Re – play di una partita immaginaria

novembre 28, 2008
(foto Internet)

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Datemi il mio momento di gloria: oltre a bivaccare nella Rete, spesso ricevo degli input naturali che riverso in queste mie colonne libere. Così oggi sento il dovere di pubblicare (sarò mica anch’io soggetto alla par condicio?) una lettera aperta del 26 Novembre 2008 che l’UniMe Ribelle ha indirizzato alla, nientepopòdimenoché, Gazzetta del Sud (ovviamente tacciato come giornale dei potenti!), rea di aver pubblicato lo “sfogo” di una studentessa messinese, iscritta a Legge, che palesava la sua avversione verso i “moti” studenteschi di queste settimane.

Mi sono sentito un pò meno anormale della norma leggendo le parole di “Nancy”, ma oggi voglio lasciare spazio anche a questa replica dura da parte del Movimento Universitario Messinese, sul quale ho già largamente espresso le mie personali opinioni, con tanto di querelle nei commenti.

UNIME RIBELLE

LETTERA APERTA ALLA GAZZETTA DEL SUD DA PARTE DEL MOVIMENTO STUDENTESCO

In relazione all’articolo comparso ieri sul vostro giornale, sentiamo l’esigenza di esprimere quanto segue: se esistono all’interno dell’Ateneo messinese degli “studenti derisi e criminalizzati”, quelli siamo noi: le studentesse e gli studenti che, giorno dopo giorno da più di un mese a questa parte, partecipano attivamente senza ricevere un’adeguata risonanza mediatica, alla lotta per i propri diritti contro la Legge133/08. Ci sembra un atteggiamento puerile quello di chi, come la fantomatica studentessa di giurisprudenza, viene a spiegarci che solo  “standosene a casa chini sui libri” si manifesta la propria presenza e partecipazione democratica nel mondo; che “alla luce del sole” di una lampadina, combattendo “a viso scoperto” nella solitudine del proprio luogo di studio, ci si prenda cura di tematiche vitali come quella del futuro dell’Università italiana (e non solo di quella messinese).

Dov’è  “l’impegno” nella penombra di una stanza chiusa, o tra gli angoli sicuri di una scrivania? Come può manifestarsi un dissenso, come può formarsi una coscienza critica, senza l’incontro dialettico con l’Altro, senza il confronto di una discussione? L’accanimento assolutamente autoreferenziale di Nancy, il suo continuo riferirsi ad una volontà egoistica di studiare e di “migliorare se stessa”, in un momento in cui lo studio, ed il sapere stesso è messo a repentaglio da quell’abominio chiamata legge 133 (che nell’articolo di D’Amico non viene minimamente nominata, come se non stessimo parlando di questo, come se non fosse la minaccia mortale inflitta all’università pubblica ad avere acceso la miccia del movimento studentesco più importante e partecipato degli ultimi decenni), ricorda l’orchestra del Titanic che continua a suonare mentre la nave cola a picco.

(foto Internet)
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La polemica mossa dalla ragazza rimanda ad un ipocrita linea di continuità di tutta una categoria di studenti che, dietro il luogo comune di una presunta maggioranza studiosa e silenziosa, non si dimostrano diversi dai loro rappresentanti negli organi accademici, giustamente ridicolizzati da tutto il paese. Da un lato gli studenti come Nancy affetti da un improbabile sindrome di Stoccolma, divenuti difensori dei loro carnefici, non si accorgono di essere insieme vittime e complici del clima di decadenza etico morale che ormai da anni si perpetua all’interno del nostro ateneo (ricordiamoci a tal proposito dell’intervento della Commissione Antimafia del 1998). Dall’altro i rappresentanti “istituzionali” che in una situazione paradossale ed ossimorica, non “rappresentano” nulla, se non le loro squallide dinamiche elettorali basate su feste in discoteca e clientele. Tali soggetti, piuttosto che rappresentare l’esigenze degli studenti, preferiscono esprimere solidarietà al magnifico rettore, come avvenuto durante quella anticipazione del Circo Togni che è stata l’assemblea di giorno 21 novembre, una messinscena attuata per mascherare l’incapacità e la mediocrità di chi è riuscito solo a moltiplicare cattedre, a sperperare finanziamenti pubblici, a divenire mecenate di improbabili opere pittoriche ecc. Questi fantasmi non rappresentano la voce di quelle migliaia di studenti che scendendo in piazza tre volte in tre settimane, hanno manifestato il loro dissenso con coraggio e soprattutto senza, a differenza della cara collega di giurisprudenza, rimanere immobili e inermi di fronte a questo smantellamento generale del sapere in Italia. A tutti i ragazzi come Nancy vogliamo dire che il vero impegno significa molto più che sottolineare il Codice Penale o sostenere esami di diritto privato; e che impossibile migliorarsi in mezzo all’indifferenza e al silenzio. La vera “strumentalizzazione” viene attuata dalla censura dei media nei confronti dei ragazzi che portano quotidianamente le loro gambe e le loro facce in piazza, nelle strade, nei locali autogestiti del rettorato, come dimostrato rumorosamente questo fine settimana. A questi ultimi diamo appuntamento a Piazza del Popolo (piazza lo Sardo) venerdì 28 novembre alle ore 17, insieme a tutti i lavoratori e ai precari che intendono ribellarsi alla distruzione dei diritti sociali: trasporti, sanità, istruzione.

Le studentesse e gli studenti di Unime Ribelle

Beh, alcune frasi si commentano da sole: studiare equivale a rimanere nella penombra dell’indifferenza verso il proprio futuro, mentre “sloganteggiare”  fa più figo e fa bene alla salute dell’Istruzione e della Cultura del nostro Paese: avremo ancora tanti e troppi docenti figli di papà, molti e insopportabili idealisti assuefatti dalla morale da rivoluzionari incalliti e pochi seri professionisti che badano al loro mestiere. Ma la mia si sà è una disamina di parte, io faccio parte ci quella penombra che tutto tace, vittima del sistema, che però è vero è diverso da Nancy. Io ogni tanto qualche fesseria dalla bocca me la faccio scappare dalla bocca. Ma condannati siam per manco di voto…