A Siderno la musica di Povia, poeta maledetto del nostro tempo

settembre 9, 2009

anche su Messin.it

Per trovarsi bisogna perdersi. Parola di Povia, che dai bambini fanno oh ne ha fatta di strada. Tanta che ritrovarsi in quest’angolo di Calabria dove la luna gioca a nascondersi sa di poesia. Come le sue canzoni che hanno incantato la platea accorsa a Siderno Marina per il concerto del cantautore milanese.

L’ultimo cd “Centravanti di mestiere” è un mix esplosivo di sound da esplorare e temi di cui nessuno vuole parlare: single, traditi, illusi, incapaci, pennivendoli di partito. Ce ne ha per tutti, pure per chi al concerto è andato convinto che Povia fosse solo « picconi, gay e bambini ».

Dopo l’exploit sul Palco dell’Ariston continua a lanciare slogan sulla libertà d’espressione, persino sulla Religione. Luca era gay applauditissima, fa storcere il naso a qualcuno fra il pubblico. E Giuseppe Povia non le manda a dire: è l’Arcigay e Franco Grillini « ad accanirsi contro di lui, non il contrario ».

Poi l’attacco alle case discografiche e al mondo della pubblicità, con provocazione: su Internet si può acquistare il suo cd a soli 10 euro, a fronte dei 16 del negozio, con la possibilità di seguire in streaming tutte le tappe del suo tour.

Chi lo definisce anticonformista, chi fenomeno da baraccone, chi poeta: Povia ha smesso di suonare, ma l’eco forte delle sue parole schiette e concrete ha fatto sì che la Luna sia ancora più pallida del solito.

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Mino Reitano: quando passione fa rima con musica all’italiana

gennaio 30, 2009

Si è spento nella sua abitazione di Agrate Brianza il 64enne cantautore di Fiumara

di Federico Minniti. Ne ha fatta di strada, questo è certo. Da Fiumara di Muro a Agrate Brianza, Mino Reitano ha staccato il biglietto per l’ultimo viaggio, quello per l’aldilà. Artista poliedrico, autore di grandi successi internazionali, è riconosciuto unanimemente come il caposcuola della canzone nazional popolare italiana. Conobbe il successo grazie alla canzone Avevo un cuore che ti amava tanto, che lo consacrò sullo storico palco del Cantagiro del 1968. Con i ricavati di quel boom di vendite comprò il ranch in Brianza, soprannominato Reitanopoli, senza scordare mai però le sue radici con la terra natia Fiumara, riuscì a collezionare quarant’anni di successi.  Mino Reitano fa sinonimo con passione, passione per la musica. Inizia sin da piccolo, quando iscritto al Conservatorio “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, segue per ben otto anni lezioni di pianoforte, violino e  tromba. L’artista sente nell’aria il profumo di rivoluzione dei costumi musicali e decide di dedicarsi totalmente al rock’n roll, dove ottiene straordinari successi. Prima nella band composta assieme ai fratelli, poi da solista. Nel 1961 con il 45 giri contenente la canzone Non sei un angelo, appare per la prima volta su TV Sorrisi e Canzoni. Sarà l’anno della svolta: sbarcato in Germania sono frequenti le sue apparizioni con un gruppo di ragazzi di Liverpool, sono i “primi” Beatles. Il giovane Beniamino ritorna in Italia dopo un anno e mezzo. Prima Castrocaro, poi Sanremo lo rendono noto al grande pubblico. Nella sua carriera Mino Reitano scrisse per altri artisti diversi testi e arrangiamenti musicali di canzoni divenuti celebri: Il diario di Anna Frank per i Camaleonti, Una ragione in più scritta con Franco Califano per Ornella Vanoni, oltre al celebre LP, Mina canta Reitano e le sue fittissime collaborazioni col duo Battisti – Mogol. Questi sono gli anni delle tourneé mondiali, dei suoi Festivalbar e Canzonissima dove riesce sempre a piazzarsi ai primi posti, grazie al suo talento vocale e musicale. Sono gli anni, per intenderci, di Era il tempo delle more, Daradan, Dolce Angelo. Con l’avvento della TV si dedica alla composizione di diverse sigle musicali, soprattutto per i programmi condotti da Mike Buongiorno. Scrive anche un romanzo Oh Salvatore! e pochi anni dopo si iscrive all’albo dei cantautori immortali con il successo Italia. La sua voce evergreen riesce a rimanere in voga anche negli anni 2000, grazie al successo del suo ultimo singolo sanremese La mia canzone (2002). Negli ultimi anni dopo l’ironica apparizione, nei panni di sé stesso, nel film di Carlo Verdone, Sono pazzo di Iris Blond, ha dovuto abbandonare le scene per via della malattia. Prima di essere un grande artista, Mino Reitano nella sua carriera si è sempre dimostrato  un grande uomo che non ha mai dimenticato le sue umili origini e che ha sempre saputo coltivare amicizie sincere nell’ambito dello spettacolo, al punto di essere considerato unanimemente da tutti un grande della musica leggera italiana. Un uomo che ha portato alto l’onore della “sua” Fiumara, di Reggio e della Calabria intera, con grande orgoglio e soprattutto lavorando a testa bassa, con grande vigore e passione, ma rimanendo sempre una persona con la schiena dritta, capace di mostrare al mondo intero la faccia pulita dei calabresi.


Moschee fuori – legge: in bilico tra santi e falsi dei

dicembre 3, 2008
L'integrazione è un tabù? (foto Internet)

L'integrazione è un tabù? (foto Internet)

E fu così che Maometto dovette cedere dinnanzi alla montagna, piemontese. Si chiama Roberto Cota ed è della Lega Nord, mica uno qualsiasi: è il presidente dei deputati del partito di Umberto Bossi.

L’avv. Cota ne ha fatta di strada: da Novara a Palazzo Chigi, oggi in sella ad una fuoriserie di governo che non pare trovare “pietre d’inciampo” nelle sue iniziative parlamentari. Se Ilaria D’Amico “dall’alto” della sua civica responsabilità sta mettendo alle strette il Cavaliere, la Lega va dritta per la sua strada.

Avevan promesso ordine e “pulizia” (oltre che il tanto acclamato federalismo) e così han deciso di chiudere le moschee. Negare un luogo sacro ad una religione per punire degli extracomunitari criminali. Un po’ come succede nei paesi dell’Islam dove se indossi un crocefisso ti ritrovi del piombo nello stomaco.

Stesso identico processo: è di oggi la notizia (riportata dai media nazionali) della proposta da parte dei deputati del Carroccio. « Chiediamo una moratoria a tempo indeterminato sulla costruzione di nuove moschee e presunti centri culturali finché il parlamento non approverà una legge che regolamenti l’edificazione di luoghi di culto che non abbiano sottoscritto intese con lo Stato ».

Ora che non ci vengano a dire i sinistri pensatori della politica italiana, “noi ve l’avevamo detto, questi sono peggio dei fascisti”. Eh no, perché quando c’è da criticare tutti sul carro, quando c’è da biasimare su altrettante scandalose “richieste”, come il famoso (già entrato di diritto nella storia del nostro Paese) « via il Crocefisso dalle aule », il dubbio tra l’essere sostenitore e stigmatizzare il fatto c’è stato, bello e grosso.

Siamo alle solite: un giorno tutti chierichetti, al limite del bigottismo, un altro giorno tutti a sparare a zero sulle ricchezze del Papa. Nel mezzo che c’è sta’? La tolleranza, che diciamoci la verità, oscilla con andamento binario da 0 a 1. Altro che integrazione: la Lega, per bontà sua, incarna tutta la cattiva gestione del fenomeno immigrazione.

Le porte aperte cos’hanno portato? Ad una nazione, il cui cumulo storico già grava e mica poco, che ad ogni minima scossa periferica si destabilizza sin dalla sua base.

I parlamentari “che sicuramente lo sanno” stanno attoniti su questa rotonda che gira, gira, gira. Ho riportato nel mio blog, le posizioni di Souad Sbai, islamica che chiede una “regola del buon dialogo tra le diverse etnie”. La speme è lontana dall’abbandonarla, il desio che questo avvenga no.

Impedire di edificare nuove moschee? Una proposta bizzarra che però, a scanso di equivoci e di strumentalizzazioni facili, non deve vederci ancora divisi tra perbenisti e intransigenti: il problema c’è e si vede. Si conta nel numero dei caduti di questa battaglia sottaciuta, a tratti, censurata.

FedMin


Internet, Sorrisi e Canzoni

novembre 4, 2008
carfagnafoto liberatamente tratta da Internet (lo so ho dato una botta de vita al blog!)

Dura la vita di Mara Carfagna. Che Internet brulicasse di matti è roba risaputa, ma che il primo denigratore lo avesse in casa propria la ministra proprio non se l’aspettava. E così parte ancora una volta la querela. Chi è l’indirizzato? Paolo Guzzanti, destroide sofferente di vittimismo da purga, che non lesina attacchi a destra e a centro – destra. Monopartisan , diremmo.

C’è chi la vuole ancora vedere come mamma l’ha fatta, c’è chi in un bel tailleur da parlamentare un pò più abbottonata della sua proverbiale mise “vedo – non vedo”. Questioni di punti di vista.

E infine c’è chi proprio non la può vedere e le colonne del Corriere della Sera, che queste notizione non se le fa mica sfuggire: il ministro Carfagna querela Guzzanti è un link di richiamo sotto l’articolo dell’intervista di Klaus Davi a Marcello Dell’Utri, strane coincidenze.

Il fatto.

(mi perdoni il maestro Enzo Biagi, per il misero accostamento)

« Calendarista alle pari opportunità, inadatta. Una nomina di scambio ». Queste la frase incriminata del blog. Beghe familiari, perchè la figlia del senatore del PdL, tale Sabina Guzzanti (che fa la promoter dell’Idv) è stata già querelata dal Ministro delle Pari Opportunità. Ora passa al padre, per non restare con le mani in mano.

« Il punto, lasciamo perdere la Carfagna, facciamo finta che non esista – scrive tra l’altro Paolo Guzzanti – è: è ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente? ».  Certo il senatore non è andato leggero, un tackle duro. Durissimo, tanto da meritarsi una bella denuncia per diffamazione.

Parlando di cose serie leggevo interessato su Repubblica.it di Niccolò Fabi e della sua scelta “epocale” di vita. Niente più canzoni, ma musica per web. Non un espediente antipirateria, ma una presa di coscienza delle nuove frontiere dell’intrattenimento globale.

Si chiama Violenza 124 ed è l’opera che vedrà mescolate musica africana e classica, elettronica e dance, rock e avanguardia, una delle più interessanti e originali produzioni musicali italiane degli ultimi anni. Tutto reperibile su Internet, diverse intelligenze musicali, Fabi stesso dice di aver trovato la pietra miliare della sua carriera, « il rischio è quello di non metterti in discussione, di muoverti solo nei territori che conosci. Io invece ho pensato che dopo tanti anni in cui le canzoni hanno occupato un grande posto della mia vita, con grandi gratificazioni, dovevo ripartire dalla musica, sporcarmi le mani con i colori, avere la libertà di non raccontare storie personali. E poi mi piaceva il fatto di poter andare a esplorare stili musicali che il mio essere cantante non mi permette di affrontare. Se mai mi fossi dimenticato il motivo per cui faccio musica questa è una grandissima occasione per ricordarlo ».

La Cybersfera, eh questa sì che è terra di nessuno e di tutti. Sorrisi e Canzoni, ma anche querele e musica on web.