La Selva Oscura dei No (a priori)

dicembre 10, 2008
Il Mose eviterebbe l'acqua alta a Venezia, ma c'è chi non ci sta. (foto Internet)

Il Mose eviterebbe l'acqua alta a Venezia, ma c'è chi non ci sta. (foto Internet)

Signor No, signore!

Più che un motto, oramai risuona come il requiem della nostra economia e dei nostri disservizi, tutti italici. La “Casta dei No” è viva, vegeta e condiziona tutto il Paese: c’è chi si oppone alla Tav, chi al Ponte di Messina. Lorsignori questi sono solo i casi più eccellenti: per chi vive le latitudini calabre in questi mesi ha visto l’accavallarsi delle proteste dinnanzi al pericolo Sei in Calabria. Investimento = pericolo. Meglio riciclare i denari in catene alimentari e beni di primo consumo, ma questa è una storia del paese di Giufà, non comprensibile, come molte altre.

Se vuolsi rivolgere lo sguardo poco lontano, risalendo la Calabria brilla di luce propria, la Centrale elettrica di Laino Borgo, ridente cittadina tra i boschi del Pollino, dove 35 megawatt, costata 50 milioni di euro per produrre energia tramite biomasse, sono lì in bella mostra: venghino signori, venghino! E pensare che pur funziona visto che ha “prodotto” solo nel primo giorno della sua esistenza per poi essere rinchiusa a causa del suo effetto mortifero sulle lontre del lago pressappoco vicino. Lontre mai rinvenute.

Ah! Fatti non foste per viver come bruti: cortei, girotondi, associazioni no – profit, politici tutti uniti (con la garanzia di rimanere pressocché impuniti, anche in caso di estrema colpa!) trasversalmente nel bruciare, fattivamente, i fondi che l’Italia mette a disposizione dei suoi cittadini. Peccato mortale il fare. Meglio incrociare le braccia e protestare, appellandosi a sua maestà la VIA (Valutazione dell’Impatto Ambientale), che macina pratiche su pratiche, avezza alla penna rossa per sottolineare gli errori anche ove non ci fossero.

159, sono 159, gli altolà imposti al Ministero dell’Ambiente: quanto ci costano? Calcoli alla mano tanto, troppo.

Non restiamo nel vago. Strana voce: “Costi del Non fare“. Prendiamo in esame il triennio 2005 – 2007 e poi calcoliamo esponenzialmente i probabili danni alla nostra economia in lunga gettata, ossia fino al 2020.

Il totale degli sprechi in ambito di “produzione energia” conta ben 38.590 milioni di euro; per quanto concerne lo “smaltimento dei rifiuti” scendiamo, ma di poco, con 28.029 milioni di euro gettati al vento: chiude questa disastrosa hit parade il conteggio dei soldi persi nel “non fare” tangenziali, autostrade e ferrovie ad alta velocità. Signori e signori: 337. 619 milioni di euro!

Non stiamo parlando di opere campate in aria o di progetti inutili, e inutilizzabilili, tanto per dovere di cronaca a questa particolare categoria dei lavori pubblici “in via d’aborto preventivo” appartengono, tra gli altri e in ordine sparso:

  • elettrodotti di tutt’Italia, dal comune più piccolo alle grandi città, come ad esempio quelli di Trino – Lacchiarella (PIEMONTE) e Fusina – Dolo Camin (VENETO). Bazzecole diremmo noi;
  • il completamento del Mose: mai più acqua alta a Venezia? Ma che vengo – a – dirtelo – affà!
  • Enel, Autostrade, Ferrovie, Terna: tutti al palo. Prima bisogna passare un vero e prorio esame di maturità, che sa di via crucis: l’iter prevede che il progetto debba essere vagliato dagli enti locali e posto a trattativa serrata con essi (durata in media di questo step 5-6 anni), poi deve passare dalla Conferenza dei Servizi, mini parlamento da 60 – 70 deputati – imputabili per questo – e infine approda ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, con tutte le lungaggini parlamentari note a tutti;
  • raddoppio della rete elettrica della Sicilia orientali: 310 milioni di euro affinché l’isola del Sole non rimanga al buio;
  • impianti energetici di natura eolica in Campania, a Dauna, zona gli indici più alti di ventosità d’Italia. Pecoraro Scanio preferì favorire il fenomeno della ‘monnezza!
  • rigassificatore ENEL in Sicilia, per ben 600 milioni di euro investiti: Porto Empedocle troppo vicina alla Valle dei Templi. Eppure gli esperti in materia, come il presidente dell’UNESCO, tra l’altro sicilianissimo, Giovanni Puglisi, ha del tutto escluso la possibilità di rischi.

Il decreto anticrisi parla chiaro. Evitare gli sprechi, bloccare la rincorsa estenuante dei ricorsi di questo o quel comitato. E’ risaputo che molti fondi europei che giungono in Italia vengono rispediti al mittente perché non utilizzati. E c’è da meravigliarsi se ancora puntano qualche sordo sullo Stivale trivellato da questi contestatori a priori: ad ogno passo in avanti, ne corrispondoo 5 indietro. Così è, se vi pare.

Anzi no no, è così e basta.

N.A. : ho tratto spunto per questo articolo dall’approfondimento di Panorama del 5 dicembre 2008 a firma di Daniele Martini.

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Detassati dall’I.V.A.? Forse pagando…

ottobre 1, 2008

pubblicato anche su Nuovi Rumori

Si vocifera da un pò di tempo che il Centro Commerciale, sito in San Leo di Pellaro, aprirà i battenti nel prossimo mese di Novembre, proprio alle porte del periodo natalizio da sempre florido per questo tipo di attività.

Ad offuscare l’ottimismo è una notizia che arriva da Roma, per l’esattezza dal Dipartimento Politiche di Sviluppo del Ministero dello Sviluppo economico, che proprio oggi ha comunicato le “22 – fortunate – zone franche urbane”.

In serata l’ANSA ha battuto l’agenzia nella quale il ministro Claudio Scajola in persona ha dato a battesimo la designazione di questi lotti detassati dall’importo IVA all’interno di citta’ grandi, medie e piccole in 11 Regioni avranno diritto inoltre a incentivi e agevolazioni fiscali e previdenziali, per una cifra pari a 50 milioni di euro l’anno, per nuove attivita’ economiche costituite entro il 2009.

”Con l’avvio delle zone franche urbane – commenta in una nota il ministro Claudio Scajola – diamo una significativa risposta al disagio socio-economico delle aree a maggior tasso di disoccupazione. Gli incentivi e le agevolazioni previsti per le zone franche, gia’ sperimentate con successo in Francia e autorizzate dall’Ue, sosterranno la creazione di nuova imprenditorialita’ e fanno parte dei nuovi strumenti normativi per rilanciare l’intervento nel Mezzogiorno e nelle altre aree deboli del Paese. Stiamo gia’ lavorando per estendere questa misura anche oltre il 2009“.

Le 22 ‘zone franche urbane’, selezionate tra 64 proposte sono Catania, Gela, Erice in Sicilia; Crotone, Rossano e Lamezia Terme in Calabria; Matera in Basilicata; Taranto, Lecce e Andria in Puglia; Napoli, Torre Annunziata e Mondragone in Campania; Campobasso in Molise; Cagliari, Quartu Sant’Elena e Iglesias in Sardegna; Velletri e Sora nel Lazio; Pescara in Abruzzo; Massa Carrara in Toscana e Ventimiglia in Liguria. Il provvedimento  sulle zone franche verra’ sottoposto ora alla valutazione del Cipe e successivamente verra’ notificato alla Commissione europea. Si prevede che gli incentivi e le agevolazioni potranno essere concretamente erogati entro la prossima primavera.

Secondo indiscrezioni, tra le 64 proposte pervenute vi era anche la città di Reggio Calabria, che guardacaso aveva avanzato la candidatura delle due zone limitrofe al centro, Catona e Pellaro. Ecco perché questa decisione può scombinare i quadri precostituiti del nuovo Centro Commercia a San Leo.

Nato sotto la buona stella della compiacienza politica, oggi si ritrova spogliato di queste vesti, derubato di ciò che statuariamente gli “toccava”. Di più c’è da dire che proprio in vista dell’apertura imminente, le “pressioni” (le quali più volte documentate da me medesimo, ma non solo!) sul territorio si sono fatte sempre più insistenti.

Oggi la doccia fredda. Non ci resta che piangere, apostroferebbe il grande Massimo Troisi. A San Leo ci stanno facendo l’abitudine…

Ma non confondiamo il Sacro col profano.

FedMin


Svendita di idee, valori e compromessi! Venghino Signori, venghino!!!

agosto 30, 2008

Girovago per come sono, sfrutto i canali che Internet mi offre per esplorare, nelle mie possibilità, ciò che diventa “notizia”. Soprattutto quando si tratta di politica taluni “ominicchi” (citazione dal Blog di Beppe Grillo) nostrani addicono frasi e azioni tanto per il gusto di dire. Purtroppo questi suddetti piccoli uomini si fregiano di far parte di una categoria, di appartenere a una sfera professionale. Si dicono, giornalisti.

Si attribuiscono quel grado di obiettività perenne che in realtà non appartiene loro, se vanno di moda, fuorviano. Grillini, travaglini, garantistini e via dicendo, varcano la soglia della dialettica per entrare nello spazio proibito della calunnia e dell’offesa personale. Perchè, tanto ormai, chi è “giornalista” è succube del potere, chi grida e sputtana, non lo è.

Quasi una gara alla querela, che però puntualmente (o quasi, tranne nei casi di estrema infamia) non arriva. Sono dell’idea che ad ogni querela corrisponde una mezza verità di cui non si voleva far sapere nulla, ma anche che l’altra metà mancante, è una bufala. Non condivido le scelte del leader maximo Berlusconi per le limitazioni delle pubblicazioni dell’intercettazioni, penso ai casi “Cirio”, “Parmalat”, “Moggiopoli”. Guardacaso tirate fuori da giornalisti seri, che non si sono beccati (almeno in prima istanza, cioè all’atto della pubblicazione nessuna denuncia o querela). Così dicendo possiamo passare alla nostra realtà, vedi Concorsone. Mi domando e dico: ma il giornalista è un moralista?! o meglio, deve essere un moralista?! Un giornalista deve essere antisistema, sempre e comunque?!

Leggo alcuni interventi nei blog (alcuni autori dei quali, a mio avviso, sarebbero dei “pseudo” giornalisti, per essere buoni) davvero sconcertanti.
“…non c’è medicina”, gli antichi hanno sempre ragione.