Quell’apatia da monsone

novembre 30, 2008

radiofreccia1ro3

Tra le raffiche di vento non ci riesco proprio a scrivere qualcosa d’interessante.

Potrei commentare le vittorie socialmente utili della Talpa e dell’Isola dei Famosi, dell’ex deputato del PCI Vladimiro Guadagno e dell’ex pornostar Franco Trentalance.

Potrei soffermarmi sull’ondata di maltempo che ha straziato il nostro Paese, in particolar modo ha messo in ginocchio l’Area dello Stretto.

Potrei con disgusto sottolineare l’ennesimo atto teso a destabilizzare la pace e l’equilibrio del sistema planetario a Mumbai.

Potrei muovere delle critiche alla Social Card e ai provvedimenti volti a diminuire l’eco rimbombante della crisi economica che incombe.

Potrei parlare del “conflitto d’interesse” del nostro caro Premier, dell’aumento del 20% dell’IVA per la pay per view.

Potrei con toni commossi dire di aver visto una partita di altri tempi ieri sera tra Juve e Reggina, sotto la neve. Ovviamente ha vinto la Juve, sennò che tempi antichi sarebbero.

Potrei, ma non voglio.

Assuefatto dal rock – movie rispolverato in una lezione universitaria di qualche giorno fa, ascolto i sound della bassa emilia che pare provengano dal Mississipi. E quella voglia di cambiare il mondo, che adesso non c’è più…

Non amo la poesia e mi scuso per questo.

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Silvio Chewingum’s

ottobre 11, 2008

immagine da Internet

I primi mesi di una “creatura” sono sempre corredati da stupore, attesa, felicità. Lo stesso non si può dire per le prime battute che tutti e tre i governi Berlusconi hanno passato: il Silvio I troppo breve per essere un governo, il  Berluscabis che pochi mesi dopo l’inconorazione vede il colpo al cuore del mondo dell’11 settembre e, infine, il III mandato firmato dal Cavaliere da Arcore che vede la più grande recessione mondiale che proprio oggi 11 ottobre, vede la chiusura più “nera” dal ’29 ad oggi.

Roba da Great depression a cui storicamente “deve” succedere un New Deal, un nuovo corso. Ed è quello che il “povero” Berlusconi spera che accada: sono di queste ore i suoi inviti agli investitori di continuare a spingere le azioni, di non “vendere”. Un presidente, un broker come sarcasticamente lo rinominano Vuolter and company.

Certo Berlusconi che aveva promesso mare e monti, ossia ‘o miracolo napoletano e il “decollo” della nuova Alitalia, si trova a fronteggiare un nuovo problema incalcolato, o quasi. Perchè se l’11 settembre lasciò tutti di stucco, questo grande periodo di crisi delle banche è stato preannunciato da (udite udite) Giulio Tremonti, che ben 2 anni fa, fu tacciato dal Padoa Schioppa di turno come “catastrofista”.

Il problema è di quelli che scotta, c’è chi richiama alla memoria gli antichi bot statali, chi la cara e vecchia “mattonella”. Gli economisti credono che questa bubble burst sia, in termini finanziali, come un “biscotto, che se piove si scioglie” (cfr Jim Carrey). Una grande esplosione del chewingum più costoso del mondo, che ci farà masticare amaro.

Un corno napoletano per Silvio, dunque, ma anche per tutti i risparmiatori alla deriva.