Chi è il farabutto?

settembre 17, 2009

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Berlusconi e gli ultimi atti di una tragicomedia all’italiana.

Il Premier è goloso e vuole tutta per sé la marmellata. Guai a chi ne vuole un poco, marmelata sì o informazione. La scandalosa vetrina riservatagli da Bruno Vespa, martire sull’altare della Rete Ammiraglia, è nauseabonda.

Ha un dejavou da ventennio nero, talmente nero che nel Bel Paese è, giustamente, uno spauracchio. La scelta di andare in onda con uno Speciale Porta a Porta, adesso parla il Presidente del Consiglio e gli altri tutti zitti e la decisione “irremovibile” di sopprimere di fatto le uniche due voci libere (non definisco Santoro in tal modo assendo asservito a suo modo anch’esso), di Floris e di Vinci, del panorama giornalistico (televisivo)  italiano è alquanto vergognosa.

L’Abruzzo aveva davvero minato le coscienze italiche per la perseveranza e l’abnegazione con cui il Premier aveva investito anima e core, ma svendere la notizia nell’attacco di un Primo Ministro alla stampa, con l’audace quanto lesiva definizione che gran parte dei giornalisti « sono dei farabutti », è stato un passo falso. Criminosamente falso.

Chi scrive non è un accanito sostenitore dell’antiberlusconismo, anzi è tra i più accesi credenti che tale pratica è solamente un anacronismo storico da quartiere. Perciò la critica al Berlusca è quanto doverosa e dura.

Un Capo del Governo che (ahinoi!) è appeso al Lodo di Alfano per rimanere in carica, un Capo del Governo che monopolizza la tv in chiaro con l’intento di persuadere i cittadini e riceve picche persino dalla sua creatura più amata, canale 5 e da una fiction che, guardaunpò, di mafiosità costellata che stravince la gara degli ascolti (a fronte del 6% di Sky sui Canali Calcio).

Il Cavaliere ha fatto la pipì fuori dal vaso. Non c’è nulla che lo possa difendere. Il Cda RAI s’indigna, s’impegna, ma poi come al solito getterà la spugna con gran dignità.

L’informazione italiana dopo il disastro di veline e sgualdrine ritrova una botta de’ vita proprio dal suo acerrimo nemico e lauto finanziatore. Del tutto inusuale, anzi del tutto nostrano questo accostamento.

Il Re dei media si scapicolla dalla poltrona per la sua estrema audacia nell’esternare poco meritevoli epiteti a chi lo ha reso ricco di denari e di fama.

Povera Italia, farabutti compresi.


La nuvola d’Arcore del ragioner Francescozzi tarda a diratarsi

settembre 11, 2009

Dario_Franceschini_Berlusconi

Da tanto tempo non mi occupo di Pd e di “pidiellate” nostrane.

I dati del congresso, ai primi sfogli, danno siori e siori Luigi Bersani in testa col pennacchio, il ragioner Dario Ugo Franceschozzi indietro di quasi 5 punti percentuali.

Quanta acqua è passata sotto i ponti dalla reggenza Veltroni ad ora: prima un accondiscente, ma anche no. Adesso uno strillatore, anacronistico e diciamocelo patetico. Non per alcuno suo demerito o per una questione personale, ma perchè ancora una volta si appiattisce sulle tesi illusorie dell’antiberlusconismo e fa di Patrizia D’Addario la proposta più avvenente dei democratici d’Italia.

Nel frantumarsi l’alleanza con l’Idv, il leader Franceschozzi non fa altro che litigare con la sua nuvola che lo perseguita: Berlusconi Silvio, presidente del Consiglio.

Sarebbe, forse, meglio che il Pd si preoccupasse di mantenere e consolidare quella (poca) capillarità regionale che conserva. Badiamo bene ad un caso, la questione calabrese. Dove Loiero fa ancora il bello e cattivo tempo, ammanicato com’è nelle sue amicizie “segrete” e lungimiranti (financo con uomini del Cavaliere). Tutto il resto è noia, con chi sbuffa perchè stanco del governatore in pectore, chi spera che il pasticcio interno (a quanto pare sedato dal Berlusca in persona) al Pdl favorisca la lotta allo sfracelo, che si chiama pure campagna elettorale in queste latitudini.

Silvio Berlusconi si è preso il lusso e la goduria ( dopo essersi definito meglio di Napoleone, simile a Gesù Cristo ) di autoeleggersi al miglior capo di governo della storia politica italiana degli ultimi 150 anni. Cioè di sempre. Presto è fatto che la nuvola franceschozziana tuonerà labili (mica tanto) confronti col Duce.

Se Berlusconi ancor oggi governa un motivo c’è. Che chi si contrappone ad esso è una cagata pazzesca.


“Le iene degli stadi e quelle dei giornali”

settembre 5, 2009

Sbuffano tutti, Boffo se ne và. L’Italia trascurata dai media e la povera Italia tempestata da ( presunte ) disinformazioni. Lo Stivale incespica nell’arte del dire, molto familiare in queste latitudini, più di quello del fare. Ma quando ( per un circonciso gioco di parole ) il dire diventa un fare giornalismo ecco che il morto “smosso” puzza.

marcello_lippiPuzza lontano in un aereo che atterrerà da lì a breve in Georgia dove il  c.t. Marcello Lippi denuncia la penuria di attenzione mediatica rivoltagli: di questa Nazionale campione del mondo « non gliene frega a nessuno ». Le valutazioni del generale di Viareggio sono di pancia, troppe insinuazioni sul suo incarico. E Cassano dov’è? Aleggia l’ombra del complotto nei confronti del genio ribelle barese e Lippi sbotta contro i giornalisti.

Il premier, Re dei media, incalza e attacca: « Povera Italia! ». Il caso Boffo e l’idillio spezzatoSilvio Berlusconi con le sale vaticane l’han fatto proprio infuriare, tanto da perdere le staffe e farlo cadere in un’imprecazione da paleopolitica. Altrettanta puzza di naftalina fanno le repliche dei sinistrati del Pd, un pò vittime un pò carnefici di loro stessi. « Povera Italia con te Silvio! » e la stampa straniera sancisce che il governo pidiellino è moribondo.

Moribonda non è più da un pezzo la Calabria, incollata al suo capezzale, che quest’anno si accinge all’ennesima tornata elettorale della speranza. Affiorano le tesi, Pippo Callipo e il suo fan club fanno destabilizzare Di Pietro e l’Idv: Misiti defenestrato. Loiero sì, Loiero No: al Partito Democratico il balletto è di cachiana memoria. Il Popolo delle Libertà non sta certamente meglio: il parlamentare Nino Foti auspica un governo di salute ( non nominare questo nome in vano in Calabria! ) pubblica ma i 200px-Giuseppe_ScopellitiPeppeDj Boys dicono di no, non si può. Scopelliti è il candidato, lui è il più votato. Così l’UDC di Occhiuto con un colpo alla botte (diniego al sindaco reggino) e uno al cerchio (simpatia per la proposta di Foti) tirerà dal cilindro la quarta strada?

Come si suol dire quando il morto si smuove fa puzza. E quì siamo in un mare di … idee ovviamente.

fedmin


Pdl: cosa cambia Cosenza?

giugno 19, 2009

pubblicato su Messin.it

Il Comandante Berlusconi si auspica un "cambiamento" dopo le provinciali a Cosenza

Il Comandante Berlusconi si auspica un "cambiamento" dopo le provinciali a Cosenza

Da svolta epocale a bufala, il passo è breve.

L’elezioni provinciali di Cosenza sono un caso atipico, allorché unico del panorama politico nazionale. Storicamente il cuore della Calabria è una roccaforte rossa che esprime uomini di grossa caratura per tutto il proscenio della sinistra italiana. La terra bruzia diede i natali a quel Giacomo Mancini, segretario pro tempore del Psi dal 1970 al 1976, detto dai compagni del partito “Il traghettatore”, per la sua lungimiranza politica avendo già all’epoca individuato in Bettino Craxi l’uomo giusto per il socialismo all’italiana.

Per i calabresi fu “Il Caronte” per un posto al sole, il famigerato “posto fisso”: più e più volte Ministro (prima Sanità, poi Lavori Pubblici, infine al dicastero del Mezzogiorno), l’avvocato antifascista di stampo nenniano riuscì ad aggraziarsi a più riprese Moro e tutta la sua corrente democristiana.

Il deputato calabrese ha un nipote che di nome fa Giacomo jr e che, con tutta probabilità, fra sei mesi siederà fra i banchi del parlamento europeo a Bruxelles. Tra le fila del Ppe, firmato Silvio Berlusconi. Proprio vero, il primo amore non si scorda mai e il Cavaliere non ha mai rinnegato le sue radici socialiste, tanto da inglobare nel mare magnum del Pdl il nuovo volto dei Mancini.

Ma il Presidente del Consiglio ha amici di vecchio stampo a Cosenza, i fratelli Gentile: i portaborse di quel Giacomo Mancini, che fino alla morte si trascinò un processo fastidioso che lo vedeva “vicino” alle cosche malavitose del reggino. Sì, dopo l’ambaradan della rivolta di Reggio, i De Stefano che avevano appoggiato “militarmente” la sommossa popolare ebbero il loro “contentino”. Ma questa è storia passata, come direbbe Lucarelli a “Blu Notte”.

Torniamo ai Gentile, a Pino, colui che è il candidato di Re Silvio a Cosenza. Dal 1962 entra ed esce dai luoghi di potere ed ha nelle mani moltissimi voti (basti pensare che nel 2000 è tra i primi 10 eletti d’Italia, si narra che da questo exploit diventi “di casa” ad Arcore). Pino Gentile però si è fermato al 37, 2 % in questa tornata provinciale, in questa urna della svolta per ridare al centrodestra Cosenza dopo oltre 50 anni. Il suo avversario Gerardo Mario Oliviero, uscente, però non è riuscito ad aggiudicarsi la poltrona ottenendo il 46, 9 %.

Numeri a cui vanno aggiunti l’ottimo risultato di un deputato, tal Roberto Occhiuto (considerato dagli addetti ai lavori un nome buono in caso di apparentamento tra Casini e Berlusconi in vista dell’appuntamento con le Regionali del 2010, per la carica di Governatore della Calabria, in barba al sindaco più amato d’Italia Peppe Scopelliti) che raccoglie il 10, 4 % dei consensi. Al ballottaggio Occhiuto sta con Gentile (e il Cavaliere in persona fa uno spot per quest’ultimo, annunciando tra l’altro che l’A3 SA – RC sarà commissionata, come paventato per la Sanità), l’alchimia vecchia quanto la politica manciniana dell’inciucio Psi – Dc. Altro che svolta epocale, tutto resta immutabile come prima, gli stessi nomi, forse gli stessi partiti.

La Provincia di Cosenza determinerà anche gli equilibri per l’elezioni del 2010 che chiameranno a raccolta i calabresi nello scegliere chi guiderà la Regione: Loiero è forte dell’imponente risultato tracciato dal suo uomo all’Europee quel Mario Pirillo che ha risollevato le sorti in casa Pd; nel centrodestra la confusione regna sovrana: a Reggio il Pdl sfonda il tetto del 42% dei consensi dell’ultime elezioni per Bruxelles, ma i candidati reggini pare essere in seconda linea rispetto agli amici cosentini di Silvio.

Domenica 21 giugno, forse, sapremo chi sarà il duellante di Agazio Loiero per la cocente seggiola di guida della Punta dello Stivale.


Giù la maschera

marzo 17, 2009

fonte video: Antonio Morelli blog

Arrivo in ritardo.

Non potevo esimermi anch’io dal commentare con grande soddisfazione l’arresto del latitante sanlucoto Giovanni Strangio, il trentenne che è accusato di essere l’ideatore ed uno degli esecutori della strage di Duisburg, strage che è costata la vita a 6 giovani calabresi appartenenti alla ‘ndrangheta (qualunque siano le smentite di sorta), tra cui un iniziato di primo pelo, che però si è bruciato sin dal battesimo di sangue. Mai parole furono più azzeccate.

Una tragedia consumata fuori dai confini nazionali, per vendicare l’uccisione per errore di Maria Strangio nella notte di Natale, dell’anno precedente al blitz al ristorante “Da Bruno” del Ferragosto 2007. Tutto secondo regole di ‘ndrangheta, allorché quest’evento è da tutti considerato l’atto conclusivo del sorpasso anche mediatico della malavità organizzata calabrese nei confronti di quella sicula, che nel delinquere è stata staccata da anni.

Da quel 15 agosto le luci dei riflettori puntati sui nomi e cognomi nostrani, le indagini perpetuate e portate a compimento hanno visto sgominare interi clan e catturare delle primule rosse irraggiungibili. Basta pensare che i sanlucoti hanno visto il corpus degli affiliati smembrato dopo i quasi 60 arresti effettuati dalle forze dell’ordine, su tutte da sottolineare il grande operato della squadra mobile di Renato Cortese che dopo aver messo le mani su Riina e Provenzano è riuscito ad ingabbiare i loro corrispettivi reggini. De Stefano jr e Condello, il Supremo sono in carcere, innumerevoli gli arresti delle forze dell’ordine in provincia: dai Piromalli fino a Pietro Criaco.

C’è la sensazione che la consegna alle galere di questi uomini del malaffare resti poco proficuo per quanto concerne la rigenerazione del territorio reggino, fin troppo martoriato dal fenomeno infausto della mafiosità. Il ragionamento alla ‘ndranghetista inculcato sin dalle giovani generazioni è difficile da far sparire a colpi di manette.

Passando dal serio a faceto, non solo Giovanni Strangio (a proposito i suoi amici del web che fine hanno fatto? si saranno liquidati al pronunciarsi della frase Sono Giovanni Strangio, sì io sono Giovanni Strangio, pronunciata dal mammasantissima in quel di Amsterdam al momento culminante della sua cattura in pigiamino?) è ricorso alla tintura dei capelli, qualcun’altro è caduto alla tentazione del colbacco in testa. Parlo del professor so tutto io Marco Travaglio. Amici del blog vi regalo questa chicca per ridere un pò… non prendetemi per minestrone ambulante che ci butto dentro tutto ciò che vien… ma mi urge

Regiaaaaaaaaaaaaaaa!!!


Harakiri all’italiana

marzo 12, 2009

La disfatta è servita.

Eroico Francesco Totti che ha visto sfumare il passaggio ai quarti dopo l'errore di Tonetto dagli 11 mt.

Eroico Francesco Totti che ha visto sfumare il passaggio ai quarti dopo l'errore di Tonetto dagli 11 mt.

Tutte e tre le speranze tricolore svanite in un turno, gli ottavi, troppo precoce per essere renumerato negli eventi storici di un club. Obiettivamente Chelsea e Manchester si sono dimostrate davvero troppo forti, mentre la Roma è incappata nella sfortuna abissale dei calci di rigore.

Un forte passo indietro per il nostro calcio che vede ancora in lizza (nell’Europa “B”) la sola Udinese a caccia di un titolo internazionale, che appare sempre più un miraggio.  Ciò che brucia di più sono i tempi e i luoghi: certo esserci all’Olimpico il 27 Maggio da spettatori sarà un duro colpo per il nostro movimento – calcio che appena 3 anni fa alzava al cielo la Coppa del Mondo in quel di Berlino e che l’anno dopo ha visto bissare dal Milan (caro Mourinho è la storia a parlare) il successo in Champions.

Le gare: se la Juve davvero doveva affrontare una gara impari anche se non ci fosse stato quel gollonzo di Essien a fine primo tempo molto probabilmente avremmo assistito ad una gara completamente diversa: ma con i sé e con i ma non si va da nessuna parte.

La Roma esce con gli onori delle armi: spuntata, malconcia con un Totti grande così e coi rimpianti più amari di tutte e tre le formazioni impegnate; essere stato ad 11 metri da una vittoria stoica ha minato profondamente l’ambiente giallorosso. Un ciclo finito, emblematico il passaggio ad Almunia di Vucinic (il peggior rigore mai visto nella storia del calcio, dopo il colpo agricolo di Billy Costacurta in finale dell’Intercontinentale, nel 2004).

Per l’Inter non ci sono alibi: non si può ricorrere ai legni colti da Ibrahimovic e da Adriano, né alle due occasioni sprecate da Stankovic (cambio affrettato). Questa è una sconfitta che brucia e che fa riflettere che alla prima vera sfida negli ultimi 4 anni contro una grande la squadra nerazzurra non è stata all’altezza di fare menchemeno il gol della bandiera. E stiamo parlando della squadra Campione d’Italia in carica e probabile confermata.

Si può uscire col Manchester Utd, che sia chiaro. Però Ferguson ha fatto il bravo maestro: due gol, entrambi al 4 minuto dei due tempi di gioco, hanno sottolineato (come all’andata) che i Red Devils sapevano che il punto debole dell’Inter erano gli inizi di periodo. Vidic e C. Ronaldo con un doppio gol di testa hanno regolato i conti.

A Mourinho restano solo gli applausi dell'Old Trafford: adesso avanti tutta in campionati, altrimenti "zzzzero titoli"-

A Mourinho restano solo gli applausi dell'Old Trafford: adesso avanti tutta in campionati, altrimenti "zzzzero titoli"-

Mou che forse era troppo preso a preparare le dichiarazioni post partita, brucia il solito cambio: dentro Viera (do you remember Rivas in Inter – Manchester? Quel che pare, no!) che si perde il difensore n.15 che manda in fumo il piano catenacciaro del tecnico portoghese. Ovvio che quindi la prima sostituzione sia l’inserimento di Muntari (espressa richiesta del mister in sede di calcio mercato!); poi sinceramente Mario Balotelli in una partita così, impegnato pure lui a litigare col mondo e col pallone, a fare l’arrogante e soprattutto a subire lezioni di stile dal signor Cristiano Ronaldo. Perché non far giocare Mancini? Evidente è stato come il Manchester soffrisse gli inserimenti degli uomini senza palla e gli uno due sulle fasce, Balotelli che si estranea dal gioco per fare il solito cross a rientrare che frutto ha dato? Quì Mourinho si è fatto ingolosire: lui è uno “avanti” , quindi va all’Old Trafford con due punte e mezzo, che in realtà ne fanno mezza, ma poco importa.

Non mi è dispiaciuto Ibra: ottimo primo tempo, il gol del 2-0 l’ha mandato in tilt. Benissimo Stankovic e Cambiasso. Per finire la cronaca di questa gara: se Julio Cesar alla fine dei conti è l’uomo più determinate della squadra un motivo ci sarà; pure oggi che lo United ha giocato la sua sporca partita cinica l’estremo difensore nerazzurro è stato chiamato agli straordinari.

Tutti giù per terra quindi: si riparte dal + 7 interista in campionato, con Mourinho, che invece di domandarsi nonostante il super ingaggio di 10 milioni d’euro l’anno sia a meno “titoli” rispetto al suo precedessore Roberto Mancini (domanda da girare al presidente Moratti: a Massimo c’hai preso uno special…sì una 50 special!), ha dichiarato già chiuso. Probabile, l’anno scorso il Biscione di questi tempi viaggiava a + 11…

4 inglesi su 8, le restanti sono una tedesca, una portoghese e due spagnole. Se si esclude il Barca, saranno tra le reginette d’Europa squadre come Bayern Monaco, Porto e Villareal. A vedere in poltrona Ranieri, Mourinho e Spalleti col telecomando Sky in mano qualche rimpianto torno subito alla mente. Sorteggio malefico.

Addio Coppa dei Campioni, è stato un bel ricordo.

FedMin


Destination Rome

marzo 10, 2009
Quest'anno la finale di Champios avrà luogo a Roma, allo Stadio Olimpico.

Quest'anno la finale di Champios avrà luogo a Roma, allo Stadio Olimpico.

Sky, a giusto merito, l’ha intitolato “The Italian Job“.

Un affare, tutto, italiano. La sfida calcio – football è arrivata all’epilogo: oggi e domani, oltre ad essere due giornate di grande sport, saranno un test affidabilissimo per sapere se il nostro calcio è ancora il numero uno al mondo. Tre italiane contro tre inglesi (al pokerissimo delle 8 reginette d’Europa mancano solo Liverpool e Milan, quest’ultimo neppure in Champions quest’anno): Manchester Utd – Inter, Juventus – Chelsea, Roma – Arsenal rappresentato il viatico per la gloria, per una finale che sarà disputata proprio in terra nostra, motivazione in più per far di tutto per passare questo turno – spartiacque.

Prima di addentrarmi nell’analisi delle partite c’è da fare una constatazione: non siamo più i superfavoriti. Il vento pare essere girato e le italiane dovranno risalire la montagna a fatica. Partiamo da dei risultati perlopiù negativi o, nel migliori dei casi, poco positivi. L’Inter non è andata oltre lo zero a zero interno contro i Campioni in carica, evidenziando per larga parte del match un certa sudditanza nei confronti degli inglesi; la Roma è caduta in casa dei Gunners, piegata solo dal rigore di Van Persie; la Juventus, che delle tre è sembrata la più tonica, ha perso allo Stamford Bridge di misura, rischiando ripetutamente di fare il gollonzo che le avrebbe permesso di fare ripartenza pure a Torino.

Questo il quadro iniziale a cui vanno ad aggiungersi alcune assenze pesantissime: su tutti, proprio i bianconeri dovranno fare a meno dell’armadio di mogano, Momo Sissoko che per un infortunio veniale ha messo in cantina gli ultimi, decisivi, scampoli di stagione. Paulsen, l’antipatico, si dimostrerà all’altezza? Capitolo Roma: i giallorossi compilano il bollettino medico; di positivo c’è il rientro di capitan Totti, non certo un ripiego. L’Inter, come ogni anno, arriva con gli uomini di difesa malconci e contati, però potersi affidare alla coppia Samuel – Cordoba non è niente male.

Stadio Olimpico, Torino: FC Juventus – Chelsea FC. L’aria che si respira a Vinovo è carica di tensione, stasera la Juve si gioca gran parte della stagione, Ranieri lo sa. In campionato i 7 punti da recuperare sembrano essere un gap quasi incolmabile, ma i bianconeri in Champions hanno sempre dato l’impressione di essere un passo avanti alle dirette concorrenti. La sconfitta di Londra obbliga Del Piero e compagni ad una partita all’assalto: il Chelsea di Hiddink è una squadra abituata ad impadronirsi del gioco, quindi se la Juve riuscirà a mantenere alto e costante il pressing, il mago potrebbe vedere andare in tilt la sua macchina da gol.

Capitan Del Piero farà coppia con Trezeguet in attacco nella sfida contro i Blues

Capitan Del Piero farà coppia con Trezeguet in attacco nella sfida contro i Blues

Di sicuro Buffon e compagni avranno di fronte degli avversari in grande forma (al top stagionale, tanto per intenderci) e con la consapevolezza che, sfruttando in maniera debita le fasce per allargare il gioco, nelle ripartenze possono far male sia con Drogba e Anelka, ma anche con gli inserimenti di Lampard e Ballack. Certo l’assenza di Sissoko, che quanto pare si aggiunge anche quella di Camoranesi, chiede al gruppo Juve di tirare fuori un prova con i controfiocchi: in avanti però i bianconeri si affideranno all’esperienza e al fiuto di David Trezeguet che ha tutta la voglia del mondo di marchiare a fuoco la sua stagione, per lunghi tratti ai box, con gol e giocate da fuoriclasse ritrovato.
Attendiamoci una gara spigolosa, nervosa: è fondamentale per la Juve passare in vantaggio. Può essere una partita giocata sui 120 minuti e perciò non credo che Ranieri comanderà un avanti tutta sin dal primo minuto. Ombre del partido? Trezeguet e Ballack, dalle lune di questi due atleti, a mio avviso, dipenderà l’esito dell’incontro.

Stadio Olimpico, Roma: AS Roma – Arsenal FC. La Roma è una squadra da Champions. Questo è il motivetto che Luciano Spalletti ripete da inizio stagione, quasi a mistificare la finale che avrà come scenario proprio l’Olimpico della Capitale. La Roma può, anzi deve crederci. Due squadre che fanno del bel calcio la loro filosofia di vita, all’andata hanno fatto intravedere i primi cedimenti alla tensione: a rompere gli indugi e gli equilibri c’ha pensato Robin Van Persie, non con una talentuosa serpentina, ma con un calcio di rigore secco che ha condannato i giallorossi all’ennesima sconfitta nella terra di Sua Maestà. Ma quella non è stata la vera Roma, cambia registro Spalletti.

Totti al rientro, Vucinic per prolungare il momento d'oro.

Totti al rientro, Vucinic per prolungare il momento d'oro.

Ma sa che domani sera non avrà più alibi: dentro o fuori. Di più: questa Roma che pelle ha?
Spalletti recupera il prode Totti che in Europa ha sempre dimostrato di essere tra i numeri uno al mondo, però voltatosi indietro verso il resto della ciurma, vede più che altro un lazzaretto. C’è da dire che l’Arsenal nemmeno scoppia di salute: Adebayor non giocherà, mentre Eduardo (rientro con gol in Premier) ci sarà. Personalmente, una volta visto il sorteggio ho da subito creduto che la Roma potesse passare, mettendo in preventivo anche la sconfitta all’Emirates Stadium (però con gol romanista): ancora adesso credo che Totti e compagni hanno la sfida più “abbordabile”, per diversi agenti. In primis perché delle tre l’Arsenal è la squadra meno in forma, una chance da sfruttare visto che i ragazzini di Wenger solitamente sono furie rosse in questo periodo della stagione; inoltre proprio la verde età dei Gunners potrebbe giocare loro un cattivo scherzo: la Roma troppo brutta per essere vera di Londra potrebbe aver fatto dormire troppi sonni tranquilli. Infine le motivazioni: il core de Roma batte molto più forte di qualsiasi altro tifoso in questo momento. Eppure la partita non è sotto i riflettori come gli altri due incontri, un tono minore che potrebbe portare il gruppo giallorosso a compattarsi al meglio per questa grande sfida. L’opportunità di continuare a sfamare la gente romana e romanista del sogno di giocarsi la finale in casa è davvero ghiottissima.
Sarà una partita tutto cuore: la Roma per farla sua dovrà fare gol nel primo tempo, l’Arsenal non è una squadra tattica, giocherà a viso aperto. Prevedo una gara molto emozionante, giocata sul filo della tensione. Spalletti sà che non potrà pretendere la partita perfetta dai suoi, ma che con grande onestà intellettuale buttino in campo tutto la voglia di Champions che hanno. Ombre del Partido? Vucinic e Nasri, i due talentuosi atleti saranno l’ago della bilancia del match.

Old Trafford, Manchester: Manchester United – FC Internazionale. La partita delle partie: inutile nasconderci dietro la cautela, questa è una finale. L’Inter non affronta solo i detentori del titolo, il Pallone d’Oro in carica, l’Inter sfida la storia del club di via Durini. All’Old Trafford i nerazzurri saranno di fronte alla gara più importante degli ultimi 30 anni: dimostrare al mondo intero di essere “più forti dei più forti” (per dirla alla Mourinho); una sfida colossale che ha già avuto i suoi strascichi polemici all’alba del giorno prima: Cristiano Ronaldo, un burlone, sfacciato, nottambulo che se fosse in Italia farebbe tribuna per via della sua eccessiva sdregolatezza, ha tirato fuori il suo musetto impertinente dichiarando che ha solo paura dei calcioni di Samuel e Cordoba, quando riusciranno a prenderlo sempre. Per lui, lo Speedy Gonzalez del mondo pallonaro, l’Inter è una pratica da chiudere in fretta, una squadra come le altre. Mourinho ha predicato negli ultimi 10 giorni di sentirsi imbattibile, sa che perdere a Manchester, perdipiù dopo essersi praticamente autoeliminato dalla Coppa Italia con l’harakiri di Genova, lo porterebbe ad essere considerato “meno di Mancini” e a lui che si è autoeletto il numero uno al mondo questo non andrà proprio giù.

Mourinho e Mancini: l'Inter al bivio tra passato e presente.

Mourinho e Mancini: l'Inter al bivio tra passato e presente.

L’allenatore del club di Massimo Moratti ha innalzato il Biscione come l’unica società vincente del globo: adesso dovrà dimostrarlo coi fatti. Di fronte avrà sir Alex Ferguson, un vincente lui che vanta 25 titoli vinti in altrettanti anni, roba che Mou forse sogna la notte. Lo zero a zero di San Siro, con un gioco interista a tratti imbarazzante e con un Ibra ancor di più del gioco, fa presagire ad una tempesta a Manchester, invece non sarà così. Mourinho, che se parlasse di meno forse sarebbe davvero il più bravo di tutti, andrà nella tana dei Red Devils tutto bello e accovacciato, ricoperto, rinchiuso nella sua metà campo:  Ma quale rombo! Ma quale tridente! Ma quali ali alte! Una sola punta (Zlatan) e gli altri a macinare metri. Le indiscrezione parlano di un frangiflutti composto da Cambiasso, Viera e Zanetti davanti alla difesa che vedrà i soliti Maicon e Santon, più Samuel e Cordoba centrali. Dietro Ibrahimovic agiranno Mancini e Stankovic. Un Inter quadrata, tosta, maschia. A mio avviso se i nerazzurri scenderanno in campo con questi effettivi ci sarà da divertirsi: Mourinho sa che l’importante è fare un gol, poi che siano barricate, catenacci, poco importa. Deve tornare a Milano col passaggio del turno, per dimostrare che la sua Inter non solo vince in Italia (anche il buon Mancio lo sapeva fare!), ma detta legge (seppur non con un grande gioco, ma chissenefrega!) anche in Europa. Inutile dire che chi vincerà questa sfida vola dritto al titolo di contendente della Coppa più ambita del mondo (per club).  Il Manchester: non rifiuterà a Rooney questa volta il baronetto in panca, la squadra sospinta dai super supporters cercherà di schiacciare l’Inter nella sua metà campo, atteggiamento arrembante da squadra spavalda. Però Ferguson sa che la prova è delicata, quindi nel primo tempo chiederà ai suoi di assistere C. Ronaldo e (speriamo per il bel gioco) Tevez che dovranno essere i giusti equalizzatori di gioco per le punte Berbatov e Rooney. Ad un giorno da match azzardare un pronostico sarebbe arduo, però ho la sensazione che l’Inter riesca a farlo un gol a Van der Sar. A quel punto oltre i miracoli ordinari di Julio Cesar, Cambiasso e compagni dovranno mettere tanta fatica e sacrificio per evitare di essere travolti dall’onda rossa. Ombre del Partido? Rooney e Mancini, saranno loro due a scardinare le difese avversarie, hanno tutte le caratteristiche per farlo: Mourinho spera che per Amantino sia di nuovo Lione…

Sfida aperta, dunque. In campo uno di fronte all’altro: l’eleganza di una Vecchia Signora contro i muscoli sgargianti di un Robot nuovo di zecca, l’intraprendeza dei giovanotti di Wenger e il brio effervescente del bel calcio di Spalletti, antipatici contro C.Ronaldo – Mourinho, il club più forte al mondo contro i campioni d’Italia. Tutto questo è la due giorni di Champions. Quì che da noi dove il calcio è un affare di stato, stiamo parlando di roba grossa: destinazione Roma; la finale, dopo stasera e domani sera, potrà essere più di un sogno.

FedMin