Silvio Chewingum’s

ottobre 11, 2008

immagine da Internet

I primi mesi di una “creatura” sono sempre corredati da stupore, attesa, felicità. Lo stesso non si può dire per le prime battute che tutti e tre i governi Berlusconi hanno passato: il Silvio I troppo breve per essere un governo, il  Berluscabis che pochi mesi dopo l’inconorazione vede il colpo al cuore del mondo dell’11 settembre e, infine, il III mandato firmato dal Cavaliere da Arcore che vede la più grande recessione mondiale che proprio oggi 11 ottobre, vede la chiusura più “nera” dal ’29 ad oggi.

Roba da Great depression a cui storicamente “deve” succedere un New Deal, un nuovo corso. Ed è quello che il “povero” Berlusconi spera che accada: sono di queste ore i suoi inviti agli investitori di continuare a spingere le azioni, di non “vendere”. Un presidente, un broker come sarcasticamente lo rinominano Vuolter and company.

Certo Berlusconi che aveva promesso mare e monti, ossia ‘o miracolo napoletano e il “decollo” della nuova Alitalia, si trova a fronteggiare un nuovo problema incalcolato, o quasi. Perchè se l’11 settembre lasciò tutti di stucco, questo grande periodo di crisi delle banche è stato preannunciato da (udite udite) Giulio Tremonti, che ben 2 anni fa, fu tacciato dal Padoa Schioppa di turno come “catastrofista”.

Il problema è di quelli che scotta, c’è chi richiama alla memoria gli antichi bot statali, chi la cara e vecchia “mattonella”. Gli economisti credono che questa bubble burst sia, in termini finanziali, come un “biscotto, che se piove si scioglie” (cfr Jim Carrey). Una grande esplosione del chewingum più costoso del mondo, che ci farà masticare amaro.

Un corno napoletano per Silvio, dunque, ma anche per tutti i risparmiatori alla deriva.

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