Pdl: cosa cambia Cosenza?

giugno 19, 2009

pubblicato su Messin.it

Il Comandante Berlusconi si auspica un "cambiamento" dopo le provinciali a Cosenza

Il Comandante Berlusconi si auspica un "cambiamento" dopo le provinciali a Cosenza

Da svolta epocale a bufala, il passo è breve.

L’elezioni provinciali di Cosenza sono un caso atipico, allorché unico del panorama politico nazionale. Storicamente il cuore della Calabria è una roccaforte rossa che esprime uomini di grossa caratura per tutto il proscenio della sinistra italiana. La terra bruzia diede i natali a quel Giacomo Mancini, segretario pro tempore del Psi dal 1970 al 1976, detto dai compagni del partito “Il traghettatore”, per la sua lungimiranza politica avendo già all’epoca individuato in Bettino Craxi l’uomo giusto per il socialismo all’italiana.

Per i calabresi fu “Il Caronte” per un posto al sole, il famigerato “posto fisso”: più e più volte Ministro (prima Sanità, poi Lavori Pubblici, infine al dicastero del Mezzogiorno), l’avvocato antifascista di stampo nenniano riuscì ad aggraziarsi a più riprese Moro e tutta la sua corrente democristiana.

Il deputato calabrese ha un nipote che di nome fa Giacomo jr e che, con tutta probabilità, fra sei mesi siederà fra i banchi del parlamento europeo a Bruxelles. Tra le fila del Ppe, firmato Silvio Berlusconi. Proprio vero, il primo amore non si scorda mai e il Cavaliere non ha mai rinnegato le sue radici socialiste, tanto da inglobare nel mare magnum del Pdl il nuovo volto dei Mancini.

Ma il Presidente del Consiglio ha amici di vecchio stampo a Cosenza, i fratelli Gentile: i portaborse di quel Giacomo Mancini, che fino alla morte si trascinò un processo fastidioso che lo vedeva “vicino” alle cosche malavitose del reggino. Sì, dopo l’ambaradan della rivolta di Reggio, i De Stefano che avevano appoggiato “militarmente” la sommossa popolare ebbero il loro “contentino”. Ma questa è storia passata, come direbbe Lucarelli a “Blu Notte”.

Torniamo ai Gentile, a Pino, colui che è il candidato di Re Silvio a Cosenza. Dal 1962 entra ed esce dai luoghi di potere ed ha nelle mani moltissimi voti (basti pensare che nel 2000 è tra i primi 10 eletti d’Italia, si narra che da questo exploit diventi “di casa” ad Arcore). Pino Gentile però si è fermato al 37, 2 % in questa tornata provinciale, in questa urna della svolta per ridare al centrodestra Cosenza dopo oltre 50 anni. Il suo avversario Gerardo Mario Oliviero, uscente, però non è riuscito ad aggiudicarsi la poltrona ottenendo il 46, 9 %.

Numeri a cui vanno aggiunti l’ottimo risultato di un deputato, tal Roberto Occhiuto (considerato dagli addetti ai lavori un nome buono in caso di apparentamento tra Casini e Berlusconi in vista dell’appuntamento con le Regionali del 2010, per la carica di Governatore della Calabria, in barba al sindaco più amato d’Italia Peppe Scopelliti) che raccoglie il 10, 4 % dei consensi. Al ballottaggio Occhiuto sta con Gentile (e il Cavaliere in persona fa uno spot per quest’ultimo, annunciando tra l’altro che l’A3 SA – RC sarà commissionata, come paventato per la Sanità), l’alchimia vecchia quanto la politica manciniana dell’inciucio Psi – Dc. Altro che svolta epocale, tutto resta immutabile come prima, gli stessi nomi, forse gli stessi partiti.

La Provincia di Cosenza determinerà anche gli equilibri per l’elezioni del 2010 che chiameranno a raccolta i calabresi nello scegliere chi guiderà la Regione: Loiero è forte dell’imponente risultato tracciato dal suo uomo all’Europee quel Mario Pirillo che ha risollevato le sorti in casa Pd; nel centrodestra la confusione regna sovrana: a Reggio il Pdl sfonda il tetto del 42% dei consensi dell’ultime elezioni per Bruxelles, ma i candidati reggini pare essere in seconda linea rispetto agli amici cosentini di Silvio.

Domenica 21 giugno, forse, sapremo chi sarà il duellante di Agazio Loiero per la cocente seggiola di guida della Punta dello Stivale.


“Ciao belli!”

dicembre 11, 2008

Mentre scrivo le raffiche di vento che stanno flagellando Reggio Calabria pare si siano placate.

Oggi 11 dicembre 2008, un giorno come tanti altri non lo è. No, perché  Reggio oggi ricorda il Sindaco, compianto, Italo Falcomatà, che otto anni fa morì lasciando un vuoto culturale e politico nel suo schieramento politico ( da allora ancora alla ricerca di un’identità), ma non solo. Il Sindaco “della svolta”, del “sentirsi reggini” oltre i morti ammazzati, oltre l’infamante onta di capitale della ‘ndrangheta.

Falcomatà traghettò Reggio dal buio pesto della guerra di mafia che vedeva confrontarsi i De Stefano ai Condello, con le consorterie a fare da scudo. Oggi non è un giorno come tanti altri: catturato l’ultimo rampollo della famiglia mafiosa più potente del reggino – e nella black list dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia -, Giuseppe De Stefano (classe 1969), appena rientrato per le feste natalizie nella città dello Stretto, ma anche per regolare dei conti per nome del suo casato.

Forse nemmeno il 2008 sarà un anno come gli altri, perché a Febbraio anche Pasquale Condello, il Supremo cadde nella rete degli investigatori: due boss, due arresti. Comune denominatore le forze dell’ordine e la stagione invernale, nemico giurato delle cosche.

Giuseppe De Stefano ritrae la nuova ‘ndrangheta: lupetto e giacca, occhiali. Nulla a che fare con i pastori erranti di qualche secolo orsono, nulla a che fare con termini stridenti come faida, clan, locale. Almeno in apparenza.

Tutto permea, anche l’insospettabilità. Anche quel “Ciao belli!”, rivolto a tutti noi attoniti attori di una scena che c’è stata affibiata dai nostri padri. O più semplicemente succubi conniventi di una mentalità mafiosa dell’omertà e della paura.

L’11 dicembre non è un giorno qualunque.

Immagini del video di Claudio Cordova – per maggiori informazione in merito all’arresto, clicca quì.

FedMin