L’Espresso prende per i baffi Lillo Foti

novembre 19, 2008
Un fischio d'inizio allo Stadio Oreste Granillo (foto internet)

Si chiama Football clan ed è l’ultimo capitolo scritto sull’Espresso da Lirio Abbate e Peter Gomez. Nessuna deriva calcistica, o quasi. I due giornalisti avezzi alle grandi inchieste sulla criminalità organizzata questa volta affondano la penna sui rapporti “di amicizia” tra alcuni grandi club e personaggi “in odore” di mafia.

La Reggina Calcio non manca all’appello, anzi i due ci vanno giù duro. Riporto federlmente:

Tra i presidenti c’è chi dice no, come quello del Palermo, Maurizio Zamparini, che prima del blitz del 26 settembre in cui sono finiti in carcere un procuratore di giocatori e un allenatore in affari con la famiglia mafiosa dei Lo Piccolo, ha allontano tecnici e manager troppo chiacchierati. C’è chi pare indifferente come Lillo Foti, il big boss della Reggina che ha ancora al suo fianco, in qualità di vice, Gianni Remo, un imprenditore sotto inchiesta per estorsione, a cui la magistratura in maggio ha sequestrato l’azienda. Remo è cognato del latitante Michele Labate, considerato uno dei capi della cosca ‘padrona’ proprio della zona dove sorge lo stadio. E c’è infine chi finisce in manette e viene condannato (in primo grado), come Raffaele Vrenna, ex vicepresidente della Confindustria calabrese, presidente del Crotone calcio (allora serie B ora C1), e legato a molti degli uomini della ‘ndrina più importante della sua città, quella dei Vrenna-Corigliano-Bonaventura.

Il baffo di zio Lillo sicuramente ha fatto un piccolo sussulto per poi ricomporsi. La Reggina rappresenta per la nostra città e, in senso più ampio, per la regione Calabria intera l’altrà metà del cielo: non solo ‘ndrangheta gente, ma anche persone che sanno lavorare con dei gran bei risultati. E guai a chi tocca questa certezza.

Ma Presidente, mio Presidente, per rendere limpide le acque in cui naviga l’azienda – Reggina questa volta si è fatto flop. Bonari si può condividere che qualsiasi pendenza giudiziaria sulla testa di Gianni Remo è ancora da valutare se corrispondente a verità o meno, ma mantenerlo lì nello staff dirigenziale è un pugno nell’occhio.

Nulla di personale, né giuro eterno amore ai vari Lirio Abbate o Peter Gomez, ma questa volta l’Espresso ha fatto centro: Reggio come Palermo, Crotone, Napoli. Siamo tutti nello stesso calderone.

La pietra nello stagno è stata gettata. Un atto di chiarezza ci deve essere, ma forse, non ci sarà mai.

Annunci