100 anni dopo arriva un nuovo “terremoto”?

dicembre 29, 2008
Reggio bella e gentile?

1908 - 2008: Reggio bella e gentile?

Scrivo nel giorno dopo.

Ho aspettato che, ritualmente, passassero i due giorni “incriminati”: 27 e 28 dicembre, 100 anni dopo. Così come attendevo fiducioso che almeno i TG nazionali parlassero in maniera equa dell’evento. Mi sono fermato a quello delle 13 (quello del biscione berlusconiano)  che a stento pronunciava il nome “Reggio Calabria”, non si tratta di campanilismo, ma di rispetto della dignità dei reggini morti in quella sciagura.

A proposito di campane: la Notte Bianca paventata dai due sindaci dello Stretto, Buzzanca e Scopelliti non s’avuta da fare. Un nulla di fatto che ha vanificato le tanto squillanti trombe di annuncio di questo megaevento che si è dissolto in ciò che in siculo si declina in “nenti mbrischiatu cu nuddu“.

Puntuali invece sono state le scosse, come tutti i Nostradamus avevan previsto: bazzecole da 2,5 gradi della scala Richter. Di quelle che rasero al suolo la Reggio bella e gentile dei primi anni del secolo appena trascorso, nemmeno l’ombra.

Qualche lampo di luce però si intravede grazie anche all’arresto per mano del super sbirro Renato Cortese di Pietro Criaco, uno dei 30 latitanti più pericolosi della penisola (e non solo). Clicca quì per leggere la cronaca.

Ne hanno anche parlato in maniera più intelligente di me anche due tipi loschi, il Monteleone e il Cordova, e il giornalista – blogger di CalabriaOra Lucio Musolino:  vi rimando ai loro blog al posto di perdere tempo con queste sciocchezze.

Un killer spietato che da quel di Africo non si è mai spostato, fedele alla tradizione mafiosa, arrestato a “casa sua”.

Urge una riflessione: il 2008 è stato un anno difficile per le ‘ndrine. Lo Stato ha messo fin troppo il bastone fra le ruote, soprattutto con l’arresto di capifamiglia o comunque affiliati di alto rango e in taluni casi ha cercato di mettere il becco anche in beghe da colletti bianchi, con la puzza dell’inciucio tra politica, industria e malaffare.

Arresti che hanno pure debilitato la salute della pax vigente. Reggio viaggia a due velocità: una è quella della città che progredisce, che non vuole sentirsi inferiore al resto del Paese, l’altra è quella ancorata alle logiche bieche della ‘ndrangheta. Velocità non sempre dissimili o perlomeno non sempre divergenti.

Si chiude un anno di successi investigativi, se ne apre uno all’ombra di qualche sole che tramonta. A cosa porteranno questi colpi inferti alla criminalità organizzata? Se la Provincia non pare soffrire di nostalgia dei capi finiti in manette, la Città un pò sussulta, anche per i vari eventi di cronaca collaterali a questi, che spesso vengono spacciati per totalmente estranei.

Sono “in cantiere” parecchi progetti con l’insinuazione del coinvolgimento dei clan. Il divenire ai posteri.

2009 in transito sul binario 1: diretto per Legalità, via Reggio Calabria.

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Il Pastone di Natale (ne fa del Pd un sol boccone)

dicembre 17, 2008
foto Internet

foto Internet

Non “adoro” Gianni Riotta, né la sua conduzione della rete ammiraglia, in tema d’informazione, di mamma RAI. Però devo dargli atto che il direttur del TG1 ha riportato in voga il, cosiddetto, pastone.

Una sorta di cianfrusaglia organizzata di notizie (perlopiù politiche) che hanno un duplice effetto: quello di dare il contentino (chiamasi spazio, figlio primogenito della par condicio) a ciascuno e non far capire niente di nessuno.

Chiamasi “distorsione”, anche se questa non va ad intaccare alcun arto. Perché questa mia premessa?

Facile, anzi facilissimo: ieri i TG pullulavano di notizie urlanti.

Vuoi che sia il mega blitz antimafia in quel di Palermo, dove è stata debellata la zona dal grave virus di un nuovo ordine mafioso, con tanto di cupola, coppola, baci e padrini. Ho notato, con piacere, quasi l’indifferenza con la quale i cronisti facevano sfilare dietro le spalle il centinaio degli arrestati, quando si dice l’evoluzione della società. Le persone cadute nel sacco non sono mica gli ultimi della classe, ma i capimafia: appena 10 anni fa le telecamere ci avrebbero aggozzato di particolari a go go sugli uomini di Cosa Nostra.

Mazzettopoli (foto Internet)

Mazzettopoli (foto Internet)

Vuoi che sia i (al plurale, no non è un refuso!) nubifragi giudiziari sul PD. Piove sul bagnato, vista la debaclé elettorale in Abbruzzo, dove Chiodi ha crocefisso le ultime speranza di Veltroni e company di rialzare la testa, dopo aver perso quella di rialzare l’Italia. Piove dicevamo. Sulla testa del sindaco di Pescara, nonché segretario regionale del PD (da non sottovalutare l’impatto in tutto ciò della vicenda di Ottaviano Del Turco, sempre in Abruzzo), Luciano D’Alfonso pende la mannaia delle tangeti: pare che il primo cittadino abbia dei rapporti strettissimi con la proprietà di Air One, nel padre e nel figlio Carlo e Alfonso Toto. Questa amicizia è costata cara alle casse comunali, rimpinguendo però quelle personali.

Il Gip Luca De Ninis ha iscritto nel registro degli indagati 40 persone (quasi tutti imprenditori d’alto calibro, basti pensare oltre alla famiglia Toto, la presenza anche di De Cecco e Luigi Pierangelli, avversario di Angelini e che dell’anticorruzione ne fece una battaglia), ree di aver commesso pesantissimi capi d’imputazione, come associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato. Le manette però sono scattate ai polsi solo all’entourage del sindaco.

Come se non bastasse, passiamo alla vicina Basilicata: Henry John Woodcock, pm di Potenza famoso per le sue azzardate tesi accusatorie, finora dissolte quasi tutte nel nulla (dicevano lo stesso di De Magistris, ndr) ha messo sotto la lente di ingrandimento il deputato del Pd, Salvatore Margiotta, che si è immediatamente dimesso dalla carica però dichiarandosi pienamente estraneo alla vicenda. Vicenda che parla di non altro che del “solito” giro di mazzette che avrebbe favorito lo spartirsi dei ricchi giacimenti di petrolio della Basilicata in una lotta tra la Total e una cordata di imprenditori lucani. In palio i privilegi e aggiudicarsi gli appalti per lo sfruttamento dei pozzi.

All’inchiesta ha preso parte anche Sergio De Caprio, per intenderci il “Capitano Ultimo”, che ha tratto in arresto 10 degli inquisiti: l’amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, Jean Paul Juguet, responsabile Total del progetto ‘Tempa Rossa’, per lo sfruttamento di uno tra i più ricchi giacimenti della Basilicata, che si trova all’estero, Roberto Pasi, responsabile ufficio rappresentanza lucano della Total e un collaboratore, Roberto Francini. Insieme a loro anche Francesco Ferrara, imprenditore di Policoro a capo di una cordata per lo sfruttamento dei giacimenti e Ignazio Tornetta, il sindaco di Gorgoglione, il comune di “Tempa rossa”. Margiotta presumibilmente rappresenta il collante tra la politica e questo fitto bosco d’interessi leciti ed illeciti.

Quando il soffitto crolla, il tonfo è fragoroso: anche in Campania arresti tra le fila del PD. Si tratta dell’inchiesta “Global Service” sugli appalti pubblici per la manutenzione delle strade e dell’assegnazione delle mense nel napoletano. Da oggi risultano indagati 2 assessori della giunta Iervolino, Ferdiando Di Mezza (tra l’altro presidente di Legambiente campana) e Felice Laudadio (noto avvocato, nonché docente di diritto amministrativo). Dall’epicentro del terremoto giudiziario le scosse si sono dilatate per colpire nomi di primissimo piano della vita politica partenopea: il nome più eccellente è quello di Giuseppe Gambale (pensate eletto per la prima volta nel 1992 con la lista di Leoluca Orlando, La Rete), che durante il governo presieduto da Giuliano Amato fu un componente della Commissione Antimafia.

Presso il civico consesso del capoluogo della Campania ricoprì il ruolo di Assessore all’educazione, alla trasparenza e alla legalità. Altro nome “di lusso” quello di Enrico Cardillo, anche segretario regionale della UIL. A questi, a quanto fanno trasparire le prime notizie, si sarebbe aggiunto Giorgio Nunes, morto suicida.

A Montecitorio ci sono anche dei risvolti in conseguenza a questa indagine: Renzo Lusetti (PD) e Italo Bocchino (PDL), per i quali è stata richiesta l’autorizzazione a procedere per l’utilizzo delle intercettazioni vista lo loro influente vicinanza, al limite dell’associazione a delinquere, con l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo.

Ecco servito il pastone natalizio: le notizie non hanno alcun legame fra loro se non alcune caratteristiche. Gli arresti, il PD, centro Italia, tangenti. Sillogismo della notizia, dunque. Ho fatto pure del metagiornalismo, per la felicità dei docenti di tale materia.

Dopo queste pinzillacchere, concludo.

Nel cuore del Bel Paese batte una nuova passione: mazzettopoli. E non è un gioco da collocare sotto l’albero.


Re – play di una partita immaginaria

novembre 28, 2008
(foto Internet)

(foto Internet)

Datemi il mio momento di gloria: oltre a bivaccare nella Rete, spesso ricevo degli input naturali che riverso in queste mie colonne libere. Così oggi sento il dovere di pubblicare (sarò mica anch’io soggetto alla par condicio?) una lettera aperta del 26 Novembre 2008 che l’UniMe Ribelle ha indirizzato alla, nientepopòdimenoché, Gazzetta del Sud (ovviamente tacciato come giornale dei potenti!), rea di aver pubblicato lo “sfogo” di una studentessa messinese, iscritta a Legge, che palesava la sua avversione verso i “moti” studenteschi di queste settimane.

Mi sono sentito un pò meno anormale della norma leggendo le parole di “Nancy”, ma oggi voglio lasciare spazio anche a questa replica dura da parte del Movimento Universitario Messinese, sul quale ho già largamente espresso le mie personali opinioni, con tanto di querelle nei commenti.

UNIME RIBELLE

LETTERA APERTA ALLA GAZZETTA DEL SUD DA PARTE DEL MOVIMENTO STUDENTESCO

In relazione all’articolo comparso ieri sul vostro giornale, sentiamo l’esigenza di esprimere quanto segue: se esistono all’interno dell’Ateneo messinese degli “studenti derisi e criminalizzati”, quelli siamo noi: le studentesse e gli studenti che, giorno dopo giorno da più di un mese a questa parte, partecipano attivamente senza ricevere un’adeguata risonanza mediatica, alla lotta per i propri diritti contro la Legge133/08. Ci sembra un atteggiamento puerile quello di chi, come la fantomatica studentessa di giurisprudenza, viene a spiegarci che solo  “standosene a casa chini sui libri” si manifesta la propria presenza e partecipazione democratica nel mondo; che “alla luce del sole” di una lampadina, combattendo “a viso scoperto” nella solitudine del proprio luogo di studio, ci si prenda cura di tematiche vitali come quella del futuro dell’Università italiana (e non solo di quella messinese).

Dov’è  “l’impegno” nella penombra di una stanza chiusa, o tra gli angoli sicuri di una scrivania? Come può manifestarsi un dissenso, come può formarsi una coscienza critica, senza l’incontro dialettico con l’Altro, senza il confronto di una discussione? L’accanimento assolutamente autoreferenziale di Nancy, il suo continuo riferirsi ad una volontà egoistica di studiare e di “migliorare se stessa”, in un momento in cui lo studio, ed il sapere stesso è messo a repentaglio da quell’abominio chiamata legge 133 (che nell’articolo di D’Amico non viene minimamente nominata, come se non stessimo parlando di questo, come se non fosse la minaccia mortale inflitta all’università pubblica ad avere acceso la miccia del movimento studentesco più importante e partecipato degli ultimi decenni), ricorda l’orchestra del Titanic che continua a suonare mentre la nave cola a picco.

(foto Internet)
(foto Internet)

La polemica mossa dalla ragazza rimanda ad un ipocrita linea di continuità di tutta una categoria di studenti che, dietro il luogo comune di una presunta maggioranza studiosa e silenziosa, non si dimostrano diversi dai loro rappresentanti negli organi accademici, giustamente ridicolizzati da tutto il paese. Da un lato gli studenti come Nancy affetti da un improbabile sindrome di Stoccolma, divenuti difensori dei loro carnefici, non si accorgono di essere insieme vittime e complici del clima di decadenza etico morale che ormai da anni si perpetua all’interno del nostro ateneo (ricordiamoci a tal proposito dell’intervento della Commissione Antimafia del 1998). Dall’altro i rappresentanti “istituzionali” che in una situazione paradossale ed ossimorica, non “rappresentano” nulla, se non le loro squallide dinamiche elettorali basate su feste in discoteca e clientele. Tali soggetti, piuttosto che rappresentare l’esigenze degli studenti, preferiscono esprimere solidarietà al magnifico rettore, come avvenuto durante quella anticipazione del Circo Togni che è stata l’assemblea di giorno 21 novembre, una messinscena attuata per mascherare l’incapacità e la mediocrità di chi è riuscito solo a moltiplicare cattedre, a sperperare finanziamenti pubblici, a divenire mecenate di improbabili opere pittoriche ecc. Questi fantasmi non rappresentano la voce di quelle migliaia di studenti che scendendo in piazza tre volte in tre settimane, hanno manifestato il loro dissenso con coraggio e soprattutto senza, a differenza della cara collega di giurisprudenza, rimanere immobili e inermi di fronte a questo smantellamento generale del sapere in Italia. A tutti i ragazzi come Nancy vogliamo dire che il vero impegno significa molto più che sottolineare il Codice Penale o sostenere esami di diritto privato; e che impossibile migliorarsi in mezzo all’indifferenza e al silenzio. La vera “strumentalizzazione” viene attuata dalla censura dei media nei confronti dei ragazzi che portano quotidianamente le loro gambe e le loro facce in piazza, nelle strade, nei locali autogestiti del rettorato, come dimostrato rumorosamente questo fine settimana. A questi ultimi diamo appuntamento a Piazza del Popolo (piazza lo Sardo) venerdì 28 novembre alle ore 17, insieme a tutti i lavoratori e ai precari che intendono ribellarsi alla distruzione dei diritti sociali: trasporti, sanità, istruzione.

Le studentesse e gli studenti di Unime Ribelle

Beh, alcune frasi si commentano da sole: studiare equivale a rimanere nella penombra dell’indifferenza verso il proprio futuro, mentre “sloganteggiare”  fa più figo e fa bene alla salute dell’Istruzione e della Cultura del nostro Paese: avremo ancora tanti e troppi docenti figli di papà, molti e insopportabili idealisti assuefatti dalla morale da rivoluzionari incalliti e pochi seri professionisti che badano al loro mestiere. Ma la mia si sà è una disamina di parte, io faccio parte ci quella penombra che tutto tace, vittima del sistema, che però è vero è diverso da Nancy. Io ogni tanto qualche fesseria dalla bocca me la faccio scappare dalla bocca. Ma condannati siam per manco di voto…


UniMe: che sia l’AnnoZero?

novembre 24, 2008
Il Rettore dell'Università di Messina, Franco Tomasello (foto Internet)

Il Rettore dell'Università degli Studi di Messina, Franco Tomasello, vittima o carnefice del "sistemone"? (foto Internet)

Universitario atipico lo sono. Si tratta di ammenda pubblica, la mia. Però, pur nella mia prosecuzione umanistica degli studi, permane in me un antico fascino della matematica, a rigor di logica concludo dopo che diversi “agenti” sfornano assist. Questione di goleador.

Mi trovo dunque a linkarvi il bel pezzo dell’amico Claudio Cordova, che preventivamente ha informato i cyberlettori (attenti) sulla situazione dell’Università degli Studi di Messina, post e pre AnnoZero. Così soddisfo anche quanto richiestomi nelle “Lettere al Direttore” di questo blog.

Ma, “c’è sempre qualcosa dietro“, ma il mio rigor di logica mi strugge e mi obbliga ad intervenire a tal proposito, rivolgendomi accorato ai cari amici rivoluzionari: l’UniMe versa in condizioni pietose e, con tutta la buona volontà, non mi pare che la colpa sia attribuibile alla Gelmini.

La butto in politica, mi perdonino gli acuti moralizzatori del ∏ periodico.

Il PD ha avviato un’interrogazione parlamentare su Franco Tomasello, magnifico rettore (er superman di via Tommaso Cannizzaro), uomo colto, preparato e indagato. Sottigliezze, diremmo.

AnnoZero, che per intenderci funge da giornale di partito degli scettici a priore, perlopiù dell’Idv (il clerico Travaglio ne è un supporter dichiarato) sputtana la credibilità anche dell’ateneo messinese. Via col vento.

Il Rettore è gonfio e tronfio del suo ruolo ci invade la casella di posta elettronica privata, violata per la prima volta da una persona in giudicato dalle autorità competenti, per chiedere uno scatto emotivo, uno slancio in difesa della nostra cara Università.

Macché. Riporto una citazione cara alla colleganza: “Chi protesta è per l’Università dei Baroni”: buuuuuuuu, fascista, lecchino e chi più ne ha, più ne metta. Facciamoci un giro tra le cattedre? I figli dei padri fedelmente seduti, tutti gli altri giù per terra.

Non è diversa la mappa di Messina, celebre scuola medica e giuridica, dove le due anime accademiche erano entrate in contrasto in seguito al crimine più grave mai accaduto in una facoltà: l’omicidio del gastroenterologo Matteo Bottari, genero dell’allora rettore Guglielmo Stagno d’Alcontres, tutt’ora insoluto dopo nove anni di indagine. Adesso nell’ateneo regna la pace. Non è chiaro quale sia il segreto del successo del magnifico Franco Tomasello, rettore dal 2004 che si ripresenterà alle elezioni il prossimo mese senza avversari. Certo è che il professor di Neurochirurgia in questi tre anni ha saputo ricucire tutti quegli strappi. Sicuramente a non far saltare gli equilibri interni ha contribuito il gran numero di parenti assunti dall’università per tenere buoni medici, economisti, giuristi e veterinari. Per carità, saranno solo fortunate coincidenze che molti dei professori ordinari, associati, ricercatori e assistenti abbiano legami di parentela fin troppo stretti. Nella casata del rettore, per esempio, si registra la moglie come dipendente amministrativa e il figlio Dario con un incarico da associato nel dipartimento di Studi sulla Civiltà Moderna. Toh, in quel dipartimento è ricercatore anche Marco Centorrino, figlio del prorettore Mario, ordinario di Economia. Ovviamente anche nel passato i vertici dell’Ateneo pensavano a casa e famiglia. L’ex rettore Gaetano Silvestri (area diessina), oggi alla Corte Costituzionale, aveva alle sue dipendenze come ordinario di Scienze giuridiche la moglie Marcella Fortino, che è anche cognata del pro rettore Mario Centorrino. Dunque nessuno si sorprenda se a cascata quasi tutte le facoltà di Messina sono infarcite di nuclei familiari, tradizionali o a volte ‘allargati’ alle relazioni non ufficiali. Tra i casi più eclatanti quelli della famiglia Venza-Teti che tra Odontostomatologia, Patologia, Microbiologia e Specialità chirurgiche mette in campo cinque componenti. Particolarissimo il caso di Veterinaria dove su dieci poltrone quattro sono occupate dai Passantino e dai Pugliese.
Resta solo un dubbio: ma è possibile che soltanto i figli e i parenti di baroni in camice bianco abbiano le qualità necessarie per sbaragliare le selezioni?

fonte http://aworkingclass.blogspot.com/

Coincidenze, dicevamo.

Non voglio innalzare un impianto accusatorio nei confronti del Rettore, non è nel mio stile (per nulla travagliano), né il mio ruolo. Vuolsi in questo momento agitare una civile constatazione: cari rivoluzionari, adesso che tutto il “dietrolequinte” è stato svelato (stimo troppo l’intelligenze di un universitario per credere che ne è del tutto sorpreso, datemi questo beneficio del dubbio) non vi sentite un pò traditi da quei stessi docenti che con voi erano in piazza “a fare lezione” o che vi aizzavano (per mantenere le loro di garantigie) alla protesta e che adesso si scudano dietro l’onorabilità dell’Ateneo per di più nascondendosi dietro la spalla di un papà – Rettore indagato e secondo la logica bieca dei giustizialisti (che in una precedente missiva erano accusati dallo stesso Magnifico) da definire “belzebù“?

Oppure anche voi credete che sia tutto una messinscena per degradare l’immagine del prestigioso Ateneo messinese e quindi marcare a fuoco anche i suoi studenti, figli e figliocci, di una politica di parentele e “comparati” (perché in queste latitudini così si chiamano, pardon in quel di Messina, “parrini”)?

Delle due, una. Non è certo una mia intuizione linguistica questa, ne sono debitore al Maestro Indro Montanelli.

Delle due, una: o la protesta era molto political incorrect e quindi perciò faziosa (con ciò non entro nel giudizio se opportuna o meno, a tal proposito ho largamente dibattuto in questo blog e oltre) oppure la protesta era un bel scudo crociato dietro cui ripararsi. Il soggetto della frase è docenti, non discenti.

Delle due, una: o l’Università di Messina rappresenta uno degli esempi (mica L’esempio) di cattiva gestione delle risorse umane ed economiche del nostro Paese oppure è vittima di un’occulta dietrologia, sicuramente identificabile alle lunghe mani di Berlusconi e della P2?

Vi lascio con gloria, magari un pò sprezzante delle regole del buon giornalismo, aspettando di essere subissato dai fischi, forse travolto da un’Onda anomala.

Vai con l’ultima diapositiva…

La lettere che il Magnifico Rettore ha indirizzato a tutti gli studenti dell'Università

(Fed. Min.)


Pugni chiusi

ottobre 29, 2008

Cronaca buia di una rivolta di pochi, fatta da molti.

foto tratta liberatamente da La Stampa

Sono ore calde queste che stiamo vivendo. Ore, minuti, secondi che fanno dell’Italia ancora una volta l’epicentro di uno sfogo culturale di sinistra, che però viene spacciato per apolitico, poi sposato, poi di nuovo ripudiato e, per finire, nuovamente accolto a braccia aperte.

Gli studenti, mobilitati in piazza dagli attivisti dei partiti, oggi sono lì davanti al Senato della Repubblica. Me ne vergogno un pò, perché anch’io farei parte di questa categoria. Chiedono futuro, mandando alla forca una fazione politica. Dicono di essere apolitici e antiviolenti, ma “la Gelmini è un travestito, Berlusconi suo marito” e criticano sempre e comunque le Forze dell’Ordine.

Fianco a fianco, baroni e giovani dei centri sociali, no global, semplici ragazzi che vogliono “più garanzie” per il loro avvenire, senza però conoscere bene il loro passato. Chi oggi apostrofa questa giornata come “una delle più tristi della Storia Repubblicana” ci offende. Perché l’Italia di mobilitazioni in piazza ne ha fatta un’abitudine, soprattutto di chi manipola questi pensieri e li getta nella mischia dei miscredenti della politica che non può esistere.

Ancora cori, ancora fischi, ancora scontri. L’amaro epilogo annunciato, risaputo, aspettato è avvenuto. Ancora barricati dietro titoli “feudali”: fascisti vs comunisti. 3 feriti a Roma, scontri a Milani, spintoni a Siena. Tutto questo mentre i senatori dibattevano in aula, ma non solo.

L’Idv il “fronte” più caldo della demonizzazione della politica stende uno striscione dalle finestre di Palazzo Madama: « Siamo con voi! ». Intanto la litania dei giovani dissidenti si trasforma in un lento eco: “referendum, referendum, referendum…

Cronaca di un’attesa rivoluzione, senza gambe né idee. Contro il sistema, contro Berlusconi – mafioso (non dissentisco, né smentisco, ma loro quando si manifesta contro la mafia, dove sono?), contro il mostro governo.

Ormai il mio blog sta diventando un bollino di guerra di questi giorni da “disokkupato”, personalmente, dico che quando Fioroni due anni orsono applicò nuove regole alla scuola (fra la proteste di tutti, però meno chiassosa perché i cobas, i no global, i centri sociali giocavano in casa col governo Prodi, con gli esiti da tutti conosciuti!) io ero concordante a pieno con quella riforma. Più rigore, meno libertinaggio = più cultura.

Stessa ricetta che Maria Stella Gelmini ha applicato drasticamente: tutti i corsi di laurea fantasma spariranno senza i “sovvenzionamenti a fondo perduto”, tutte le personcine per bene, chiamate professori che insegnano poco e niente e riscaldano la sedia per 6 ore giornaliere, prendendosi il lusso di indottrinare politicamente i loro studenti, oggi sono al vostro fianco cari amici e studenti. Vi siente chiesti mai il perché?

Perché loro resteranno col culo all’aria, mentre voi continuerete i vostri studi. E non è vero che pagherete rette da capogiro, gli economisti seri hanno già conteggiato che le nostre tasse non spiccheranno il volo. E chi ha un basso reddito? Già paga molto di meno. E chi ha una media voti alta? Non paga il “conguaglio”.

Ma allora, se per gli studenti dei licei e degli istituti superiori posso capire il coinvolgimento emotivo dettato dal professore di Storia e Filosofia che incalza i loro animi di adolescenti in balia di pulsioni, noi universitari perché protestiamo a favore delle solite garantigie?

Cossiga ha chiesto alla Finocchiaro un pugno in faccia, memore del 1965, durante il governo Moro, quando fece a pugni col comunista Pajetta. Roba di altri tempi? Mica tanto. Questi giovani attivisti che sfilano adesso al fianco degli studenti, sono gli stessi che il 9 maggio al memoriale della morte di Aldo Moro cantavano “10,100,1000 Moro”.

E proprio Internet, da sempre regno indisturbato, della comunicazione reale, quella fatta dai blog e dalle community, risulta essere l’avversario più ostico per i nuovi sessantottini (tacciati da questa onta ingiuriosa a loro modo di vedere, che quindi rimandano al mittente): “io voglio studiare”, “dis-okkupazione” sono gli slogani di chi sa leggere e pensare autonomamente, che magari critica la riforma Gelmini, ma che comunque crede nella valenza della non violenza e della rappresentabilità democratica.

Democrazia alla quale non crede più chi sfila. Loro pensano che il mezzobusto di Berlusconi sia la copia di quello del Duce. Tant’è vero che da domani dovremo tutti chiudere i nostri blog…

FedMin


Non scioperante, 40 anni dopo

ottobre 28, 2008

Vichianamente pensante .

Qualcuno forse ha confuso il 25 aprile 1945 con il 25 ottobre 2008. Altri si trincerano dietro “non siamo mica quelli dell’autunno caldo, ma non siamo nemmeno solo 200 mila“. Di certo ci sta la grande confusione, che regna sovrana.

Walter Veltroni ormai se n’è fatta una ragione: svestiti i panni da Don Abbondio, si è ben bene “mascarato” e si è trasformato nel “fomenta – popolo” di turno che la Sinistra italiana ha sempre fatto bella mostra. Ruolo, quello di Savonarola del nuovo millennio, che Tonino Di Pietro, ex poliziotto, ex togato, ex ministro, stava interpretando alla grande. Fin troppo bene, tanto da mettere in ombra lo stesso Pd.

Da tempo lancio dalle mie colonne virtuali i segnali di questa disfatta degli ex DS, che adesso all’arma bianca ripartono all’attacco. Di “anti – berlusconismo” ne abbiamo ben donde, ma non troppo. Quindi via agli attacchi contro il premier, ma anche l’apertura verso le riforme per il Paese.

Quindi c’è un leggero scarto di cifre fra i “milioni” stimati da Franceschini, Parisi e compagni di brigata (che giurano di averli contati ad uno ad uno!) e le “migliaia” che le forze dell’ordine hanno censito.

Piazze: grillini, girotondini, studenti, cobas « siamo tornati! » e non si è ben capito se è una consolazione o una minaccia. Tutti contro il governo, tutti, però, non schierati politicamente (cfr, Di Pietro al TG1). Sì. si trovano lì per puro caso.

I vecchi cliché da “revolution!” non invecchiano mai. Tuona minaccioso il Picconatore Cossiga: « Attenzione le Br si formarono alle università, mica nelle fabbriche ». La Sinistra tranquillizza: « È un democristiano che parla… ». Anche Moro lo era.

FedMin


Questione di valia…

ottobre 27, 2008

Periodo di stasi questo.

Non me ne voglia il mio lettore accanito che clicca fedele il mio link.

Niente di personale caro mio. Così come niente di personale contro gli arresti calabri di questi giorni, Vuolter versione Nanni Moretti, Silvio versione “ehi, ma parli con me?!”.

Questione di “valia” (cfr. voglia in messinese). A proposito dei cugini dell’altra sponda: noto con piacere che il 1908 è stato per noi reggini un anno positivo, quasi a dire “che culo!”. A loro il terremoto, a noi…pure! Però questo pare essere poco conosciuto agli amici di Poste Italiane che dal 3 novembre metteranno in circolazione l’annullo filatelico in memoria del Terremoto che colpì le due provincie dello Stretto.

Vai col jiingle, regia..

Certo è fastidioso per i morti reggini, per una città che è rinata da quelle macerie oggi non ha il giusto riconoscimento, ma caro cyberlettore è un imprecisione storica. La stessa che porta a dire lo Stretto di Messina e via dicendo. Una cultura la nostra che, per anni e anni, è stata  Messina – centrica, per via dell’Ateneo Universitario.

La verità oggi è che la città peloritana vive ancora uno stallo da “terremotati”, a detta dei suoi stessi cittadini, per nulla “babbi”, e mi riferisco a docenti universitari e studiosi della cultura messinese. Reggio, con i suoi innumerabili difetti, cammina sulle sue gambe.

Non volevo dire niente, è vero. Né sciorinare una tesi campanilistica. Ho semplicemente riportato le mie impressioni su un lavoro universitario in merito al terremoto…”ddi Messina!”

Buon lavoro a tutti!