Rilevanza Redazionale = Fenomeno Mediatico

marzo 7, 2009

Quando la notiza la fa il giornale.

Redazione in bianco e nero (foto Internet)
Redazione in bianco e nero (foto Internet)

Corro incontro al linciaggio generale, però dovevo esprimere il mio punto di vista su una gravosa questione che arrovella gran parte degli italiani (perlopiù coloro i quali a tavola hanno il cattivo gusto di apprendere le bad news dai TG nazionali): la questione stupri.

Crimine efferato, niente da dire; le violenze sessuali, ancor più se abusate ai danni di minori e piccolissimi, sono tra le barbarie più basse che un animale possa compiere. Mi tolgo da subito il pensiero per tutti i giustizialisti (e scrittori collaterali) che han preso posizione sul nostro ordinamento molto falloso in materia “pene” (oddio rileggendo mi sono accorto che ci sono doppi sensi a bizzeffe, chiedo venia): condanne certe, magari senza il diritto a patteggiare la pena per ottenere sconti abnormi e permessi e premi durante la detenzione non siano giudicati con gli standard normali, ma bensì con delle osservanze psichiatriche ad hoc. Sperando che gli  indulti vari divengano delle variabili disattese.

Aggiungo: se stranieri è giusto che paghino il prezzo della loro azione criminale in Italia, con le leggi italiane. Poi in base alla gravità del crimine è giusto che questi vengano rispediti a casa, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. Il caso Carfarella ne è un esempio: faccia da pugile e il rosso meritano di ritornare al loro paese perché di per sé recidivi, però non ci bendiamo gli occhi: l’industria per lo più manifatturiera e artigianale made in Italy vive proprio grazie a loro, grazie agli “stranieri”.

E soprattutto: che senso ha alzare il livello di “allerta” nei confronti dei romeni di turno? Non successe lo stesso per i marocchini prima e gli albanesi poi? Eppure oggi queste due comunità pare essere del tutto escluse dal girone dantesco dell’inferno mediatico.

Strategico.

E faccio un passo indietro: si narra che tempo fa si scatenò un putiferio a livello  informativo, creato meccanicamente, per “difendere” un caporedattore in odore di condanna. Soldi spicci eppure l’Italia s’interrogò per giorni su dei casi montati verso tale direzione.

Idem con patate il caso intercettazioni – Saccà. E ne potremmo tirare fuori a cumuli. Di cattiva informazione distorta per fini “personali”. E così mi schiero sia con l’amico Monteleone (che centra, come spesso fa, alla grande il bersaglio)  che con i grillini – bloggers che esausti di sentirsela menare dai dottori dell’informazione ravvedono qualche imprecisione grossolana, troppo grossolana per dei professionisti dell’informazione.

Torniamo al “fenomeno stupri” (la linguistica italiana già si adira per questo connubbio): chi opera nel sociale avverte la sensazione… che i conti non tornano! Anzi: i casi perpetuati e dimostrati via etere altro non sono che una minima parte (anche numericamente parlando!) di quelli semplicemente denunciati, ignorando quelli che cadono nel dimenticatoio.
Inoltre questi stessi operatori (e quindi “spie” del territorio) chiedono luce su alcuni lati ombra delle vicende: in primo luogo quando si tratta di branco – ragazzina che realtà c’è dietro il “solstrato” della vicenda? Ribadisco stiamo parlando di bestie e non di uomini, che nessun sussultò di umanità (neppure la più esasperata) può conservare o addirittura difendere e giustificare.

Ri-cito una statistica che mi serve da equilibratore dei fenomeni (socialmente parlando); appena un anno fa la Curia reggina – bovese incaricò un manipoli di volontari e pretacci (citaz. dell’inarrivabile Candido Cannavò)  nello scandagliare tutti quei casi di violenza domestica, ai danni delle donne. Ebbene il risultato fu eclatante, sicché celato immediatamente dalla coltre della disinformazione: 1 donna su 10 ne è vittima, ma solo una su 75 (approssimativamente) trova il coraggio per denunciare. Sono dati mozzafiato eppure non si è montato un caso, anzi.

Tutto tace, in direzione contraria, ossia inerente agli stupri, si fa un gran baccano (un’alternanza sistematica con il bullismo): ribadisco è giusto condannare, inasprire le posizioni, conoscere. Sacrosanto informare in tal senso. Ma gettare il fango, tutto il fango, sugli extracomunitari sembra eccessivo, anzi dico di più, sembra mirato a fare audience. E forse ad istradare qualche norma di legge: leggasi stocking, ad esempio.
Chi era  il molestatore telefonico e chi la molestata?

Al via il linciaggio, prego.

FedMin

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Lettera aperta a Antonino Di Pietro

gennaio 28, 2009

Decoro, parola assai lontana.

Non vi spaventate. Non mi sono presa la malsana e lugubre idea di essere io il promulgatore del pensiero nazional popolare, le mie lettere aperte quivi son fatte proprio nell’attimo in cui sto per perdere le staffe, dunque mi appello al buon senso. Prima di addentrarmi quindi nella mia nota pubblica, sottolineo come anch’io  sono stato polemico nei confronti del Capo dello Stato (https://federicominniti.wordpress.com/2009/01/16/lettera-aperta-a-giorgio-napolitano/) nei giorni della sua visita a Reggio Calabria, perché credo che la Sua figura debba essere più solerte in talune circostanze. Un abisso, le mie puerili accuse dinnanzi alla calunniosa arringa mossa dal leader dell’Idv.

Scrivo.

Antonino Di Pietro, leader dell'IDV (Foto Internet)

Antonino Di Pietro, leader dell'IDV (Foto Internet)

Egregio Onorevole della Repubblica Italiana Antonino Di Pietro,

questa volta l’ha combinata davvero grossa! Per bacco, non andiamoci giù per il sottile con le sdolcinerie formali del caso. Lei ha preso una bufala: ma al posto di cercare di arrampicarsi sugli specchi rotti dalle sue urla perché non chiede scusa al Popolo Italiano? Sì, non a Giorgio Napolitano. Ma all’intero Popolo che Le permette di vivere una vita piena di comfort e fior di quattrini nella saccoccie sue e del suo movimento poi Partito, mo’ soviet.

Io, per forma mentis, apprezzo tutti coloro che s’impegnano, i cosiddetti uomini di buona volontà. Voglio darLe sinceramente anche il beneplacito di appartenere a questa categoria (anche se le ultime inchieste hanno svelato la conduzione familiare del suo partito, bella meritocrazia, bella politica), però Lei Antonino Di Pietro si dovrebbe ricordare che quando apre bocca lo fa a nome dei suoi elettori e poco importa se si tratta di una democrazia da “rozza materia” (citaz. Noberto Bobbio), Lei è un Deputato della Repubblica Italiana se lo ricorda?

Se lo ricorda quando spara a zero su tutti, dando dei collusi a chiunque non sia nel cerchio dei suoi fedeli compagni di merende? Antonino Di Pietro, Lei sta commettendo l’errore più anacronistico della politica: Lei non è più magistrato, ma insomma ancora non ha letto un manuale di teoria politica (basti rintracciare il fondamentale Hobbes) in cui rintracci questo semplice ma essenziale sintagma?

Arriviamo al fatto “incriminato” (La prego non inizi con le sue elucubrazione sui figli e figliocci di Mani Pulite!): dare del “mafioso” (e ne Lei, ne i suoi amici di brigata, voglia divincolarsi da tale affermazione poiché il silenzio da mafioso chiamasi omertà, caratteristica di un uomo mafioso o affine ad esso) al Presidente della Repubblica e sputare nell’occhio a tutti noi italiani.

“Ciangiu cu n’occhiu”. La saggezza popolare viene in mio soccorso, ma non in Suo. Anzi: per troppo anni la nostra Repubblica è stata garantista dei loschi sistemi delinquenti, sotto il manto del perbenismo di massa si è nascosta l’invertebrata massa di ladri che il nostro Paese coglie in seno. Per grazia di Dio, ma anche degli uomini siamo tutti a conoscienza di questo lato B del nostro Stato, quello più famoso oramai. Le negatività.

Ma caro Di Pietro, il suddetto mafioso Giorgio Napolitano rappresenta l’altra metà del cielo, quel side A di brava gente, di lavoratori onesti, di persone con la schiena dritta che sono italiani. Giorgio Napolitano è custode della Costituzione, unico appiglio che ci unisce ancor oggi alla nostra storia e ai nostri padri, principi democratici.

Antonì Di Pietro questa volta hai sbagliato, vedrai come nemmeno il tuo amicone Travaglio ti difenderà, menchemeno Santoro o Grillo: i paladini dell’antiberlusconismo, non sono i paladini dell’anti – repubblica.

Ha fatto una pessima figura dinnanzi al mondo, una figura da ultras scatenato e un pò fumato. Non Le resta che chiedere scusa, magari avesse il “rossore” di dimettersi. Ma i soldi fanno la felicità e pure la faccia tosta. Tutto questo con il suo ruolo da Deputato della Repubblica italiana, che c’azzecca?

Il mio più sincero augurio di buon lavoro per il proseguio delle sue attività politiche.

Cordialmente,

Federico Minniti


A Natale, a Natale si può dare di più…

dicembre 9, 2008
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

L’area è di quella frizzante: Natale ormai alle porte è più che altro un impiccio per gli esperti d’economia, dove il sacco del barbuto papà, quello con le renne, pare essere scarno, un pò come le tasche di tutte le famiglie del mondo, o quasi.

La politica resta alla finestra: qualche impegno, qualche moneta a ringalluzzire il portafoglio degli italiani. In realtà si è in piena bufera: il caso De Magistris ha squarciato il cielo dicotomico “Berlusconi – e non”. Questa volta “questi” magistrati l’han combinata davvero grossa, Salerno contro Catanzaro ne parlano tutti, forse in troppi, forse in troppo pochi.

Ritorna d’attualità quell’indagine (Why not?) aperta da un PM campano d’ufficio nel capoluogo calabrese, in cui erano implicate alte cariche dello Stato, imprenditori locali e reggenze vecchie e nuove della ‘ndragheta.

Napolitano chiede le carte: sa che è dinnanzi ad un’imminente tempesta.

E come d’incanto, la calma regna sovrana. Volemose bene, basta poco che ce vo’.

Così siamo condannati a parlare ancora di vittime e carnefici del berlusconismo, di Travaglio, di Santoro, di Grillo. Siamo condannati sì, perché davvero questa politica è una “commedia dell’assurdo”, e a me me piace, pare far eco l’adunanza di politicanti e giornalisti italiani.

La luna è dietro il cespuglio, la notte non è così buia. Basta convincersene.

Non ci resta che attendere i risvolti del “caso – De Magistris”, sempre se andrà avanti. Si sà, il Paese delle mezze verità poco concede all’immaginazione, o paradossalmente, tutto.


I conti non tornano (oppure erano sbagliati)

dicembre 2, 2008
Facebook specchio della realtà? (foto Internet)

Facebook specchio della realtà? (foto Internet)

Vorrei sfatare un mito: l’opionione pubblica della Rete è davvero così contrapposta a quella tradizionale? Scontatamente dico sì. Calcoli alla mano, un pò vacillo.

Non voglio apparire demagogico, per ciò non trarrò alcuna deduzione dai numeri che fra poco sottoporrò al vostro rigido giudizio. Premetto che questi dati sono nulli davanti alla manifestazione democratica del consenso verso questo o quel partito (poco importa), ma mi andava di giocare un pò, in gratia aritmetica.

Prediamo Facebook, indiscusso canale di comunicazione, perlopiù dai giovani e vediamo quanti “sostenitori” hanno i politici italiani. Va detto che questo è una dato molto parziale perché proprio in questo istante in cui digito questo resoconto la situazione potrebbe cambiare e anche sensibilmente.

Innanzitutto, tanto di capello a Barack Obama che non ha eguali: la sommatoria (a troppi zeri) dei suoi fans, pensate, supera il totale di tutti gli altri politici indicizzati. Per chiosare la pagina made in USA, George W. Bush dopo 8 anni di mandato, un paio di guerre ed una crisi economica racimola solo 1.909 supporters.

In Europa la situazione è più opaca, molta divisione, ma indubbiamente e di gran lunga, il leader (nonché primo ministro) più amato del Vecchio Continente è Nicholas Sarkozy con 34.308 preferenze (da non confondere nell’accezione di “voti”). Sarà merito della bella Carlà?

Preciso di aver tratto i miei dati da questo link (per i politici italiani più “discussi” ho fatto una ricerca più dettagliata “per nome”).

Arriviamo dunque ai nostri parlamentari. Anzi prima cavalchiamo l’onda della controinformazione con una piccola postilla iniziale: Marco Travaglio è tra i personaggi pubblici più amati (47.713), da notare come sia indicizzato come “Critica”, genere promiscuo a lui congeniale visto che non è né un giornalista né un politico. Questa volta i feisbucchiani sono stati proprio cordiali nei suoi confronti. E il Grillo urlatore? Un modesto risultato complessivo (vale a dire tra i vari cloni) di 15.807 grillini. La sua categoria: comico. Nulla da aggiungere.

Il primo politico italiano è…l’Assessore Palmiro Cangini. Sì direttamente dal tendone di Zelig: quello di fatti, non pugnette. Questo è un tutto dire, cosa ne dirà il comico genovese sopracitato? Non ci sono più gli internauti di una volta: eccezionale veramente!

Altrettanto eccezionale è che Maria Stella Gelmini raccolga su Facebook ben 13.326 sostenitori: è lei la prima deputata italiana nello speciale ranking di FB.

Ora debbo fare forzatamente una precisione: ho rinvenuto due politici con diversi cloni che nella somma complessiva risultano superare quota 10.000 fans, questo non è esclude,però, che ci siano “doppi” se non “tripli, quadrupli” sostenitori identici (come appurato personalmente, però capite bene che spulciare le molteplici preferenze di migliaia di utenti era impresa ardua). Quindi ho utilizzato per tutti questo metro: ho classificato la pagina del politico con più sostenitori, per chiarezza e completezza di informazione fra parentesi metterò il totale delle varie pagine dello stesso politico.

Secondo posto per Walter Veltroni, l’Obama de no’ artri: nota curiosa il leader del PD non è indicizzato da Facebook, sconvolto della sua assenza ho digitato il suo nome nel modulo “ricerca” rinvenendolo con 10. 682 (11.263) amici. Alle sue spalle spunta Umberto Bossi. Eh sì il senatur ha fatto breccia in 9.553 cuori, pensate che Ingrid Betancourt lo segue con 8.479 fedelissimi.

Che Renato Brunetta faccia opinione si era capito, ma che raggiungesse certe quote non era prevedibile: subito appena fuori dal podio con 8.431 supporters. Antonino Di Pietro ha, invece, 7.487 sostenitori (12.838).

Che smacco per Silvio Berlusconi che comunque si può consolare vedendo il trend dei Premier europei, per lui 6.779 fans (7.873), ma osservando sia la Merkel (2.864) che Brown (2.237) che Zapatero (873) può dirsi in buone acque.

A proposito di cariche dello Stato, il Presidente della Repubblica non riceve molti consensi tra i giovani interanuti di FB: solo 1.258 sono gli italiani abbonati alla sua pagina.

Ma chi l’ha detto che chi governa è poco amato? Una sfilza di nomi da La Russa a Tremonti, da Fini a Maroni sono tutti lì tra i 3.350 e i 2.260 sostenitori. Gli uomini del PD si piazzano più indietro: tengono botta il sempre vivo Massimo D’Alema (2.249) e lo scettico Bersani (1.686). Il primo tra i comunisti è Bertinotti con 1.629 fans: e pensare che è stato il primo a saltare dopo la debalce elettorale.

Analisi in controtendenza tra i partiti dove il PD stravince con 1.559 sostenitori (comunque un dato che fa riflettere,bipartisan, l’affezione verso i politici basta pensare lo scarto di 10.000 preferenze con il leader dello stesso partito, Veltroni) e il PDL fa davvero cattiva figura con soli 200 aderenti in FB. I berlusconiani potranno contestare il fatto che ancora è una creatura non nata, beh il totale tra i sostenitori di AN e FI fa 709.

Numeri farfugliati, indicatori di niente. Nella versione “er Rino Tommasi dei poveri (e dei parlamentari)” forse ho fatto qualche peccato di gola. Mi andava di filtrare questi dati che non interesserano a nessuno. Nessuna conclusione la mia, solo un invito ad una sobria ed ironica riflessione.

FedMin


Come Volevasi Dimostrare

novembre 19, 2008
Daniele Capezzone (Pdl) (foto Internet)

Daniele Capezzone (Pdl) (foto Internet)

Incredibilmente è la Tivù a lanciare l’assist alla Rete: mai avrei voluto, ma cito ancora una volta Lilli Gruber in questo mio spazio da internauta. La conduttrice di Otto e mezzo ha chiuso la trasmissione (“Berlusconi: o si ama o si odia”) con l’amara considerazione che il battibecco da anatre spennate fra Marco Travaglio e Daniele Capezzone è l’ennesima conferma che “antiberlusconismo e berlusconismo esistono e ancora caratterizzano la nostra politica“. Ebbene sì, nulla di nuovo all’orizzonte purtroppo.

Non entro in merito sulla vicenda “il tuo padrone apparteneva alla P2” e “tu appartieni alla P-Coglione“, ho solo l’amarezza che davvero in Italia la dialettica politica si sia ridotta ai minimi termini.

Non amo i vari Travaglio, Grillo e Di Pietro però credo che talune volte la loro fortuna è l’incontrare persone come Daniele Capezzone, bravissimo ragazzo, bravo ad argomentare, ma certamente non all’altezza di essere il “portavoce” del Pdl, cioè il primo partito d’Italia. Non sto quì a tessere le lodi del partito di Berlusconi, ma Daniele sbava un pò troppo e da Arcore “qualcuno” se ne è accorto.

E guarda un pò a chi volevano “appioparlo” lo sbavatore ex radicale? Signori e signori in Calabria. A chi credeva che la sua candidatura per il post – Pittelli avrebbe lusingato il coordinamento regionale, nient’affatto. Capezzone sta stretto, tant’è che fa a gara con Italo Bocchino per chi deve dare del “coglione” al sinistroide di turno. E poi però si inalbera con Travaglio, quando lo chiama “maggiordomo”.

Ma dai, Daniele, mica è un’offesa? Per il professore giornalista liberale montanelliano siamo tutti schiavi di Berlusconi, tutti vittime delle sue truffe, dei suoi inganni allo Stato. A mettere bene l’orecchio per terra, la stessa base travagliana perde colpi: però in questo incontro – scontro con Capezzone, il buon Marco nazionale ha avuto la meglio, mi si permetta di dire, grazie all’ineguatezza del pidiellino.

Paradossalmente le parti erano invertite: il politico (Travaglio è inutile che fai il biricchino tanto ti abbiamo scoperto!!) travestito da indefesso professionista dell’informazione e il giornalista (Capezzone: il Velino va a gonfie vele!!) nella maldestra maschera del dotto al servizio degli elettori.

La commedia delle parti continua e va ad appannaggio del Re Mida Silvio, che vorrebbe (in questo periodo di blackout economico) che tutto quello che tocca diventi oro, ma che non trova di meglio che “salutare il dott. Floris” e attaccare a tutto spiano sinistra, sindacati e Di Pietro.

Sì, lui il bel Tonino, lui è un caso a parte. Partecipa a 409 votazioni sulle 1.562 effettuate alla Camera dall’inizio della legislatura e poi dice che Berlusconi è un assassino della democrazia. Certo per lui il Parlamento pare essere il tugurio.

Travaglio: “Sono fiero di aver votato Italia dei Valori“.

Come Volevasi Dimostrare.


Né scioperi né vigilanza RAI: A.A.A. blogger cerca disperatamente notizia!

novembre 18, 2008
Libero blog in Libera Rete

Libero blog in Libera Rete

È un periodo di secca questo. L’abbondanza che cade dai cieli, non viene risucchiata dal mio pc e questo ha due conseguenze speculari: la prima è che ancora ho un pc, la seconda è che non scrivo da un pò di tempo.

Girandomi intorno e leggendo qua e là, vedo che la moria di notizie è diffusa, con le debite eccezioni. Volevo comunicare che anche il sottoscritto (dove scritto? boh) ha appoggiato (udite udite) l’istanza dell’urlatore Grillo in merito alla legge “ammazzablogger” riproposta da Veltroni, legge di cui avevo parlato precedentemente su questo blog e su cui non ritorno.

Dicevamo che la marea è bassa in questi giorni di calma apparente, i soliti scioperanti che si ridestano ogni anno dal letargo nel caldo dell’autunno italiano (un classico storiografico oramai) e i soliti politicanti che si fanno beffe degli elettori, fingendosi nemici – amici per una poltrona che scotta, mica tanto. Un pò come chi si divise le vesti.

Nel pastone odierno che vi sottoponto, un pò indigesto è vero, c’è anche spazio per il caso Englaro. Oggi sul Corriere della Sera è apparsa un’intervista presso una casa di Don Orione, a tal suor Ildefonsa (mi devono spiegare se questi nomi sono veri!!!) la quale, nonostante i “lunghi” anni di servizio ai malati, si dichiara aperta al testamento biologico, iter avviato già tra i piani alti della Chiesa Romana, svela la suora, che definisce la situazione work in progress.

Gigi D’Alessio ha confermato i sospetti: che motivo c’è di fugarli? « É vero suonavo alle feste dei camorristi » e poi facevo il post serata con una “ragazza di periferia”. Dettagli, odio la cronaca rosa.

Frattanto nessuno ci informa che in Congo le milizie di Nkunda tengono sotto scacco le forze governative e peacekeepers ONU resistono a stento intorno a Goma: solo la rete si ricorda che l’interesse deve essere veicolato verso le zone che lo richiedono, ossia l’ex terzo – mondo, da tutti per etichetta chiamato “paesi in via di sviluppo“, ma che a sentire chi là ci vive (da italiano all’estero) lo descrive come quinto, se non il sesto livello della disinformazione.

Per chi dice che si è interessati alle vicende africane a convenienza, beh provate a motivare il perchè della corsa a riarmo della Svizzera paese solitamente neutrale nel cuore dell’UE?

Banche, cioccolata e orologi. Un trinomio che in tutto il mondo conduce inevitabilmente alla Svizzera. La neutrale e pacifica Svizzera. E invece, soprattuto per chi in Svizzera ci vive, un altro elemento essenziale è l’esercito. Solo nel 1989, quando il Consiglio Federale esaminò l’iniziativa del Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) che chiedeva l’abolizione dell’esercito, si affermava ancora che “la Svizzera non ha un esercito, essa è un esercito“.

fonte PeaceReporter

La Libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta, usava dire Thedor Wiesengrund Adorno. Un motivo in più per scrivere (così male) oggi.

FedMin


Uolter, il liberatore, impigliato nella Rete

novembre 13, 2008

Amo la libertà di stampa più in considerazione dei mali che previene, che per il bene che essa fa. ( Charles – Alexis de Tocqueville )

Uolter ce la sta mettendo tutta. Per i primi mesi si è addirittura “castrato” nell’essere a – comunista, ora non solo torna in piazza, ma inizia ad esercitare i poteri che un leader bolschevico possiede. Menomale che non è in maggioranza. O quasi, potrebbero dissentire tutti nell’incidere il solito disco 4 stagioni, c’è comunque Re Silvio, quello della Propaganda 2.

Propaganda. Nell’ultimo post mi curavo di Grillo e della sua confraternita, la cui propaganda viaggia in bassa frequenza per la rete. Mi sento tanto un novello Roman Jakobson (formalista russo, 1892 – 1982) che studia le funzioni del linguaggio, in particolar modo del linguaggio politico del web in quest’ultimo periodo.

Oltre l’ultima divagazione puramente accademica, vengo al dunque. Franco Levi (PD) ha depositato alla Commissione Cultura della Camera la legge “ammazzabloggher” (citaz. “udite udite” Beppe Grillo). Ecco rapidamente in cosa consiste: ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale, ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all’Agenzia delle Entrate, ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione), ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa, ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di “stampa clandestina“: due anni di carcere e sanzioni economiche.

(immagine tratta liberatemente da internet)

(immagine tratta liberatemente da internet)

Se il bloggher reggino Antonino Monteleone analizza in maniera acuta la relazione tra società civile e giornalismo (e le relative conseguenze giudiziarie), personalmente muovo una mozione sul “prodotto blog”, a rischio di estinzione. Querele a parte, quì c’è in ballo la libertà d’espressione, in un mondo come quello di internet de – legalizzato.

Detto ciò a “tutela della categoria”, esplicitamente dico che ci sono blog i cui contenuti sono facinorosi e, personalmente, pericolosi. Navigando per Internet ci si può imbattere in veri e proprie discariche a cielo aperto di idee faziose e offensive. La deregulation che vige però non può essere compromessa con un provvedimento “parziale”, sarebbe lesivo solo nei confronti dei bloggher, categoria che informa.

È singolare che il provvedimento parta da un esponente del PD: tanto amici di Obama (che ha stravinto anche grazie all’apporto del web), tanto immersi nella società da far partire l’iniziativa “propagandistica” (termine già usato in questo articolo sali sopra) YouDem.

Siamo ancora in fase embrionale come proposta di legge, speriamo questa volta che rimanga eternamente incinta.