Come Volevasi Dimostrare

novembre 19, 2008
Daniele Capezzone (Pdl) (foto Internet)

Daniele Capezzone (Pdl) (foto Internet)

Incredibilmente è la Tivù a lanciare l’assist alla Rete: mai avrei voluto, ma cito ancora una volta Lilli Gruber in questo mio spazio da internauta. La conduttrice di Otto e mezzo ha chiuso la trasmissione (“Berlusconi: o si ama o si odia”) con l’amara considerazione che il battibecco da anatre spennate fra Marco Travaglio e Daniele Capezzone è l’ennesima conferma che “antiberlusconismo e berlusconismo esistono e ancora caratterizzano la nostra politica“. Ebbene sì, nulla di nuovo all’orizzonte purtroppo.

Non entro in merito sulla vicenda “il tuo padrone apparteneva alla P2” e “tu appartieni alla P-Coglione“, ho solo l’amarezza che davvero in Italia la dialettica politica si sia ridotta ai minimi termini.

Non amo i vari Travaglio, Grillo e Di Pietro però credo che talune volte la loro fortuna è l’incontrare persone come Daniele Capezzone, bravissimo ragazzo, bravo ad argomentare, ma certamente non all’altezza di essere il “portavoce” del Pdl, cioè il primo partito d’Italia. Non sto quì a tessere le lodi del partito di Berlusconi, ma Daniele sbava un pò troppo e da Arcore “qualcuno” se ne è accorto.

E guarda un pò a chi volevano “appioparlo” lo sbavatore ex radicale? Signori e signori in Calabria. A chi credeva che la sua candidatura per il post – Pittelli avrebbe lusingato il coordinamento regionale, nient’affatto. Capezzone sta stretto, tant’è che fa a gara con Italo Bocchino per chi deve dare del “coglione” al sinistroide di turno. E poi però si inalbera con Travaglio, quando lo chiama “maggiordomo”.

Ma dai, Daniele, mica è un’offesa? Per il professore giornalista liberale montanelliano siamo tutti schiavi di Berlusconi, tutti vittime delle sue truffe, dei suoi inganni allo Stato. A mettere bene l’orecchio per terra, la stessa base travagliana perde colpi: però in questo incontro – scontro con Capezzone, il buon Marco nazionale ha avuto la meglio, mi si permetta di dire, grazie all’ineguatezza del pidiellino.

Paradossalmente le parti erano invertite: il politico (Travaglio è inutile che fai il biricchino tanto ti abbiamo scoperto!!) travestito da indefesso professionista dell’informazione e il giornalista (Capezzone: il Velino va a gonfie vele!!) nella maldestra maschera del dotto al servizio degli elettori.

La commedia delle parti continua e va ad appannaggio del Re Mida Silvio, che vorrebbe (in questo periodo di blackout economico) che tutto quello che tocca diventi oro, ma che non trova di meglio che “salutare il dott. Floris” e attaccare a tutto spiano sinistra, sindacati e Di Pietro.

Sì, lui il bel Tonino, lui è un caso a parte. Partecipa a 409 votazioni sulle 1.562 effettuate alla Camera dall’inizio della legislatura e poi dice che Berlusconi è un assassino della democrazia. Certo per lui il Parlamento pare essere il tugurio.

Travaglio: “Sono fiero di aver votato Italia dei Valori“.

Come Volevasi Dimostrare.

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Niente di personale

novembre 11, 2008
grillofoto tratta liberatamente da Internet

« Non ce la faccio più, ho un grillo per la testa », suonicchia il motivetto. Beffardo persino del suo cognome, Beppe Grillo pontifica ogni dì dall’alto del suo trono: re dei media alternativi. Chi l’abbia incoronato non si sa, anche perché i numeri non tornano.

Destino crudele per questi sinistroidi incalliti che nonostante giorno per giorno attaccano Berlusconi non riescono a raccogliere i “soliti” consensi. Ieri Santoro che diffida dall’imitarlo, qualche tempo fa Travaglio condannato per diffamazione, nonostante avesse controllato tutti i documenti e le carte a sua disposizione.

Però inceppo in grossa difficoltà nel nutrire stima nei coloro confronti. Nulla di personale, ma i moralisti del “tutto è compromesso” davvero tardano ad entrare in mia memoria come benefici per il nostro Paese. Un ossimoro è proprio il comico genovese. Che in matematica non doveva andare così male.

Ha analizzato che in Italia la stagione del “disinteresse” verso la politica viveva (e vive) un peak mai visto prima. Ha algebricamente sommato a questo, che il primo ministro è il “controllore” della (ex) nuova informazione. Ha capito che tra certi politici che votava e il circo di Zelig non correva molta distanza.

Il dato è tratto. Tutti a gridare “vaffa” alla politica, tutti sul web (la nuova informazione) a indottrinare, a suon di vaffa, i cyber lettori. Carta canta. Non sarà di Zelig, ma come comico non è male. Altro che la ricetta perfetta, l’alchimia sconosciuta.

Oggi l’ultima sentenza in questa direzione, dei denigratori a prescindere, ne da notizia Corriere.it: insufficienti le firme di Beppe Grillo per i referendum. Ma come?!

In particolare, i giudici dell’Ufficio centrale della Cassazione per i referendum, dopo aver esaminato tutte le firme raccolte anche in relazione ad ogni quesito tra quelli proposti, hanno giudicato formalmente non corrette le procedure seguite per la raccolta di diverse centinaia di migliaia di firme. Di conseguenza nessuno dei tre quesiti referendari proposti avrebbe raggiunto le 500mila firme.

Le tre consultazioni popolari proposte dal comico genovese riguardano l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, l’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria e l’abrogazione della legge Gasparri sulle frequenze tv.

Niente di personale dicevo. A me Grillo quando urla mi da pure quel senso di uomo alla Ignazio La Russa che inebria la nostra coscienza virile. Un caso strano questo del padre padrone dei meetup: oggi tanto per tenerci aggiornati si scagliava, come al solito, contro la casta dei giornalisti.

« I media sono il bastone del potere. Hanno il compito che una volta era del boia ».

Peccato che preso dal delirio della rivoluzione sociale anti – Gelmini, si sia dimenticato di dire qualche altra parola su un’altra, ampiamente riconosciuta, casta: i docenti universitari. Forse perché qualcuno di quelli che agitava le proteste dei giovani disinibiti studenti era del suo stesso partito…