Calabria: a quando le nostre “primarie”?

ottobre 16, 2008
immagine di repertorio

Tre anni dopo Palazzo Nieddu è un pò meno muto, un pò meno cieco, un pò meno sordo. Oggi ricorre l’anniversario dell’assasinio di Franco Fortugno, qualcuno dovrebbe ricordarselo.

E non mi riferisco ai colleghi politici, agli amici, ai giornalisti. Mi riferisco a chi in questi 3 anni ha marciato su questo morte. E forse è pure un pò marcito dentro.

Potrei portare a conoscenza dei più chi era Franco Fortugno, non perché lo conoscessi direttamente, ma perché ho avuto la fortuna di incontrare e parlarne con gente che se lo ricordava “piccolo così”, poi medico, poi politico. Poi marito di Maria Grazia Laganà.

Non voglio davvero additare nessuno, però voglio strappare una pagina e incollarla su questo blog. Quel 16 ottobre 2005 ancora sedevo tra i banchi di scuola, nemmeno 18enne ero animato da bollenti spiriti politici. Non è un encomio alla mià gioventù, ma è un ricordo sbiadito di una data, di un avvenimento che reputo sia stato un “treno” per tutti noi.

Sarei riduttivo se scrivessi che è stata una corsa persa, la vita di un uomo non è così poco. Sarei abnorme nel dire che è stato un tir in faccia, perché ancora siamo quì a raccontarci, a raccontare. Credo che però forse si è svegliati dal torpore da cui la nebbia calabra (un evento più unico che raro, ma che in realta ci copre gli occhi da anni immemori) ci aveva lentamente abituato.

Così nasce “adesso-ammazzateci-tutti”, ammazziamo-tutti e via dicendo. Così nasce forse una coscienza nuova, che seppur con mille limiti e mille “sofferenze”, leggo nelle parole di chi oggi a 20 crede che quì “non ci sta scritto di che morte moriremo” (proverbiale modus dicendi dei nostri avi).

Ecco perché credo che le parole del dott. Boemi sulla “partecipazione civile” di Reggio, se da un lato suonano come realistiche, dall’altro un pò mi offendono. Ecco perché oggi ha ancora un senso onorare questa data, questo ricordo. Questa politica, nonostante gli arresti a catena e gli scandali.

Forse quel 16 ottobre un domani cadrà nel dimenticatoio perché cadranno altri corpi senza calore.

Tutto dipende da noi.

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Assopita Regna Sovrana: ‘ndrangheta

ottobre 14, 2008

Qualcosa c’è, ma non si vede bene.*

foto da Internet

E così agli arresti eccellenti di ieri a Gioia Tauro, sono seguiti in massiccio numero quelli che oggi hanno fatto scattare le manette a ben 50 pusher di tutta la Provincia reggina. Le zone d’interesse sono la  Locride e la Piana, lo spaccio, però, avveniva in pieno centro: passava di mano in mano tra Arghillà e Ciccarello, con qualche capatina presso le palazzine di Rosarno. Terra di nessuno, terra di Rom.

Perchè quì i Rom sono consociati (altro che diffamati e denigrati) alle ‘ndrine locali, sono gli “operai”. Manodopera dunque. Lavoro sporco anche stamane all’alba proprio al Rione Modena, dove un pregiudicato legato alla cosca Rosmini – Lo Giudice, Francesco Giordano è stato raggiunto da una pioggia di proiettili da alcuni killer appostati davanti casa. L’uomo è in gravi condizioni, lotta tra la vita e la morte.

Lotte. Chi esige giustizia, chi ne vuole una per sé. Così tutti i politici coinvolti nell’indagine ricevono lettere di solidareità politica, solitamente concepita come cordoglio anticipato. È d’obbligo rispettare il diritto dei vari Dal Torrione, Martelli, Schiavone di non colpevolezza, come tutte le persone che devono ancora essere poste sotto il giudizio delle autorità competenti, però va da sé che il “misfatto” dell’avv. Gioacchino Piromalli, garantito da un cavillo giudiziario, ha fatto cadere nel sacco politici navigati come i sindaci delle due città (ai quali si aggiunge anche Barbieri di San Ferdinando, anch’esso indagato). Tutto troppo semplice.

Oggi spuntano nomi eccellenti, su tutti il fratello della deputata del Pd, Maria Grazia Laganà (moglie dell’assassinato Franco Fortugno) implicati nelle vicende “amministrative” del comune di Gioia Tauro. Tutto questo terremoto ad un tiro di schioppo dall’inizio dei lavori per il Rigassificatore, che dovrebbe portare alla città una florescente crescita economica.

Algebricamente è elementare che tutto ciò che “transita” dal porto, non è merce che frutta guadagno. Se invece anche solo l’1% di questi si “ferma” in Calabria, nella ridente cittadina della Piana il giro d’interessi cresce a livelli esponenziali. Ancora sicuri che l’infiltrazione mafiosa del rampollo del clan Piromalli fosse legata alle antiche beghe per questa o quella uscita della Salerno – Reggio Calabria?

Non è arcinoto che comunque il clan (grazie alla pax mafiosa che condivide con i Bellocco, i Pesce, i Mulé) controlla tutti gli appalti pubblici della zona? E poi a chi agita questioni politiche, non è risaputo che proprio il clan Piromalli appoggiò da sempre i partiti della Sinistra (non per motivi ideologici, si badi bene), ma per la condizione che il solstrato sociale su cui esso “agiva” era per lo più di braccianti agricoli?

Alcuni tesi che vedono la criminalità organizzata dietro il tentativo di golpe di Borghese, non vede i De Stefano osteggiati in Calabria dalla ‘ndrina di Don Mommo Piromalli?

La ‘ndrangheta non è succube di logiche politiche, né (come erroneamente si pensa) è per questo o quel partito che poi la favorirà se eletto. La ‘ndrangheta cambia le regole del gioco, detta ella stessa cosa e come si deve fare, agisce da partito e non da capo elettore.

Terzo livello? Qualcosa c’è, ma non si vede bene.

*Tema trattato dai blog di Claudio Cordova e Antonino Monteleone.