Il Rosso e il Nero

gennaio 30, 2009
Copertina del giornale "Bella Ciao" (fonte Internet)

Copertina del giornale "Bella Ciao" (fonte Internet)

No, non mi sono dato alla letteratura.

Semplicemente osservo che due casi speculari in Italia ci rigettano nell’antica dicotomia politica che pareva esser finita in cantina. Invece quì c’è l’errore: altro che ideologie finite, altro che morte degli “ismi“. Il nostro Paese è covo fecondo di questi eversivi, che pilotano un messaggio politico purché diventi excusatio per la violenza, alla facca di Sorel e del suo credo.

Il Rosso.

Diciamoci la verità: i centri sociali sono i figli minori delle Br. Mio Dio, facciamo le debite distinzioni. Però chi di voi è entrato in questi luoghi sa che crescono (in questo momento il suono grow inglese mi rende familiare ciò che voglio dire) delle perversioni sociali e politiche al limite col paradossale. Sono gli stessi che adesso abbraccerebbero con calore Cesare Battisti. Avrà ragione Domenico Malara quando nel suo blog si interroga se il brigatista sia vittima di un inciucio di Stato?

La cosa che non mi spiego è perché il suddetto Battisti continui ad essere rinominato con l’etichetta “ex terrorista”. Ma perché esiste un prima o un dopo? Un pentimento? Il Cesare carioca continua a negare tutto, continua a dire che lui è vittima del sistema. Ma allora perché “ex”? Ma se così convinto di ciò di cui parla, perché penalmente non torna in Italia a farsi giudicare? Mi pare tanto si tratti dello stesso caso di Giovanni Strangio (vi raccomando un accortezza, del link leggete i commenti, sono gustosi!!), si professa innocente ma fugge dalla giustizia.

Il Nero.

Amo la semplicità, quindi la scelta dei colori che mi danno molto l’aria schematica del Così o Cosà, non devono offendere nessuno. Non voglio apparire populista e demagogico, lungi da me.

afp_13946864_285502Arriviamo al dunque: un’indagine svolta sul territorio italiano dimostra che quasi il 12% della cittadinanza prova un sentimento antisemita. Non voglio fare catastrofismo, però l’aria puzza e bisogna avvertirla questa sensazione: le crociate della Lega (che considero uno dei “partiti” più veri d’Italia, politicamente e non partiticamente parlando), ma anche tanti altre vicende di cronaca nera hanno indirizzato l’opinione pubblica a credere che il nemico sia lo straniero, il diverso.

Non sto quì a scrivere di proselitismo della multietnia, ma so bene che spesso il punto di vista sfoca se da lente di ingrandimento fanno solo gli atti di negatività. Mi spiego: siamo d’accordo che molti extracomunitari giungono in Italia belli e impacchettati per delinquere. Molto dipende dal sostrato che incontrano.

Chi vive a Reggio non può che sperare in una chiusura delle frontiere: quì l’unico desiderio è quello di sfruttare questi individui in preda alla disperazione (ma anche alla loro mente criminale). Apriamo gli occhi: è quello che è successo ai meridionali italiani in America, è quello che storicamente è successo coi Rom in Italia. Che i rumeni vivano in Italia una sorta di pax giuridica (il nostro ordinamento è una pacchia in confronto al loro) ne siamo tutti consapevoli e perciò richiediamo a gran voce più durezza nelle pene.

Però molta dell’industria manifatturiera italiana, per intenderci andate a Rosarno e vedete presso molte “fabbriche” chi ci lavora, va avanti solo grazie agli immigrati, spesso clandestini, spesso sottopagati, ma il più delle volte persone civili e per bene. Pigiare sul pedale dell’intolleranza è sbagliato. L’Italia è degli Italiani, ma ricordiamo che gli Italiani sono nel Mondo.

Bisogna diffondere la cultura della tolleranza, anche a sembrare scontati e fuoriluogo. Mi pare che il tempo delle “crociate” sia scaduto, perché impelagarci negli urli antisemiti ancora?

Dicotomico? Sì, grazie. Perchè politica = amministrazione della cosa pubblica. Non complichiamoci la vita.

Mi è sembrato carino chiudere questo pezzo molto “colorato”, con la nota di “costume” apparso ieri proprio durante il Chiambretti Night. Milingo’s wife show!

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Le legge è uguale per tutti: a casa!

gennaio 27, 2009
Ormai rimane l'ombre che sia un'utopia la Giustizia (foto Internet)

Ormai non ci rimane pensare che sia un'utopia la Giustizia (foto Internet)

E poi ci domandiamo perché i giornalisti di giudiziaria sono gli unici ad avere appeal tra il pubblico. Perché sono gli unici che intendono il termine Giustizia con la sua giusta e retta connotazione. C’è da fare un distinguo però: tra quelli che di professione fanno i surfisti e quindi hanno l’accanimento terapeutico contro il Divo Giulio di turno e quelli che solerti e silenziosi fanno il loro sacrosanto lavoro.

Ho scelto di appartenere ahimé a quest’ultima schiera e non scrivo per incensarmi il capo, ma per dar atto che siamo proprio in un Paese che più che uno Stato civile sembra una cagata pazzesca. Eh sì, cari noi aveva ragione il ragionier Fantozzi, mi domando e dico: tutti i nostri grandi intellettuali dell’anticrimine ad accanirsi contro il Lodo Alfano, pure i banchetti (in un tempo di magra, al posto della frutta si cerca di vendere La Qualunque) oppure contro le dichiarazioni fuori-di-senno del premier Silvio Berlusconi. Ma mai nessuno che centri il problema?

Dice bene l’amico Domenico Malara, quando saggiamente constatata che in Italia la certezza della pena è davvero un caso da Scherzi a parte, ove anche chi si autoaccusa, tempo lampo si ritrova bello e comodo sul divano di casa a guardare la TV. Gli stupri, senza far intervenire l’esercito, sono tra i crimini più abberranti che la mente umana possa concepire. Crimini che sono all’ordine del giorno e che vedono un incertezza dell’ordinamento giuridico da far paura.

Oggi il ministro Alfano (concordo in toto con Claudio Cordova quando dice che, Lodo a parte, il suo operato merita un plauso bipartisan che non arriverà mai, vedi sopra i professionisti che cantano in coro “Noi siamo i giovani, i giovani…“) parlava di emergenza – giustizia: il limite, la macchia è l’estrema lentezza. E ci risiamo.

Potremmo obiettare, chi come me preferirebbe il linciaggio che i domiciliari per Davide Franceschini (il reo confesso dello stupro della notte di Capodanno), che in taluni casi è troppo celere, troppo. Una storia già vista questa.

Troppe volte siamo a recriminare su sentenze alquanto “strane”: il giudice (che bel titolo questo!) Marina Finiti, oggi cala il sipario sull’ennesima tragicommedia all’Italiana. Forse è vero che fra qualche anno casi di Cesare Battisti non ce ne saranno più. All’epoca gli omicidi si punivano, oggi si mandano a casa, poveri un pò di calore domestico.

La vita straziata di chi subisce violenza sessuale quella no, non torna più indietro, sul divano davanti alla TV.


Tra prima e dopo

novembre 3, 2008

Hamilton si laurea campione del mondo in F1, Obama trepida per il giorno dei giorni

foto liberatamente tratta da internet

Non voglio apparire come un dicotomico razziale, assolutamente. Però mi va di cavalcare l’onda per un pò e fare delle analogie fuori luogo. Quì so di poterlo fare.

The day after

A Felipe Massa proprio non è andata giù. Ha sfiorato l’impresa in casa, nel suo Brasile. Ho sfiorato per un attimo le “ali dell’angelo del focolare” Ferrari, quel Senna che vinse e non c’è più. Questa volta Lewis Hamilton può festeggiare è lui il campione del mondo. Nessuna beffa, appena sfiorata. Ma il duro pilota anglosassone bandiera in spalle può felicemente cantare “We are the champions“. A lui il merito di aver ravvivato uno sport, la F1, troppo schumacherizzata , finalmente caratterizzata da sorpassi e gioco sporco. Purché vinca il pilota e non la macchina. Prova ne è che il gelido Raikkonen quest’anno si è dovuto accontentare di un posto da comprimario. Rivoluzione all’insegna della creatività sulla meccanica.

Un pò come dire del Progresso sul Conservatorismo.

The day before

Barack Obama dopo l’estenuante cavalcata di questi ultimi 2 anni è arrivato alla resa dei conti: l’America sceglierà tra lui o l’ex marines McCain. Un’elezione che ci vede molto da vicino. I Repubblicani al potere, confermerebbo la grande amicizia che vige tra il nostro paese e quello a Stelle strisce. E con i Democratici? Mi dispiace deludere i Veltroniani, che goffamente si crede l’Obama de Trastevere, mentre in realtà è anch’esso un ex comunista. I Democratici americani non sono ciò che ci vogliono far vedere chi in Italia li scimiotta, accaparrandosi anche il medesimo nome e slogan (speriamo per il buon Barack che non abbia lo stesso esito!).

Obama non è sicuro di vincere, prova ne è il video milionario mandato in onda a pochi giorni dal voto: i Democratici, da sempre collegati al AFL – CIO (riduttivamente i sindacati degli states ), paradossalmente sentono mancare l’appoggio proprio della classe operaia che incredibilmente pare essere orientata verso il voto repubblicano o comunque verso l’indecisione assoluta. Obama, che non sa se vincerà o meno, ha speso le ultime ore di campagna elettorale in North Carolina, da sempre feudo dei Repubblicani.

Obama non è Kennedy né Clinton, l’ombra lunga nell’opinione pubblica in USA del “nero comunista” (una sorta di “uomo del male” in quelle latitudini, multietniche ma non troppo!) sembra rosicare ora per ora il suo vantaggio su McCain.

Ieri Obama tifava per Hamilton, perché è consapevole che tenere la testa di una gara non è così semplice per come sembra.

FedMin