Carovana Antimafie: considerazioni personali

novembre 22, 2008
Occasione persa?

Occasione persa?

Come ampiamente annunciato sono stato presente alla Carovana Antimafie di Libera presso la Sala Green di Palazzo Campanella.

Il resoconto dell’incontro lo potete ritrovare quì.

Qualche nota a lato: in primis non sono un granché come fotoreporter. Nulla di nuovo, ma anche la fotocamera (in prestito) ci mette del suo: le uniche foto “decenti” finite nel vuoto, così non ho alcuna prova visiva di questa mia apparizione alla manifestazione.

Secondo punto all’odg: immane ritardo! Troppi, davvero troppi i 45 minuti dovuti al “problema tecnico” (audio della proiezione), mi perdonino gli amici di Libera.

Arriviamo al dunque: buona presenza in sala, per lo più giovani, questo è un valora aggiunto. Buona la risposta dalle associazioni: Agesci e Azione Cattolica ampliamente presenti, ne sono un segno incontrovertibile. Davvero scarna e desolante la risposta delle Istituzioni: Attilio Tucci, ormai inflazionata la sua figura in queste occasioni (fu promotore del museo della ‘ndrangheta, ndr), rappresentante dell’esecutivo Provinciale; Nino De Gaetano (PRC) che nel consesso regionale sta all’antimafia come Einstein sta alla fisica; un solo sindaco, La Ruffa (Polistena), alcuni (4) rappresentati dei comuni della provincia. Il Comune di Reggio Calabria non perventuo.

Mimmo Nasone ha affondato la sua oratione in tal senso, nel vuoto amministrativo che c’è, chiamando in causa sia il sindaco Scopelliti che l’ex assessore Adornato. Nelle sue parole tanta amarezza, ma anche un pizzico di faziosità .

Sono giunto alla conclusione che non esiste un’Antimafia di serie A e di serie B, di chi condanna e di chi lavora, esiste l’Antimafia. Una creatura, che quì in Calabria, come saggiamente sottolineava Davide Pati, incontra ingentissime difficoltà perché il solstrato è malato, la base è perversa.

A mio avviso è ora che tutte le forze convergano, ieri con dispiacere ho visto solo un “esponente” di “Ammazzatecitutti”, Daniele Quartuccio. Mi aspettavo che Aldo Pecora fosse presente, così come tanti altri giovani e meno giovani impegnati in questa direzione nella nostra terra.

Questione d’impegni, ovviamente.

Sandro Curzi (foto internet)

Nota dell’Autore: Oggi è morto Sandro Curzi. Con lui se ne va un pezzo storico del giornalismo italiano, una voce coerente della Sinistra italiana, penna acuta di partito. Uomo libero.


L’Espresso prende per i baffi Lillo Foti

novembre 19, 2008
Un fischio d'inizio allo Stadio Oreste Granillo (foto internet)

Si chiama Football clan ed è l’ultimo capitolo scritto sull’Espresso da Lirio Abbate e Peter Gomez. Nessuna deriva calcistica, o quasi. I due giornalisti avezzi alle grandi inchieste sulla criminalità organizzata questa volta affondano la penna sui rapporti “di amicizia” tra alcuni grandi club e personaggi “in odore” di mafia.

La Reggina Calcio non manca all’appello, anzi i due ci vanno giù duro. Riporto federlmente:

Tra i presidenti c’è chi dice no, come quello del Palermo, Maurizio Zamparini, che prima del blitz del 26 settembre in cui sono finiti in carcere un procuratore di giocatori e un allenatore in affari con la famiglia mafiosa dei Lo Piccolo, ha allontano tecnici e manager troppo chiacchierati. C’è chi pare indifferente come Lillo Foti, il big boss della Reggina che ha ancora al suo fianco, in qualità di vice, Gianni Remo, un imprenditore sotto inchiesta per estorsione, a cui la magistratura in maggio ha sequestrato l’azienda. Remo è cognato del latitante Michele Labate, considerato uno dei capi della cosca ‘padrona’ proprio della zona dove sorge lo stadio. E c’è infine chi finisce in manette e viene condannato (in primo grado), come Raffaele Vrenna, ex vicepresidente della Confindustria calabrese, presidente del Crotone calcio (allora serie B ora C1), e legato a molti degli uomini della ‘ndrina più importante della sua città, quella dei Vrenna-Corigliano-Bonaventura.

Il baffo di zio Lillo sicuramente ha fatto un piccolo sussulto per poi ricomporsi. La Reggina rappresenta per la nostra città e, in senso più ampio, per la regione Calabria intera l’altrà metà del cielo: non solo ‘ndrangheta gente, ma anche persone che sanno lavorare con dei gran bei risultati. E guai a chi tocca questa certezza.

Ma Presidente, mio Presidente, per rendere limpide le acque in cui naviga l’azienda – Reggina questa volta si è fatto flop. Bonari si può condividere che qualsiasi pendenza giudiziaria sulla testa di Gianni Remo è ancora da valutare se corrispondente a verità o meno, ma mantenerlo lì nello staff dirigenziale è un pugno nell’occhio.

Nulla di personale, né giuro eterno amore ai vari Lirio Abbate o Peter Gomez, ma questa volta l’Espresso ha fatto centro: Reggio come Palermo, Crotone, Napoli. Siamo tutti nello stesso calderone.

La pietra nello stagno è stata gettata. Un atto di chiarezza ci deve essere, ma forse, non ci sarà mai.


Né martiri, né eroi

ottobre 17, 2008

Strana la sorte di Roberto Saviano. Sempre appesa alla doppia lama della giustizia e della malavita, sempre pronto da un momento all’altro a “saltare in aria“.

Prendo spunto dal post di Domenico Malara, a proposito per dare una mia “versione dei fatti”, attraverso questo videopost che ho fatto: una condizione quella dello scrittore – giornalista campano molto simile ad altri “martiri” antimafia.

Sono concorde con chi afferma che non bisogna incensare, idolatrare, santificare questi “personaggi scomodi”, però le parole di omertà e di abbandono che questi ragazzi di Casal di Principe pronunciano, davvero palesano una resa incondizionata alla malavita.

Reggio non sarà come Napoli, Reggio è immersa nella ‘ndrangheta, fino al collo. Questo il motivo del mio intervento: la rassegnazione è peggio di mille bombe. È così che le mafie ti mettono all’angolo di un ring molto particolare che è la vita, ti stringono alle corde.

Perchè lo Stato non può mostrarsi come una luce stroboscopica, un’intermittenza tra l’esserci e il non esserci. L’Esercito fa solo tanta polvere.


Le mie interviste: Benny Calasanzio

settembre 11, 2008

Reggio Calabria – La blogsfera è un mondo a sé stante. Me ne sono accorto da cittadino di questo cyberspazio e mi sono imbattuto in piccoli personaggi, giganti di quest’altra dimensione.
Leggo spesso di Anti – mafia, di “ammazzatecitutti“, beh io da darvi un nome ce l’ho , è quello di Benny Calasanzio.

Nato ad Agrigento, vive in Toscana, dove è un giovane giornalista per il Corriere Fiorentino. Pochi giorni fa è uscito il suo primo libro “I Disonorevoli Nostrani“, che traccia un bilancio sull’Assemblea Regionale siciliana. Da quì la mia volontà di porgergli alcune domande, subito rinfrancata dalla sua disponibilità.

La prima domanda è d’obbligo dopo aver letto una sua lettera a Piero Ricca parla di un nuovo modo di ripensare la mafia: “..la mia personale lotta alla mafia nasce da un concetto diverso e più “politico”. Io credo che finchè la mafia sarà tutelata e rappresentata nelle istituzioni, l’antimafia sarà una lotta contro l’infinito, contro l’eternamente rigenerabile.” Allora, lo stato, ad oggi, di salute dell’Antimafia?

«Quale Antimafia? Purtroppo oggi in Italia esistono due grosse scuole di pensiero – risponde Benny – riguardo la lotta alle criminalità organizzate. Una parte è politically correct, è soft, si limita ad attaccare Cosa Nostra e affini ma quando si tratta di fare i nomi di chi collude, quando si tratta di denunciare i politici di cui è accertato il grado di criminalità, si astengono, entrano in un assordante silenzio che risulta davvero imbarazzante. Con questo modo di fare rovinano l’altro 99% del loro operato in campo di confisca e gestione dei beni mafiosi. Il riferimento, per chi non l’avesse capito, è Libera.

Poi ci sono, come li definisco io, i brutti sporchi e cattivi, di cui faccio parte. Siamo quelli che si indignano, quelli che protestano, quelli che non tollerano le collusioni soprattutto se politiche. Siamo quelli che ci mettiamo sempre e comunque la faccia. Per questo siamo e saremo sempre borderline: non ci invitano alle commemorazioni o alle celebrazioni ufficiali perchè possiamo farla sempre fuori dal vaso. Questa categoria annovera, tra gli altri, Sonia Alfano e Salvatore Borsellino. Riguardo alla lotta dello Stato contro la mafia, semplicemente non esiste un qualcusa di pianificato e studiato. Ci sono grandissimi magistrati e grandissimi investigatori a fronte di un piccolo Stato ».

Mi permetto di fare una costatazione personale a lato: vivo in Calabria, dove dopo l’uccisione di Franco Fortugno, comunque c’è stato un risveglio generalizzato del senso comune di opporsi alla mafia. Purtroppo ci “siamo” concentrati più sulla piazza, sui manifesti e poco sugli atti concreti. Poche denuncie e chi lo fa (ovviamente con le debite eccezioni) è mosso da ferventi ideali ideologici, che non permette loro di vedere con imparzialità quella divonestia diffusa in tutti gli schieramenti politici. Dunque la Calabria vive uno stallo ideologico non indifferente, nonostante gli arresti a nastro che si stanno effettuando. Anzi la sicurezza percepita è molto più bassa di quella reale.

Le istituzioni civili “pulite”, parlo della scuola, delle parrocchie, del libero associazionismo di qualsiasi stampo (tranne ovviamente quello a delinquere) non dovrebbero esporsi di più in un modus operandi diverso nell’educazione all’altro, nell’attenzione alle difficoltà di un territorio che non sono generalmente “mafia”, ma figlie di questa?

« E’ quello che dicevo pocanzi. La gente ha bisogno di vedere che non abbiamo paura di metterci contro anche, se serve, ai grandi uomini politici pur di recriminare la pulizia delle istituzioni per cui molti dei nostri padri sono morti. Se vedono che per beccare ingenti finanziamenti si rinuncia a denunciare, ad urlare, allora come possiamo chiedere al resto dei “civili” di denunciare? »

E’ coerente Benny, ma è sprezzante di questo suo coraggio di indicare la strada giusta da seguire. Giornalista cocciuto e creativo non ha paura di trattare casi scottanti. Gli faccio un nome: Bruno Contrada.

« Purtroppo o per fortuna la storia di Contrada non è accomunabile a nessun altro caso. Lui, da numero 3 del Sisde, da collaboratore di Boris Giuliano e del pool antimafia, aveva rapporti organici e continuati con Cosa Nostra e grandi amicizie con il boss Bontate, che poi fece la fine che meritava. Quello che è importante oggi è ricordare che Contrada, che oggi viene difeso addirittura da comitati e da medici che si vantano di avergli baciato le mani, è stato condannato in tre gradi di giudizio e per lui è stato dimostrato, agevolmente, il grado di collusione.

Un’altra balla è che sia stato condannato esclusivamente per le dichiarazioni di pentiti che avevano il dente avvelenato. Basta leggere gli atti del processo per accorgersi della gravità di alcuni fatti, come l’appartamento che per lui affittava bonatate, o per le macchine che riceveva in regalo, o per il tenore di vita che conduceva ».

Un libro, tanti “caratteri”.

« Si, è il mio primo lavoro organico di raccolta e pubblicazione di dossier sui diversamente onesti del parlamento siciliano. Mi è costato tanto lavoro e aspetto che qualche editore mi faccia la grazia di pubblicarlo. Nel frattempo si può acquistare tramite internet http://www.ilmiolibro.it/libro.asp?id=48709, come un vero e proprio libro, anche di ottima qualità devo dire. Se il libro avrà un discreto successo sicuramente qualcuno spenderà dei soldi per pubblicarlo. Un personaggio a cui mi sono affezionato è un deputato di Rosolini, in provincia di Siracusa, che con la terza media è diventato ras nella sua zona. Peccato che il dottor Gennuso “sia soprattutto un pregiudicato per una serie incredibile di reati: gente al 41 bis è stata meno processata. Trasporti abusivi, omessi versamenti delle ritenute previdenziali, detenzione abusiva d’armi, lesioni personali, ingiuria e furto. Perché quest’uomo anziché essere in un centro di recupero si trova in Parlamento? Per non parlare di Francesco Musotto, ex presidente della provincia di Palermo che mentre la provincia era parte civile nel processo per la strage di via capaci, lui da avvocato difendeva Sbeglia, l’uomo che aveva fornito il telecomando».

La Calabria pare essere un moribondo prossimo al declino. Lontano anni – luce dalla Sicilia e la sua “nuova” consapevolezza frutto dei morti ammazzati, quì quei pochi magistrati seri o vengono trasferito o gli tappano la bocca. Quanti morti illustri ci vorranno per risollevarci?

« Il problema è che non è solo la Calabria in declino, sia economico che etico. Vogliamo parlare dell’Abbruzzo, dove quel santo di Del Turco (ex presidente della Commissione Antimafia, è bene ricordarlo) pare essersi intascato svariati milioni di euro di tangenti? O della Basilicata, in cui Toghe Lucane sta portando a galla un comitato d’affari di medici, magistrati e avvocati che sarebbe meglio chiamare consorteria criminale.

O della Sicilia? Ho conosciuto il dottor De Magistris, e a darmi forza è stata la sua tranquillità. Io cercavo parole per fargli comprendere la mia vicinanza e invece lui tranquillizzava me. Dobbiamo convincerci che per uscire dal baratro non serve diventare eroi. Basta che ognuno faccia onestamente il proprio lavoro.

Servono buoni muratori, buoni carpentieri, buoni avvocati e buoni studenti. Basta iniziare per bene ognuno il suo».

Federico Minniti