A Natale, a Natale si può dare di più…

dicembre 9, 2008
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

L’area è di quella frizzante: Natale ormai alle porte è più che altro un impiccio per gli esperti d’economia, dove il sacco del barbuto papà, quello con le renne, pare essere scarno, un pò come le tasche di tutte le famiglie del mondo, o quasi.

La politica resta alla finestra: qualche impegno, qualche moneta a ringalluzzire il portafoglio degli italiani. In realtà si è in piena bufera: il caso De Magistris ha squarciato il cielo dicotomico “Berlusconi – e non”. Questa volta “questi” magistrati l’han combinata davvero grossa, Salerno contro Catanzaro ne parlano tutti, forse in troppi, forse in troppo pochi.

Ritorna d’attualità quell’indagine (Why not?) aperta da un PM campano d’ufficio nel capoluogo calabrese, in cui erano implicate alte cariche dello Stato, imprenditori locali e reggenze vecchie e nuove della ‘ndragheta.

Napolitano chiede le carte: sa che è dinnanzi ad un’imminente tempesta.

E come d’incanto, la calma regna sovrana. Volemose bene, basta poco che ce vo’.

Così siamo condannati a parlare ancora di vittime e carnefici del berlusconismo, di Travaglio, di Santoro, di Grillo. Siamo condannati sì, perché davvero questa politica è una “commedia dell’assurdo”, e a me me piace, pare far eco l’adunanza di politicanti e giornalisti italiani.

La luna è dietro il cespuglio, la notte non è così buia. Basta convincersene.

Non ci resta che attendere i risvolti del “caso – De Magistris”, sempre se andrà avanti. Si sà, il Paese delle mezze verità poco concede all’immaginazione, o paradossalmente, tutto.

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Che bella cosa n’auto blu…

dicembre 1, 2008
Antonio Bassolino (foto Panorama.it)

Antonio Bassolino (foto Panorama.it)

Vengo a prenderti stasera, con la mia auto blu. Popi – popi.

Non è delirio dal gusto retrò, anzi mi perdoni il maestro Giorgio Gaber per l’impavida citazione, con tanto di sommessa modifica. Quale? Aguzzate la vista.  E sì la “torpedo” adesso è divenuta una semplice “auto”.

Semplice? Macché provate per credere ad Antonio Bassolino. Il governatore campano, che ha ingaggiato una strana bagarre col collega Loiero per chi supera il limite della decenza – credibile, si sobbarca 5 milioni di euro l’anno, signori 5 milioni di euro mica mozziconi di sigarette, per pagare “profumatamente” la corazzate di macchine blu con sirena d’ordinanza in groppa.

A svelarlo è Claudio Pappaianni per L’Espresso: gli autisti di Palazzo Santa Lucia percepiscono quell’elemosina di 3 mila euro netti al mese. Se si considera che l’organico ballonzola intorno alle cento unità, beh la Campania non è “solo” sommersa dal caso – rifiuti, ma anche dalle tasche ampliamente bucate dei suoi amministratori.

Non discuto che la frenesia di una città indisciplinata (automobilisticamente parlando) come Napoli debba avere una lauta ricompensa, ma ad onor di cronaca ha del paradossale che questa vera e propria casta debba essere pagata (con i soldi dei contribuenti) più di un funzionario regionale e si garantisca molte più garantigie di tutti gli altri dipendenti.

Da aggiungere che spesso gli autisti sono uomini dell’entourage di politici di primo piano, spesso coinvolti in casi di mixture fra politica e malavita, come Roberto Conte (le cui dimissioni sono state richiesta da Pietro Ciarlo, capogruppo del PD) che pare sia un uomo di Giuseppe Misso. Beh il “figlioccio” del boss proprio in questi giorni pare abbia cambiato autista, nel bel mezzo della protesta di questi.

Nulla di cui meravigliarsi: Ciro Campana, collaboratore esterno del capogruppo dell’IDV Cosimo Silvestro si è comprato autonomamente un’auto blu e si aggirava fra i vicoli del capoluogo campano a sirene spiegate, comodamente seduto affianco ad un tizio “in odore” di camorra. Tutto nei ranghi della normalità.

E chi cercò di smontare questo castello di fantonie e benefici, tale Luigi Anzalone sempre della banda ex PD(S), fu richiamato all’ordine. « Mi fu detto a muso duro: ‘Chi ti credi di essere?’. Poi mi telefonò Bassolino, pensavo volesse dirmi di andare avanti. E, invece, pur se in evidente imbarazzo, mi chiese di fare un passo indietro ».

Certo in Campania il PD non vive di piena salute: il botto – Nungnes è il più evidente e molto probabilmente il più emblematico, ma nella regione dei reggenti della Democrazia Cristiana, vedi lorsignori Ciriaco De Mita e Clemente Mastella, per il partito di Veltroni fare politica pare proprio un’odissea.

C’è chi se la ride.

Riccardo Villari recita il suo rosario meditato, lui sì che in barba ai colleghi conterranei si sta assicurando una poltrona a Bruxelles. Con quale partito, vista la sua espulsione dai Democratici, non è dato a sapersi.

FedMin


Re – play di una partita immaginaria

novembre 28, 2008
(foto Internet)

(foto Internet)

Datemi il mio momento di gloria: oltre a bivaccare nella Rete, spesso ricevo degli input naturali che riverso in queste mie colonne libere. Così oggi sento il dovere di pubblicare (sarò mica anch’io soggetto alla par condicio?) una lettera aperta del 26 Novembre 2008 che l’UniMe Ribelle ha indirizzato alla, nientepopòdimenoché, Gazzetta del Sud (ovviamente tacciato come giornale dei potenti!), rea di aver pubblicato lo “sfogo” di una studentessa messinese, iscritta a Legge, che palesava la sua avversione verso i “moti” studenteschi di queste settimane.

Mi sono sentito un pò meno anormale della norma leggendo le parole di “Nancy”, ma oggi voglio lasciare spazio anche a questa replica dura da parte del Movimento Universitario Messinese, sul quale ho già largamente espresso le mie personali opinioni, con tanto di querelle nei commenti.

UNIME RIBELLE

LETTERA APERTA ALLA GAZZETTA DEL SUD DA PARTE DEL MOVIMENTO STUDENTESCO

In relazione all’articolo comparso ieri sul vostro giornale, sentiamo l’esigenza di esprimere quanto segue: se esistono all’interno dell’Ateneo messinese degli “studenti derisi e criminalizzati”, quelli siamo noi: le studentesse e gli studenti che, giorno dopo giorno da più di un mese a questa parte, partecipano attivamente senza ricevere un’adeguata risonanza mediatica, alla lotta per i propri diritti contro la Legge133/08. Ci sembra un atteggiamento puerile quello di chi, come la fantomatica studentessa di giurisprudenza, viene a spiegarci che solo  “standosene a casa chini sui libri” si manifesta la propria presenza e partecipazione democratica nel mondo; che “alla luce del sole” di una lampadina, combattendo “a viso scoperto” nella solitudine del proprio luogo di studio, ci si prenda cura di tematiche vitali come quella del futuro dell’Università italiana (e non solo di quella messinese).

Dov’è  “l’impegno” nella penombra di una stanza chiusa, o tra gli angoli sicuri di una scrivania? Come può manifestarsi un dissenso, come può formarsi una coscienza critica, senza l’incontro dialettico con l’Altro, senza il confronto di una discussione? L’accanimento assolutamente autoreferenziale di Nancy, il suo continuo riferirsi ad una volontà egoistica di studiare e di “migliorare se stessa”, in un momento in cui lo studio, ed il sapere stesso è messo a repentaglio da quell’abominio chiamata legge 133 (che nell’articolo di D’Amico non viene minimamente nominata, come se non stessimo parlando di questo, come se non fosse la minaccia mortale inflitta all’università pubblica ad avere acceso la miccia del movimento studentesco più importante e partecipato degli ultimi decenni), ricorda l’orchestra del Titanic che continua a suonare mentre la nave cola a picco.

(foto Internet)
(foto Internet)

La polemica mossa dalla ragazza rimanda ad un ipocrita linea di continuità di tutta una categoria di studenti che, dietro il luogo comune di una presunta maggioranza studiosa e silenziosa, non si dimostrano diversi dai loro rappresentanti negli organi accademici, giustamente ridicolizzati da tutto il paese. Da un lato gli studenti come Nancy affetti da un improbabile sindrome di Stoccolma, divenuti difensori dei loro carnefici, non si accorgono di essere insieme vittime e complici del clima di decadenza etico morale che ormai da anni si perpetua all’interno del nostro ateneo (ricordiamoci a tal proposito dell’intervento della Commissione Antimafia del 1998). Dall’altro i rappresentanti “istituzionali” che in una situazione paradossale ed ossimorica, non “rappresentano” nulla, se non le loro squallide dinamiche elettorali basate su feste in discoteca e clientele. Tali soggetti, piuttosto che rappresentare l’esigenze degli studenti, preferiscono esprimere solidarietà al magnifico rettore, come avvenuto durante quella anticipazione del Circo Togni che è stata l’assemblea di giorno 21 novembre, una messinscena attuata per mascherare l’incapacità e la mediocrità di chi è riuscito solo a moltiplicare cattedre, a sperperare finanziamenti pubblici, a divenire mecenate di improbabili opere pittoriche ecc. Questi fantasmi non rappresentano la voce di quelle migliaia di studenti che scendendo in piazza tre volte in tre settimane, hanno manifestato il loro dissenso con coraggio e soprattutto senza, a differenza della cara collega di giurisprudenza, rimanere immobili e inermi di fronte a questo smantellamento generale del sapere in Italia. A tutti i ragazzi come Nancy vogliamo dire che il vero impegno significa molto più che sottolineare il Codice Penale o sostenere esami di diritto privato; e che impossibile migliorarsi in mezzo all’indifferenza e al silenzio. La vera “strumentalizzazione” viene attuata dalla censura dei media nei confronti dei ragazzi che portano quotidianamente le loro gambe e le loro facce in piazza, nelle strade, nei locali autogestiti del rettorato, come dimostrato rumorosamente questo fine settimana. A questi ultimi diamo appuntamento a Piazza del Popolo (piazza lo Sardo) venerdì 28 novembre alle ore 17, insieme a tutti i lavoratori e ai precari che intendono ribellarsi alla distruzione dei diritti sociali: trasporti, sanità, istruzione.

Le studentesse e gli studenti di Unime Ribelle

Beh, alcune frasi si commentano da sole: studiare equivale a rimanere nella penombra dell’indifferenza verso il proprio futuro, mentre “sloganteggiare”  fa più figo e fa bene alla salute dell’Istruzione e della Cultura del nostro Paese: avremo ancora tanti e troppi docenti figli di papà, molti e insopportabili idealisti assuefatti dalla morale da rivoluzionari incalliti e pochi seri professionisti che badano al loro mestiere. Ma la mia si sà è una disamina di parte, io faccio parte ci quella penombra che tutto tace, vittima del sistema, che però è vero è diverso da Nancy. Io ogni tanto qualche fesseria dalla bocca me la faccio scappare dalla bocca. Ma condannati siam per manco di voto…


UniMe: che sia l’AnnoZero?

novembre 24, 2008
Il Rettore dell'Università di Messina, Franco Tomasello (foto Internet)

Il Rettore dell'Università degli Studi di Messina, Franco Tomasello, vittima o carnefice del "sistemone"? (foto Internet)

Universitario atipico lo sono. Si tratta di ammenda pubblica, la mia. Però, pur nella mia prosecuzione umanistica degli studi, permane in me un antico fascino della matematica, a rigor di logica concludo dopo che diversi “agenti” sfornano assist. Questione di goleador.

Mi trovo dunque a linkarvi il bel pezzo dell’amico Claudio Cordova, che preventivamente ha informato i cyberlettori (attenti) sulla situazione dell’Università degli Studi di Messina, post e pre AnnoZero. Così soddisfo anche quanto richiestomi nelle “Lettere al Direttore” di questo blog.

Ma, “c’è sempre qualcosa dietro“, ma il mio rigor di logica mi strugge e mi obbliga ad intervenire a tal proposito, rivolgendomi accorato ai cari amici rivoluzionari: l’UniMe versa in condizioni pietose e, con tutta la buona volontà, non mi pare che la colpa sia attribuibile alla Gelmini.

La butto in politica, mi perdonino gli acuti moralizzatori del ∏ periodico.

Il PD ha avviato un’interrogazione parlamentare su Franco Tomasello, magnifico rettore (er superman di via Tommaso Cannizzaro), uomo colto, preparato e indagato. Sottigliezze, diremmo.

AnnoZero, che per intenderci funge da giornale di partito degli scettici a priore, perlopiù dell’Idv (il clerico Travaglio ne è un supporter dichiarato) sputtana la credibilità anche dell’ateneo messinese. Via col vento.

Il Rettore è gonfio e tronfio del suo ruolo ci invade la casella di posta elettronica privata, violata per la prima volta da una persona in giudicato dalle autorità competenti, per chiedere uno scatto emotivo, uno slancio in difesa della nostra cara Università.

Macché. Riporto una citazione cara alla colleganza: “Chi protesta è per l’Università dei Baroni”: buuuuuuuu, fascista, lecchino e chi più ne ha, più ne metta. Facciamoci un giro tra le cattedre? I figli dei padri fedelmente seduti, tutti gli altri giù per terra.

Non è diversa la mappa di Messina, celebre scuola medica e giuridica, dove le due anime accademiche erano entrate in contrasto in seguito al crimine più grave mai accaduto in una facoltà: l’omicidio del gastroenterologo Matteo Bottari, genero dell’allora rettore Guglielmo Stagno d’Alcontres, tutt’ora insoluto dopo nove anni di indagine. Adesso nell’ateneo regna la pace. Non è chiaro quale sia il segreto del successo del magnifico Franco Tomasello, rettore dal 2004 che si ripresenterà alle elezioni il prossimo mese senza avversari. Certo è che il professor di Neurochirurgia in questi tre anni ha saputo ricucire tutti quegli strappi. Sicuramente a non far saltare gli equilibri interni ha contribuito il gran numero di parenti assunti dall’università per tenere buoni medici, economisti, giuristi e veterinari. Per carità, saranno solo fortunate coincidenze che molti dei professori ordinari, associati, ricercatori e assistenti abbiano legami di parentela fin troppo stretti. Nella casata del rettore, per esempio, si registra la moglie come dipendente amministrativa e il figlio Dario con un incarico da associato nel dipartimento di Studi sulla Civiltà Moderna. Toh, in quel dipartimento è ricercatore anche Marco Centorrino, figlio del prorettore Mario, ordinario di Economia. Ovviamente anche nel passato i vertici dell’Ateneo pensavano a casa e famiglia. L’ex rettore Gaetano Silvestri (area diessina), oggi alla Corte Costituzionale, aveva alle sue dipendenze come ordinario di Scienze giuridiche la moglie Marcella Fortino, che è anche cognata del pro rettore Mario Centorrino. Dunque nessuno si sorprenda se a cascata quasi tutte le facoltà di Messina sono infarcite di nuclei familiari, tradizionali o a volte ‘allargati’ alle relazioni non ufficiali. Tra i casi più eclatanti quelli della famiglia Venza-Teti che tra Odontostomatologia, Patologia, Microbiologia e Specialità chirurgiche mette in campo cinque componenti. Particolarissimo il caso di Veterinaria dove su dieci poltrone quattro sono occupate dai Passantino e dai Pugliese.
Resta solo un dubbio: ma è possibile che soltanto i figli e i parenti di baroni in camice bianco abbiano le qualità necessarie per sbaragliare le selezioni?

fonte http://aworkingclass.blogspot.com/

Coincidenze, dicevamo.

Non voglio innalzare un impianto accusatorio nei confronti del Rettore, non è nel mio stile (per nulla travagliano), né il mio ruolo. Vuolsi in questo momento agitare una civile constatazione: cari rivoluzionari, adesso che tutto il “dietrolequinte” è stato svelato (stimo troppo l’intelligenze di un universitario per credere che ne è del tutto sorpreso, datemi questo beneficio del dubbio) non vi sentite un pò traditi da quei stessi docenti che con voi erano in piazza “a fare lezione” o che vi aizzavano (per mantenere le loro di garantigie) alla protesta e che adesso si scudano dietro l’onorabilità dell’Ateneo per di più nascondendosi dietro la spalla di un papà – Rettore indagato e secondo la logica bieca dei giustizialisti (che in una precedente missiva erano accusati dallo stesso Magnifico) da definire “belzebù“?

Oppure anche voi credete che sia tutto una messinscena per degradare l’immagine del prestigioso Ateneo messinese e quindi marcare a fuoco anche i suoi studenti, figli e figliocci, di una politica di parentele e “comparati” (perché in queste latitudini così si chiamano, pardon in quel di Messina, “parrini”)?

Delle due, una. Non è certo una mia intuizione linguistica questa, ne sono debitore al Maestro Indro Montanelli.

Delle due, una: o la protesta era molto political incorrect e quindi perciò faziosa (con ciò non entro nel giudizio se opportuna o meno, a tal proposito ho largamente dibattuto in questo blog e oltre) oppure la protesta era un bel scudo crociato dietro cui ripararsi. Il soggetto della frase è docenti, non discenti.

Delle due, una: o l’Università di Messina rappresenta uno degli esempi (mica L’esempio) di cattiva gestione delle risorse umane ed economiche del nostro Paese oppure è vittima di un’occulta dietrologia, sicuramente identificabile alle lunghe mani di Berlusconi e della P2?

Vi lascio con gloria, magari un pò sprezzante delle regole del buon giornalismo, aspettando di essere subissato dai fischi, forse travolto da un’Onda anomala.

Vai con l’ultima diapositiva…

La lettere che il Magnifico Rettore ha indirizzato a tutti gli studenti dell'Università

(Fed. Min.)


Carovana Antimafie: considerazioni personali

novembre 22, 2008
Occasione persa?

Occasione persa?

Come ampiamente annunciato sono stato presente alla Carovana Antimafie di Libera presso la Sala Green di Palazzo Campanella.

Il resoconto dell’incontro lo potete ritrovare quì.

Qualche nota a lato: in primis non sono un granché come fotoreporter. Nulla di nuovo, ma anche la fotocamera (in prestito) ci mette del suo: le uniche foto “decenti” finite nel vuoto, così non ho alcuna prova visiva di questa mia apparizione alla manifestazione.

Secondo punto all’odg: immane ritardo! Troppi, davvero troppi i 45 minuti dovuti al “problema tecnico” (audio della proiezione), mi perdonino gli amici di Libera.

Arriviamo al dunque: buona presenza in sala, per lo più giovani, questo è un valora aggiunto. Buona la risposta dalle associazioni: Agesci e Azione Cattolica ampliamente presenti, ne sono un segno incontrovertibile. Davvero scarna e desolante la risposta delle Istituzioni: Attilio Tucci, ormai inflazionata la sua figura in queste occasioni (fu promotore del museo della ‘ndrangheta, ndr), rappresentante dell’esecutivo Provinciale; Nino De Gaetano (PRC) che nel consesso regionale sta all’antimafia come Einstein sta alla fisica; un solo sindaco, La Ruffa (Polistena), alcuni (4) rappresentati dei comuni della provincia. Il Comune di Reggio Calabria non perventuo.

Mimmo Nasone ha affondato la sua oratione in tal senso, nel vuoto amministrativo che c’è, chiamando in causa sia il sindaco Scopelliti che l’ex assessore Adornato. Nelle sue parole tanta amarezza, ma anche un pizzico di faziosità .

Sono giunto alla conclusione che non esiste un’Antimafia di serie A e di serie B, di chi condanna e di chi lavora, esiste l’Antimafia. Una creatura, che quì in Calabria, come saggiamente sottolineava Davide Pati, incontra ingentissime difficoltà perché il solstrato è malato, la base è perversa.

A mio avviso è ora che tutte le forze convergano, ieri con dispiacere ho visto solo un “esponente” di “Ammazzatecitutti”, Daniele Quartuccio. Mi aspettavo che Aldo Pecora fosse presente, così come tanti altri giovani e meno giovani impegnati in questa direzione nella nostra terra.

Questione d’impegni, ovviamente.

Sandro Curzi (foto internet)

Nota dell’Autore: Oggi è morto Sandro Curzi. Con lui se ne va un pezzo storico del giornalismo italiano, una voce coerente della Sinistra italiana, penna acuta di partito. Uomo libero.


Crisi: Roma chiama Reggio

novembre 21, 2008
foto tratta liberatamente da Internet

foto tratta liberatamente da Internet

Rombo di tuono: 80 milioni di euro per “risanare” la crisi che verrà.

Questo quanto promesso da Berlusconi direttamente dal G20, adesso tocca fare i conti in tasca. E il Pdl non si scompone nemmeno un pò. Anzi riparte al contrattacco: 16 mln destinati alle grandi infrastrutture, 4 mln alle famiglie e piccole imprese 60 mln saranno “spalmati” durante tutto l’anno con interventi mirati per alleviare le sofferenze economiche degli italiani, il taglio del 3% dell’IRAP è uno di questi “movimenti”.

Ieri Gasparri richiamava la tesi della “mancanza della progettualità italiana” che non solo mal investe i soldi che provengono dall’UE, ma addirittura talune volte li rimanda al mittente.

Dunque occorre investire nelle grandi opere in via di cantierizzazione, per creare posti di lavoro e per “spendere” i denari in cassa. Regina in pectore è la A3, meglio nota (per l’agonia degli automobilisti) come la Salerno – Reggio Calabria.

Indiscrezioni, però parlano di altri 200 mln di euro provenienti dall’Europa per il completamento del tratto autostradale. Se questa notizia si rivelasse confermata nei fatti, sull’A3 ci sarebbe un alto investimento, proprio in un periodo, in cui gli “esperti” richiamano alla cautela.

Una grande operazione, un “bellu lavuru”.

La SA – RC è uno dei proventi maggiori che le cosche della ‘ndrangheta fatturano (considerando la minima parte degli introiti “italiani”, in piccola parte rispetto a quelli “esteri”) senza alcuna esclusione. Una spartizione minuziosa e osservante delle perverse logiche dei “locali”, di ogni singolo lotto, di ogni singolo cantiere.

L’operazione “Bellu Lavuru” ha individualizzato i movimenti delle cosche dell’area grecanica della nostra provincia interessati ai lavori, il dott.Salvatore Boemi è incaricato a farne pienamente luce, ma non basterà.

La ‘ndrangheta deve essere un problema nazionale e non solo dei calabresi.

Ah sapete qual’è la seconda grande opera nella lista della spesa del governo? Il Ponte sullo Stretto di Messina.


L’Espresso prende per i baffi Lillo Foti

novembre 19, 2008
Un fischio d'inizio allo Stadio Oreste Granillo (foto internet)

Si chiama Football clan ed è l’ultimo capitolo scritto sull’Espresso da Lirio Abbate e Peter Gomez. Nessuna deriva calcistica, o quasi. I due giornalisti avezzi alle grandi inchieste sulla criminalità organizzata questa volta affondano la penna sui rapporti “di amicizia” tra alcuni grandi club e personaggi “in odore” di mafia.

La Reggina Calcio non manca all’appello, anzi i due ci vanno giù duro. Riporto federlmente:

Tra i presidenti c’è chi dice no, come quello del Palermo, Maurizio Zamparini, che prima del blitz del 26 settembre in cui sono finiti in carcere un procuratore di giocatori e un allenatore in affari con la famiglia mafiosa dei Lo Piccolo, ha allontano tecnici e manager troppo chiacchierati. C’è chi pare indifferente come Lillo Foti, il big boss della Reggina che ha ancora al suo fianco, in qualità di vice, Gianni Remo, un imprenditore sotto inchiesta per estorsione, a cui la magistratura in maggio ha sequestrato l’azienda. Remo è cognato del latitante Michele Labate, considerato uno dei capi della cosca ‘padrona’ proprio della zona dove sorge lo stadio. E c’è infine chi finisce in manette e viene condannato (in primo grado), come Raffaele Vrenna, ex vicepresidente della Confindustria calabrese, presidente del Crotone calcio (allora serie B ora C1), e legato a molti degli uomini della ‘ndrina più importante della sua città, quella dei Vrenna-Corigliano-Bonaventura.

Il baffo di zio Lillo sicuramente ha fatto un piccolo sussulto per poi ricomporsi. La Reggina rappresenta per la nostra città e, in senso più ampio, per la regione Calabria intera l’altrà metà del cielo: non solo ‘ndrangheta gente, ma anche persone che sanno lavorare con dei gran bei risultati. E guai a chi tocca questa certezza.

Ma Presidente, mio Presidente, per rendere limpide le acque in cui naviga l’azienda – Reggina questa volta si è fatto flop. Bonari si può condividere che qualsiasi pendenza giudiziaria sulla testa di Gianni Remo è ancora da valutare se corrispondente a verità o meno, ma mantenerlo lì nello staff dirigenziale è un pugno nell’occhio.

Nulla di personale, né giuro eterno amore ai vari Lirio Abbate o Peter Gomez, ma questa volta l’Espresso ha fatto centro: Reggio come Palermo, Crotone, Napoli. Siamo tutti nello stesso calderone.

La pietra nello stagno è stata gettata. Un atto di chiarezza ci deve essere, ma forse, non ci sarà mai.