. Giorgio Dal Torrione, Rosario Schiavone (attualmente non più in carica come vicesindaco), Carlo Martelli, Gioacchino Piromalli (lo “zio”, 74 anni) e il “nipote”, l’omonimo, avv. Gioacchino Piromalli, considerati i reggenti della ‘ndrina più pericolosa dell’intero emisfero.

Il clan Piromalli è considerato dagli investigatori, a buon titolo, come la consorteria di “prima classe” della ‘ndrangheta, lo loro egemonia su tutto il versante tirrenico della provincia reggina è ormai assodata da tempo, tant’è che è stata tra le prime famiglie a spingersi oltre i confini nazionali e a legarsi con patti d’onore con la malavita delle americhe.

Inoltre tra il grigiore imposto dalla guerra di mafia, i Piromalli furono gli unici a rilanciarsi sul territorio, prova ne è che nel 1995, proprio a ridosso della fine della secondo conflitto tra ‘ndrine, fu aperto lo snodo fondamentale del porto di Gioia Tauro.

Ne è trascorso del tempo da Mommo Piromalli ad oggi, però la famiglia mafiosa restò sempre stabile, tanto che la sua gemma, Gioia Tauro, è considerata il centro primario del commercio sul mediterraneo. Di che tipo di commercio si tratti, in alcuni casi, non è da sapere.

Il 2008 però è stato un anno ostile alla cosca, infatti, già il 22 aprile il comune di Gioia venne sciolto per infiltrazioni mafiose (per la seconda volta nella sua storia, ndr) e nel luglio dello stesso anno un’operazione, denominata “Cento anni di storia“, che ha decapitato i vertici della cosca Piromalli, con l’esecuzione di 18 fermi.

Oggi la prosecuzione di quell’indagine ha palesato la forte connivenza tra il clan, che svestiti i panni di avverso allo Stato, indossando quelli di “compagno di brigata” di quest’ultimo, e le Istituzioni locali, influenzandone l’attività amministrativa e politica. L’onta è di quelle che macchia, però, da quanto emerge dalla Dda di Reggio Calabria, la cosca è diventata « soggetto attivo dello sviluppo territoriale di Gioia Tauro ».

L’agenzia ANSA alle 12.11, inoltre riferisce che:

Il sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, arrestato stamani per concorso esterno in associazione mafiosa, era disponibile ad uniformare le scelte dell’ente agli interessi della cosca Piromalli, fino a far modificare il progetto dello svincolo dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria.
E’ quanto emerge dall’inchiesta. Dalle intercettazioni ambientali fatte a suo carico, scrivono i pm, e’ emersa « la disponibilità a sposare le esigenze di un imprenditore, rappresentante di un piu’ ampio gruppo notoriamente vicino ai Piromalli, uniformando le scelte della pubblica amministrazione agli interessi della cosca ».
« Si è registrato, infatti – prosegue l’accusa – l’attivo interessamento di Gioacchino Piromalli, di 74 anni, per ogni tipo di pubblica opera che ricadesse nel comprensorio di Gioia Tauro, partendo dai lavori per la costruzione di una variante della statale 111 fino ad arrivare, addirittura, a far modificare il progetto dello svincolo dell’autostrada A3 all’altezza di Gioia Tauro, a causa dell’opposizione di alcuni proprietari terrieri che, per evitare il procedimento di espropriazione, si erano rivolti al vecchio boss di ‘ndrangheta che si prodigava per conseguire un risultato di interesse per la cosca che non suonasse in aperta violazione della legislazione urbanistica e degli strumenti esistenti ».

Il terzo livello, la zona grigia, la massoneria deviata: tanti termini oggi campeggiano sulle testate giornalistiche locali e nazionali. La Gioia Tauro che sorride, che “economizza”, oggi è inginocchio per il suo stesso tacito benestare al clan che tutto puote .

Senza questa operazione il clan Piromalli era ad un passo dall’essere completamente ricoperto dal mantello della “legalità”, tanto da assicurarsi la gestione autonoma delle amministrazioni locali e far schizzare (proprio come un andamento borsistico) le quotazioni della famiglia mafiosa, questi i termini in cui parla dell’operazione Boemi (fonte ANSA, 12.39).

Piana: tu chiamala se vuoi Piromalli

FedMin


Eran 35 giovani e forti… 007 in Calabria!?

settembre 29, 2008
foto di repertorio

Ho visto cose che voi umani…

35 Aston Martin fiammanti svolazzeranno tra Africo e Soveria Mannelli, questo non è un sogno. Parola di Francesco Cossiga, che ci mette pure la faccia.

Il Picconatore, infatti, sarà un docente (oltre che il maggior sponsor) del nuovo master di secondo livello per 007 anti – ‘ndrangheta. A darne notizia il fautore dell’opera, Mario Caligiuri: « Primo obiettivo del master e’ formare un’intelligence per contrastare la criminalita’ organizzata. In Calabria non c’e’ uno straccio di corso universitario che si occupi di ‘ndrangheta. Si insegna la lingua turca, ma di storia della ‘ndrangheta niente ».

Storia e “civiltà” della ‘ndrangheta. Eh sì, chissà se qualche lezione sarà tenuta da un la-qualunque ospite che “onora” della sua presenza i discienti: magari un boss che ne dite!?

Il corso costerà 4 mila euro cadauno per i 35 James Bond de no’altri che saranno seguiti da insegnati preparati e rinomati, “non abbiamo badato a spese”, se fosse una pubblicità reciterebbe così.

L’ex direttore del Sisde Vittorio Stelo, il giudice Rosario Priore, i generali Carlo Jean e Fabio Mini, il finanziere Umberto Rapetto e in videoconferenza il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che e’ anche presidente onorario del comitato scientifico del master. Il corso prevede 19 giornate in aula per 8 ore di lezione ciascuna e 100 ore di stage.

Stage!? Sì, tra una cosca e l’altra senza dare nell’occhio, magari.

(fonte: AdnKronos)