La nuvola d’Arcore del ragioner Francescozzi tarda a diratarsi

settembre 11, 2009

Dario_Franceschini_Berlusconi

Da tanto tempo non mi occupo di Pd e di “pidiellate” nostrane.

I dati del congresso, ai primi sfogli, danno siori e siori Luigi Bersani in testa col pennacchio, il ragioner Dario Ugo Franceschozzi indietro di quasi 5 punti percentuali.

Quanta acqua è passata sotto i ponti dalla reggenza Veltroni ad ora: prima un accondiscente, ma anche no. Adesso uno strillatore, anacronistico e diciamocelo patetico. Non per alcuno suo demerito o per una questione personale, ma perchè ancora una volta si appiattisce sulle tesi illusorie dell’antiberlusconismo e fa di Patrizia D’Addario la proposta più avvenente dei democratici d’Italia.

Nel frantumarsi l’alleanza con l’Idv, il leader Franceschozzi non fa altro che litigare con la sua nuvola che lo perseguita: Berlusconi Silvio, presidente del Consiglio.

Sarebbe, forse, meglio che il Pd si preoccupasse di mantenere e consolidare quella (poca) capillarità regionale che conserva. Badiamo bene ad un caso, la questione calabrese. Dove Loiero fa ancora il bello e cattivo tempo, ammanicato com’è nelle sue amicizie “segrete” e lungimiranti (financo con uomini del Cavaliere). Tutto il resto è noia, con chi sbuffa perchè stanco del governatore in pectore, chi spera che il pasticcio interno (a quanto pare sedato dal Berlusca in persona) al Pdl favorisca la lotta allo sfracelo, che si chiama pure campagna elettorale in queste latitudini.

Silvio Berlusconi si è preso il lusso e la goduria ( dopo essersi definito meglio di Napoleone, simile a Gesù Cristo ) di autoeleggersi al miglior capo di governo della storia politica italiana degli ultimi 150 anni. Cioè di sempre. Presto è fatto che la nuvola franceschozziana tuonerà labili (mica tanto) confronti col Duce.

Se Berlusconi ancor oggi governa un motivo c’è. Che chi si contrappone ad esso è una cagata pazzesca.


Le legge è uguale per tutti: a casa!

gennaio 27, 2009
Ormai rimane l'ombre che sia un'utopia la Giustizia (foto Internet)

Ormai non ci rimane pensare che sia un'utopia la Giustizia (foto Internet)

E poi ci domandiamo perché i giornalisti di giudiziaria sono gli unici ad avere appeal tra il pubblico. Perché sono gli unici che intendono il termine Giustizia con la sua giusta e retta connotazione. C’è da fare un distinguo però: tra quelli che di professione fanno i surfisti e quindi hanno l’accanimento terapeutico contro il Divo Giulio di turno e quelli che solerti e silenziosi fanno il loro sacrosanto lavoro.

Ho scelto di appartenere ahimé a quest’ultima schiera e non scrivo per incensarmi il capo, ma per dar atto che siamo proprio in un Paese che più che uno Stato civile sembra una cagata pazzesca. Eh sì, cari noi aveva ragione il ragionier Fantozzi, mi domando e dico: tutti i nostri grandi intellettuali dell’anticrimine ad accanirsi contro il Lodo Alfano, pure i banchetti (in un tempo di magra, al posto della frutta si cerca di vendere La Qualunque) oppure contro le dichiarazioni fuori-di-senno del premier Silvio Berlusconi. Ma mai nessuno che centri il problema?

Dice bene l’amico Domenico Malara, quando saggiamente constatata che in Italia la certezza della pena è davvero un caso da Scherzi a parte, ove anche chi si autoaccusa, tempo lampo si ritrova bello e comodo sul divano di casa a guardare la TV. Gli stupri, senza far intervenire l’esercito, sono tra i crimini più abberranti che la mente umana possa concepire. Crimini che sono all’ordine del giorno e che vedono un incertezza dell’ordinamento giuridico da far paura.

Oggi il ministro Alfano (concordo in toto con Claudio Cordova quando dice che, Lodo a parte, il suo operato merita un plauso bipartisan che non arriverà mai, vedi sopra i professionisti che cantano in coro “Noi siamo i giovani, i giovani…“) parlava di emergenza – giustizia: il limite, la macchia è l’estrema lentezza. E ci risiamo.

Potremmo obiettare, chi come me preferirebbe il linciaggio che i domiciliari per Davide Franceschini (il reo confesso dello stupro della notte di Capodanno), che in taluni casi è troppo celere, troppo. Una storia già vista questa.

Troppe volte siamo a recriminare su sentenze alquanto “strane”: il giudice (che bel titolo questo!) Marina Finiti, oggi cala il sipario sull’ennesima tragicommedia all’Italiana. Forse è vero che fra qualche anno casi di Cesare Battisti non ce ne saranno più. All’epoca gli omicidi si punivano, oggi si mandano a casa, poveri un pò di calore domestico.

La vita straziata di chi subisce violenza sessuale quella no, non torna più indietro, sul divano davanti alla TV.


A Natale, a Natale si può dare di più…

dicembre 9, 2008
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

L’area è di quella frizzante: Natale ormai alle porte è più che altro un impiccio per gli esperti d’economia, dove il sacco del barbuto papà, quello con le renne, pare essere scarno, un pò come le tasche di tutte le famiglie del mondo, o quasi.

La politica resta alla finestra: qualche impegno, qualche moneta a ringalluzzire il portafoglio degli italiani. In realtà si è in piena bufera: il caso De Magistris ha squarciato il cielo dicotomico “Berlusconi – e non”. Questa volta “questi” magistrati l’han combinata davvero grossa, Salerno contro Catanzaro ne parlano tutti, forse in troppi, forse in troppo pochi.

Ritorna d’attualità quell’indagine (Why not?) aperta da un PM campano d’ufficio nel capoluogo calabrese, in cui erano implicate alte cariche dello Stato, imprenditori locali e reggenze vecchie e nuove della ‘ndragheta.

Napolitano chiede le carte: sa che è dinnanzi ad un’imminente tempesta.

E come d’incanto, la calma regna sovrana. Volemose bene, basta poco che ce vo’.

Così siamo condannati a parlare ancora di vittime e carnefici del berlusconismo, di Travaglio, di Santoro, di Grillo. Siamo condannati sì, perché davvero questa politica è una “commedia dell’assurdo”, e a me me piace, pare far eco l’adunanza di politicanti e giornalisti italiani.

La luna è dietro il cespuglio, la notte non è così buia. Basta convincersene.

Non ci resta che attendere i risvolti del “caso – De Magistris”, sempre se andrà avanti. Si sà, il Paese delle mezze verità poco concede all’immaginazione, o paradossalmente, tutto.


Come Volevasi Dimostrare

novembre 19, 2008
Daniele Capezzone (Pdl) (foto Internet)

Daniele Capezzone (Pdl) (foto Internet)

Incredibilmente è la Tivù a lanciare l’assist alla Rete: mai avrei voluto, ma cito ancora una volta Lilli Gruber in questo mio spazio da internauta. La conduttrice di Otto e mezzo ha chiuso la trasmissione (“Berlusconi: o si ama o si odia”) con l’amara considerazione che il battibecco da anatre spennate fra Marco Travaglio e Daniele Capezzone è l’ennesima conferma che “antiberlusconismo e berlusconismo esistono e ancora caratterizzano la nostra politica“. Ebbene sì, nulla di nuovo all’orizzonte purtroppo.

Non entro in merito sulla vicenda “il tuo padrone apparteneva alla P2” e “tu appartieni alla P-Coglione“, ho solo l’amarezza che davvero in Italia la dialettica politica si sia ridotta ai minimi termini.

Non amo i vari Travaglio, Grillo e Di Pietro però credo che talune volte la loro fortuna è l’incontrare persone come Daniele Capezzone, bravissimo ragazzo, bravo ad argomentare, ma certamente non all’altezza di essere il “portavoce” del Pdl, cioè il primo partito d’Italia. Non sto quì a tessere le lodi del partito di Berlusconi, ma Daniele sbava un pò troppo e da Arcore “qualcuno” se ne è accorto.

E guarda un pò a chi volevano “appioparlo” lo sbavatore ex radicale? Signori e signori in Calabria. A chi credeva che la sua candidatura per il post – Pittelli avrebbe lusingato il coordinamento regionale, nient’affatto. Capezzone sta stretto, tant’è che fa a gara con Italo Bocchino per chi deve dare del “coglione” al sinistroide di turno. E poi però si inalbera con Travaglio, quando lo chiama “maggiordomo”.

Ma dai, Daniele, mica è un’offesa? Per il professore giornalista liberale montanelliano siamo tutti schiavi di Berlusconi, tutti vittime delle sue truffe, dei suoi inganni allo Stato. A mettere bene l’orecchio per terra, la stessa base travagliana perde colpi: però in questo incontro – scontro con Capezzone, il buon Marco nazionale ha avuto la meglio, mi si permetta di dire, grazie all’ineguatezza del pidiellino.

Paradossalmente le parti erano invertite: il politico (Travaglio è inutile che fai il biricchino tanto ti abbiamo scoperto!!) travestito da indefesso professionista dell’informazione e il giornalista (Capezzone: il Velino va a gonfie vele!!) nella maldestra maschera del dotto al servizio degli elettori.

La commedia delle parti continua e va ad appannaggio del Re Mida Silvio, che vorrebbe (in questo periodo di blackout economico) che tutto quello che tocca diventi oro, ma che non trova di meglio che “salutare il dott. Floris” e attaccare a tutto spiano sinistra, sindacati e Di Pietro.

Sì, lui il bel Tonino, lui è un caso a parte. Partecipa a 409 votazioni sulle 1.562 effettuate alla Camera dall’inizio della legislatura e poi dice che Berlusconi è un assassino della democrazia. Certo per lui il Parlamento pare essere il tugurio.

Travaglio: “Sono fiero di aver votato Italia dei Valori“.

Come Volevasi Dimostrare.


Niente di personale

novembre 11, 2008
grillofoto tratta liberatamente da Internet

« Non ce la faccio più, ho un grillo per la testa », suonicchia il motivetto. Beffardo persino del suo cognome, Beppe Grillo pontifica ogni dì dall’alto del suo trono: re dei media alternativi. Chi l’abbia incoronato non si sa, anche perché i numeri non tornano.

Destino crudele per questi sinistroidi incalliti che nonostante giorno per giorno attaccano Berlusconi non riescono a raccogliere i “soliti” consensi. Ieri Santoro che diffida dall’imitarlo, qualche tempo fa Travaglio condannato per diffamazione, nonostante avesse controllato tutti i documenti e le carte a sua disposizione.

Però inceppo in grossa difficoltà nel nutrire stima nei coloro confronti. Nulla di personale, ma i moralisti del “tutto è compromesso” davvero tardano ad entrare in mia memoria come benefici per il nostro Paese. Un ossimoro è proprio il comico genovese. Che in matematica non doveva andare così male.

Ha analizzato che in Italia la stagione del “disinteresse” verso la politica viveva (e vive) un peak mai visto prima. Ha algebricamente sommato a questo, che il primo ministro è il “controllore” della (ex) nuova informazione. Ha capito che tra certi politici che votava e il circo di Zelig non correva molta distanza.

Il dato è tratto. Tutti a gridare “vaffa” alla politica, tutti sul web (la nuova informazione) a indottrinare, a suon di vaffa, i cyber lettori. Carta canta. Non sarà di Zelig, ma come comico non è male. Altro che la ricetta perfetta, l’alchimia sconosciuta.

Oggi l’ultima sentenza in questa direzione, dei denigratori a prescindere, ne da notizia Corriere.it: insufficienti le firme di Beppe Grillo per i referendum. Ma come?!

In particolare, i giudici dell’Ufficio centrale della Cassazione per i referendum, dopo aver esaminato tutte le firme raccolte anche in relazione ad ogni quesito tra quelli proposti, hanno giudicato formalmente non corrette le procedure seguite per la raccolta di diverse centinaia di migliaia di firme. Di conseguenza nessuno dei tre quesiti referendari proposti avrebbe raggiunto le 500mila firme.

Le tre consultazioni popolari proposte dal comico genovese riguardano l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, l’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria e l’abrogazione della legge Gasparri sulle frequenze tv.

Niente di personale dicevo. A me Grillo quando urla mi da pure quel senso di uomo alla Ignazio La Russa che inebria la nostra coscienza virile. Un caso strano questo del padre padrone dei meetup: oggi tanto per tenerci aggiornati si scagliava, come al solito, contro la casta dei giornalisti.

« I media sono il bastone del potere. Hanno il compito che una volta era del boia ».

Peccato che preso dal delirio della rivoluzione sociale anti – Gelmini, si sia dimenticato di dire qualche altra parola su un’altra, ampiamente riconosciuta, casta: i docenti universitari. Forse perché qualcuno di quelli che agitava le proteste dei giovani disinibiti studenti era del suo stesso partito…


Giovane, bello e abbronzato

novembre 8, 2008

berlusconi02

Leggo da qualche giorno la bufera che ha scatenato la dichiarazione che Silvio Berlusconi ha rilasciato come commento (battuta ironica) all’elezione di Barack Obama, primo presidente “afro” degli States.

Ho deciso di esprimere la mia opinione, non relegandola ad un commento, ma dandole una significativa (per quanto personale) importanza. Anche se credo che questo avvenimento poco abbia di importante.

Da quì la prima precisazione: ogni qualvolta il Berlusca apra bocca e si prenda l’ardita licenza di “ironizzare” (verbo caro ai sinistroidi italiani, quando spesso questi cadono nell’offesa vera e pura in quello che molti chiamano satira) tutti pronti a processarlo e tacciarlo di ogni male del mondo.

L’abbiamo capito, secondo alcuni italiani (che si credono i custodi della verità) la fonte di ogni male per la nostra “italietta”, questo “paese di imbecilli che ormai ha perso ogni parvenza di democrazia” (tanto per dovere di “citazione”) è lui, Silvio da Arcore.

Abbiamo capito che molti politici (amici di quegli italiani, o giù di lì vista la loro considerazione dell’Italia per l’appunto, suddetti) quando sono a corto di idee (troppo spesso a leggere le continue dichiarazioni in tal senso) dicono che il premier è razzista, ridicolizza l’immagine dell’Italia, non è degno di rappresentarci.

Lo – abbiamo – capito!!!

Ma per cortesia, cambiamo registro! Personalmente e dico personalmente, non ritrovo in quelle parole nulla di ingiurioso. Personalmente non credo che sia Berlusconi una persona “santa e piena di Spirito”, credo che avrebbe meritato altri trattamenti giudiziari, al pari di Andreotti e via dicendo (senza scadere però nella caccia alle streghe, in puro stile travagliano).

Oggi Obama ha chiamato Berlusconi: alzi la mano quanti credevano che l’idillio USA – Italia fosse finito dopo la affermazione “abbronzato” (perchè non penso che dire giovane e bello sia un offesa!) ? Bene così non è, almeno non pare. Nonostante Veltroni, l’amicone del nuovo presidente dell’America, non è in maggioranza.

Dimenticavo: ma gli antiamericani “del giorno dopo” che fine hanno fatto? Oggi tutti pronti a difendere la pelle nera di Obama, ieri tutti in piazza a bruciare la bandiera a stelle e strisce.

É successo in Italia e quella volta, quella volta no, non è stato Berlusconi.


Enti inutili e giustizia zoppa

ottobre 15, 2008

Oggi poso l’ascia da inguaribile obiettivo per impugnare la spada del giudicatore, mi perdonino i più. Non prendo una posizione partitica, ma voglio fare una dimostranza civile.

Prenderò in analisi due delle iniziative più “popolari” di questo governo. Il primo è il lodo Alfano.

Sinceramente non sono andato a votare, non andrò a votare, ai banchetti per il referendum contro questa legge promosso da Idv e da tutti i giustizialisti di questo Paese. Questa mia scelta ha un perché: basta vedere oggi le prime due notizie che il Tg5 (spero di non apparire di parte con questa fonte) per capire che il problema della giustizia italiana non è il tanto attaccato “salvapremier“.

Fernando Carretta e Pietro Maso oggi riscuoto il loro (giusto ?) risarcimento danni: il primo che uccise madre, padre e fratello per poi scappare a Londra per 10 anni, sarà di nuovo “padrone” dell’eredità dei genitori: 350.000 euro; il secondo ottiene la semilibertà dopo che anch’esso distrusse la vita di mamma e papà randellandoli con una padella e un’asta di ferro. Signori e signori, questa è la giustizia italiana.

Garantista anziché no, disuguale tra gli uguali. E ancora c’è chi va alla caccia delle streghe credendo che “punito” uno (di cui non discuto la colpevolezza o meno), Berlusconi, si da un insegnamento per tutti. Magari fosse vero, magari i magistrati facessero “solo” il loro indefesso lavoro.

Da Angelino cuore siculo a Brunetta, cuore socialista. Il più odiato dai sindacati. Ora io che capisco bene che i tornelli a Palazzo Chigi sono un’iniziativa di facciata, all’indomabile Renato domando e dico: ma quando saranno “cancellati” gli enti inutili presenti nel nostro apparato amministrativo – burocratico?

Niente di personale contro Pinone Morabito e la sua giunta, se non il fatto di avere l’impressione di rivolgermi a degli oggetti misteriosi, altro che fantasmi dell’Opera, questi sono i Casper di Palazzo Foti. La Provincia (si badi bene, non solo quella reggina, ndr) ha perso il senso di esistere, tra l’incudine (lo strapotere, presunto, dei sindaci) e il martello (la clava dei governatori), l’organo amministrativo ha manzioni assai ridotte, se si eccettua il cospicuo (per le tasche dei cittadini) campeggio di politico presso questo assise.

Tra vecchie glorie e nuovi volti della politica, la Provincia è un’aula di equilibrio. Sì perché fa da contentino a tutti i “locali”, ops zone, del Reggino. Piana, Locride, Stretto, Aspromonte: tutti hanno il suo rappresentate che a volte legifera (per quanto gli è concesso), a volte no.

Sono un convinto sostenitore di chi crede che le Provincie vadano abolite. Mi scusino gli amanti del diritto.

FedMin