Fantaparon – non è un extraterrestre

ottobre 22, 2008
foto liberamente tratta da internet

Oggi ho appreso la notizia che l’ex stella della Nazionale inglese David Beckham vestirà (e non per una sfilata di moda!) la maglia del Milan. Lo spice boy gode di ottima stima negli ambienti mondaioli, tant’è che voci malefiche credono che il suo acquisto sia l’ennesimo colpo di marketing, perché si sa il bel David non attira più per il suo piede vellutato, bensì per il suo glamour e per la mogliettina, tale Victoria Adams.

Invece io vado controcorrente, questo è l’ennesimo acquisto da “fantamercato” che zio Silvio de’ Paperoni ha voluto operare per la “fantasquadra”, la società di via Turati. Ma mentre un tempo, quando la politica era relegata agli scantinati dei suoi interessi quotidiani, il Paron metteva mano al taschino e prendeva ragazzotti dal futuro certo (operazione Pato di oggi si vede che è stata fatta quando Lui non era in maggioranza!), oggi farfuglia qualche nome “grosso” e lo vuole prendere per forza.

Fu così che approdò qualche tempo fa Rivaldo, poi Ronaldo e la fissa per i brasiliani non gli finì mai. Quest’anno volle chiudere il cerchio ed ecco Dinho. Non entro in merito della scelta tecnica, ma la corte di Re Silvio non poteva privarsi del dentuto fuoriclasse brasiliano, tant’è che da Arcore il flirt è durato anni e anni.

Così Maldini resta lì al centro «Paolino non si cambia», pare aver pronunciato Berlusconi dopo le ultime prove del big rossonero. E via dicendo tutti gli ex campioni passano dal Milan: vogliamo parlare di Bobone Vieri, colui che rese MilanLab un investimento funzionale a qualcosa o qualcuno? Oppure del Puma Emerson. Non voglio mica pensare a Redondo, lì si trattò di sfortuna.

Qualche milanista (come me) potrà obiettare che con Pippo Inzaghi ci si è vinti la Champions. Vero, grazie anche a Cafù, Serginho, Brocchi e Simic. Roba che nemmeno la Beneamata spendacciona poteva prendere.

E quindi perché sorprendersi dell’arrivo di Beckham? Chi è abbonato da anni a Milan Squadra mia legge che l’ex centrocampista di Manch. Utd e Real Madrid doveva approdare in riva al Naviglio già dalla stagione 1998/99 (magari!). Oggi c’è e si vede.

Un’ultima cosa: come fa un calciatore che ha fatto tanti gol, ha persino vinto un pallone d’oro,a restare lontano da Milanello quando questi è nato il 29 settembre, stesso dì che 72 annifa vide il concepimento del pargolo Silviuccio-mi-son-fatto-da-solo? Eh no, vedere il Presidente del Consiglio, stile Valeria Marini, gridare “Andriy videochiamami!“, questo non è proprio possibile.


Bova Marina: the day after

ottobre 10, 2008

pubblicato su strill.it

Guarda il video in esclusiva dal Cpa:

Volti distesi, un pallone che rimbalza, rotola. Un pò come la sorte degli eritrei, sbarcati ieri sulle rive del litorale jonico reggino, condannati ad un destino da clandestini, lontano dal loro desiderio di rivalsa sociale, che li ha portati a salpare a bordo dell’ennesima “carretta della speranza”.

Donne e bambini, ma soprattutto tanti ragazzi scappati da una guerra civile disconosciuta dai più, hanno preferito avventurarsi in questa « odissea infinita » pur di raggiungere la tanto agognata terra promessa. Uno di loro conosce benissimo l’inglese, dice di essere laureato in Scienze Culturali. Il suo sogno è quello di poter raggiunger Liverpool per proseguire gli studi. Via mare ovviamente, prendere l’aereo non è possibile.

« A good trip, the sea was calm »,  anche la buonasorte si è dimostrata benevola, ma nonostante questo, la notte è stata dura da digerire: ammassati nel peschereccio, le condizioni erano critiche. Poi anche un errore di rotta, « il Gps – continua il giovane eritreo – non ha funzionato al meglio, infatti, l’intezione era quella di arrivare in Sicilia. »

Attorno a lui, giungono altri che ci parlano di ciò che il made in Italy è in Eritrea: « macchina, gomme, motore », la FIAT lì ha ancora il suo fascino. E proprio alle fabbriche puntano questi ragazzotti che però non “sanno” quanto gli è costato questo viaggio, non “vogliono” sottoporsi all’identificazione tramite impronte digitali, « se faremo questo saremo “costretti” a rimanere a lungo in Italia ».

Il Centro d’Accoglienza di Bova è un andirivieni di forze dell’ordine, ambulanze, semplici volontari. Chi è malato, chi è debilitato dal viaggio, chi scalzo cerca « only shoes ». È ora di pranzo, tutti di corsa in palestra: i morsi della fame si fanno sentire, negli occhi la speranza che « the final solution » non sia per loro ostile.

un sentito ringraziamento va a Sonny Zema.