Che bella cosa n’auto blu…

dicembre 1, 2008
Antonio Bassolino (foto Panorama.it)

Antonio Bassolino (foto Panorama.it)

Vengo a prenderti stasera, con la mia auto blu. Popi – popi.

Non è delirio dal gusto retrò, anzi mi perdoni il maestro Giorgio Gaber per l’impavida citazione, con tanto di sommessa modifica. Quale? Aguzzate la vista.  E sì la “torpedo” adesso è divenuta una semplice “auto”.

Semplice? Macché provate per credere ad Antonio Bassolino. Il governatore campano, che ha ingaggiato una strana bagarre col collega Loiero per chi supera il limite della decenza – credibile, si sobbarca 5 milioni di euro l’anno, signori 5 milioni di euro mica mozziconi di sigarette, per pagare “profumatamente” la corazzate di macchine blu con sirena d’ordinanza in groppa.

A svelarlo è Claudio Pappaianni per L’Espresso: gli autisti di Palazzo Santa Lucia percepiscono quell’elemosina di 3 mila euro netti al mese. Se si considera che l’organico ballonzola intorno alle cento unità, beh la Campania non è “solo” sommersa dal caso – rifiuti, ma anche dalle tasche ampliamente bucate dei suoi amministratori.

Non discuto che la frenesia di una città indisciplinata (automobilisticamente parlando) come Napoli debba avere una lauta ricompensa, ma ad onor di cronaca ha del paradossale che questa vera e propria casta debba essere pagata (con i soldi dei contribuenti) più di un funzionario regionale e si garantisca molte più garantigie di tutti gli altri dipendenti.

Da aggiungere che spesso gli autisti sono uomini dell’entourage di politici di primo piano, spesso coinvolti in casi di mixture fra politica e malavita, come Roberto Conte (le cui dimissioni sono state richiesta da Pietro Ciarlo, capogruppo del PD) che pare sia un uomo di Giuseppe Misso. Beh il “figlioccio” del boss proprio in questi giorni pare abbia cambiato autista, nel bel mezzo della protesta di questi.

Nulla di cui meravigliarsi: Ciro Campana, collaboratore esterno del capogruppo dell’IDV Cosimo Silvestro si è comprato autonomamente un’auto blu e si aggirava fra i vicoli del capoluogo campano a sirene spiegate, comodamente seduto affianco ad un tizio “in odore” di camorra. Tutto nei ranghi della normalità.

E chi cercò di smontare questo castello di fantonie e benefici, tale Luigi Anzalone sempre della banda ex PD(S), fu richiamato all’ordine. « Mi fu detto a muso duro: ‘Chi ti credi di essere?’. Poi mi telefonò Bassolino, pensavo volesse dirmi di andare avanti. E, invece, pur se in evidente imbarazzo, mi chiese di fare un passo indietro ».

Certo in Campania il PD non vive di piena salute: il botto – Nungnes è il più evidente e molto probabilmente il più emblematico, ma nella regione dei reggenti della Democrazia Cristiana, vedi lorsignori Ciriaco De Mita e Clemente Mastella, per il partito di Veltroni fare politica pare proprio un’odissea.

C’è chi se la ride.

Riccardo Villari recita il suo rosario meditato, lui sì che in barba ai colleghi conterranei si sta assicurando una poltrona a Bruxelles. Con quale partito, vista la sua espulsione dai Democratici, non è dato a sapersi.

FedMin

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Niente di personale

novembre 11, 2008
grillofoto tratta liberatamente da Internet

« Non ce la faccio più, ho un grillo per la testa », suonicchia il motivetto. Beffardo persino del suo cognome, Beppe Grillo pontifica ogni dì dall’alto del suo trono: re dei media alternativi. Chi l’abbia incoronato non si sa, anche perché i numeri non tornano.

Destino crudele per questi sinistroidi incalliti che nonostante giorno per giorno attaccano Berlusconi non riescono a raccogliere i “soliti” consensi. Ieri Santoro che diffida dall’imitarlo, qualche tempo fa Travaglio condannato per diffamazione, nonostante avesse controllato tutti i documenti e le carte a sua disposizione.

Però inceppo in grossa difficoltà nel nutrire stima nei coloro confronti. Nulla di personale, ma i moralisti del “tutto è compromesso” davvero tardano ad entrare in mia memoria come benefici per il nostro Paese. Un ossimoro è proprio il comico genovese. Che in matematica non doveva andare così male.

Ha analizzato che in Italia la stagione del “disinteresse” verso la politica viveva (e vive) un peak mai visto prima. Ha algebricamente sommato a questo, che il primo ministro è il “controllore” della (ex) nuova informazione. Ha capito che tra certi politici che votava e il circo di Zelig non correva molta distanza.

Il dato è tratto. Tutti a gridare “vaffa” alla politica, tutti sul web (la nuova informazione) a indottrinare, a suon di vaffa, i cyber lettori. Carta canta. Non sarà di Zelig, ma come comico non è male. Altro che la ricetta perfetta, l’alchimia sconosciuta.

Oggi l’ultima sentenza in questa direzione, dei denigratori a prescindere, ne da notizia Corriere.it: insufficienti le firme di Beppe Grillo per i referendum. Ma come?!

In particolare, i giudici dell’Ufficio centrale della Cassazione per i referendum, dopo aver esaminato tutte le firme raccolte anche in relazione ad ogni quesito tra quelli proposti, hanno giudicato formalmente non corrette le procedure seguite per la raccolta di diverse centinaia di migliaia di firme. Di conseguenza nessuno dei tre quesiti referendari proposti avrebbe raggiunto le 500mila firme.

Le tre consultazioni popolari proposte dal comico genovese riguardano l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, l’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria e l’abrogazione della legge Gasparri sulle frequenze tv.

Niente di personale dicevo. A me Grillo quando urla mi da pure quel senso di uomo alla Ignazio La Russa che inebria la nostra coscienza virile. Un caso strano questo del padre padrone dei meetup: oggi tanto per tenerci aggiornati si scagliava, come al solito, contro la casta dei giornalisti.

« I media sono il bastone del potere. Hanno il compito che una volta era del boia ».

Peccato che preso dal delirio della rivoluzione sociale anti – Gelmini, si sia dimenticato di dire qualche altra parola su un’altra, ampiamente riconosciuta, casta: i docenti universitari. Forse perché qualcuno di quelli che agitava le proteste dei giovani disinibiti studenti era del suo stesso partito…


Non me lo so spiegare io

ottobre 25, 2008

Ammetto che in questi giorni ho tralasciato questo blog perché sono stato sommerso da tantissimi eventi (calcolati e non) che mi hanno pian piano rosicato le 24 ore giornaliere a mia disposizione.

foto liberamente tratta da Internet

Ma non solo il tempo tiranno rosica, c’è qualcun’altro. Peccato che chi sta in piazza con le bandiere ancora non lo abbia capito. Tutti contro Maria Stella Gelmini, tutti contro la Riforma della Scuola. Pochi che abbiano realmente letto il Decreto di Legge, pochi che abbiano avuto il coraggio di confrontarlo con il suo precedessore, quel rosso Fabio Mussi che oggi giganteggia, quasi fosse Lenin, come colui che “volemose bene, l’Università delle garanzie e delle caste ci piace così per come è.

Perché l’ipotesi azzardata che le future “fondazioni” e quindi non Università Private, ma bensì “compartecipate” secondo l’arguto meccanismo delle “donazioni”, verranno a costarci come retta annuale (tasse) ben 15.000 euro. E a dirlo sono docenti illustri e deputati!

Oltre tutto “cari studenti universitari” (e non più liceali, i quali vengono addestrati mettendo loro una bandiera in mano, tirando fuori dai polverosi armadi della memori gli slogan anti sistema, ma questo è un altro discorso) facciamo la lotta per gli altri. Sì perchè non ci stiamo battendo per i nostri diritti, ma per quelli dei ricercatori, ossia quegli scaldaposto in esubero che se fossero “regolarizzati” sarebbero pure meglio pagati. E poi ogni 10 docente ne entrerà 1 (nel 2009), l’anno dopo ogni 5 ne entrerà 1 e nel 2011 ne entrerà il 50% esatto. Mi pare più che corretto visto che in Italia ci sono 36 e dico 36, che equivalgono a più di 100 docenti che insegnano per un solo iscritto al corso!

Corsi “non spendibili” sul mercato del lavoro. 3+2 scellerati, fuori di ogni logica e di ogni rigore. Copiato il sistema americano (che non è detto che sia per forza il migliore) e applicato “all’italiana“, un modus facendi  e non madus operandi (dalla distinta funzionalità!)

Con questo non vogliono “denunciare” chi protesta o si sforza a dimostrarsi degno figlio del ’68 (ovviamente per chi lo considera con un “passaggio storico” – pater), ma vorrei dire di informarsi su chi approvò tutti quegli emendamenti che oggi Maria Stella Gelmini (nota a lato: risulta che Loiero era altamente interessata ad una sua nomina esterna da atti concreti e non fantasie) riprende a pié pari: Prodi – one (e governi satelliti) e Prodi 2 la vendetta.

Siamo nel Paese delle risalite controcorrenti, purché si faccia è sempre sbagliato: ci  hanno provato Berlinguer, Di Mauro, Moratti, Fioroni. Tutti condannati senza appello.

Oggi quel Walter Veltroni, scalzato dal ruolo di opposizione di Di Pietro, ha capito che l’agire dell’IDV è fruttuoso: la piazza premia, quindi di nuovo tutti giù per terra. Altro che girotondini, si riscaldano antichi fervori, antichi spiriti che sembravano assopiti nel rovescio ideologico di chi quel ’68 non lo voleva più ricordare.

Che ci fanno quei sindacalisti un pò attempati, quei docenti un pò arrugginiti, quei no – global dalla canizie bianche fra gli studenti? Non me lo so spiegare io.