Le legge è uguale per tutti: a casa!

gennaio 27, 2009
Ormai rimane l'ombre che sia un'utopia la Giustizia (foto Internet)

Ormai non ci rimane pensare che sia un'utopia la Giustizia (foto Internet)

E poi ci domandiamo perché i giornalisti di giudiziaria sono gli unici ad avere appeal tra il pubblico. Perché sono gli unici che intendono il termine Giustizia con la sua giusta e retta connotazione. C’è da fare un distinguo però: tra quelli che di professione fanno i surfisti e quindi hanno l’accanimento terapeutico contro il Divo Giulio di turno e quelli che solerti e silenziosi fanno il loro sacrosanto lavoro.

Ho scelto di appartenere ahimé a quest’ultima schiera e non scrivo per incensarmi il capo, ma per dar atto che siamo proprio in un Paese che più che uno Stato civile sembra una cagata pazzesca. Eh sì, cari noi aveva ragione il ragionier Fantozzi, mi domando e dico: tutti i nostri grandi intellettuali dell’anticrimine ad accanirsi contro il Lodo Alfano, pure i banchetti (in un tempo di magra, al posto della frutta si cerca di vendere La Qualunque) oppure contro le dichiarazioni fuori-di-senno del premier Silvio Berlusconi. Ma mai nessuno che centri il problema?

Dice bene l’amico Domenico Malara, quando saggiamente constatata che in Italia la certezza della pena è davvero un caso da Scherzi a parte, ove anche chi si autoaccusa, tempo lampo si ritrova bello e comodo sul divano di casa a guardare la TV. Gli stupri, senza far intervenire l’esercito, sono tra i crimini più abberranti che la mente umana possa concepire. Crimini che sono all’ordine del giorno e che vedono un incertezza dell’ordinamento giuridico da far paura.

Oggi il ministro Alfano (concordo in toto con Claudio Cordova quando dice che, Lodo a parte, il suo operato merita un plauso bipartisan che non arriverà mai, vedi sopra i professionisti che cantano in coro “Noi siamo i giovani, i giovani…“) parlava di emergenza – giustizia: il limite, la macchia è l’estrema lentezza. E ci risiamo.

Potremmo obiettare, chi come me preferirebbe il linciaggio che i domiciliari per Davide Franceschini (il reo confesso dello stupro della notte di Capodanno), che in taluni casi è troppo celere, troppo. Una storia già vista questa.

Troppe volte siamo a recriminare su sentenze alquanto “strane”: il giudice (che bel titolo questo!) Marina Finiti, oggi cala il sipario sull’ennesima tragicommedia all’Italiana. Forse è vero che fra qualche anno casi di Cesare Battisti non ce ne saranno più. All’epoca gli omicidi si punivano, oggi si mandano a casa, poveri un pò di calore domestico.

La vita straziata di chi subisce violenza sessuale quella no, non torna più indietro, sul divano davanti alla TV.

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Incontri Ravvicinati

novembre 7, 2008

Non gli UFO, ma frequentazioni pericolose alla base del trasferimento del Pm Cutroneo

482ef29d04ae8_normalfoto liberatamente tratta da Panorama.it

Il Pm Santi Cutroneo è stato trasferito d’ufficio e destinato ad altre funzioni dalla sezione disciplinare del Csm, su richiesta del Guardasigilli Angelino Alfano. Via da Reggio Calabria.

Sul groppone accuse gravissime: « frequentazione con esponenti di cosche criminali, ”insanabili” contrasti con i colleghi e ”sfiducia” anche nei confronti del capo dell’ufficio, che non informò della possibile presenza di una microspia in procura e della “bonifica” fatta fare nella propria stanza, impedendo così l’avvio di indagini sulla vicenda ». (fonte Ansa)

Come riportano tutte le agenzie nazionali, Cutroneo avrebbe frequentato una persona denunciata per associazione mafiosa, Ugo Marino, peraltro omettendo di iscriverla tra gli indagati di un suo procedimento.
Una frequentazione continuata anche quando si stava occupando di un procedimento a suo carico, visto che partecipò, come suo ospite, all’inaugurazione di un negozio a Taormina al quale
erano presenti anche familiari del latitante Condello. Tutto questo senza neppure informare il collega, Salvatore Boemi, con cui condivideva l’indagine ma con cui « vi erano ragioni di grande contrasto personale e professionale ». (fonte AGI)

« A Cutroneo viene contestato quindi di aver “mancato gravemente ai propri doveri”, con comportamenti di “intrinseca gravità” che hanno creato “insanabili contrasti con gli altri colleghi” della Procura reggina. Serve un intervento “immediato”, deve essere allontanato in modo “impellente” da quell’ufficio poiché la sua permanenza all’interno dell’ufficio di Procura assolutamente incompatibile con il buon andamento dell’amministrazione della giustizia ». Richieste ribadite oggi a Palazzo dei Marescialli dal rappresentante dell’accusa, il sostituto pg della Cassazione Vito D’Ambrosio, e oggi accolte dai consiglieri del Csm. (fonte APC)

Altra triste storia “grigia” tra ‘ndrangheta e legalità. Roba dell’altro mondo, per meglio dire di Reggio Calabria.