Eluana è morta

febbraio 9, 2009
Eluana Englaro (foto Internet)

Eluana Englaro (foto Internet)

Alle 20.10 Eluana Englaro ha smesso di vivere.

Non voglio marciarci su, chi è attento e sa leggere tra le righe ha notato il mio silenzio a tal proposito. Il mio ultimo intervento su questo caso risale al 14 novembre 2008, non si tratta di indifferenza, ma di rispetto.

Rispetto in primis per il signor Beppino Englaro. Un padre che ha perso una figlia, un padre che per 17 anni ha sofferto per lo stato irrimediabile di fine della figlia. C’è da distinguere il caso umano e il caso politico. Beppino Englaro  non merita le crociate contro. Non merita di essere accusato, di essere il capo espiatorio dell’intera vicenda.

Giorgio Napolitano è stato solerte a sottolineare che non ci sono “campioni di solidarietà”, ma ci deve indubbiamente essere una morale più alta rispetto ai luoghi comuni con cui è stato trattato il caso Englaro.

Non si può schematizzare anche questa morte con l’idealismo dell’antiberlusconismo. Provo grande disprezzo per chi ha strumentalizzato il tutto, quando i suoi di alleati dimostravano che la coscienza è più forte di un colore politico.

Niente predicozzo, né presa di parte.

La mia posizione non è oltranzista. Mi sono schierato fortemente a favore del testamento biologico, dirò forse posso pure concepire il caso Welby ma no, questo no, non accomunatelo ad Eluana. La giovane rimasta coinvolta 17 anni fa in un maledettissimo incidente stradale non ha scelto di voler staccare l’alimentazione. Almeno lei non l’ha scelto.

Le barricate ideologiche mai come in questa vicenda sono venute via via meno, perché chi si è schierato favorevolmente (parlo di gente con senno e con un minimo di cognizione umana, gli altri, i facinorosi della anarchia davvero non devono essere presi in considerazione) alla fine “pilotata” della vita di Eluana lo ha fatto solo per rigore politico. Che stasera è crollato pure quello.

In cattiva fede penserei che i conti non tornano, che Eluana si è spenta troppo velocemente. Spero che le autorità competenti facciano luce, così come spero che il Parlamento faccia il suo corso, affinché la deregulation che vige in materia nel nostro Paese sia colmata da una legge che sarà votata da un’aula che non è sorda e grigia come tutti vorrebbero far intendere. Persino il moralista Di Pietro ha lasciato la libera coscienza a tal proposito, lui che certo non è un estimatore del Premier.

Voci di corridoio sussurrano che Giovanni Russo Spena abbia allacciato contatti con Beppino Englaro, per un eventuale candidatura. Spero di essere smentito, ma non mi scandalizzerei se domani lo vedessi seduto tra i banchi di quel Parlamento europeo là. Tanto dopo la Camera delle “vedove”, certi partitini pescano nelle disgrazie e poi puntano il dito.

Ribadisco teniamo lontana la politica dal caso umano, oggi a Beppino Englaro va lasciato il silenzio che ha cercato, ai cari, agli amici di Eluana il rispetto per un dolore che non si acuisce nemmeno dopo 17 anni. Eppure c’è chi la definisce un vegetale, chi la definisce una morta a tutti gli effetti da sin dopo quella operazione. Eppure oggi siamo quì a dire, Eluana ha perso la vita.

Quante persone come lei vivono lo stato terminale della loro esistenza nel silenzio e nel conforto dei loro cari? Quante cliniche si prendono carico e cura di casi simili a quelli di Eluana che tuttavia non alzano tutto questo gran clamore?

Morire non vuol dire perdere di dignità, anzi. Purtroppo tutta questo vocio ininterroto che accompagnerà queste ore renderà il dolore più frivolo. Una figlia merita altro, non questo.

Esprimo la mia personale vicinanza a tutta la famiglia Englaro e a tutti coloro che soffrono per questa morte. Sicuro che adesso Eluana vivrà di una quiete eterna.

Federico Minniti


E Loiero denunciò Di Pietro

gennaio 29, 2009

este_25113656_37080 Non dev’essere proprio un gran periodo per Antonino Di Pietro: il leader dell’Italia dei Valori è in balia ad una serie infinita di note sul registro, roba da bocciattura.

Ma, e vado in soccorso del malcapitato, se anche coloro i quali sono i resposabili dell’Amministrazione locale calabrese si prendono il lusso di denunciarlo, beh qualcosa mi puzza sotto il naso. Signori e signori eccovi la teca di agenzia:

La Giunta regionale della Calabria ha deciso di inviare le dichiarazioni dell’on. Antonio Di Pietro, secondo cui “9 miliardi di finanziamenti europei scompaiono nel nulla ogni anno in Calabria”, al dirigente dell’Avvocatura regionale con il mandato di valutare la situazione e denunciare in sede penale il parlamentare di Idv. Lo rende noto un comunicato.
Secondo il giudizio unanime della Giunta regionale, presieduta da Agazio Loiero, riunita questa mattina per richiedere al governo lo stato di emergenza per i danni del maltempo, quanto dichiarato da Di Pietro “non solo e’ falso, come e’ facilmente dimostrabile, ma procura un danno incalcolabile, e non solo d’immagine, alla regione”.

“Quel che Di Pietro afferma – secondo la giunta – mette a rischio, con gravi ripercussioni negative sull’intera Calabria, il rapporto di fiducia che questo governo regionale sta recuperando con l’Unione Europea, alla quale sono stati garantiti programmi seri e spesa trasparente cosi’ come e’ avvenuto negli anni della gestione Loiero. La doppia visita in Calabria da parte della commissaria Danuta Hubner, per incontri con il governo regionale a dicembre e quindi a gennaio per l’arrivo del presidente Giorgio Napolitano, e’ stata la testimonianza di una fiducia ritrovata che le improvvide e assurde parole di Di Pietro possono minare”.

“I nove miliardi che secondo Di Pietro ogni anno finiscono alla criminalita’ organizzata e ai partiti – sottolinea la nota della giunta regionale – sono soltanto nella fantasia del parlamentare da giorni in stato confusionale. Tutto il Por 2007-2013 vale si e non quella cifra che va spalmata in sette anni per assicurare alla Calabria una serie di infrastrutture di cui e’ priva e per aiutare la regione a raggiungere standard europei”.

Ebbene sì, non sdrucciolatevi gli occhi! Quel che leggete è firmato ADN Kronos, mica me lo son inventato mi. Che sia chiaro: forti dubbi aleggiano da tempo sui fondi Por europei, ma Di Pietro ci è ricascato con la sua dialettica da pornopolitica, proprio come un asinello. Giammai! Lui con Mastella manco tale sorte vuol condividere, allorché eran separati in casa tempo orsono.

Ma Agazio, Agazio, Agazio! Cosa mi combini? L’IDV che reca danno d’immagine ad una regione come la Calabria, ma suvvia! Lo sai bene anche tu, non di solo propaganda vive il calabrese. Siete tutti inquisiti! Ma allora perché vi nascondete dietro queste “mascherine”, ancora per Carnevale ne passa un mese.

E poi “rapporto di fiducia con l’Europa”? Sì, per finanziare con otto milioni di euro (1 in meno rispetto a quanti citati da Di Pietro) la Nazionale azzurra di football. Per finire il Consiglio Regionale degli orrori tira in ballo Napolitano, ma che c’azzecca? E lei sì che è un Cavaliere, caro Agazio, come cavalca l’onda lei…

Certo qualcuno rimprovererà Di Pietro di eccessiva critica, qualcun’altro potrebbe sentirsi risentito da queste mie dichiarazioni. Dimenticavo che siamo in un regime, ma và…


Lettera aperta a Antonino Di Pietro

gennaio 28, 2009

Decoro, parola assai lontana.

Non vi spaventate. Non mi sono presa la malsana e lugubre idea di essere io il promulgatore del pensiero nazional popolare, le mie lettere aperte quivi son fatte proprio nell’attimo in cui sto per perdere le staffe, dunque mi appello al buon senso. Prima di addentrarmi quindi nella mia nota pubblica, sottolineo come anch’io  sono stato polemico nei confronti del Capo dello Stato (https://federicominniti.wordpress.com/2009/01/16/lettera-aperta-a-giorgio-napolitano/) nei giorni della sua visita a Reggio Calabria, perché credo che la Sua figura debba essere più solerte in talune circostanze. Un abisso, le mie puerili accuse dinnanzi alla calunniosa arringa mossa dal leader dell’Idv.

Scrivo.

Antonino Di Pietro, leader dell'IDV (Foto Internet)

Antonino Di Pietro, leader dell'IDV (Foto Internet)

Egregio Onorevole della Repubblica Italiana Antonino Di Pietro,

questa volta l’ha combinata davvero grossa! Per bacco, non andiamoci giù per il sottile con le sdolcinerie formali del caso. Lei ha preso una bufala: ma al posto di cercare di arrampicarsi sugli specchi rotti dalle sue urla perché non chiede scusa al Popolo Italiano? Sì, non a Giorgio Napolitano. Ma all’intero Popolo che Le permette di vivere una vita piena di comfort e fior di quattrini nella saccoccie sue e del suo movimento poi Partito, mo’ soviet.

Io, per forma mentis, apprezzo tutti coloro che s’impegnano, i cosiddetti uomini di buona volontà. Voglio darLe sinceramente anche il beneplacito di appartenere a questa categoria (anche se le ultime inchieste hanno svelato la conduzione familiare del suo partito, bella meritocrazia, bella politica), però Lei Antonino Di Pietro si dovrebbe ricordare che quando apre bocca lo fa a nome dei suoi elettori e poco importa se si tratta di una democrazia da “rozza materia” (citaz. Noberto Bobbio), Lei è un Deputato della Repubblica Italiana se lo ricorda?

Se lo ricorda quando spara a zero su tutti, dando dei collusi a chiunque non sia nel cerchio dei suoi fedeli compagni di merende? Antonino Di Pietro, Lei sta commettendo l’errore più anacronistico della politica: Lei non è più magistrato, ma insomma ancora non ha letto un manuale di teoria politica (basti rintracciare il fondamentale Hobbes) in cui rintracci questo semplice ma essenziale sintagma?

Arriviamo al fatto “incriminato” (La prego non inizi con le sue elucubrazione sui figli e figliocci di Mani Pulite!): dare del “mafioso” (e ne Lei, ne i suoi amici di brigata, voglia divincolarsi da tale affermazione poiché il silenzio da mafioso chiamasi omertà, caratteristica di un uomo mafioso o affine ad esso) al Presidente della Repubblica e sputare nell’occhio a tutti noi italiani.

“Ciangiu cu n’occhiu”. La saggezza popolare viene in mio soccorso, ma non in Suo. Anzi: per troppo anni la nostra Repubblica è stata garantista dei loschi sistemi delinquenti, sotto il manto del perbenismo di massa si è nascosta l’invertebrata massa di ladri che il nostro Paese coglie in seno. Per grazia di Dio, ma anche degli uomini siamo tutti a conoscienza di questo lato B del nostro Stato, quello più famoso oramai. Le negatività.

Ma caro Di Pietro, il suddetto mafioso Giorgio Napolitano rappresenta l’altra metà del cielo, quel side A di brava gente, di lavoratori onesti, di persone con la schiena dritta che sono italiani. Giorgio Napolitano è custode della Costituzione, unico appiglio che ci unisce ancor oggi alla nostra storia e ai nostri padri, principi democratici.

Antonì Di Pietro questa volta hai sbagliato, vedrai come nemmeno il tuo amicone Travaglio ti difenderà, menchemeno Santoro o Grillo: i paladini dell’antiberlusconismo, non sono i paladini dell’anti – repubblica.

Ha fatto una pessima figura dinnanzi al mondo, una figura da ultras scatenato e un pò fumato. Non Le resta che chiedere scusa, magari avesse il “rossore” di dimettersi. Ma i soldi fanno la felicità e pure la faccia tosta. Tutto questo con il suo ruolo da Deputato della Repubblica italiana, che c’azzecca?

Il mio più sincero augurio di buon lavoro per il proseguio delle sue attività politiche.

Cordialmente,

Federico Minniti


Lettera aperta a Giorgio Napolitano

gennaio 16, 2009

Torno a parlare.

Annunciato, promesso, quel che volete: per me ciò che conta è che torno a parlare. Oggi 16 gennaio 2009, oggi nel giorno di Giorgio Napolitano a Reggio Calabria. Eppure sono rinchiuso nelle mie mura domestiche a svolgere fedele il mio compitino di studente alle prese con Dottrine Politiche e alcuni comunicati stampa da inviare di basso rilievo. Chiedo venia. Avrei potuto, in qualche modo, essere ad un palmo di naso dal Presidente. Minimamente inseguendo la carovana presidenziale, parimenti intrufolandomi, con mezzi leciti e non, a qualche sua apparizione nella città dello Stretto. Ho scelto di non farlo, però qualche parolina la vorrei dire al caro Giorgione nazionale (mi si perdoni l’eufemismo): perciò ho deciso di scrivere una lettera aperta e di pubblicarla sul mio blog.

il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, oggi in visita a Reggio Calabria (foto tratta liberatamente da Internet)

il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, oggi in visita a Reggio Calabria (foto tratta liberatamente da Internet)

Egregio Presidente Giorgio Napolitano,

tagliamo sin da subito la testa al toro: al diavolo i formalismi. Le premetto che parlerò chiaro, altrimenti avrei difficoltà a capirmi io stesso. Lei oggi ha “omaggiato” la nostra città della Sua insigne presenza, di questo non possiamo che prenderne coscienza e ringraziarLa vivamente.

Mi permetto di dirLe una cosa del tutto personale, stamane leggevo “[…] gli uomini sono nati liberi, e dovunque si ritrovano in catene… […]” che Jean-Jacques Rousseau non le mandasse a dire è noto. Lei è da ieri sera sul suolo reggino, eppure mi ha già riservato la prima piccola delusione, me la passi. Lei è il Presidente della Repubblica italiana, perciò rappresenta il punto più alto della sovranità popolare della nostra, bistrattata, Nazione. Lei è un pò il “papà” di tutti i “cittadini” italiani. Ecco dicono di Lei che sia un uomo colto, ma di natura verace. A vedere i suoi primi anni da Prima carica dello Stato, mi sa che la coltre polverosa del Quirinale ha indebolito le Sue forze, non è il primo. Non sarà l’ultimo.

Di ultimo forse avrà un nonsoché. Dicono che sarà l’ultimo dei Presidenti ex Pdci, proprio Lei che nel corso della Sua carriera politica, ha snaturato questa stessa essenza da “ex” comunista. Ma sorvoliamo. Avrei preferito vederla stamane in piazza Duomo, come si faceva un tempo, sul palchetto d’onore, con affianco il sindaco più amato d’Italia, Peppe (così è conosciuto, non voglio essere irriverente) Scopelliti, il presidente della Provincia Pinone Morabito e il governatore della Regione, Agazio Loiero. Oltre ovviamente al Questore, Sante Giuffrè, il superprocuratore Pignatone e il suo rappresentante massimo, il prefetto Musolino. Li avrei voluti vedere tutti accanto a Lei e farvi una bella foto. Poi mentre vi stringevate la mano, come d’etichetta. Uno ad uno.

Presidente Napolitano, il popolo reggino (ma calabrese più in generale) è stanco di sentirsi ancora dire che siamo figli di una rivoluzione fascista (su questo argomento tornerò più avanti), ma vorrebbe da Lei un segnale chiaro verso, ad esempio, questa Regione Calabria che trasuda inquisiti da ogniddove: è possibile che Lei, egregio Presidente, non possa guardare negli occhi il buon vecchio Agazio, che con Lei è stato pure compagno di maggioranza, e dirgli: Ma quanto ancora dobbiamo colare a picco!?

Presidente quanto ancora dovremmo aspettare una legge che impedisca a “persone” passate in giudicato come affiliati e/o conniventi alla ‘ndrangheta di sedere nei posti di potere? É forse un’utopia chiedere che chiunque venga coinvolto in indagini venga temporaneamente sospeso da ogni carica che riveste fin quando il processo non sia terminato? Com’è ovvio, per via della meritocrazia democratica, se questi risultasse completamente estraneo, una volta passati tutti i gradi di giudizio che il nostro ordinamento prevede, dev’essere re – integrato nonché rimborsato del danno economico e d’immagine subito? Oppure tutti devono essere trattati da Alta Carica dello Stato? Ci lamentiamo tutti del Lodo Alfano, ma la realtà “piccola” non è poi così differente, dai Berlusconi e via dicendo.

Presidente, Lei oggi è a Reggio Calabria. Ieri un tribunale della città ha assolto il boss della cosca Labate, “timangiu” (ti mangio), che quindi vede vicina la via della libertà. Una persona acclaratamente definita mafiosa, perdipiù boss e reggente di una cosca. Sono il primo a dire che per rilanciare Reggio bisogna promuovere la sua immagine positiva, come il nostro Primo Cittadino ci indica di fare. Presidente, quando Salvatore Boemi (che Lei dovrebbe conoscere) dice che a Reggio la città non collabora, le pare una “ripartenza” questa?

Ma allora ‘ndrangheta a parte va tutto bene? Beh diremmo di sì. Presidente Lei arriva in quel di Reggio, anche per innaugurare il nuovo centro della Piccola Opera, creatura di Don Italo Calabrò. Giorgio Napolitano, la povertà esiste ed è più evidente di quanto si cerchi di celarla. Bambini, disadattati, disagiati. Lo sà che la Provincia reggina, certo che lo sa, è tra i primi posti in rapporto cittadinanza e violenze subite dalle donne nei locali domestici. 1 su 10 subisce violenza e non denuncia. 1 su 10.

Lei ha visitato anche l’Università Mediterranea. La Calabria compare ai primi posti come ragazzi che intendono proseguire lo studio: quanti di questi si iscrovono solo perché non hanno altre alternative? Quanti di loro pochi anni dopo sono costretti a rivolgersi al “compare” di turno per ottenere uno stipendio?

E il lavoro in nero? Pare essere scomparso di botto questo problema. La disoccupazione e le morti bianche, dalle nostre parti si combattono con il compromesso. E gli extracomunitari? Arrivano senza nome e cognome, ma sanno già a chi rivolgersi e cosa fare. Con le debite eccezioni, certo.

Povertà figlie e figliastri di uno Stato che oscilla dall’iper presenza alla latitanza. A quanti commercianti ha stretto la mano Presidente Napolitano?

Concludo dicendo: ha visto i famosi manifesti “Caro estorsore, buon 2009!”. Li hanno chiamati i germi della rinascita, portano la firma di Azione Giovani. Quegli stessi giovani che quasi 40 anni fa furono etichettati fascisti. Gli stessi. Chi l’ha detto che l’Antimafia è di sinistra, come tutto il mondo vuole farlo apparire Un pò come quando si sostiene che tutto l’antifascismo fossero i comunisti. Ma in questo forse tocco qualcosa di troppo personale.

Sono fiero che Lei è nella mia città, davvero. Spero ci ritorni presto.

I miei più cari saluti,
Federico Minniti

Violante: siamo uomini o caporali?

dicembre 27, 2008

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Torno a scrivere dopo tempi immemori. E torno a parlare ancora di politica, non chiedetemi perché.

Questa volta focalizzo la mia attenzione (e spero anche un pò la vostra) su un personaggio in particolare: Luciano Violante. Un tizio bizzarro che, tanto per cambiare, ha svestito i panni togati per indossare la giacca – e – cravatta da parlamentare, giungendo fino all’essere una delle 4 alte cariche dello Stato. Un iter pienamente figlio dell’ondata giustizialista post Tangentopoli.

Parlo di Luciano Violante e della sue dichiarazioni rilasciate a Laura Cesaretti per Il Giornale di Mario Giordano: « Il Pdl non faccia come noi durante Mani Pulite: non usi la giustizia come arma politica ». Poffarbacco!

A volte ritornano. Violante il furbetto, il giudicatore ad personam: colui il quale sgretolò gli ultimi bisbiglianti tentativi di difesa interni alla sinistra italiana. « C’è ormai un groviglio incestuoso tra dirigenti e interessi privati che tocca tutti ».

Ha ragione Uolter a parlare di questione morale (a tal proposito vi rimando anche ad una questione prettamente giornalistica, il caso Barnard), a commissionare le varie sedi bollenti del partito. Ha ragione perché dopo Tangentopoli, tutti i tipetti furbi come Violante hanno avuto la sbornia di sentirsi degli immacolati, dei mammasantissima intoccabili. Oggi c’è la dimostrazione che il malaffare è trasversale, anche a casa Di Pietro (soprattutto nell’ubicazione di Cristiano, il figlio) ha bussato alla porta la giustizia dai due pesi e due misure.

E mi perdonino i più, invaghiti, dalle perorazioni di chi (come Travaglio, si è fatto il culo pieno con le pubblicazioni contro questo o quel politico a lui avverso) credeva che solo Forza Italia, Alleanza Nazionale e Udc avessero dei delinquenti tra le liste elettorali. Non si sbagliavano mica.

Però, c’è sempre un però, i furbetti come Violante ora si “sono messi da parte”: spazio ai giovani (inquisiti) questo lo slogan che campeggiava. Purtroppo scrivo da disilluso, perché io guardavo al PD con la giusta ottica di chi crede in un progetto nuovo, invece altro che innovazione, siamo alle solite. Pagherà solo Veltroni e buonanotte al secchio.

Il primato morale comincia a crollare piano piano, nemmeno Di Pietro né è immune. Dove ci porterà tutto questo? Lucianone, l’ex magistrato, trova la soluzione: meno ministri ombra, più presenze sul territorio. Così il partito potrà risollevare la testa, come se bastasse.

Riforma della giustizia in primo piano. Violante paventa il nuovo “Titanic”. Sornione avrà sorriso: che tempesta giudiziaria per i compagni di merende. Magistrati, maledetti!

Anzi, «Chi guida il partito deve avere attorno gente solida, strutturata, autorevole e autonoma, capace anche di dire di no. Dicendo sempre sì, i caporali finiscono per scavare la fossa ai generali».

Resta da decifrare chi siano i caporali e i generali. Il dubbio è lecito.


Vota Antonio, vota Antonio

dicembre 19, 2008
Antonino Di Pietro, il Re della contropolitica (foto Panorama)

Antonino Di Pietro, il Re della contropolitica (foto Panorama)

Casa Veltroni sembra essere, oggi, l’oasi felice per chi adora sparare nel mucchio (d’indagini). Che siano proiettili di carta o di microcip poco importa: la valanga si è innescata. Si salvi chi può!

Tonino Di Pietro, il magistrato – politico amico di Travaglio, il giornalista – magistrato, è l’espressione dello scenario reazionista della politica italiana. Tanta brava gente, animata dai buoni propositi lo vota, al partito – uomo Italia dei Valori: più che giusto, affermo io.

Ma l’escalation dell’Idv rassomiglia mica poco a quello della Lega Nord. Voi direte: la Lega è fondato sul territorio, l’IDV no. Esatto. E ce ne sarebbero molte altre di differenze.

Lega Nord: partito perlopiù di medio – basso ceto, con un ideologia socialista della società sta schierata col centrodestra. Leadercentrica (anche se col tempo si sono sviluppate al suo interno diverse correnti), si è caricata sulle spalle il malcontento di una parte degli italiani, soprattutto con le sue provocazioni anti – extracomunitari.

Italia dei Valori: anche in questo caso partito non di certo dell’alta borghesia, ideologia liberale, ma che siede affianco agli ex comunisti e alcuni ex DC, vittima del cesarismo di Di Pietro (ma con timidi tentativi di nuovi uomini carismatici), si fa portatrice di alcune istanze, figlie dell’antiberlusconismo, aspra opposizione su tutto ciò che il Governo (e l’opposizione) propone.

Inoltre entrambe le due formazione godono di alcune simpatie importanti nei nuovi mezzi di comunicazione di massa, dove i grandi partiti soffrono. Sono vicini al territorio, lo vivono, lo palpano. Politica d’altri tempi con in più molto, tanto, Internet.

Idv e Lega Nord ago della bilancia: ruolo diviso a sinistra e a destra sempre più di spartiacque tra vittoria e sconfitta. Due partiti per natura giustizialisti, due partiti. Forse gli unici.

Mi và di ricordarvi una frase del novembre 1994 che pronunciò Umberto Bossi: «O muore lui o muoio io».  Destinatario Silvio Berlusconi: il Cavaliere andò a casa, con il beneplacito di Oscar Luigi Scalfaro e del suo ribaltone. La Lega vinse nel 1996, cadde fragorosamente nel 1999 (Europee). A Natale dello stesso anno convolò a seconde nozze con Re Silvio, per non lasciarsi (finora) più. Da lì una crescita graduale ma poderosa del consenso.

Vi ricorda qualcuno questo Out-Out? A me sì, la maxioperazione impiantata da Antonino Di Pietro ai danni di Veltroni: una trappola che costerà caro al segretario del Pd, forse la testa. Di sicuro, per la prima volta nella storia repubblicana, il vantaggio morale del centrosinistra sul centrodestra. La Tangentopoli rossa non mette in ginocchio gli uomini, ma il sistema.

La tesi dell’accanimento di magistrati politicamente corrotti (di puro stampo berlusconiano) è forte e grida vendetta: gli ex DS non lo sbandierano, ma ne hanno ben donde.

Oscillante tra il principio di non colpevolezza e la macchinazione giudiziaria ai danni di un partito, il centrosinistra sa che la manovra impellente è espellere il corpo estraneo di Di Pietro dal suo grembo. L’Europee sono alle porte e (come predico da quasi 6 mesi,ndr) stanno mettendo alle strette la nostra politica centrale.

Con una differenza: mentre il Senatùr seppur scontento delle lentezze con cui la maggioranza porta avanti il progetto di trasformare il Bel Paese in una repubblica federale, ha un visione più lunga della vita politica: l’abolizione delle province, la privatizzazione delle aziende municipalizzate potrebbero essere i primi passi del governo che però non sono molto ben viste dal Corroccio per questioni di basso profilo. E allora?

Allora è meglio aspettare tempi migliori, Bossi lo sa. Sparare nel mucchio non porta né poltrone né amministrazioni locali. Di Pietro imperversa in direzione ostinata e contraria. Volevamo la terza Repubblica? Eccalà, niente più comunisti contro democristiani, bensì giustizialisti contro.

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A Natale, a Natale si può dare di più…

dicembre 9, 2008
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

L’area è di quella frizzante: Natale ormai alle porte è più che altro un impiccio per gli esperti d’economia, dove il sacco del barbuto papà, quello con le renne, pare essere scarno, un pò come le tasche di tutte le famiglie del mondo, o quasi.

La politica resta alla finestra: qualche impegno, qualche moneta a ringalluzzire il portafoglio degli italiani. In realtà si è in piena bufera: il caso De Magistris ha squarciato il cielo dicotomico “Berlusconi – e non”. Questa volta “questi” magistrati l’han combinata davvero grossa, Salerno contro Catanzaro ne parlano tutti, forse in troppi, forse in troppo pochi.

Ritorna d’attualità quell’indagine (Why not?) aperta da un PM campano d’ufficio nel capoluogo calabrese, in cui erano implicate alte cariche dello Stato, imprenditori locali e reggenze vecchie e nuove della ‘ndragheta.

Napolitano chiede le carte: sa che è dinnanzi ad un’imminente tempesta.

E come d’incanto, la calma regna sovrana. Volemose bene, basta poco che ce vo’.

Così siamo condannati a parlare ancora di vittime e carnefici del berlusconismo, di Travaglio, di Santoro, di Grillo. Siamo condannati sì, perché davvero questa politica è una “commedia dell’assurdo”, e a me me piace, pare far eco l’adunanza di politicanti e giornalisti italiani.

La luna è dietro il cespuglio, la notte non è così buia. Basta convincersene.

Non ci resta che attendere i risvolti del “caso – De Magistris”, sempre se andrà avanti. Si sà, il Paese delle mezze verità poco concede all’immaginazione, o paradossalmente, tutto.


I conti non tornano (oppure erano sbagliati)

dicembre 2, 2008
Facebook specchio della realtà? (foto Internet)

Facebook specchio della realtà? (foto Internet)

Vorrei sfatare un mito: l’opionione pubblica della Rete è davvero così contrapposta a quella tradizionale? Scontatamente dico sì. Calcoli alla mano, un pò vacillo.

Non voglio apparire demagogico, per ciò non trarrò alcuna deduzione dai numeri che fra poco sottoporrò al vostro rigido giudizio. Premetto che questi dati sono nulli davanti alla manifestazione democratica del consenso verso questo o quel partito (poco importa), ma mi andava di giocare un pò, in gratia aritmetica.

Prediamo Facebook, indiscusso canale di comunicazione, perlopiù dai giovani e vediamo quanti “sostenitori” hanno i politici italiani. Va detto che questo è una dato molto parziale perché proprio in questo istante in cui digito questo resoconto la situazione potrebbe cambiare e anche sensibilmente.

Innanzitutto, tanto di capello a Barack Obama che non ha eguali: la sommatoria (a troppi zeri) dei suoi fans, pensate, supera il totale di tutti gli altri politici indicizzati. Per chiosare la pagina made in USA, George W. Bush dopo 8 anni di mandato, un paio di guerre ed una crisi economica racimola solo 1.909 supporters.

In Europa la situazione è più opaca, molta divisione, ma indubbiamente e di gran lunga, il leader (nonché primo ministro) più amato del Vecchio Continente è Nicholas Sarkozy con 34.308 preferenze (da non confondere nell’accezione di “voti”). Sarà merito della bella Carlà?

Preciso di aver tratto i miei dati da questo link (per i politici italiani più “discussi” ho fatto una ricerca più dettagliata “per nome”).

Arriviamo dunque ai nostri parlamentari. Anzi prima cavalchiamo l’onda della controinformazione con una piccola postilla iniziale: Marco Travaglio è tra i personaggi pubblici più amati (47.713), da notare come sia indicizzato come “Critica”, genere promiscuo a lui congeniale visto che non è né un giornalista né un politico. Questa volta i feisbucchiani sono stati proprio cordiali nei suoi confronti. E il Grillo urlatore? Un modesto risultato complessivo (vale a dire tra i vari cloni) di 15.807 grillini. La sua categoria: comico. Nulla da aggiungere.

Il primo politico italiano è…l’Assessore Palmiro Cangini. Sì direttamente dal tendone di Zelig: quello di fatti, non pugnette. Questo è un tutto dire, cosa ne dirà il comico genovese sopracitato? Non ci sono più gli internauti di una volta: eccezionale veramente!

Altrettanto eccezionale è che Maria Stella Gelmini raccolga su Facebook ben 13.326 sostenitori: è lei la prima deputata italiana nello speciale ranking di FB.

Ora debbo fare forzatamente una precisione: ho rinvenuto due politici con diversi cloni che nella somma complessiva risultano superare quota 10.000 fans, questo non è esclude,però, che ci siano “doppi” se non “tripli, quadrupli” sostenitori identici (come appurato personalmente, però capite bene che spulciare le molteplici preferenze di migliaia di utenti era impresa ardua). Quindi ho utilizzato per tutti questo metro: ho classificato la pagina del politico con più sostenitori, per chiarezza e completezza di informazione fra parentesi metterò il totale delle varie pagine dello stesso politico.

Secondo posto per Walter Veltroni, l’Obama de no’ artri: nota curiosa il leader del PD non è indicizzato da Facebook, sconvolto della sua assenza ho digitato il suo nome nel modulo “ricerca” rinvenendolo con 10. 682 (11.263) amici. Alle sue spalle spunta Umberto Bossi. Eh sì il senatur ha fatto breccia in 9.553 cuori, pensate che Ingrid Betancourt lo segue con 8.479 fedelissimi.

Che Renato Brunetta faccia opinione si era capito, ma che raggiungesse certe quote non era prevedibile: subito appena fuori dal podio con 8.431 supporters. Antonino Di Pietro ha, invece, 7.487 sostenitori (12.838).

Che smacco per Silvio Berlusconi che comunque si può consolare vedendo il trend dei Premier europei, per lui 6.779 fans (7.873), ma osservando sia la Merkel (2.864) che Brown (2.237) che Zapatero (873) può dirsi in buone acque.

A proposito di cariche dello Stato, il Presidente della Repubblica non riceve molti consensi tra i giovani interanuti di FB: solo 1.258 sono gli italiani abbonati alla sua pagina.

Ma chi l’ha detto che chi governa è poco amato? Una sfilza di nomi da La Russa a Tremonti, da Fini a Maroni sono tutti lì tra i 3.350 e i 2.260 sostenitori. Gli uomini del PD si piazzano più indietro: tengono botta il sempre vivo Massimo D’Alema (2.249) e lo scettico Bersani (1.686). Il primo tra i comunisti è Bertinotti con 1.629 fans: e pensare che è stato il primo a saltare dopo la debalce elettorale.

Analisi in controtendenza tra i partiti dove il PD stravince con 1.559 sostenitori (comunque un dato che fa riflettere,bipartisan, l’affezione verso i politici basta pensare lo scarto di 10.000 preferenze con il leader dello stesso partito, Veltroni) e il PDL fa davvero cattiva figura con soli 200 aderenti in FB. I berlusconiani potranno contestare il fatto che ancora è una creatura non nata, beh il totale tra i sostenitori di AN e FI fa 709.

Numeri farfugliati, indicatori di niente. Nella versione “er Rino Tommasi dei poveri (e dei parlamentari)” forse ho fatto qualche peccato di gola. Mi andava di filtrare questi dati che non interesserano a nessuno. Nessuna conclusione la mia, solo un invito ad una sobria ed ironica riflessione.

FedMin


Altro che bunker: tutti “Alla rampa”

ottobre 21, 2008

Google Earth fa miracoli.

Vuolsi un dì golosamente rintracciare un ristorante alla moda che i “bucatini alla matriciana ” fa pregievolmente. Un luogo di incontro per il gotha della classe dirigente nazionale, ad un tiro di schioppo dai palazzi del potere, prossimo alla grande scalinata di Piazza di Spagna, lì sorge codesto tempio: “Alla rampa”, da San Luca con furore.

Così recita il Corriere della Sera, a lui ci attendiamo: Il locale, frequentato da alte cariche dello Stato e da vip del mondo dello spettacolo, della cultura e del giornalismo, sarebbe controllato da personaggi vicini alla ‘ndrangheta. (Adn Kronos).

Da un ristorante all’altro, così da Duisburg e il suo impietoso “Warum?” di fronte all’esercizio “Da Bruno” alla Capitale, la cosca Pelle – Vottari – Romeo non fa differenza: a pochi giorni dall’arresto di Antonio Pelle, “la mamma” , ecco un altra indagine portata avanti dai Ros in collaborazione con la magistratura romana e la Dda di Reggio Calabria.

L’inchiesta, delicatissima, rischia di provocare un terremoto: andati avanti per sei mesi nel silenzio più assoluto tra intercettazioni, pedinamenti e visure societarie, gli accertamenti hanno avuto un clamoroso sviluppo negli ultimi giorni. La procura ha chiesto la misura di prevenzione del sequestro del ristorante ‘Alla rampa’. Situato alla base della scalinata Mignanelli che collega lateralmente piazza di Spagna a Trinità de’ Monti, nel cuore di Roma, il locale frequentato da alte cariche dello Stato e da vip del mondo dello spettacolo, della cultura e del giornalismo è ufficialmente di un’azienda. Ma in realtà, secondo chi indaga, è controllato da personaggi vicini al gruppo Pelle-Vottari-Romeo“.

Niente bucatini quindi, peccato. Mi incuriosisce particolarmente quell’omino comparso proprio su Piazza Mignanelli.

Cosa avrà voluto dire!?


Italia Boh!

ottobre 5, 2008

Siamo sempre i soliti inguaribili italiani.

Il Belpaese ricade (altro che “rialzarsi”) nelle diatribe ideologiche di un tempo, che ormai non c’è più. È lo scotto che dobbiamo pagare per via della nostra vicinanza con la Francia, perché l’anacronismo è marchio d’oltralpe, ogni tanto ci piace anche a noi per questo lo issiamo ben ben quando qualcosa non và.

Razzismo sì, razzismo no.

Questo è il ritornello di queste ore; sicuramente alcuni episodi sono di una gravità inaudita. L’esasperazione mediatica, figlia di Murdoch e del suo aggiornamento in tempo reale, rende la situazione ancora più incandescente: quante colpe sono dei politici? Indubbiamente il centrodestra, soprattutto la Lega Nord, ha alzato i toni durante la campagna elettorale in merito alla questione “extra-comunitari”.

Che ciò abbia scatenato una ondata di sentimento antisemita? Sinceramente credo che in talune circostanze “certe” parole della politica possono essere state fuorviate (su tutte la campagna anti-rom, vedi  caso impronte digitali).

I moralizzatori, scuola di pensiero dei vari Travaglio, Grillo, DiPietro, anacronisti anziché no vista la loro convinzione di appartenere ad un età storica di “resistenza continua” (che direi ingiuriosa nei confronti di chi la Resistenza la fece e pure bene), alla quale si iscrive quando pare che la barca stia per colare a picco, anche quel simpatico umorista di Walter Veltroni, si scagliano contro il Pdl tacciandoli di essere figli putativi dei più antipatici regimi fascisti.

No che Berlusconi (vedi video soprainserito!) sia uno stinco di santo, anzi, ma dargli del Duce, beh mi pare fuorviante ed esagerato. Anche perchè per non andare lontano, proprio la legge più contestata (giustamente) è stata dirottata su binari, condivisi da molti deputati (anche del Pd) e soprattutto contemperati dalla Costituzione Italiana (cosa che non sempre riesce bene al Cavaliere).

Il passo è breve: fascismo sì, fascismo no.

E ci risiamo, guai a chi si esenta. Così la Repubblica di Salò ritorna ad occupare un ruolo primario nell’agenda politica nazionale. Fini apprezzato, Fini contestato. I Comunisti? Mai esisti, siamo “democratici”.

Quanto ancora dovremmo essere attaccati a questi stereotipi di politica antica, ampollossa, rompipalle???

Perchè l’Arma è Arma, coscomì la Granbassi protesta. La Polizia di Stato, nega la possibilità alla Vezzali? Ok, va bene. Fiorettiste contro, gente che “buca lo schermo”. Anche questa la chiamano politica!!!

Italia sì, Italia no. Italia…boh!