Chi è il farabutto?

settembre 17, 2009

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Berlusconi e gli ultimi atti di una tragicomedia all’italiana.

Il Premier è goloso e vuole tutta per sé la marmellata. Guai a chi ne vuole un poco, marmelata sì o informazione. La scandalosa vetrina riservatagli da Bruno Vespa, martire sull’altare della Rete Ammiraglia, è nauseabonda.

Ha un dejavou da ventennio nero, talmente nero che nel Bel Paese è, giustamente, uno spauracchio. La scelta di andare in onda con uno Speciale Porta a Porta, adesso parla il Presidente del Consiglio e gli altri tutti zitti e la decisione “irremovibile” di sopprimere di fatto le uniche due voci libere (non definisco Santoro in tal modo assendo asservito a suo modo anch’esso), di Floris e di Vinci, del panorama giornalistico (televisivo)  italiano è alquanto vergognosa.

L’Abruzzo aveva davvero minato le coscienze italiche per la perseveranza e l’abnegazione con cui il Premier aveva investito anima e core, ma svendere la notizia nell’attacco di un Primo Ministro alla stampa, con l’audace quanto lesiva definizione che gran parte dei giornalisti « sono dei farabutti », è stato un passo falso. Criminosamente falso.

Chi scrive non è un accanito sostenitore dell’antiberlusconismo, anzi è tra i più accesi credenti che tale pratica è solamente un anacronismo storico da quartiere. Perciò la critica al Berlusca è quanto doverosa e dura.

Un Capo del Governo che (ahinoi!) è appeso al Lodo di Alfano per rimanere in carica, un Capo del Governo che monopolizza la tv in chiaro con l’intento di persuadere i cittadini e riceve picche persino dalla sua creatura più amata, canale 5 e da una fiction che, guardaunpò, di mafiosità costellata che stravince la gara degli ascolti (a fronte del 6% di Sky sui Canali Calcio).

Il Cavaliere ha fatto la pipì fuori dal vaso. Non c’è nulla che lo possa difendere. Il Cda RAI s’indigna, s’impegna, ma poi come al solito getterà la spugna con gran dignità.

L’informazione italiana dopo il disastro di veline e sgualdrine ritrova una botta de’ vita proprio dal suo acerrimo nemico e lauto finanziatore. Del tutto inusuale, anzi del tutto nostrano questo accostamento.

Il Re dei media si scapicolla dalla poltrona per la sua estrema audacia nell’esternare poco meritevoli epiteti a chi lo ha reso ricco di denari e di fama.

Povera Italia, farabutti compresi.


“Le iene degli stadi e quelle dei giornali”

settembre 5, 2009

Sbuffano tutti, Boffo se ne và. L’Italia trascurata dai media e la povera Italia tempestata da ( presunte ) disinformazioni. Lo Stivale incespica nell’arte del dire, molto familiare in queste latitudini, più di quello del fare. Ma quando ( per un circonciso gioco di parole ) il dire diventa un fare giornalismo ecco che il morto “smosso” puzza.

marcello_lippiPuzza lontano in un aereo che atterrerà da lì a breve in Georgia dove il  c.t. Marcello Lippi denuncia la penuria di attenzione mediatica rivoltagli: di questa Nazionale campione del mondo « non gliene frega a nessuno ». Le valutazioni del generale di Viareggio sono di pancia, troppe insinuazioni sul suo incarico. E Cassano dov’è? Aleggia l’ombra del complotto nei confronti del genio ribelle barese e Lippi sbotta contro i giornalisti.

Il premier, Re dei media, incalza e attacca: « Povera Italia! ». Il caso Boffo e l’idillio spezzatoSilvio Berlusconi con le sale vaticane l’han fatto proprio infuriare, tanto da perdere le staffe e farlo cadere in un’imprecazione da paleopolitica. Altrettanta puzza di naftalina fanno le repliche dei sinistrati del Pd, un pò vittime un pò carnefici di loro stessi. « Povera Italia con te Silvio! » e la stampa straniera sancisce che il governo pidiellino è moribondo.

Moribonda non è più da un pezzo la Calabria, incollata al suo capezzale, che quest’anno si accinge all’ennesima tornata elettorale della speranza. Affiorano le tesi, Pippo Callipo e il suo fan club fanno destabilizzare Di Pietro e l’Idv: Misiti defenestrato. Loiero sì, Loiero No: al Partito Democratico il balletto è di cachiana memoria. Il Popolo delle Libertà non sta certamente meglio: il parlamentare Nino Foti auspica un governo di salute ( non nominare questo nome in vano in Calabria! ) pubblica ma i 200px-Giuseppe_ScopellitiPeppeDj Boys dicono di no, non si può. Scopelliti è il candidato, lui è il più votato. Così l’UDC di Occhiuto con un colpo alla botte (diniego al sindaco reggino) e uno al cerchio (simpatia per la proposta di Foti) tirerà dal cilindro la quarta strada?

Come si suol dire quando il morto si smuove fa puzza. E quì siamo in un mare di … idee ovviamente.

fedmin


Giù la maschera

marzo 17, 2009

fonte video: Antonio Morelli blog

Arrivo in ritardo.

Non potevo esimermi anch’io dal commentare con grande soddisfazione l’arresto del latitante sanlucoto Giovanni Strangio, il trentenne che è accusato di essere l’ideatore ed uno degli esecutori della strage di Duisburg, strage che è costata la vita a 6 giovani calabresi appartenenti alla ‘ndrangheta (qualunque siano le smentite di sorta), tra cui un iniziato di primo pelo, che però si è bruciato sin dal battesimo di sangue. Mai parole furono più azzeccate.

Una tragedia consumata fuori dai confini nazionali, per vendicare l’uccisione per errore di Maria Strangio nella notte di Natale, dell’anno precedente al blitz al ristorante “Da Bruno” del Ferragosto 2007. Tutto secondo regole di ‘ndrangheta, allorché quest’evento è da tutti considerato l’atto conclusivo del sorpasso anche mediatico della malavità organizzata calabrese nei confronti di quella sicula, che nel delinquere è stata staccata da anni.

Da quel 15 agosto le luci dei riflettori puntati sui nomi e cognomi nostrani, le indagini perpetuate e portate a compimento hanno visto sgominare interi clan e catturare delle primule rosse irraggiungibili. Basta pensare che i sanlucoti hanno visto il corpus degli affiliati smembrato dopo i quasi 60 arresti effettuati dalle forze dell’ordine, su tutte da sottolineare il grande operato della squadra mobile di Renato Cortese che dopo aver messo le mani su Riina e Provenzano è riuscito ad ingabbiare i loro corrispettivi reggini. De Stefano jr e Condello, il Supremo sono in carcere, innumerevoli gli arresti delle forze dell’ordine in provincia: dai Piromalli fino a Pietro Criaco.

C’è la sensazione che la consegna alle galere di questi uomini del malaffare resti poco proficuo per quanto concerne la rigenerazione del territorio reggino, fin troppo martoriato dal fenomeno infausto della mafiosità. Il ragionamento alla ‘ndranghetista inculcato sin dalle giovani generazioni è difficile da far sparire a colpi di manette.

Passando dal serio a faceto, non solo Giovanni Strangio (a proposito i suoi amici del web che fine hanno fatto? si saranno liquidati al pronunciarsi della frase Sono Giovanni Strangio, sì io sono Giovanni Strangio, pronunciata dal mammasantissima in quel di Amsterdam al momento culminante della sua cattura in pigiamino?) è ricorso alla tintura dei capelli, qualcun’altro è caduto alla tentazione del colbacco in testa. Parlo del professor so tutto io Marco Travaglio. Amici del blog vi regalo questa chicca per ridere un pò… non prendetemi per minestrone ambulante che ci butto dentro tutto ciò che vien… ma mi urge

Regiaaaaaaaaaaaaaaa!!!


Harakiri all’italiana

marzo 12, 2009

La disfatta è servita.

Eroico Francesco Totti che ha visto sfumare il passaggio ai quarti dopo l'errore di Tonetto dagli 11 mt.

Eroico Francesco Totti che ha visto sfumare il passaggio ai quarti dopo l'errore di Tonetto dagli 11 mt.

Tutte e tre le speranze tricolore svanite in un turno, gli ottavi, troppo precoce per essere renumerato negli eventi storici di un club. Obiettivamente Chelsea e Manchester si sono dimostrate davvero troppo forti, mentre la Roma è incappata nella sfortuna abissale dei calci di rigore.

Un forte passo indietro per il nostro calcio che vede ancora in lizza (nell’Europa “B”) la sola Udinese a caccia di un titolo internazionale, che appare sempre più un miraggio.  Ciò che brucia di più sono i tempi e i luoghi: certo esserci all’Olimpico il 27 Maggio da spettatori sarà un duro colpo per il nostro movimento – calcio che appena 3 anni fa alzava al cielo la Coppa del Mondo in quel di Berlino e che l’anno dopo ha visto bissare dal Milan (caro Mourinho è la storia a parlare) il successo in Champions.

Le gare: se la Juve davvero doveva affrontare una gara impari anche se non ci fosse stato quel gollonzo di Essien a fine primo tempo molto probabilmente avremmo assistito ad una gara completamente diversa: ma con i sé e con i ma non si va da nessuna parte.

La Roma esce con gli onori delle armi: spuntata, malconcia con un Totti grande così e coi rimpianti più amari di tutte e tre le formazioni impegnate; essere stato ad 11 metri da una vittoria stoica ha minato profondamente l’ambiente giallorosso. Un ciclo finito, emblematico il passaggio ad Almunia di Vucinic (il peggior rigore mai visto nella storia del calcio, dopo il colpo agricolo di Billy Costacurta in finale dell’Intercontinentale, nel 2004).

Per l’Inter non ci sono alibi: non si può ricorrere ai legni colti da Ibrahimovic e da Adriano, né alle due occasioni sprecate da Stankovic (cambio affrettato). Questa è una sconfitta che brucia e che fa riflettere che alla prima vera sfida negli ultimi 4 anni contro una grande la squadra nerazzurra non è stata all’altezza di fare menchemeno il gol della bandiera. E stiamo parlando della squadra Campione d’Italia in carica e probabile confermata.

Si può uscire col Manchester Utd, che sia chiaro. Però Ferguson ha fatto il bravo maestro: due gol, entrambi al 4 minuto dei due tempi di gioco, hanno sottolineato (come all’andata) che i Red Devils sapevano che il punto debole dell’Inter erano gli inizi di periodo. Vidic e C. Ronaldo con un doppio gol di testa hanno regolato i conti.

A Mourinho restano solo gli applausi dell'Old Trafford: adesso avanti tutta in campionati, altrimenti "zzzzero titoli"-

A Mourinho restano solo gli applausi dell'Old Trafford: adesso avanti tutta in campionati, altrimenti "zzzzero titoli"-

Mou che forse era troppo preso a preparare le dichiarazioni post partita, brucia il solito cambio: dentro Viera (do you remember Rivas in Inter – Manchester? Quel che pare, no!) che si perde il difensore n.15 che manda in fumo il piano catenacciaro del tecnico portoghese. Ovvio che quindi la prima sostituzione sia l’inserimento di Muntari (espressa richiesta del mister in sede di calcio mercato!); poi sinceramente Mario Balotelli in una partita così, impegnato pure lui a litigare col mondo e col pallone, a fare l’arrogante e soprattutto a subire lezioni di stile dal signor Cristiano Ronaldo. Perché non far giocare Mancini? Evidente è stato come il Manchester soffrisse gli inserimenti degli uomini senza palla e gli uno due sulle fasce, Balotelli che si estranea dal gioco per fare il solito cross a rientrare che frutto ha dato? Quì Mourinho si è fatto ingolosire: lui è uno “avanti” , quindi va all’Old Trafford con due punte e mezzo, che in realtà ne fanno mezza, ma poco importa.

Non mi è dispiaciuto Ibra: ottimo primo tempo, il gol del 2-0 l’ha mandato in tilt. Benissimo Stankovic e Cambiasso. Per finire la cronaca di questa gara: se Julio Cesar alla fine dei conti è l’uomo più determinate della squadra un motivo ci sarà; pure oggi che lo United ha giocato la sua sporca partita cinica l’estremo difensore nerazzurro è stato chiamato agli straordinari.

Tutti giù per terra quindi: si riparte dal + 7 interista in campionato, con Mourinho, che invece di domandarsi nonostante il super ingaggio di 10 milioni d’euro l’anno sia a meno “titoli” rispetto al suo precedessore Roberto Mancini (domanda da girare al presidente Moratti: a Massimo c’hai preso uno special…sì una 50 special!), ha dichiarato già chiuso. Probabile, l’anno scorso il Biscione di questi tempi viaggiava a + 11…

4 inglesi su 8, le restanti sono una tedesca, una portoghese e due spagnole. Se si esclude il Barca, saranno tra le reginette d’Europa squadre come Bayern Monaco, Porto e Villareal. A vedere in poltrona Ranieri, Mourinho e Spalleti col telecomando Sky in mano qualche rimpianto torno subito alla mente. Sorteggio malefico.

Addio Coppa dei Campioni, è stato un bel ricordo.

FedMin


Rilevanza Redazionale = Fenomeno Mediatico

marzo 7, 2009

Quando la notiza la fa il giornale.

Redazione in bianco e nero (foto Internet)
Redazione in bianco e nero (foto Internet)

Corro incontro al linciaggio generale, però dovevo esprimere il mio punto di vista su una gravosa questione che arrovella gran parte degli italiani (perlopiù coloro i quali a tavola hanno il cattivo gusto di apprendere le bad news dai TG nazionali): la questione stupri.

Crimine efferato, niente da dire; le violenze sessuali, ancor più se abusate ai danni di minori e piccolissimi, sono tra le barbarie più basse che un animale possa compiere. Mi tolgo da subito il pensiero per tutti i giustizialisti (e scrittori collaterali) che han preso posizione sul nostro ordinamento molto falloso in materia “pene” (oddio rileggendo mi sono accorto che ci sono doppi sensi a bizzeffe, chiedo venia): condanne certe, magari senza il diritto a patteggiare la pena per ottenere sconti abnormi e permessi e premi durante la detenzione non siano giudicati con gli standard normali, ma bensì con delle osservanze psichiatriche ad hoc. Sperando che gli  indulti vari divengano delle variabili disattese.

Aggiungo: se stranieri è giusto che paghino il prezzo della loro azione criminale in Italia, con le leggi italiane. Poi in base alla gravità del crimine è giusto che questi vengano rispediti a casa, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. Il caso Carfarella ne è un esempio: faccia da pugile e il rosso meritano di ritornare al loro paese perché di per sé recidivi, però non ci bendiamo gli occhi: l’industria per lo più manifatturiera e artigianale made in Italy vive proprio grazie a loro, grazie agli “stranieri”.

E soprattutto: che senso ha alzare il livello di “allerta” nei confronti dei romeni di turno? Non successe lo stesso per i marocchini prima e gli albanesi poi? Eppure oggi queste due comunità pare essere del tutto escluse dal girone dantesco dell’inferno mediatico.

Strategico.

E faccio un passo indietro: si narra che tempo fa si scatenò un putiferio a livello  informativo, creato meccanicamente, per “difendere” un caporedattore in odore di condanna. Soldi spicci eppure l’Italia s’interrogò per giorni su dei casi montati verso tale direzione.

Idem con patate il caso intercettazioni – Saccà. E ne potremmo tirare fuori a cumuli. Di cattiva informazione distorta per fini “personali”. E così mi schiero sia con l’amico Monteleone (che centra, come spesso fa, alla grande il bersaglio)  che con i grillini – bloggers che esausti di sentirsela menare dai dottori dell’informazione ravvedono qualche imprecisione grossolana, troppo grossolana per dei professionisti dell’informazione.

Torniamo al “fenomeno stupri” (la linguistica italiana già si adira per questo connubbio): chi opera nel sociale avverte la sensazione… che i conti non tornano! Anzi: i casi perpetuati e dimostrati via etere altro non sono che una minima parte (anche numericamente parlando!) di quelli semplicemente denunciati, ignorando quelli che cadono nel dimenticatoio.
Inoltre questi stessi operatori (e quindi “spie” del territorio) chiedono luce su alcuni lati ombra delle vicende: in primo luogo quando si tratta di branco – ragazzina che realtà c’è dietro il “solstrato” della vicenda? Ribadisco stiamo parlando di bestie e non di uomini, che nessun sussultò di umanità (neppure la più esasperata) può conservare o addirittura difendere e giustificare.

Ri-cito una statistica che mi serve da equilibratore dei fenomeni (socialmente parlando); appena un anno fa la Curia reggina – bovese incaricò un manipoli di volontari e pretacci (citaz. dell’inarrivabile Candido Cannavò)  nello scandagliare tutti quei casi di violenza domestica, ai danni delle donne. Ebbene il risultato fu eclatante, sicché celato immediatamente dalla coltre della disinformazione: 1 donna su 10 ne è vittima, ma solo una su 75 (approssimativamente) trova il coraggio per denunciare. Sono dati mozzafiato eppure non si è montato un caso, anzi.

Tutto tace, in direzione contraria, ossia inerente agli stupri, si fa un gran baccano (un’alternanza sistematica con il bullismo): ribadisco è giusto condannare, inasprire le posizioni, conoscere. Sacrosanto informare in tal senso. Ma gettare il fango, tutto il fango, sugli extracomunitari sembra eccessivo, anzi dico di più, sembra mirato a fare audience. E forse ad istradare qualche norma di legge: leggasi stocking, ad esempio.
Chi era  il molestatore telefonico e chi la molestata?

Al via il linciaggio, prego.

FedMin


Mentana si dimette – Gallina vecchia fa buon brodo?

febbraio 10, 2009
Enrico Mentana, dimissionario (fonte Internet)

Enrico Mentana, dimissionario (fonte Internet)

Vale più una gallina che il buon brodo.

Il verdetto del dilemma preistoico l’ha dato ieri Canale 5 preferendo il Grande Fratello ad un approfondimento curato da Enrico Mentana e da Matrix, un’ora dopo l’ultimo respiro di Eluana Englaro.

Si è preferito i fischi e la lapidazione mediatica che hanno subissato Federica Rossatelli, modella isterica specializzata nel lancio del bicchiere, sostituita da una modella estera, una barbie che in un precedente reality pare sia rimasta incinta. Non c’è limite all’indecenza.

Questo lo psicodramma del lunedì (amato da fin troppi italiani e poi stiamo a chiederci perché la morale del Paese rasenta il suolo!) preferito ad un approfondimento giornalistico. Meglio una lite al GF che prendere un clamoroso buco, visto che Rai Uno a mani basse fa suo il pubblico fatalmente attratto dalla vicenda Englaro.

Enrico Mentana però fa storia a sé, non è mica un Santoro. Lo dimostra: Matrix non va in onda nella fascia oraria dopo mezzanotte (come accettare di andare in serie B, davvero troppo!) e lui, direttore editoriale, si dimette e lo fa in maniera plateale. Attorno a lui fa squadra tutto il manipolo di giornalisti di Canale 5.

Non esiste solo l’audience. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie, e personalmente non ho alcuna intenzione di avallarle. Stasera su Canale 5 il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello. Domani (oggi, ndr) rassegnerò le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset, per un altro dovere, quello di coerenza”.

Un terremoto a casa Mediaset proprio non ci voleva, chi di dovere si limita ad indicare che su Rete4, quel mattacchione di Fede sta conducendo una trasmissione ad hoc. Lo sanno bene che non è la stessa cosa, come se mamma Rai delegasse TeleKabul a fare “opinione”.

Evviva l’indecenza. Evviva la mediocrità.

Mentana da tanti considerato un lacché ha dato un segno tangibile di cosa vuol dire essere giornalista e non farlo. Domani ritirerà le dimissioni? Non mi stupirei, ricordiamoci che siamo in Italia.

Sempre meglio questo buonismo da vecchio brodino che l’ira funesta di un’isterica gallina bionda.


Pellaro: quale futuro per la Socib?

gennaio 31, 2009

Torno a parlare di cronaca strettamente locale.

pubblicato su Strill.it

uno squarcio dall'alto della frazione Bocale (fonte Internet)

uno squarcio dall'alto della frazione Bocale (fonte Internet)

di Federico Minniti – La SOCIB  passa di mano: sarà infatti una cordata greca a gestire a pieno regime la società che vede come fiore ad occhiello lo stabilimento della Coca Cola, sito nella frazione Bocale, a sud del Comune di Reggio Calabria, e questa è una notizia ormai datata. Ma quali saranno le prospettive  per i molti padri di famiglia che lavorano da ormai decenni a pianta stabile presso questa industria? Una domanda che non può cadere nel vuoto né può essere delegata solo ai lavoratori malcapitati in preda allo sconforto. In questa direzione rema anche la minoranza del consiglio di circoscrizione di Pellaro, che attraverso le parole del capogruppo Pasquale Melito chiede a gran voce che si convochi un consiglio che veda come punto all’ordine del giorno il grave problema della SOCIB inerente alle sue ricadute sul mondo del lavoro locale e sull’intera area della Circoscrizione.

« Un urgente consiglio di circoscrizione – prosegue nella nota l’ex presidente Melito – aperto a tutti i cittadini ed a tutte le Forze politiche e Sindacali nel corso del quale istituire una commissione permanente di vigilanza che possa partecipare a qualsiasi tipo di confronto per contrastare con tutti i mezzi l’eventuale smantellamento dello stabilimento della “Coca Cola” di Bocale ».

Forza Italia, Nova Pellaro, Alleanza Nazionale, Pellaro Sviluppo e Gruppo Indipendente sostengono unitariamente di mettere a conoscenza della cittadinanza tutta questo grande problema che investirà il territorio, « poche le realtà industriali che nel corso degli anni dalla loro collocazione hanno dato sempre esempio di cosa significa  “eccellenza “ , connubio di Qualità e Quantità. Una di queste  è lo stabilimento “SOCIB” della Coca Cola situato nel territorio di Bocale di Reggio Calabria, stabilimento fiore all’ occhiello del gruppo per i risultati ottenuti. Troppo spesso nel nostro comune – sostiene Melito – aziende che pur avendo raggiunto questi livelli di eccellenza e, aziende che nel corso degli anni hanno dato soddisfazione e ritorni economici ai proprietari, i quali hanno voluto chiudere per effetto di una becera politica di facile arricchimento personale mettendo in discussione la vita di tantissime famiglie, che hanno contribuito nel corso degli anni a raggiungere i risultati ».

«Cosa ci si può aspettare,quindi, – conclude il capogruppo – da un padrone greco che comprando la SOCIB possa continuare la tradizione di “eccellenza”dello stabilimento di Bocale ? Oggi è necessario unire gli sforzi facendo squadra per tentare di invertire questa tendenza che continua a portare all’ impoverimento dell’intera area pellarese. »


Lettera aperta a Antonino Di Pietro

gennaio 28, 2009

Decoro, parola assai lontana.

Non vi spaventate. Non mi sono presa la malsana e lugubre idea di essere io il promulgatore del pensiero nazional popolare, le mie lettere aperte quivi son fatte proprio nell’attimo in cui sto per perdere le staffe, dunque mi appello al buon senso. Prima di addentrarmi quindi nella mia nota pubblica, sottolineo come anch’io  sono stato polemico nei confronti del Capo dello Stato (https://federicominniti.wordpress.com/2009/01/16/lettera-aperta-a-giorgio-napolitano/) nei giorni della sua visita a Reggio Calabria, perché credo che la Sua figura debba essere più solerte in talune circostanze. Un abisso, le mie puerili accuse dinnanzi alla calunniosa arringa mossa dal leader dell’Idv.

Scrivo.

Antonino Di Pietro, leader dell'IDV (Foto Internet)

Antonino Di Pietro, leader dell'IDV (Foto Internet)

Egregio Onorevole della Repubblica Italiana Antonino Di Pietro,

questa volta l’ha combinata davvero grossa! Per bacco, non andiamoci giù per il sottile con le sdolcinerie formali del caso. Lei ha preso una bufala: ma al posto di cercare di arrampicarsi sugli specchi rotti dalle sue urla perché non chiede scusa al Popolo Italiano? Sì, non a Giorgio Napolitano. Ma all’intero Popolo che Le permette di vivere una vita piena di comfort e fior di quattrini nella saccoccie sue e del suo movimento poi Partito, mo’ soviet.

Io, per forma mentis, apprezzo tutti coloro che s’impegnano, i cosiddetti uomini di buona volontà. Voglio darLe sinceramente anche il beneplacito di appartenere a questa categoria (anche se le ultime inchieste hanno svelato la conduzione familiare del suo partito, bella meritocrazia, bella politica), però Lei Antonino Di Pietro si dovrebbe ricordare che quando apre bocca lo fa a nome dei suoi elettori e poco importa se si tratta di una democrazia da “rozza materia” (citaz. Noberto Bobbio), Lei è un Deputato della Repubblica Italiana se lo ricorda?

Se lo ricorda quando spara a zero su tutti, dando dei collusi a chiunque non sia nel cerchio dei suoi fedeli compagni di merende? Antonino Di Pietro, Lei sta commettendo l’errore più anacronistico della politica: Lei non è più magistrato, ma insomma ancora non ha letto un manuale di teoria politica (basti rintracciare il fondamentale Hobbes) in cui rintracci questo semplice ma essenziale sintagma?

Arriviamo al fatto “incriminato” (La prego non inizi con le sue elucubrazione sui figli e figliocci di Mani Pulite!): dare del “mafioso” (e ne Lei, ne i suoi amici di brigata, voglia divincolarsi da tale affermazione poiché il silenzio da mafioso chiamasi omertà, caratteristica di un uomo mafioso o affine ad esso) al Presidente della Repubblica e sputare nell’occhio a tutti noi italiani.

“Ciangiu cu n’occhiu”. La saggezza popolare viene in mio soccorso, ma non in Suo. Anzi: per troppo anni la nostra Repubblica è stata garantista dei loschi sistemi delinquenti, sotto il manto del perbenismo di massa si è nascosta l’invertebrata massa di ladri che il nostro Paese coglie in seno. Per grazia di Dio, ma anche degli uomini siamo tutti a conoscienza di questo lato B del nostro Stato, quello più famoso oramai. Le negatività.

Ma caro Di Pietro, il suddetto mafioso Giorgio Napolitano rappresenta l’altra metà del cielo, quel side A di brava gente, di lavoratori onesti, di persone con la schiena dritta che sono italiani. Giorgio Napolitano è custode della Costituzione, unico appiglio che ci unisce ancor oggi alla nostra storia e ai nostri padri, principi democratici.

Antonì Di Pietro questa volta hai sbagliato, vedrai come nemmeno il tuo amicone Travaglio ti difenderà, menchemeno Santoro o Grillo: i paladini dell’antiberlusconismo, non sono i paladini dell’anti – repubblica.

Ha fatto una pessima figura dinnanzi al mondo, una figura da ultras scatenato e un pò fumato. Non Le resta che chiedere scusa, magari avesse il “rossore” di dimettersi. Ma i soldi fanno la felicità e pure la faccia tosta. Tutto questo con il suo ruolo da Deputato della Repubblica italiana, che c’azzecca?

Il mio più sincero augurio di buon lavoro per il proseguio delle sue attività politiche.

Cordialmente,

Federico Minniti


Le legge è uguale per tutti: a casa!

gennaio 27, 2009
Ormai rimane l'ombre che sia un'utopia la Giustizia (foto Internet)

Ormai non ci rimane pensare che sia un'utopia la Giustizia (foto Internet)

E poi ci domandiamo perché i giornalisti di giudiziaria sono gli unici ad avere appeal tra il pubblico. Perché sono gli unici che intendono il termine Giustizia con la sua giusta e retta connotazione. C’è da fare un distinguo però: tra quelli che di professione fanno i surfisti e quindi hanno l’accanimento terapeutico contro il Divo Giulio di turno e quelli che solerti e silenziosi fanno il loro sacrosanto lavoro.

Ho scelto di appartenere ahimé a quest’ultima schiera e non scrivo per incensarmi il capo, ma per dar atto che siamo proprio in un Paese che più che uno Stato civile sembra una cagata pazzesca. Eh sì, cari noi aveva ragione il ragionier Fantozzi, mi domando e dico: tutti i nostri grandi intellettuali dell’anticrimine ad accanirsi contro il Lodo Alfano, pure i banchetti (in un tempo di magra, al posto della frutta si cerca di vendere La Qualunque) oppure contro le dichiarazioni fuori-di-senno del premier Silvio Berlusconi. Ma mai nessuno che centri il problema?

Dice bene l’amico Domenico Malara, quando saggiamente constatata che in Italia la certezza della pena è davvero un caso da Scherzi a parte, ove anche chi si autoaccusa, tempo lampo si ritrova bello e comodo sul divano di casa a guardare la TV. Gli stupri, senza far intervenire l’esercito, sono tra i crimini più abberranti che la mente umana possa concepire. Crimini che sono all’ordine del giorno e che vedono un incertezza dell’ordinamento giuridico da far paura.

Oggi il ministro Alfano (concordo in toto con Claudio Cordova quando dice che, Lodo a parte, il suo operato merita un plauso bipartisan che non arriverà mai, vedi sopra i professionisti che cantano in coro “Noi siamo i giovani, i giovani…“) parlava di emergenza – giustizia: il limite, la macchia è l’estrema lentezza. E ci risiamo.

Potremmo obiettare, chi come me preferirebbe il linciaggio che i domiciliari per Davide Franceschini (il reo confesso dello stupro della notte di Capodanno), che in taluni casi è troppo celere, troppo. Una storia già vista questa.

Troppe volte siamo a recriminare su sentenze alquanto “strane”: il giudice (che bel titolo questo!) Marina Finiti, oggi cala il sipario sull’ennesima tragicommedia all’Italiana. Forse è vero che fra qualche anno casi di Cesare Battisti non ce ne saranno più. All’epoca gli omicidi si punivano, oggi si mandano a casa, poveri un pò di calore domestico.

La vita straziata di chi subisce violenza sessuale quella no, non torna più indietro, sul divano davanti alla TV.


Pdl in picchiata

gennaio 22, 2009

francesco-cossiga

Lo so, sono stato sarcastico, al limite dello stomachevole, nella scelta del titolo e della foto, nella flebile consonanza tra picchiata e picconatore, un gioco da villano. Mica tanto però.

Se è vero com’è vero che Gianluigi Bersani, il leader della corrente  polemicus degli obamiani de’ Roma ha deciso di fondare un partito del Nord per fare a gara con la Lega, il nascituro ( nell’attesa della sua venuta ) Popolo delle Libertà pare si sia imposto la ligia regola di scadere nel più bassofondo democristiano di questo Paese.

E vi dico pure che, anch’io mi son sempre chiesto, ma alcuni idealisti della politica che ci stanno a fare? Embé è chiaro perché un partito politico senza mentore, non è un partito politico.

Ah! Gravissima pecca questa: Giuliano Ferrara cerca ancora di convincere l’Italia che l’aborto è un delitto, ma, si sarà detto Re Silvio, di questi moralisti una forza “moderata” non se ne fa nulla. Gianni Baget Bozzo ritirato a vita privata, ma è l’età che lo richiede. Marcello Pera finito in gattabuia, dopo i lustri di Palazzo Madama. Stenio Solinas fa il freelance, Pietrangelo Buttafuoco al rogo.

Che fine hanno fatto i filosofi del buon governo ( da Nitzsche a Giovanni Gentile, da Luigi Enaudi a Giovanni Spadolini ) della destra? Quella cultura della legalità che, per niente celatamente, Paolo Borsellino e Beppe Alfano propugnavano definendosi “uomini di destra“?

« C’è disinteresse se non disprezzo verso l’elaborazione culturale, ritenuta un freno, uno spreco di tempo, un inutile lusso sulla strada delle decisioni ». Questa l’amara conclusione: troppo presi dall’accontentare lo stato – Ratzinger, troppo presi al gusto del sacro quegli idealisti ancora rimasti le cui quotazioni virano in ribasso, come Socci e Allam.

Il Berlusconi – pensiero della politica ad ogni livello è permeato anche nei quadri dirigenziali. Il rischio: di essere un partito di soli dirigenti senza una reale identità politica e culturale.

Più che della crisi economica ( priorità assoluta ) fossi negli elettori italiani, mi preoccuperei in questo aspetto da non trascurare. Se il Pd è traforato dalle “mazzette” della Nouvelle Tangentopolì ( in tono minore per i giornali ), il Centro è dissolto sotto le macerie dell’indagini giudiziarie e dei giustizialisti, i moderati di Destra ( anche quando un giorno non ci sarà più lo spauracchio Berlusconi) sembrano cani sciolti, ragrumati in correnti d’interesse.

C’era un antico partito nella vecchia Repubblica, fatto di grandi strateghi politici e uomini di potere.

Non voglio apparire apocalittico, né disfattista. Semplicemente “passione politica“. Un augurio accorato a tutti i responsabili della nostra Nazione.

fonte: L’Espresso