Pdl in picchiata

gennaio 22, 2009

francesco-cossiga

Lo so, sono stato sarcastico, al limite dello stomachevole, nella scelta del titolo e della foto, nella flebile consonanza tra picchiata e picconatore, un gioco da villano. Mica tanto però.

Se è vero com’è vero che Gianluigi Bersani, il leader della corrente  polemicus degli obamiani de’ Roma ha deciso di fondare un partito del Nord per fare a gara con la Lega, il nascituro ( nell’attesa della sua venuta ) Popolo delle Libertà pare si sia imposto la ligia regola di scadere nel più bassofondo democristiano di questo Paese.

E vi dico pure che, anch’io mi son sempre chiesto, ma alcuni idealisti della politica che ci stanno a fare? Embé è chiaro perché un partito politico senza mentore, non è un partito politico.

Ah! Gravissima pecca questa: Giuliano Ferrara cerca ancora di convincere l’Italia che l’aborto è un delitto, ma, si sarà detto Re Silvio, di questi moralisti una forza “moderata” non se ne fa nulla. Gianni Baget Bozzo ritirato a vita privata, ma è l’età che lo richiede. Marcello Pera finito in gattabuia, dopo i lustri di Palazzo Madama. Stenio Solinas fa il freelance, Pietrangelo Buttafuoco al rogo.

Che fine hanno fatto i filosofi del buon governo ( da Nitzsche a Giovanni Gentile, da Luigi Enaudi a Giovanni Spadolini ) della destra? Quella cultura della legalità che, per niente celatamente, Paolo Borsellino e Beppe Alfano propugnavano definendosi “uomini di destra“?

« C’è disinteresse se non disprezzo verso l’elaborazione culturale, ritenuta un freno, uno spreco di tempo, un inutile lusso sulla strada delle decisioni ». Questa l’amara conclusione: troppo presi dall’accontentare lo stato – Ratzinger, troppo presi al gusto del sacro quegli idealisti ancora rimasti le cui quotazioni virano in ribasso, come Socci e Allam.

Il Berlusconi – pensiero della politica ad ogni livello è permeato anche nei quadri dirigenziali. Il rischio: di essere un partito di soli dirigenti senza una reale identità politica e culturale.

Più che della crisi economica ( priorità assoluta ) fossi negli elettori italiani, mi preoccuperei in questo aspetto da non trascurare. Se il Pd è traforato dalle “mazzette” della Nouvelle Tangentopolì ( in tono minore per i giornali ), il Centro è dissolto sotto le macerie dell’indagini giudiziarie e dei giustizialisti, i moderati di Destra ( anche quando un giorno non ci sarà più lo spauracchio Berlusconi) sembrano cani sciolti, ragrumati in correnti d’interesse.

C’era un antico partito nella vecchia Repubblica, fatto di grandi strateghi politici e uomini di potere.

Non voglio apparire apocalittico, né disfattista. Semplicemente “passione politica“. Un augurio accorato a tutti i responsabili della nostra Nazione.

fonte: L’Espresso

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Vota Antonio, vota Antonio

dicembre 19, 2008
Antonino Di Pietro, il Re della contropolitica (foto Panorama)

Antonino Di Pietro, il Re della contropolitica (foto Panorama)

Casa Veltroni sembra essere, oggi, l’oasi felice per chi adora sparare nel mucchio (d’indagini). Che siano proiettili di carta o di microcip poco importa: la valanga si è innescata. Si salvi chi può!

Tonino Di Pietro, il magistrato – politico amico di Travaglio, il giornalista – magistrato, è l’espressione dello scenario reazionista della politica italiana. Tanta brava gente, animata dai buoni propositi lo vota, al partito – uomo Italia dei Valori: più che giusto, affermo io.

Ma l’escalation dell’Idv rassomiglia mica poco a quello della Lega Nord. Voi direte: la Lega è fondato sul territorio, l’IDV no. Esatto. E ce ne sarebbero molte altre di differenze.

Lega Nord: partito perlopiù di medio – basso ceto, con un ideologia socialista della società sta schierata col centrodestra. Leadercentrica (anche se col tempo si sono sviluppate al suo interno diverse correnti), si è caricata sulle spalle il malcontento di una parte degli italiani, soprattutto con le sue provocazioni anti – extracomunitari.

Italia dei Valori: anche in questo caso partito non di certo dell’alta borghesia, ideologia liberale, ma che siede affianco agli ex comunisti e alcuni ex DC, vittima del cesarismo di Di Pietro (ma con timidi tentativi di nuovi uomini carismatici), si fa portatrice di alcune istanze, figlie dell’antiberlusconismo, aspra opposizione su tutto ciò che il Governo (e l’opposizione) propone.

Inoltre entrambe le due formazione godono di alcune simpatie importanti nei nuovi mezzi di comunicazione di massa, dove i grandi partiti soffrono. Sono vicini al territorio, lo vivono, lo palpano. Politica d’altri tempi con in più molto, tanto, Internet.

Idv e Lega Nord ago della bilancia: ruolo diviso a sinistra e a destra sempre più di spartiacque tra vittoria e sconfitta. Due partiti per natura giustizialisti, due partiti. Forse gli unici.

Mi và di ricordarvi una frase del novembre 1994 che pronunciò Umberto Bossi: «O muore lui o muoio io».  Destinatario Silvio Berlusconi: il Cavaliere andò a casa, con il beneplacito di Oscar Luigi Scalfaro e del suo ribaltone. La Lega vinse nel 1996, cadde fragorosamente nel 1999 (Europee). A Natale dello stesso anno convolò a seconde nozze con Re Silvio, per non lasciarsi (finora) più. Da lì una crescita graduale ma poderosa del consenso.

Vi ricorda qualcuno questo Out-Out? A me sì, la maxioperazione impiantata da Antonino Di Pietro ai danni di Veltroni: una trappola che costerà caro al segretario del Pd, forse la testa. Di sicuro, per la prima volta nella storia repubblicana, il vantaggio morale del centrosinistra sul centrodestra. La Tangentopoli rossa non mette in ginocchio gli uomini, ma il sistema.

La tesi dell’accanimento di magistrati politicamente corrotti (di puro stampo berlusconiano) è forte e grida vendetta: gli ex DS non lo sbandierano, ma ne hanno ben donde.

Oscillante tra il principio di non colpevolezza e la macchinazione giudiziaria ai danni di un partito, il centrosinistra sa che la manovra impellente è espellere il corpo estraneo di Di Pietro dal suo grembo. L’Europee sono alle porte e (come predico da quasi 6 mesi,ndr) stanno mettendo alle strette la nostra politica centrale.

Con una differenza: mentre il Senatùr seppur scontento delle lentezze con cui la maggioranza porta avanti il progetto di trasformare il Bel Paese in una repubblica federale, ha un visione più lunga della vita politica: l’abolizione delle province, la privatizzazione delle aziende municipalizzate potrebbero essere i primi passi del governo che però non sono molto ben viste dal Corroccio per questioni di basso profilo. E allora?

Allora è meglio aspettare tempi migliori, Bossi lo sa. Sparare nel mucchio non porta né poltrone né amministrazioni locali. Di Pietro imperversa in direzione ostinata e contraria. Volevamo la terza Repubblica? Eccalà, niente più comunisti contro democristiani, bensì giustizialisti contro.

fedmin


Il Pastone di Natale (ne fa del Pd un sol boccone)

dicembre 17, 2008
foto Internet

foto Internet

Non “adoro” Gianni Riotta, né la sua conduzione della rete ammiraglia, in tema d’informazione, di mamma RAI. Però devo dargli atto che il direttur del TG1 ha riportato in voga il, cosiddetto, pastone.

Una sorta di cianfrusaglia organizzata di notizie (perlopiù politiche) che hanno un duplice effetto: quello di dare il contentino (chiamasi spazio, figlio primogenito della par condicio) a ciascuno e non far capire niente di nessuno.

Chiamasi “distorsione”, anche se questa non va ad intaccare alcun arto. Perché questa mia premessa?

Facile, anzi facilissimo: ieri i TG pullulavano di notizie urlanti.

Vuoi che sia il mega blitz antimafia in quel di Palermo, dove è stata debellata la zona dal grave virus di un nuovo ordine mafioso, con tanto di cupola, coppola, baci e padrini. Ho notato, con piacere, quasi l’indifferenza con la quale i cronisti facevano sfilare dietro le spalle il centinaio degli arrestati, quando si dice l’evoluzione della società. Le persone cadute nel sacco non sono mica gli ultimi della classe, ma i capimafia: appena 10 anni fa le telecamere ci avrebbero aggozzato di particolari a go go sugli uomini di Cosa Nostra.

Mazzettopoli (foto Internet)

Mazzettopoli (foto Internet)

Vuoi che sia i (al plurale, no non è un refuso!) nubifragi giudiziari sul PD. Piove sul bagnato, vista la debaclé elettorale in Abbruzzo, dove Chiodi ha crocefisso le ultime speranza di Veltroni e company di rialzare la testa, dopo aver perso quella di rialzare l’Italia. Piove dicevamo. Sulla testa del sindaco di Pescara, nonché segretario regionale del PD (da non sottovalutare l’impatto in tutto ciò della vicenda di Ottaviano Del Turco, sempre in Abruzzo), Luciano D’Alfonso pende la mannaia delle tangeti: pare che il primo cittadino abbia dei rapporti strettissimi con la proprietà di Air One, nel padre e nel figlio Carlo e Alfonso Toto. Questa amicizia è costata cara alle casse comunali, rimpinguendo però quelle personali.

Il Gip Luca De Ninis ha iscritto nel registro degli indagati 40 persone (quasi tutti imprenditori d’alto calibro, basti pensare oltre alla famiglia Toto, la presenza anche di De Cecco e Luigi Pierangelli, avversario di Angelini e che dell’anticorruzione ne fece una battaglia), ree di aver commesso pesantissimi capi d’imputazione, come associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato. Le manette però sono scattate ai polsi solo all’entourage del sindaco.

Come se non bastasse, passiamo alla vicina Basilicata: Henry John Woodcock, pm di Potenza famoso per le sue azzardate tesi accusatorie, finora dissolte quasi tutte nel nulla (dicevano lo stesso di De Magistris, ndr) ha messo sotto la lente di ingrandimento il deputato del Pd, Salvatore Margiotta, che si è immediatamente dimesso dalla carica però dichiarandosi pienamente estraneo alla vicenda. Vicenda che parla di non altro che del “solito” giro di mazzette che avrebbe favorito lo spartirsi dei ricchi giacimenti di petrolio della Basilicata in una lotta tra la Total e una cordata di imprenditori lucani. In palio i privilegi e aggiudicarsi gli appalti per lo sfruttamento dei pozzi.

All’inchiesta ha preso parte anche Sergio De Caprio, per intenderci il “Capitano Ultimo”, che ha tratto in arresto 10 degli inquisiti: l’amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, Jean Paul Juguet, responsabile Total del progetto ‘Tempa Rossa’, per lo sfruttamento di uno tra i più ricchi giacimenti della Basilicata, che si trova all’estero, Roberto Pasi, responsabile ufficio rappresentanza lucano della Total e un collaboratore, Roberto Francini. Insieme a loro anche Francesco Ferrara, imprenditore di Policoro a capo di una cordata per lo sfruttamento dei giacimenti e Ignazio Tornetta, il sindaco di Gorgoglione, il comune di “Tempa rossa”. Margiotta presumibilmente rappresenta il collante tra la politica e questo fitto bosco d’interessi leciti ed illeciti.

Quando il soffitto crolla, il tonfo è fragoroso: anche in Campania arresti tra le fila del PD. Si tratta dell’inchiesta “Global Service” sugli appalti pubblici per la manutenzione delle strade e dell’assegnazione delle mense nel napoletano. Da oggi risultano indagati 2 assessori della giunta Iervolino, Ferdiando Di Mezza (tra l’altro presidente di Legambiente campana) e Felice Laudadio (noto avvocato, nonché docente di diritto amministrativo). Dall’epicentro del terremoto giudiziario le scosse si sono dilatate per colpire nomi di primissimo piano della vita politica partenopea: il nome più eccellente è quello di Giuseppe Gambale (pensate eletto per la prima volta nel 1992 con la lista di Leoluca Orlando, La Rete), che durante il governo presieduto da Giuliano Amato fu un componente della Commissione Antimafia.

Presso il civico consesso del capoluogo della Campania ricoprì il ruolo di Assessore all’educazione, alla trasparenza e alla legalità. Altro nome “di lusso” quello di Enrico Cardillo, anche segretario regionale della UIL. A questi, a quanto fanno trasparire le prime notizie, si sarebbe aggiunto Giorgio Nunes, morto suicida.

A Montecitorio ci sono anche dei risvolti in conseguenza a questa indagine: Renzo Lusetti (PD) e Italo Bocchino (PDL), per i quali è stata richiesta l’autorizzazione a procedere per l’utilizzo delle intercettazioni vista lo loro influente vicinanza, al limite dell’associazione a delinquere, con l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo.

Ecco servito il pastone natalizio: le notizie non hanno alcun legame fra loro se non alcune caratteristiche. Gli arresti, il PD, centro Italia, tangenti. Sillogismo della notizia, dunque. Ho fatto pure del metagiornalismo, per la felicità dei docenti di tale materia.

Dopo queste pinzillacchere, concludo.

Nel cuore del Bel Paese batte una nuova passione: mazzettopoli. E non è un gioco da collocare sotto l’albero.


A Natale, a Natale si può dare di più…

dicembre 9, 2008
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

L’area è di quella frizzante: Natale ormai alle porte è più che altro un impiccio per gli esperti d’economia, dove il sacco del barbuto papà, quello con le renne, pare essere scarno, un pò come le tasche di tutte le famiglie del mondo, o quasi.

La politica resta alla finestra: qualche impegno, qualche moneta a ringalluzzire il portafoglio degli italiani. In realtà si è in piena bufera: il caso De Magistris ha squarciato il cielo dicotomico “Berlusconi – e non”. Questa volta “questi” magistrati l’han combinata davvero grossa, Salerno contro Catanzaro ne parlano tutti, forse in troppi, forse in troppo pochi.

Ritorna d’attualità quell’indagine (Why not?) aperta da un PM campano d’ufficio nel capoluogo calabrese, in cui erano implicate alte cariche dello Stato, imprenditori locali e reggenze vecchie e nuove della ‘ndragheta.

Napolitano chiede le carte: sa che è dinnanzi ad un’imminente tempesta.

E come d’incanto, la calma regna sovrana. Volemose bene, basta poco che ce vo’.

Così siamo condannati a parlare ancora di vittime e carnefici del berlusconismo, di Travaglio, di Santoro, di Grillo. Siamo condannati sì, perché davvero questa politica è una “commedia dell’assurdo”, e a me me piace, pare far eco l’adunanza di politicanti e giornalisti italiani.

La luna è dietro il cespuglio, la notte non è così buia. Basta convincersene.

Non ci resta che attendere i risvolti del “caso – De Magistris”, sempre se andrà avanti. Si sà, il Paese delle mezze verità poco concede all’immaginazione, o paradossalmente, tutto.


I conti non tornano (oppure erano sbagliati)

dicembre 2, 2008
Facebook specchio della realtà? (foto Internet)

Facebook specchio della realtà? (foto Internet)

Vorrei sfatare un mito: l’opionione pubblica della Rete è davvero così contrapposta a quella tradizionale? Scontatamente dico sì. Calcoli alla mano, un pò vacillo.

Non voglio apparire demagogico, per ciò non trarrò alcuna deduzione dai numeri che fra poco sottoporrò al vostro rigido giudizio. Premetto che questi dati sono nulli davanti alla manifestazione democratica del consenso verso questo o quel partito (poco importa), ma mi andava di giocare un pò, in gratia aritmetica.

Prediamo Facebook, indiscusso canale di comunicazione, perlopiù dai giovani e vediamo quanti “sostenitori” hanno i politici italiani. Va detto che questo è una dato molto parziale perché proprio in questo istante in cui digito questo resoconto la situazione potrebbe cambiare e anche sensibilmente.

Innanzitutto, tanto di capello a Barack Obama che non ha eguali: la sommatoria (a troppi zeri) dei suoi fans, pensate, supera il totale di tutti gli altri politici indicizzati. Per chiosare la pagina made in USA, George W. Bush dopo 8 anni di mandato, un paio di guerre ed una crisi economica racimola solo 1.909 supporters.

In Europa la situazione è più opaca, molta divisione, ma indubbiamente e di gran lunga, il leader (nonché primo ministro) più amato del Vecchio Continente è Nicholas Sarkozy con 34.308 preferenze (da non confondere nell’accezione di “voti”). Sarà merito della bella Carlà?

Preciso di aver tratto i miei dati da questo link (per i politici italiani più “discussi” ho fatto una ricerca più dettagliata “per nome”).

Arriviamo dunque ai nostri parlamentari. Anzi prima cavalchiamo l’onda della controinformazione con una piccola postilla iniziale: Marco Travaglio è tra i personaggi pubblici più amati (47.713), da notare come sia indicizzato come “Critica”, genere promiscuo a lui congeniale visto che non è né un giornalista né un politico. Questa volta i feisbucchiani sono stati proprio cordiali nei suoi confronti. E il Grillo urlatore? Un modesto risultato complessivo (vale a dire tra i vari cloni) di 15.807 grillini. La sua categoria: comico. Nulla da aggiungere.

Il primo politico italiano è…l’Assessore Palmiro Cangini. Sì direttamente dal tendone di Zelig: quello di fatti, non pugnette. Questo è un tutto dire, cosa ne dirà il comico genovese sopracitato? Non ci sono più gli internauti di una volta: eccezionale veramente!

Altrettanto eccezionale è che Maria Stella Gelmini raccolga su Facebook ben 13.326 sostenitori: è lei la prima deputata italiana nello speciale ranking di FB.

Ora debbo fare forzatamente una precisione: ho rinvenuto due politici con diversi cloni che nella somma complessiva risultano superare quota 10.000 fans, questo non è esclude,però, che ci siano “doppi” se non “tripli, quadrupli” sostenitori identici (come appurato personalmente, però capite bene che spulciare le molteplici preferenze di migliaia di utenti era impresa ardua). Quindi ho utilizzato per tutti questo metro: ho classificato la pagina del politico con più sostenitori, per chiarezza e completezza di informazione fra parentesi metterò il totale delle varie pagine dello stesso politico.

Secondo posto per Walter Veltroni, l’Obama de no’ artri: nota curiosa il leader del PD non è indicizzato da Facebook, sconvolto della sua assenza ho digitato il suo nome nel modulo “ricerca” rinvenendolo con 10. 682 (11.263) amici. Alle sue spalle spunta Umberto Bossi. Eh sì il senatur ha fatto breccia in 9.553 cuori, pensate che Ingrid Betancourt lo segue con 8.479 fedelissimi.

Che Renato Brunetta faccia opinione si era capito, ma che raggiungesse certe quote non era prevedibile: subito appena fuori dal podio con 8.431 supporters. Antonino Di Pietro ha, invece, 7.487 sostenitori (12.838).

Che smacco per Silvio Berlusconi che comunque si può consolare vedendo il trend dei Premier europei, per lui 6.779 fans (7.873), ma osservando sia la Merkel (2.864) che Brown (2.237) che Zapatero (873) può dirsi in buone acque.

A proposito di cariche dello Stato, il Presidente della Repubblica non riceve molti consensi tra i giovani interanuti di FB: solo 1.258 sono gli italiani abbonati alla sua pagina.

Ma chi l’ha detto che chi governa è poco amato? Una sfilza di nomi da La Russa a Tremonti, da Fini a Maroni sono tutti lì tra i 3.350 e i 2.260 sostenitori. Gli uomini del PD si piazzano più indietro: tengono botta il sempre vivo Massimo D’Alema (2.249) e lo scettico Bersani (1.686). Il primo tra i comunisti è Bertinotti con 1.629 fans: e pensare che è stato il primo a saltare dopo la debalce elettorale.

Analisi in controtendenza tra i partiti dove il PD stravince con 1.559 sostenitori (comunque un dato che fa riflettere,bipartisan, l’affezione verso i politici basta pensare lo scarto di 10.000 preferenze con il leader dello stesso partito, Veltroni) e il PDL fa davvero cattiva figura con soli 200 aderenti in FB. I berlusconiani potranno contestare il fatto che ancora è una creatura non nata, beh il totale tra i sostenitori di AN e FI fa 709.

Numeri farfugliati, indicatori di niente. Nella versione “er Rino Tommasi dei poveri (e dei parlamentari)” forse ho fatto qualche peccato di gola. Mi andava di filtrare questi dati che non interesserano a nessuno. Nessuna conclusione la mia, solo un invito ad una sobria ed ironica riflessione.

FedMin


Che bella cosa n’auto blu…

dicembre 1, 2008
Antonio Bassolino (foto Panorama.it)

Antonio Bassolino (foto Panorama.it)

Vengo a prenderti stasera, con la mia auto blu. Popi – popi.

Non è delirio dal gusto retrò, anzi mi perdoni il maestro Giorgio Gaber per l’impavida citazione, con tanto di sommessa modifica. Quale? Aguzzate la vista.  E sì la “torpedo” adesso è divenuta una semplice “auto”.

Semplice? Macché provate per credere ad Antonio Bassolino. Il governatore campano, che ha ingaggiato una strana bagarre col collega Loiero per chi supera il limite della decenza – credibile, si sobbarca 5 milioni di euro l’anno, signori 5 milioni di euro mica mozziconi di sigarette, per pagare “profumatamente” la corazzate di macchine blu con sirena d’ordinanza in groppa.

A svelarlo è Claudio Pappaianni per L’Espresso: gli autisti di Palazzo Santa Lucia percepiscono quell’elemosina di 3 mila euro netti al mese. Se si considera che l’organico ballonzola intorno alle cento unità, beh la Campania non è “solo” sommersa dal caso – rifiuti, ma anche dalle tasche ampliamente bucate dei suoi amministratori.

Non discuto che la frenesia di una città indisciplinata (automobilisticamente parlando) come Napoli debba avere una lauta ricompensa, ma ad onor di cronaca ha del paradossale che questa vera e propria casta debba essere pagata (con i soldi dei contribuenti) più di un funzionario regionale e si garantisca molte più garantigie di tutti gli altri dipendenti.

Da aggiungere che spesso gli autisti sono uomini dell’entourage di politici di primo piano, spesso coinvolti in casi di mixture fra politica e malavita, come Roberto Conte (le cui dimissioni sono state richiesta da Pietro Ciarlo, capogruppo del PD) che pare sia un uomo di Giuseppe Misso. Beh il “figlioccio” del boss proprio in questi giorni pare abbia cambiato autista, nel bel mezzo della protesta di questi.

Nulla di cui meravigliarsi: Ciro Campana, collaboratore esterno del capogruppo dell’IDV Cosimo Silvestro si è comprato autonomamente un’auto blu e si aggirava fra i vicoli del capoluogo campano a sirene spiegate, comodamente seduto affianco ad un tizio “in odore” di camorra. Tutto nei ranghi della normalità.

E chi cercò di smontare questo castello di fantonie e benefici, tale Luigi Anzalone sempre della banda ex PD(S), fu richiamato all’ordine. « Mi fu detto a muso duro: ‘Chi ti credi di essere?’. Poi mi telefonò Bassolino, pensavo volesse dirmi di andare avanti. E, invece, pur se in evidente imbarazzo, mi chiese di fare un passo indietro ».

Certo in Campania il PD non vive di piena salute: il botto – Nungnes è il più evidente e molto probabilmente il più emblematico, ma nella regione dei reggenti della Democrazia Cristiana, vedi lorsignori Ciriaco De Mita e Clemente Mastella, per il partito di Veltroni fare politica pare proprio un’odissea.

C’è chi se la ride.

Riccardo Villari recita il suo rosario meditato, lui sì che in barba ai colleghi conterranei si sta assicurando una poltrona a Bruxelles. Con quale partito, vista la sua espulsione dai Democratici, non è dato a sapersi.

FedMin


Pd(menoELLE) sull’orlo di una crisi di governo (ombra)

novembre 23, 2008
la poltrona di segretario traballa, decisive le Europee (foto Internet)

la poltrona di segretario traballa, decisive le Europee (foto Internet)

E pensare che un anno fa di questi tempi si celebrava la nascita di una nuova creatura politica, che poteva dare al paese uno nuovo slancio verso il riformismo nel Paese e liberarci dal nemico giurato Berlusconi. Con toni e dialettica “soft”, ironia pungente immancabile, Uolter il condottiero vedeva giorno per giorno materializzarsi il suo sogno, il sogno della Sinistra italia, non più tacciata di essere “comunista”, ma nemmeno traditrice, troppo appiattita sul fronte moderato.

Progressisti, autoconclamati loro. Oggi ha leggere tra le righe c’è qualcuno che rema contro. Personalmente ne sono addolorato, perché anch’io ero rimasto piacevolmente colpito da questa nuova formazione politica che voleva superare i soliti stereotipi dell’antiberlusconismo (per fare un esempio chiaro, la propaganda dell’Idv, partito di liberali schierato a sinistra e che raccoglie consensi degli ex comunisti).

Leggevo oggi sulle colonne del Riformista della dimissione dalla direzione nazionale del Partito Democratico, di Irene Tinagli, una tizia sconosciuta ai più che lavora come consulente per il Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’Onu e per la Commissione europea.

“Inneggiare al cambiamento, all’idea di una società e di una politica nuove serve a poco se manca il coraggio di intraprendere fino in fondo le azioni necessarie a realizzare queste idee. Sartre diceva che noi siamo quello che facciamo. Sono le nostre azioni che ci definiscono, stare a discutere su ciò che ci piacerebbe essere serve a poco: la gente ci giudicherà per quello che abbiamo fatto. E di quello porteremo la responsabilità. Per quanto mi riguarda non voglio portare la responsabilità delle scelte che sta facendo questo partito che in larga parte non condivido e sulle quali non ho avuto e non ho possibilità di incidere in alcun modo. Per questo ho deciso di dimettermi”.

Sono stato “tiranno” nel riportare taccagnamente l’ultimo stralcio della lettera aperta della dott.ssa Tinagli. Non sono diventato Caligola tutto d’un colpo, semplicemente ho voluto far permeare tutta la delusione di una persona autorevole su un progetto a cui bancano le basi. Sì, le basi democratiche.

Le false primarie che ci propinano i dirigenti ex Pd(piùESSE) ne sono la conferma. Non entro in merito alle già dibattute “Primarie dei Giovani“, la falsa traccia della spartizione barbarica di una veste (la candidatura) giustappunto divisa per quanti ne sono contendenti.

Parliamo delle false primarie, prima dell’Unione, poi del PD, dove il lider maximo giocava a fare Polifemo, gigante, contro i signor Nessuno. Tutti sappiamo come andò a finire all’epoca, tutti stiamo vedendo l’epilogo attuale. Repetita iuvant, dicevano i romani. Il loro (ex) Sindaco forse non li ha mai ascoltati fino in fondo.

Il Red Gianno Cuperlo

Il Red Gianno Cuperlo

Sempre il Riformista di oggi (a mio personale avviso uno dei giornali di partito più schietti e opportuni) fa una rosa di nomi anti – Veltroni (inevitabili in caso di disfatta all’elezioni europee): Letta, comunque veltroniano, Bersani, comunque antiberlusconiano e Cuperlo, nome nuovo “giovane, colto”, ma pure sempre dalemiano. Le tre anime del PD tutte racchiuse in questi tre nomi.

Gianni Cuperlo pare essere comunque la vera proposta alternativa, uno dei Red che tanto male dicono di Walter, er core de Roma. Anche lui laziale, sarebbe un volto nuovo di zecca sul proscenio nazionale.

Tutto si deciderà dopo le Elezioni Europee. Non credete mica che tutto questo polverone di Villari, la strumentalizzazione dello sciopero degli studenti e degli universitari, l’inasprimento della contropposizione piloti (alcuni) – Cai siano tutte delle coincidenze?

Siamo in campagna elettorale, ancora una volta. Dobbiamo prenderne atto. Al buon Uolter e ai suoi più fidati compagni di brigata, il compito di non deludere le attese del popolo della Sinistra.

Certo già la scelta di schierarsi nel PSE (questo sì che è una vera e propria fissazione, direi inevitabile, di Veltroni) già fomenta qualche focolare interno. Francesco Rutelli, da non dimenticare fu agnello sacrificale (all’epoca anch’esso ex sindaco della Capitale) del Centrosinistra nell’harakiri dell’elezione che portò al Berlusconi Bis, ha soffiato sul fuoco: caro Walter, non voglio morire socialista. Così titola Panorama un’intervista all’ex leader della Margherita (l’altro gruppo confluito nel Pd assieme ai DS).

Nostalgia della Margherita?
Guardi, quando abbiamo sciolto la Margherita se c’era una cosa certa era che non la stavamo sciogliendo per ritrovarci nel Pse…

A quanto pare, dopo il governo, adesso all’ombra resta pure il partito “dei più e dei meno“.