Re(d) – evolution

ottobre 10, 2008

foto di repertorio

Per scattare un allarme, ci vuole l’arresto. La massima è corretta, quasi sempre. Così stoppo la palla al volo, l’assist è dell’indagine cosentina sulle 100 donne, alcune delle quali minorenni, altre incinte (e quindi costrette all’aborto), costrette a prostituirsi da una organizzazione malavitosa composta da italiani e romeni.

Come riporta l’ANSA, l’indagine si basa su centinaia di intercettazioni telefoniche ed ambientali dalle quali è emersa la fitta rete di rapporti e complicità tra i componenti dell’organizzazione per lo sfruttamento nell’attività di prostituzione.

Questo il “caso”, questi gli arresti. Alcune reazioni significative ci sono state, su tutte quelle del commissario prefettizio del Comune di Corigliano Calabro, Paola Galeone. Infatti, per la prima volta una città al di sotto di Roma, si vedrà multati di 200 € tutti i “clienti” delle lucciole.

Repliche dicevamo.

Ironia della sorte, proprio ieri durante la conferenza stampa, in merito alle nuove disposizioni comunali, grazie ai poteri che la legge Maroni in ambito di sicurezza, conferisce ai primi cittadini, Giuseppe Scopelliti citava nell’agenda degli interventi proprio il “Contrasto alla prostituzione su strada e tutela della sicurezza urbana “, come riportato dal comunicato del Roto San Giorgio.

Però forse parlare di sorte è alquanto errato, infatti, nella nostra città il fenomeno della prostituzione è in rapida escalation: durante le notti estive della “nuova” Reggio, c’era lavoro davvero per tutti: via del Plebiscito, via Miraglia, via Apollo, tutte intersezioni centrali con il Lungomare Matteotti (altezza Mura Greche) hanno “ospitato” per intere notti le concumbine dall’arte più antica del mondo.

Per non parlare delle zone ormai risapute come Piazza Sant’Agostino o Rione Ferrovieri, luogo di approdo e deriva di clienti e dispensatrici di “bene”. È necessario, dunque, che questo provvedimento non sia disatteso per una Reggio, perla del turismo. Quello “sessuale”, no grazie.

Ai posteri l’ardua sentenza.

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Tra “caffé” e lidi, la Reggio di ieri e di oggi

settembre 23, 2008

L’ omertà, nel suo senso di obbligo al silenzio. Non parrari, non t’ impicciari, non t’ intricari, atteggiamento che non riguarda soltanto i mafiosi.

Io m’impiccio. Recente è il dibattito scaturito da un articolo di Claudio Cordova, in merito alle dichiarazioni del Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti:

«Napoli e Reggio Calabria – ha detto il sindaco reggino – sono città molto diverse, Reggio ha i problemi di una città media ma è fra le più sicure d’Italia, al di là della ‘ndrangheta: questo è importante anche nella logica dello sviluppo turistico di un territorio. Da noi si può camminare per strada a qualsiasi ora, di giorno e di notte».

Il connubbio città sicura – ‘ndrangheta, effettivamente, è cacofonico. Possiamo proprio dire che è duro da digerire, senza mezze misure, però il contesto in cui è stato pronunciato è di per sé significativo: realmente Reggio ad oggi si presenta come una città cambiata, una città vivibile.

Mi perdonino le vecchie canizie e i neo-quarantenni, ma non posso ricordare il 1988, perchè proprio in quella primavera nacqui, di sicuro sono portatore sano di chi quella stagione l’ha vissuta da reggino al nord: la nostra città era l’emblema dell’arretratezza, della barbaria che non progredisce.

Una precisazione a lato urge: sono pienamente concordante con Antonino Monteleone quando afferma che:

Non si amministra Reggio Calabria aldilà della ‘ndrangheta. Non si sposta un mattone, non si pianta un chiodo, non si asfalta una strada, aldilà della ‘ndrangheta.

Però ciò non vuol dire che un’amministrazione, comunque (si può dissentire sulla forma, sul personaggio…), non può rilanciare un immagine, quella di Reggio, già in risalita dopo la primavera della gestione Falcomatà, come città turistica.

Inoltre posso dire che qualche mese fa ho avuto la possibiltà di incontrare Piero Vinci, comandante dell’Arma dei Carabinieri a Messina, col quale abbiamo dibattuto sul tema della “questione meridionale”.

La prima cosa che mi sorprese è la netta differenziazione che il graduato fece tra sicurezza percepita e sicurezza reale. Ma ancor più basito sono rimasto al sentire degli abitanti della città peloritana che dicevano che Messina «è una città “invivibile”, che la sera non si può camminare da soli per le strade».

Esagerazioni a parte, obbiettivamente sfido a fare un inchiestra tra abitanti di Reggio Calabria e provincia e sentire quanti di questi dichiarerebbero che Reggio sia altamente “pericolosa” di notte. Che c’azzecca dunque Piero Vinci con Giuseppe Scopelliti?

C’azzecca che Reggio, oggi, si può finalmente definire città. Non più paesazzo, ma lo stesso non si può dire dei suoi cittadini. E quì torno alla prima citazione, ossia quelle referente alla mentalità mafiosa, nonché omertosa. Non credo alle stime, quelle che in Calabria ci siano 1 affiliato ogni 3 persone. Grossolano come dato, credo, invece, che forse 1 su 5 non ha una mentalità mafiosa, del compromesso e del favore. Questo è allarmante.

Perchè, obiettivamente, a Reggio, soprattutto nelle Istituzioni e negli uffici pubblici, tutto ciò che ti è dovuto in realtà risulta sempre essere un atto galante del compare di turno. Che di elegante ha davvero poco.

Così mancano infrastrutture, perché gli investimenti sono “dirottati” verso questo o quel canale “giusto”; mancano servizi, perché negli uffici il posto è occupato da “amici degli amici”. La realtà è triste. Mi facevano notare proprio oggi che forse la microcriminalità è quasi “inesistente” per la presenza di Sua maestà la ‘ndrangheta. Togliamoci pure il forse.

L’aria in città è densa di profumi, da un lato la voglia di riscatto e di rappresentare nuovamente una città “bella, un pò gentile, e (come piace tanto a Peppe Dj e company) giovane“, dall’altro il tanfo nauseabondo di compromesso, omertà e “fronti basse”.

Ma che colpa ne ha Scopelliti in tutto questo? Doveva asserire che Reggio è una città inquinata, piena stracolma di feccia mafiosa?

La morale sta dentro ognuno di noi, non lo scopro certo io, quindi è ovvio che il clienterismo – “parentale”, l’oscurantismo, l’affiliazione in pensieri, opere e omissioni sono deplorevoli perchè tali, però si deve dare atto a Scopelliti che non rappresenta la corruzione in persona. Sintomatici i riconoscimenti elettorali (ricordiamo che, nel bene e nel male, il 70% di Reggio l’ha votato, per pura coscienza) sia politici visto che è presente nell’assise costitutiva del Pdl, in quota An.

Niente di personale nei suoi confronti, men che meno campagna elettorale (in vista della poltrona da governatore?), però ormai pare inflazionata la frase di Italo Falcomatà, unanimamente riconosciuto da destra e sinistra come il Sindaco di Reggio (soprattutto della sua rinascita culturale e sociale), dei caffé da prendere con chi di “dovere”.

Il buon Italo ha insegnato alla città un sillogismo breve ma incisivo, figlio dei suoi studi classici: ciò che serve è lo “zoon politikon”, l’uomo animale politico (non il politico!).

Il reggino che si impegna, s’impiccia. Che liberamente parla.

Fonti e bloggher citati: Claudio Cordova, Domenico Malara, Massimo Calabrò, Peppe Caridi, Antonino Monteleone.

federico minniti


Oltre lo Stretto

settembre 13, 2008

Indubbiamente la notizia del giorno è l’incontro tra Scopelliti e Buzzanca a Palazzo Zanca. La voce diffusa dal Roto San Giorgio (a firma del giornalista – bloggher Massimo Calabrò) è di quelle rumorose, destinate a farsi eco per tempo.

Tempo, come quello trascorso da quel fragoroso boato di 100 anni fa, del Terremoto che ha distrutto le due Città dello Stretto. Proprio in ricordo di quella tragica data il 28 dicembre 2008, alle 5.20 le campane di Reggio e Messina suoneranno a festa. Sarà la degna chiusura di una lunga notte.

Sì, infatti il Format tanto caro a Peppe Dj si estende e si espande, non dall’Alpi agli Appennini, ma pensi oltre lo Stretto. Una mega Notte bianca, con traghetti taxi che uniranno le due sponde tra Scilla e Cariddi. Ma non di solo show – business si è parlato, ma anche di business e basta. L’Area dello Stretto s’ha da fare: altro che No Ponte!

Tirati in ballo Rfi e Moretti come nemici di Reggio – Messina, gli amministratori si sono dati appuntamento proprio per la fine di Dicembre (questa volta a Palazzo San Giorgio, ndr) dove si formalizzerà l’accordo: “un’ Agenzia di sviluppo territoriale finalizzata a sostenere le opportunità di sviluppo e la promozione del territorio dell´area dello Stretto, utilizzando anche le risorse del Programma Operativo 2007-13, mediante la valorizzazione degli aspetti turistico ambientale e le piattaforme logistiche costiere”, questo quanto emerso dal comunicato.

Rinascita è la parola d’ordine, (copiando uno slogan di una manifestazione fotografica) oltre lo Stretto indispensabile.