Destination Rome

marzo 10, 2009
Quest'anno la finale di Champios avrà luogo a Roma, allo Stadio Olimpico.

Quest'anno la finale di Champios avrà luogo a Roma, allo Stadio Olimpico.

Sky, a giusto merito, l’ha intitolato “The Italian Job“.

Un affare, tutto, italiano. La sfida calcio – football è arrivata all’epilogo: oggi e domani, oltre ad essere due giornate di grande sport, saranno un test affidabilissimo per sapere se il nostro calcio è ancora il numero uno al mondo. Tre italiane contro tre inglesi (al pokerissimo delle 8 reginette d’Europa mancano solo Liverpool e Milan, quest’ultimo neppure in Champions quest’anno): Manchester Utd – Inter, Juventus – Chelsea, Roma – Arsenal rappresentato il viatico per la gloria, per una finale che sarà disputata proprio in terra nostra, motivazione in più per far di tutto per passare questo turno – spartiacque.

Prima di addentrarmi nell’analisi delle partite c’è da fare una constatazione: non siamo più i superfavoriti. Il vento pare essere girato e le italiane dovranno risalire la montagna a fatica. Partiamo da dei risultati perlopiù negativi o, nel migliori dei casi, poco positivi. L’Inter non è andata oltre lo zero a zero interno contro i Campioni in carica, evidenziando per larga parte del match un certa sudditanza nei confronti degli inglesi; la Roma è caduta in casa dei Gunners, piegata solo dal rigore di Van Persie; la Juventus, che delle tre è sembrata la più tonica, ha perso allo Stamford Bridge di misura, rischiando ripetutamente di fare il gollonzo che le avrebbe permesso di fare ripartenza pure a Torino.

Questo il quadro iniziale a cui vanno ad aggiungersi alcune assenze pesantissime: su tutti, proprio i bianconeri dovranno fare a meno dell’armadio di mogano, Momo Sissoko che per un infortunio veniale ha messo in cantina gli ultimi, decisivi, scampoli di stagione. Paulsen, l’antipatico, si dimostrerà all’altezza? Capitolo Roma: i giallorossi compilano il bollettino medico; di positivo c’è il rientro di capitan Totti, non certo un ripiego. L’Inter, come ogni anno, arriva con gli uomini di difesa malconci e contati, però potersi affidare alla coppia Samuel – Cordoba non è niente male.

Stadio Olimpico, Torino: FC Juventus – Chelsea FC. L’aria che si respira a Vinovo è carica di tensione, stasera la Juve si gioca gran parte della stagione, Ranieri lo sa. In campionato i 7 punti da recuperare sembrano essere un gap quasi incolmabile, ma i bianconeri in Champions hanno sempre dato l’impressione di essere un passo avanti alle dirette concorrenti. La sconfitta di Londra obbliga Del Piero e compagni ad una partita all’assalto: il Chelsea di Hiddink è una squadra abituata ad impadronirsi del gioco, quindi se la Juve riuscirà a mantenere alto e costante il pressing, il mago potrebbe vedere andare in tilt la sua macchina da gol.

Capitan Del Piero farà coppia con Trezeguet in attacco nella sfida contro i Blues

Capitan Del Piero farà coppia con Trezeguet in attacco nella sfida contro i Blues

Di sicuro Buffon e compagni avranno di fronte degli avversari in grande forma (al top stagionale, tanto per intenderci) e con la consapevolezza che, sfruttando in maniera debita le fasce per allargare il gioco, nelle ripartenze possono far male sia con Drogba e Anelka, ma anche con gli inserimenti di Lampard e Ballack. Certo l’assenza di Sissoko, che quanto pare si aggiunge anche quella di Camoranesi, chiede al gruppo Juve di tirare fuori un prova con i controfiocchi: in avanti però i bianconeri si affideranno all’esperienza e al fiuto di David Trezeguet che ha tutta la voglia del mondo di marchiare a fuoco la sua stagione, per lunghi tratti ai box, con gol e giocate da fuoriclasse ritrovato.
Attendiamoci una gara spigolosa, nervosa: è fondamentale per la Juve passare in vantaggio. Può essere una partita giocata sui 120 minuti e perciò non credo che Ranieri comanderà un avanti tutta sin dal primo minuto. Ombre del partido? Trezeguet e Ballack, dalle lune di questi due atleti, a mio avviso, dipenderà l’esito dell’incontro.

Stadio Olimpico, Roma: AS Roma – Arsenal FC. La Roma è una squadra da Champions. Questo è il motivetto che Luciano Spalletti ripete da inizio stagione, quasi a mistificare la finale che avrà come scenario proprio l’Olimpico della Capitale. La Roma può, anzi deve crederci. Due squadre che fanno del bel calcio la loro filosofia di vita, all’andata hanno fatto intravedere i primi cedimenti alla tensione: a rompere gli indugi e gli equilibri c’ha pensato Robin Van Persie, non con una talentuosa serpentina, ma con un calcio di rigore secco che ha condannato i giallorossi all’ennesima sconfitta nella terra di Sua Maestà. Ma quella non è stata la vera Roma, cambia registro Spalletti.

Totti al rientro, Vucinic per prolungare il momento d'oro.

Totti al rientro, Vucinic per prolungare il momento d'oro.

Ma sa che domani sera non avrà più alibi: dentro o fuori. Di più: questa Roma che pelle ha?
Spalletti recupera il prode Totti che in Europa ha sempre dimostrato di essere tra i numeri uno al mondo, però voltatosi indietro verso il resto della ciurma, vede più che altro un lazzaretto. C’è da dire che l’Arsenal nemmeno scoppia di salute: Adebayor non giocherà, mentre Eduardo (rientro con gol in Premier) ci sarà. Personalmente, una volta visto il sorteggio ho da subito creduto che la Roma potesse passare, mettendo in preventivo anche la sconfitta all’Emirates Stadium (però con gol romanista): ancora adesso credo che Totti e compagni hanno la sfida più “abbordabile”, per diversi agenti. In primis perché delle tre l’Arsenal è la squadra meno in forma, una chance da sfruttare visto che i ragazzini di Wenger solitamente sono furie rosse in questo periodo della stagione; inoltre proprio la verde età dei Gunners potrebbe giocare loro un cattivo scherzo: la Roma troppo brutta per essere vera di Londra potrebbe aver fatto dormire troppi sonni tranquilli. Infine le motivazioni: il core de Roma batte molto più forte di qualsiasi altro tifoso in questo momento. Eppure la partita non è sotto i riflettori come gli altri due incontri, un tono minore che potrebbe portare il gruppo giallorosso a compattarsi al meglio per questa grande sfida. L’opportunità di continuare a sfamare la gente romana e romanista del sogno di giocarsi la finale in casa è davvero ghiottissima.
Sarà una partita tutto cuore: la Roma per farla sua dovrà fare gol nel primo tempo, l’Arsenal non è una squadra tattica, giocherà a viso aperto. Prevedo una gara molto emozionante, giocata sul filo della tensione. Spalletti sà che non potrà pretendere la partita perfetta dai suoi, ma che con grande onestà intellettuale buttino in campo tutto la voglia di Champions che hanno. Ombre del Partido? Vucinic e Nasri, i due talentuosi atleti saranno l’ago della bilancia del match.

Old Trafford, Manchester: Manchester United – FC Internazionale. La partita delle partie: inutile nasconderci dietro la cautela, questa è una finale. L’Inter non affronta solo i detentori del titolo, il Pallone d’Oro in carica, l’Inter sfida la storia del club di via Durini. All’Old Trafford i nerazzurri saranno di fronte alla gara più importante degli ultimi 30 anni: dimostrare al mondo intero di essere “più forti dei più forti” (per dirla alla Mourinho); una sfida colossale che ha già avuto i suoi strascichi polemici all’alba del giorno prima: Cristiano Ronaldo, un burlone, sfacciato, nottambulo che se fosse in Italia farebbe tribuna per via della sua eccessiva sdregolatezza, ha tirato fuori il suo musetto impertinente dichiarando che ha solo paura dei calcioni di Samuel e Cordoba, quando riusciranno a prenderlo sempre. Per lui, lo Speedy Gonzalez del mondo pallonaro, l’Inter è una pratica da chiudere in fretta, una squadra come le altre. Mourinho ha predicato negli ultimi 10 giorni di sentirsi imbattibile, sa che perdere a Manchester, perdipiù dopo essersi praticamente autoeliminato dalla Coppa Italia con l’harakiri di Genova, lo porterebbe ad essere considerato “meno di Mancini” e a lui che si è autoeletto il numero uno al mondo questo non andrà proprio giù.

Mourinho e Mancini: l'Inter al bivio tra passato e presente.

Mourinho e Mancini: l'Inter al bivio tra passato e presente.

L’allenatore del club di Massimo Moratti ha innalzato il Biscione come l’unica società vincente del globo: adesso dovrà dimostrarlo coi fatti. Di fronte avrà sir Alex Ferguson, un vincente lui che vanta 25 titoli vinti in altrettanti anni, roba che Mou forse sogna la notte. Lo zero a zero di San Siro, con un gioco interista a tratti imbarazzante e con un Ibra ancor di più del gioco, fa presagire ad una tempesta a Manchester, invece non sarà così. Mourinho, che se parlasse di meno forse sarebbe davvero il più bravo di tutti, andrà nella tana dei Red Devils tutto bello e accovacciato, ricoperto, rinchiuso nella sua metà campo:  Ma quale rombo! Ma quale tridente! Ma quali ali alte! Una sola punta (Zlatan) e gli altri a macinare metri. Le indiscrezione parlano di un frangiflutti composto da Cambiasso, Viera e Zanetti davanti alla difesa che vedrà i soliti Maicon e Santon, più Samuel e Cordoba centrali. Dietro Ibrahimovic agiranno Mancini e Stankovic. Un Inter quadrata, tosta, maschia. A mio avviso se i nerazzurri scenderanno in campo con questi effettivi ci sarà da divertirsi: Mourinho sa che l’importante è fare un gol, poi che siano barricate, catenacci, poco importa. Deve tornare a Milano col passaggio del turno, per dimostrare che la sua Inter non solo vince in Italia (anche il buon Mancio lo sapeva fare!), ma detta legge (seppur non con un grande gioco, ma chissenefrega!) anche in Europa. Inutile dire che chi vincerà questa sfida vola dritto al titolo di contendente della Coppa più ambita del mondo (per club).  Il Manchester: non rifiuterà a Rooney questa volta il baronetto in panca, la squadra sospinta dai super supporters cercherà di schiacciare l’Inter nella sua metà campo, atteggiamento arrembante da squadra spavalda. Però Ferguson sa che la prova è delicata, quindi nel primo tempo chiederà ai suoi di assistere C. Ronaldo e (speriamo per il bel gioco) Tevez che dovranno essere i giusti equalizzatori di gioco per le punte Berbatov e Rooney. Ad un giorno da match azzardare un pronostico sarebbe arduo, però ho la sensazione che l’Inter riesca a farlo un gol a Van der Sar. A quel punto oltre i miracoli ordinari di Julio Cesar, Cambiasso e compagni dovranno mettere tanta fatica e sacrificio per evitare di essere travolti dall’onda rossa. Ombre del Partido? Rooney e Mancini, saranno loro due a scardinare le difese avversarie, hanno tutte le caratteristiche per farlo: Mourinho spera che per Amantino sia di nuovo Lione…

Sfida aperta, dunque. In campo uno di fronte all’altro: l’eleganza di una Vecchia Signora contro i muscoli sgargianti di un Robot nuovo di zecca, l’intraprendeza dei giovanotti di Wenger e il brio effervescente del bel calcio di Spalletti, antipatici contro C.Ronaldo – Mourinho, il club più forte al mondo contro i campioni d’Italia. Tutto questo è la due giorni di Champions. Quì che da noi dove il calcio è un affare di stato, stiamo parlando di roba grossa: destinazione Roma; la finale, dopo stasera e domani sera, potrà essere più di un sogno.

FedMin

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Rilevanza Redazionale = Fenomeno Mediatico

marzo 7, 2009

Quando la notiza la fa il giornale.

Redazione in bianco e nero (foto Internet)
Redazione in bianco e nero (foto Internet)

Corro incontro al linciaggio generale, però dovevo esprimere il mio punto di vista su una gravosa questione che arrovella gran parte degli italiani (perlopiù coloro i quali a tavola hanno il cattivo gusto di apprendere le bad news dai TG nazionali): la questione stupri.

Crimine efferato, niente da dire; le violenze sessuali, ancor più se abusate ai danni di minori e piccolissimi, sono tra le barbarie più basse che un animale possa compiere. Mi tolgo da subito il pensiero per tutti i giustizialisti (e scrittori collaterali) che han preso posizione sul nostro ordinamento molto falloso in materia “pene” (oddio rileggendo mi sono accorto che ci sono doppi sensi a bizzeffe, chiedo venia): condanne certe, magari senza il diritto a patteggiare la pena per ottenere sconti abnormi e permessi e premi durante la detenzione non siano giudicati con gli standard normali, ma bensì con delle osservanze psichiatriche ad hoc. Sperando che gli  indulti vari divengano delle variabili disattese.

Aggiungo: se stranieri è giusto che paghino il prezzo della loro azione criminale in Italia, con le leggi italiane. Poi in base alla gravità del crimine è giusto che questi vengano rispediti a casa, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. Il caso Carfarella ne è un esempio: faccia da pugile e il rosso meritano di ritornare al loro paese perché di per sé recidivi, però non ci bendiamo gli occhi: l’industria per lo più manifatturiera e artigianale made in Italy vive proprio grazie a loro, grazie agli “stranieri”.

E soprattutto: che senso ha alzare il livello di “allerta” nei confronti dei romeni di turno? Non successe lo stesso per i marocchini prima e gli albanesi poi? Eppure oggi queste due comunità pare essere del tutto escluse dal girone dantesco dell’inferno mediatico.

Strategico.

E faccio un passo indietro: si narra che tempo fa si scatenò un putiferio a livello  informativo, creato meccanicamente, per “difendere” un caporedattore in odore di condanna. Soldi spicci eppure l’Italia s’interrogò per giorni su dei casi montati verso tale direzione.

Idem con patate il caso intercettazioni – Saccà. E ne potremmo tirare fuori a cumuli. Di cattiva informazione distorta per fini “personali”. E così mi schiero sia con l’amico Monteleone (che centra, come spesso fa, alla grande il bersaglio)  che con i grillini – bloggers che esausti di sentirsela menare dai dottori dell’informazione ravvedono qualche imprecisione grossolana, troppo grossolana per dei professionisti dell’informazione.

Torniamo al “fenomeno stupri” (la linguistica italiana già si adira per questo connubbio): chi opera nel sociale avverte la sensazione… che i conti non tornano! Anzi: i casi perpetuati e dimostrati via etere altro non sono che una minima parte (anche numericamente parlando!) di quelli semplicemente denunciati, ignorando quelli che cadono nel dimenticatoio.
Inoltre questi stessi operatori (e quindi “spie” del territorio) chiedono luce su alcuni lati ombra delle vicende: in primo luogo quando si tratta di branco – ragazzina che realtà c’è dietro il “solstrato” della vicenda? Ribadisco stiamo parlando di bestie e non di uomini, che nessun sussultò di umanità (neppure la più esasperata) può conservare o addirittura difendere e giustificare.

Ri-cito una statistica che mi serve da equilibratore dei fenomeni (socialmente parlando); appena un anno fa la Curia reggina – bovese incaricò un manipoli di volontari e pretacci (citaz. dell’inarrivabile Candido Cannavò)  nello scandagliare tutti quei casi di violenza domestica, ai danni delle donne. Ebbene il risultato fu eclatante, sicché celato immediatamente dalla coltre della disinformazione: 1 donna su 10 ne è vittima, ma solo una su 75 (approssimativamente) trova il coraggio per denunciare. Sono dati mozzafiato eppure non si è montato un caso, anzi.

Tutto tace, in direzione contraria, ossia inerente agli stupri, si fa un gran baccano (un’alternanza sistematica con il bullismo): ribadisco è giusto condannare, inasprire le posizioni, conoscere. Sacrosanto informare in tal senso. Ma gettare il fango, tutto il fango, sugli extracomunitari sembra eccessivo, anzi dico di più, sembra mirato a fare audience. E forse ad istradare qualche norma di legge: leggasi stocking, ad esempio.
Chi era  il molestatore telefonico e chi la molestata?

Al via il linciaggio, prego.

FedMin


Periodo (indefinito) sabatico.

febbraio 26, 2009

lavori_in_corso1

Qualcuno si è pure preoccupato: sei vivo o no?

Ci sono e batto un colpo: tranquilla gente quì tutto funziona. Purtroppo i tempi sono stretti per via di diversi “impegni ed impicci”. Questo blog nasce con la consapevolezza che chi vi scrive lo faccia con passione, volontà, ai limiti della sua disponibiltà temporale: quando tutte e tre questi fattori torneranno ad essere vigili e uniti, beh sicuri che v’informerò a modo mio di “tuttounpò”. Non temete, a volte ritornano…

fedmin


Mentana si dimette – Gallina vecchia fa buon brodo?

febbraio 10, 2009
Enrico Mentana, dimissionario (fonte Internet)

Enrico Mentana, dimissionario (fonte Internet)

Vale più una gallina che il buon brodo.

Il verdetto del dilemma preistoico l’ha dato ieri Canale 5 preferendo il Grande Fratello ad un approfondimento curato da Enrico Mentana e da Matrix, un’ora dopo l’ultimo respiro di Eluana Englaro.

Si è preferito i fischi e la lapidazione mediatica che hanno subissato Federica Rossatelli, modella isterica specializzata nel lancio del bicchiere, sostituita da una modella estera, una barbie che in un precedente reality pare sia rimasta incinta. Non c’è limite all’indecenza.

Questo lo psicodramma del lunedì (amato da fin troppi italiani e poi stiamo a chiederci perché la morale del Paese rasenta il suolo!) preferito ad un approfondimento giornalistico. Meglio una lite al GF che prendere un clamoroso buco, visto che Rai Uno a mani basse fa suo il pubblico fatalmente attratto dalla vicenda Englaro.

Enrico Mentana però fa storia a sé, non è mica un Santoro. Lo dimostra: Matrix non va in onda nella fascia oraria dopo mezzanotte (come accettare di andare in serie B, davvero troppo!) e lui, direttore editoriale, si dimette e lo fa in maniera plateale. Attorno a lui fa squadra tutto il manipolo di giornalisti di Canale 5.

Non esiste solo l’audience. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie, e personalmente non ho alcuna intenzione di avallarle. Stasera su Canale 5 il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello. Domani (oggi, ndr) rassegnerò le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset, per un altro dovere, quello di coerenza”.

Un terremoto a casa Mediaset proprio non ci voleva, chi di dovere si limita ad indicare che su Rete4, quel mattacchione di Fede sta conducendo una trasmissione ad hoc. Lo sanno bene che non è la stessa cosa, come se mamma Rai delegasse TeleKabul a fare “opinione”.

Evviva l’indecenza. Evviva la mediocrità.

Mentana da tanti considerato un lacché ha dato un segno tangibile di cosa vuol dire essere giornalista e non farlo. Domani ritirerà le dimissioni? Non mi stupirei, ricordiamoci che siamo in Italia.

Sempre meglio questo buonismo da vecchio brodino che l’ira funesta di un’isterica gallina bionda.


Eluana è morta

febbraio 9, 2009
Eluana Englaro (foto Internet)

Eluana Englaro (foto Internet)

Alle 20.10 Eluana Englaro ha smesso di vivere.

Non voglio marciarci su, chi è attento e sa leggere tra le righe ha notato il mio silenzio a tal proposito. Il mio ultimo intervento su questo caso risale al 14 novembre 2008, non si tratta di indifferenza, ma di rispetto.

Rispetto in primis per il signor Beppino Englaro. Un padre che ha perso una figlia, un padre che per 17 anni ha sofferto per lo stato irrimediabile di fine della figlia. C’è da distinguere il caso umano e il caso politico. Beppino Englaro  non merita le crociate contro. Non merita di essere accusato, di essere il capo espiatorio dell’intera vicenda.

Giorgio Napolitano è stato solerte a sottolineare che non ci sono “campioni di solidarietà”, ma ci deve indubbiamente essere una morale più alta rispetto ai luoghi comuni con cui è stato trattato il caso Englaro.

Non si può schematizzare anche questa morte con l’idealismo dell’antiberlusconismo. Provo grande disprezzo per chi ha strumentalizzato il tutto, quando i suoi di alleati dimostravano che la coscienza è più forte di un colore politico.

Niente predicozzo, né presa di parte.

La mia posizione non è oltranzista. Mi sono schierato fortemente a favore del testamento biologico, dirò forse posso pure concepire il caso Welby ma no, questo no, non accomunatelo ad Eluana. La giovane rimasta coinvolta 17 anni fa in un maledettissimo incidente stradale non ha scelto di voler staccare l’alimentazione. Almeno lei non l’ha scelto.

Le barricate ideologiche mai come in questa vicenda sono venute via via meno, perché chi si è schierato favorevolmente (parlo di gente con senno e con un minimo di cognizione umana, gli altri, i facinorosi della anarchia davvero non devono essere presi in considerazione) alla fine “pilotata” della vita di Eluana lo ha fatto solo per rigore politico. Che stasera è crollato pure quello.

In cattiva fede penserei che i conti non tornano, che Eluana si è spenta troppo velocemente. Spero che le autorità competenti facciano luce, così come spero che il Parlamento faccia il suo corso, affinché la deregulation che vige in materia nel nostro Paese sia colmata da una legge che sarà votata da un’aula che non è sorda e grigia come tutti vorrebbero far intendere. Persino il moralista Di Pietro ha lasciato la libera coscienza a tal proposito, lui che certo non è un estimatore del Premier.

Voci di corridoio sussurrano che Giovanni Russo Spena abbia allacciato contatti con Beppino Englaro, per un eventuale candidatura. Spero di essere smentito, ma non mi scandalizzerei se domani lo vedessi seduto tra i banchi di quel Parlamento europeo là. Tanto dopo la Camera delle “vedove”, certi partitini pescano nelle disgrazie e poi puntano il dito.

Ribadisco teniamo lontana la politica dal caso umano, oggi a Beppino Englaro va lasciato il silenzio che ha cercato, ai cari, agli amici di Eluana il rispetto per un dolore che non si acuisce nemmeno dopo 17 anni. Eppure c’è chi la definisce un vegetale, chi la definisce una morta a tutti gli effetti da sin dopo quella operazione. Eppure oggi siamo quì a dire, Eluana ha perso la vita.

Quante persone come lei vivono lo stato terminale della loro esistenza nel silenzio e nel conforto dei loro cari? Quante cliniche si prendono carico e cura di casi simili a quelli di Eluana che tuttavia non alzano tutto questo gran clamore?

Morire non vuol dire perdere di dignità, anzi. Purtroppo tutta questo vocio ininterroto che accompagnerà queste ore renderà il dolore più frivolo. Una figlia merita altro, non questo.

Esprimo la mia personale vicinanza a tutta la famiglia Englaro e a tutti coloro che soffrono per questa morte. Sicuro che adesso Eluana vivrà di una quiete eterna.

Federico Minniti


Pellaro: quale futuro per la Socib?

gennaio 31, 2009

Torno a parlare di cronaca strettamente locale.

pubblicato su Strill.it

uno squarcio dall'alto della frazione Bocale (fonte Internet)

uno squarcio dall'alto della frazione Bocale (fonte Internet)

di Federico Minniti – La SOCIB  passa di mano: sarà infatti una cordata greca a gestire a pieno regime la società che vede come fiore ad occhiello lo stabilimento della Coca Cola, sito nella frazione Bocale, a sud del Comune di Reggio Calabria, e questa è una notizia ormai datata. Ma quali saranno le prospettive  per i molti padri di famiglia che lavorano da ormai decenni a pianta stabile presso questa industria? Una domanda che non può cadere nel vuoto né può essere delegata solo ai lavoratori malcapitati in preda allo sconforto. In questa direzione rema anche la minoranza del consiglio di circoscrizione di Pellaro, che attraverso le parole del capogruppo Pasquale Melito chiede a gran voce che si convochi un consiglio che veda come punto all’ordine del giorno il grave problema della SOCIB inerente alle sue ricadute sul mondo del lavoro locale e sull’intera area della Circoscrizione.

« Un urgente consiglio di circoscrizione – prosegue nella nota l’ex presidente Melito – aperto a tutti i cittadini ed a tutte le Forze politiche e Sindacali nel corso del quale istituire una commissione permanente di vigilanza che possa partecipare a qualsiasi tipo di confronto per contrastare con tutti i mezzi l’eventuale smantellamento dello stabilimento della “Coca Cola” di Bocale ».

Forza Italia, Nova Pellaro, Alleanza Nazionale, Pellaro Sviluppo e Gruppo Indipendente sostengono unitariamente di mettere a conoscenza della cittadinanza tutta questo grande problema che investirà il territorio, « poche le realtà industriali che nel corso degli anni dalla loro collocazione hanno dato sempre esempio di cosa significa  “eccellenza “ , connubio di Qualità e Quantità. Una di queste  è lo stabilimento “SOCIB” della Coca Cola situato nel territorio di Bocale di Reggio Calabria, stabilimento fiore all’ occhiello del gruppo per i risultati ottenuti. Troppo spesso nel nostro comune – sostiene Melito – aziende che pur avendo raggiunto questi livelli di eccellenza e, aziende che nel corso degli anni hanno dato soddisfazione e ritorni economici ai proprietari, i quali hanno voluto chiudere per effetto di una becera politica di facile arricchimento personale mettendo in discussione la vita di tantissime famiglie, che hanno contribuito nel corso degli anni a raggiungere i risultati ».

«Cosa ci si può aspettare,quindi, – conclude il capogruppo – da un padrone greco che comprando la SOCIB possa continuare la tradizione di “eccellenza”dello stabilimento di Bocale ? Oggi è necessario unire gli sforzi facendo squadra per tentare di invertire questa tendenza che continua a portare all’ impoverimento dell’intera area pellarese. »


Emergenza annunciata

gennaio 30, 2009

Frane, smottamenti, emergenza.

maltempo

Queste sono ore frenetiche per la Calabria, in particolar modo per la provinca di Reggio, che vede venir giù un pò tutto: massi, montagne, tutti giù per terra. Bertolaso rassicura: faremo il possibile. Sempre che basti.

Inutile recriminare adesso che la nostra terra è instabile e perdipiù ci imprigiona in uno stato di assoluto isolamento. Ma, ora che tutto và storto, mi ritorna in mente un motivetto bistrattato in passato. Ad intonarlo fu, signori e signori, Silvio Berlusconi all’epoca alle prese con il suo II esecutivo, quando pronunciò le fatidiche parole inerenti i tagli suoi dipendenti forestali in Calabria.

Scoppiò il putiferio: tutti al loro fianco: come si è permette costui capitalista del nord ad attaccare il nostro sacrosanto diritto di mantere una famiglia? Eppure non ci aveva visto male.

Non addebito a loro quanto sta attanagliando la Calabria, bensì gravo su essi così come ad altri enti come Afor e Anas di essere stati ampliamente latenti nei loro interventi, sia quelli di primaria importanza, sia quelli più evidenti riguardanti al decoro pubblico.

Porto l’esempio classico dell’erbacce lungo i tratti autostradali (erbacce un eufemismo, visto i ramoscelli degli alberi che spuntano percorrendo quel che resta della SA – RC o della SS 106): questi piccoli tratti di incuria dimostrano come molti di questi operai specializzati in rilassatezza, prendano il proprio lavoro “alla leggera”.

(fonte Internet)

(fonte Internet)

Non voglio incappare in offese gratuite, né di fare di tutta l’erba un fascio (ruberei loro il lavoro), ma è palese come ci sia un’altra emergenza da fronteggiare: la mancata prevenzione negli interventi ordinari, spesso messi in conto dalle amministrazioni locali o dagli enti preposti, suona come una nota stonata che questa valanga di imprevisti ha reso come una clamoroso steccata.

I danni ingenti di questi giorni, potevano in qualche misura essere limitati. Invece restiamo ancora una volta gli ultimi nella classe. Sarà quel che sarà, ma ora più che mai risuona familiare l’antico detto: “Piove governo ladro”.