Altro che bunker: tutti “Alla rampa”

ottobre 21, 2008

Google Earth fa miracoli.

Vuolsi un dì golosamente rintracciare un ristorante alla moda che i “bucatini alla matriciana ” fa pregievolmente. Un luogo di incontro per il gotha della classe dirigente nazionale, ad un tiro di schioppo dai palazzi del potere, prossimo alla grande scalinata di Piazza di Spagna, lì sorge codesto tempio: “Alla rampa”, da San Luca con furore.

Così recita il Corriere della Sera, a lui ci attendiamo: Il locale, frequentato da alte cariche dello Stato e da vip del mondo dello spettacolo, della cultura e del giornalismo, sarebbe controllato da personaggi vicini alla ‘ndrangheta. (Adn Kronos).

Da un ristorante all’altro, così da Duisburg e il suo impietoso “Warum?” di fronte all’esercizio “Da Bruno” alla Capitale, la cosca Pelle – Vottari – Romeo non fa differenza: a pochi giorni dall’arresto di Antonio Pelle, “la mamma” , ecco un altra indagine portata avanti dai Ros in collaborazione con la magistratura romana e la Dda di Reggio Calabria.

L’inchiesta, delicatissima, rischia di provocare un terremoto: andati avanti per sei mesi nel silenzio più assoluto tra intercettazioni, pedinamenti e visure societarie, gli accertamenti hanno avuto un clamoroso sviluppo negli ultimi giorni. La procura ha chiesto la misura di prevenzione del sequestro del ristorante ‘Alla rampa’. Situato alla base della scalinata Mignanelli che collega lateralmente piazza di Spagna a Trinità de’ Monti, nel cuore di Roma, il locale frequentato da alte cariche dello Stato e da vip del mondo dello spettacolo, della cultura e del giornalismo è ufficialmente di un’azienda. Ma in realtà, secondo chi indaga, è controllato da personaggi vicini al gruppo Pelle-Vottari-Romeo“.

Niente bucatini quindi, peccato. Mi incuriosisce particolarmente quell’omino comparso proprio su Piazza Mignanelli.

Cosa avrà voluto dire!?


Rai: tocca a Leoluca Orlando

settembre 18, 2008

La poltrona della presidenza della commissione parlamentare di vigilanza della Rai pare, in quest’ultime ore, essere accaparrata ad appannaggio di Leoluca Orlando, Idv. Ne da notizia Paolo Genitiloni (Pd), ma niente di scontato. ”Se ne parlera’ la prossima settimana – dichiara l’ex ministro – ma sento voci secondo le quali la situazione dovrebbe sbloccarsi“.

Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo, dalla dubbia natura politica, vanta nella sua lunga carriera da amministratore diversi anni come primo cittadino del capoluogo siculo, ma anche tante debacle elettorali. Salito alla ribalta dei media grazie a La Rete – Movimento per la democrazia, dopo il fallimento di questa, oscilla tra i partiti del centro – sinistra italiano. La poltrona prima di tutto, ora la possiede grazie al partito di Antonino Di Pietro.

Pluripremiato per il suo impegno contro la mafia è secondo Lino Jannuzzi (che lo definisce uno degli “artefici del linciaggio”) uno dei accusatori più vivaci di Giovanni Falcone. Tratto che lo accumuna ad un altro palermitano illustre, tale Totò Cuffaro. L’ex Dc infatti accusò il giudice “di tenere nascoste nei cassetti le carte sugli omicidi eccellenti di mafia e le prove delle collusioni di politici con Cosa nostra. L’accusa culminò in un esposto presentato al CSM dallo stesso Orlando l’11 settembre 1991, che costrinse Falcone a doversi difendere davanti all’organo supremo della magistratura italiana“.

Leoluca Orlando, nonostante per l’appunto sia considerato un paladino dell’Antimafia, nonché facente parte del Partito dei Puritani per eccellezza, ha alle sue spalle altre vicende giudiziarie, non del tutto secondarie. Infatti, nel 1995 ricevette un avviso di garanzia dalla Procura di Palermo “per l’appalto concesso alla Sispi, una società mista tra il Comune, l’Iri e la Finsiel, finanziaria del gruppo Iri, per l’informatizzazione dei servizi comunali”. L’inchiesta fu poi archiviata.

Indagato nel 1996 “per corruzione aggravata durante l’esercizio delle sue funzioni di Sindaco di Palermo“. Il suo nome lo fa il pentito Tullio Cannella che “fornisce uno scenario inquietante affermando che nel 1986 il Comune di Palermo, dopo una tangente di 200 milioni di lire, acquistò degli appartamenti di un certo Giuseppe Bonanno, un prestanome di Gaspare Finocchio (imprenditore) che era invece in odore di mafia. Destinatari della tangente, secondo il pentito erano il Sindaco Leoluca Orlando e l’assessore Vincenzo Inzerillo, che all’epoca dei fatti era in carcere da 16 mesi per mafia“. Orlando, ovviamente, nega ogni responsabilità.

Dicevamo Totò Cuffaro, sì è proprio con lui che Leoluca Orlando affronta una delle sue ultime battaglie elettorale in Sicilia, alle Regionali nel giugno 2001. Uscì sconfitto anche alle comunali del 2006, contro Cammarata, dove però gridò allo scandalo per brogli elettorali. Stile berlusconiano.
Il curriculum lo favorirebbe, ma lui è un deputato ad oggi per l’Italia dei Valori. Un vero e proprio atto di coerenza.

C’è chi dice che pronuciare Leoluca Orlando è un pò come pronunciare il nome “Palermo”, per le sue alte capacità organizzative – amministrative. Sta di fatto che, solo, nel 2005, l’ex Sindaco ricevette l’ultima sonora condanna: diffamazione.

La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna dell’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando (più volte ospite a Caserta, in passato, nel corso di convention politiche) al pagamento di una pena pecuniaria di 900 euro e delle spese processuali per l’ accusa di diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca in carica nel 1999. Orlando era stato querelato sei anni fa da 21 consiglieri comunali di Sciacca ai quali, con la sentenza della Cassazione, Orlando dovrà anche pagare una provvisionale di circa 2000 euro ciascuno. I fatti risalgono al 1999, quando l’allora sindaco di Sciacca Ignazio Messina, politicamente vicino ad Orlando, fu sfiduciato dal consiglio comunale e decadde dalla carica. Secondo i magistrati, durante un comizio in piazza, tenutosi successivamente alla mozione di sfiducia a Messina, Orlando avrebbe offeso l’onore e la reputazione dei 21 consiglieri sfiducianti, accusandoli apertamente di intrattenere rapporti con appartenenti alle cosche mafiose e di avere adottato le proprie risoluzioni politiche contro l’allora sindaco di Sciacca al solo fine di favorire interessi economici della criminalità organizzata“.

La carovana della politica ora lo insedia, quasi, alla presidenza della commissione di vigilanza parlamentare della Rai. Si attendono futuri risvolti.