Giù la maschera

marzo 17, 2009

fonte video: Antonio Morelli blog

Arrivo in ritardo.

Non potevo esimermi anch’io dal commentare con grande soddisfazione l’arresto del latitante sanlucoto Giovanni Strangio, il trentenne che è accusato di essere l’ideatore ed uno degli esecutori della strage di Duisburg, strage che è costata la vita a 6 giovani calabresi appartenenti alla ‘ndrangheta (qualunque siano le smentite di sorta), tra cui un iniziato di primo pelo, che però si è bruciato sin dal battesimo di sangue. Mai parole furono più azzeccate.

Una tragedia consumata fuori dai confini nazionali, per vendicare l’uccisione per errore di Maria Strangio nella notte di Natale, dell’anno precedente al blitz al ristorante “Da Bruno” del Ferragosto 2007. Tutto secondo regole di ‘ndrangheta, allorché quest’evento è da tutti considerato l’atto conclusivo del sorpasso anche mediatico della malavità organizzata calabrese nei confronti di quella sicula, che nel delinquere è stata staccata da anni.

Da quel 15 agosto le luci dei riflettori puntati sui nomi e cognomi nostrani, le indagini perpetuate e portate a compimento hanno visto sgominare interi clan e catturare delle primule rosse irraggiungibili. Basta pensare che i sanlucoti hanno visto il corpus degli affiliati smembrato dopo i quasi 60 arresti effettuati dalle forze dell’ordine, su tutte da sottolineare il grande operato della squadra mobile di Renato Cortese che dopo aver messo le mani su Riina e Provenzano è riuscito ad ingabbiare i loro corrispettivi reggini. De Stefano jr e Condello, il Supremo sono in carcere, innumerevoli gli arresti delle forze dell’ordine in provincia: dai Piromalli fino a Pietro Criaco.

C’è la sensazione che la consegna alle galere di questi uomini del malaffare resti poco proficuo per quanto concerne la rigenerazione del territorio reggino, fin troppo martoriato dal fenomeno infausto della mafiosità. Il ragionamento alla ‘ndranghetista inculcato sin dalle giovani generazioni è difficile da far sparire a colpi di manette.

Passando dal serio a faceto, non solo Giovanni Strangio (a proposito i suoi amici del web che fine hanno fatto? si saranno liquidati al pronunciarsi della frase Sono Giovanni Strangio, sì io sono Giovanni Strangio, pronunciata dal mammasantissima in quel di Amsterdam al momento culminante della sua cattura in pigiamino?) è ricorso alla tintura dei capelli, qualcun’altro è caduto alla tentazione del colbacco in testa. Parlo del professor so tutto io Marco Travaglio. Amici del blog vi regalo questa chicca per ridere un pò… non prendetemi per minestrone ambulante che ci butto dentro tutto ciò che vien… ma mi urge

Regiaaaaaaaaaaaaaaa!!!


Rilevanza Redazionale = Fenomeno Mediatico

marzo 7, 2009

Quando la notiza la fa il giornale.

Redazione in bianco e nero (foto Internet)
Redazione in bianco e nero (foto Internet)

Corro incontro al linciaggio generale, però dovevo esprimere il mio punto di vista su una gravosa questione che arrovella gran parte degli italiani (perlopiù coloro i quali a tavola hanno il cattivo gusto di apprendere le bad news dai TG nazionali): la questione stupri.

Crimine efferato, niente da dire; le violenze sessuali, ancor più se abusate ai danni di minori e piccolissimi, sono tra le barbarie più basse che un animale possa compiere. Mi tolgo da subito il pensiero per tutti i giustizialisti (e scrittori collaterali) che han preso posizione sul nostro ordinamento molto falloso in materia “pene” (oddio rileggendo mi sono accorto che ci sono doppi sensi a bizzeffe, chiedo venia): condanne certe, magari senza il diritto a patteggiare la pena per ottenere sconti abnormi e permessi e premi durante la detenzione non siano giudicati con gli standard normali, ma bensì con delle osservanze psichiatriche ad hoc. Sperando che gli  indulti vari divengano delle variabili disattese.

Aggiungo: se stranieri è giusto che paghino il prezzo della loro azione criminale in Italia, con le leggi italiane. Poi in base alla gravità del crimine è giusto che questi vengano rispediti a casa, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. Il caso Carfarella ne è un esempio: faccia da pugile e il rosso meritano di ritornare al loro paese perché di per sé recidivi, però non ci bendiamo gli occhi: l’industria per lo più manifatturiera e artigianale made in Italy vive proprio grazie a loro, grazie agli “stranieri”.

E soprattutto: che senso ha alzare il livello di “allerta” nei confronti dei romeni di turno? Non successe lo stesso per i marocchini prima e gli albanesi poi? Eppure oggi queste due comunità pare essere del tutto escluse dal girone dantesco dell’inferno mediatico.

Strategico.

E faccio un passo indietro: si narra che tempo fa si scatenò un putiferio a livello  informativo, creato meccanicamente, per “difendere” un caporedattore in odore di condanna. Soldi spicci eppure l’Italia s’interrogò per giorni su dei casi montati verso tale direzione.

Idem con patate il caso intercettazioni – Saccà. E ne potremmo tirare fuori a cumuli. Di cattiva informazione distorta per fini “personali”. E così mi schiero sia con l’amico Monteleone (che centra, come spesso fa, alla grande il bersaglio)  che con i grillini – bloggers che esausti di sentirsela menare dai dottori dell’informazione ravvedono qualche imprecisione grossolana, troppo grossolana per dei professionisti dell’informazione.

Torniamo al “fenomeno stupri” (la linguistica italiana già si adira per questo connubbio): chi opera nel sociale avverte la sensazione… che i conti non tornano! Anzi: i casi perpetuati e dimostrati via etere altro non sono che una minima parte (anche numericamente parlando!) di quelli semplicemente denunciati, ignorando quelli che cadono nel dimenticatoio.
Inoltre questi stessi operatori (e quindi “spie” del territorio) chiedono luce su alcuni lati ombra delle vicende: in primo luogo quando si tratta di branco – ragazzina che realtà c’è dietro il “solstrato” della vicenda? Ribadisco stiamo parlando di bestie e non di uomini, che nessun sussultò di umanità (neppure la più esasperata) può conservare o addirittura difendere e giustificare.

Ri-cito una statistica che mi serve da equilibratore dei fenomeni (socialmente parlando); appena un anno fa la Curia reggina – bovese incaricò un manipoli di volontari e pretacci (citaz. dell’inarrivabile Candido Cannavò)  nello scandagliare tutti quei casi di violenza domestica, ai danni delle donne. Ebbene il risultato fu eclatante, sicché celato immediatamente dalla coltre della disinformazione: 1 donna su 10 ne è vittima, ma solo una su 75 (approssimativamente) trova il coraggio per denunciare. Sono dati mozzafiato eppure non si è montato un caso, anzi.

Tutto tace, in direzione contraria, ossia inerente agli stupri, si fa un gran baccano (un’alternanza sistematica con il bullismo): ribadisco è giusto condannare, inasprire le posizioni, conoscere. Sacrosanto informare in tal senso. Ma gettare il fango, tutto il fango, sugli extracomunitari sembra eccessivo, anzi dico di più, sembra mirato a fare audience. E forse ad istradare qualche norma di legge: leggasi stocking, ad esempio.
Chi era  il molestatore telefonico e chi la molestata?

Al via il linciaggio, prego.

FedMin


Le legge è uguale per tutti: a casa!

gennaio 27, 2009
Ormai rimane l'ombre che sia un'utopia la Giustizia (foto Internet)

Ormai non ci rimane pensare che sia un'utopia la Giustizia (foto Internet)

E poi ci domandiamo perché i giornalisti di giudiziaria sono gli unici ad avere appeal tra il pubblico. Perché sono gli unici che intendono il termine Giustizia con la sua giusta e retta connotazione. C’è da fare un distinguo però: tra quelli che di professione fanno i surfisti e quindi hanno l’accanimento terapeutico contro il Divo Giulio di turno e quelli che solerti e silenziosi fanno il loro sacrosanto lavoro.

Ho scelto di appartenere ahimé a quest’ultima schiera e non scrivo per incensarmi il capo, ma per dar atto che siamo proprio in un Paese che più che uno Stato civile sembra una cagata pazzesca. Eh sì, cari noi aveva ragione il ragionier Fantozzi, mi domando e dico: tutti i nostri grandi intellettuali dell’anticrimine ad accanirsi contro il Lodo Alfano, pure i banchetti (in un tempo di magra, al posto della frutta si cerca di vendere La Qualunque) oppure contro le dichiarazioni fuori-di-senno del premier Silvio Berlusconi. Ma mai nessuno che centri il problema?

Dice bene l’amico Domenico Malara, quando saggiamente constatata che in Italia la certezza della pena è davvero un caso da Scherzi a parte, ove anche chi si autoaccusa, tempo lampo si ritrova bello e comodo sul divano di casa a guardare la TV. Gli stupri, senza far intervenire l’esercito, sono tra i crimini più abberranti che la mente umana possa concepire. Crimini che sono all’ordine del giorno e che vedono un incertezza dell’ordinamento giuridico da far paura.

Oggi il ministro Alfano (concordo in toto con Claudio Cordova quando dice che, Lodo a parte, il suo operato merita un plauso bipartisan che non arriverà mai, vedi sopra i professionisti che cantano in coro “Noi siamo i giovani, i giovani…“) parlava di emergenza – giustizia: il limite, la macchia è l’estrema lentezza. E ci risiamo.

Potremmo obiettare, chi come me preferirebbe il linciaggio che i domiciliari per Davide Franceschini (il reo confesso dello stupro della notte di Capodanno), che in taluni casi è troppo celere, troppo. Una storia già vista questa.

Troppe volte siamo a recriminare su sentenze alquanto “strane”: il giudice (che bel titolo questo!) Marina Finiti, oggi cala il sipario sull’ennesima tragicommedia all’Italiana. Forse è vero che fra qualche anno casi di Cesare Battisti non ce ne saranno più. All’epoca gli omicidi si punivano, oggi si mandano a casa, poveri un pò di calore domestico.

La vita straziata di chi subisce violenza sessuale quella no, non torna più indietro, sul divano davanti alla TV.


San Silvestro in famiglia: ma i cugini no!

dicembre 31, 2008

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E così si chiude anche questo 2008.

Con estrema franchezza e rapidità un anno archiviato sotto l’insegne luminose della positività: bagnato l’esordio in rete con il mio blog, ho iniziato a sgomitare pur di esprimere la mia opinione. Non è di questo che vi voglio parlare.

Ma della gratitudine che devo all’Inverno: non per casualità. Quanti criminali catturati durante la stagione rigida: gli ultimi due Giuseppe De Stefano e Pietro Criaco addirittura nella black list dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia.

Oggi leggevo su Facebook l’iniziativa di “far chiudere” i gruppi che sostengono e inneggiano alle “imprese” dei loro beniamini…mafiosi! “Il Capo dei Capi”, trasposizione televisiva di ottima fattura ha colto nel segno, sbagliato. I boss ora sono idoli, colpa di Attilio Bolzoni?

Di chi sia non si sà, forse dei mass media, dei giornalisti che ne parlano come eventi e no come una routine intrinseca nella quotidianità di chi vive le latitudini calabre, campane e sicule. Colpa anche di noi blogger, forse.

A proposito di abitudinarietà: ieri è stato tratto in arresto, Giuseppe Filice (cl.1965), appartenente alla cosca Barreca, egemone alla zona più a sud della città, Bocale, vogliosa di ristabilire il primato nel locale ormai passatogli di mano dopo che Filippo Barreca decise di “parlare“.

La cattura dell’uomo è avvenuta grazie alla collaborazione di un ristoratore al quale il Filice chiese 300 euro come omaggio ai cugini. Pizzo, nient’altro che pizzo. Roba di tutti i giorni.

Il “collaboratore” passerà un San Silvestro diverso: sà che per legge dovrà rimanere anonimo, ma a chi di “competenza” la sua faccia, il suo nome e cognome, le sue saracinesche sono diventate note… ai cugini.

Comunque, detto ciò, non mi resta che augurarvi di trascorrere felicemente questi giorni di festa. Io non vi farò compagnia, visto che domani sera sarò già in viaggio … sperando di riportarvi qualche impiccioneria, boh chi lo sà!

Vi auguro, inoltre, di avere le vostre giuste soddisfazione in questo 2009 che tarda ad arrivare. Anche a questa terra e ai suoi figli.

E poi auguro ad alcune persone di vedere passare i loro giorni col cielo a quadratini, ad altri ad essere sereni che il proprio ristorante non salterà in aria e che i fornitori non siano parenti anch’essi dei cugini.

Buon anno!


100 anni dopo arriva un nuovo “terremoto”?

dicembre 29, 2008
Reggio bella e gentile?

1908 - 2008: Reggio bella e gentile?

Scrivo nel giorno dopo.

Ho aspettato che, ritualmente, passassero i due giorni “incriminati”: 27 e 28 dicembre, 100 anni dopo. Così come attendevo fiducioso che almeno i TG nazionali parlassero in maniera equa dell’evento. Mi sono fermato a quello delle 13 (quello del biscione berlusconiano)  che a stento pronunciava il nome “Reggio Calabria”, non si tratta di campanilismo, ma di rispetto della dignità dei reggini morti in quella sciagura.

A proposito di campane: la Notte Bianca paventata dai due sindaci dello Stretto, Buzzanca e Scopelliti non s’avuta da fare. Un nulla di fatto che ha vanificato le tanto squillanti trombe di annuncio di questo megaevento che si è dissolto in ciò che in siculo si declina in “nenti mbrischiatu cu nuddu“.

Puntuali invece sono state le scosse, come tutti i Nostradamus avevan previsto: bazzecole da 2,5 gradi della scala Richter. Di quelle che rasero al suolo la Reggio bella e gentile dei primi anni del secolo appena trascorso, nemmeno l’ombra.

Qualche lampo di luce però si intravede grazie anche all’arresto per mano del super sbirro Renato Cortese di Pietro Criaco, uno dei 30 latitanti più pericolosi della penisola (e non solo). Clicca quì per leggere la cronaca.

Ne hanno anche parlato in maniera più intelligente di me anche due tipi loschi, il Monteleone e il Cordova, e il giornalista – blogger di CalabriaOra Lucio Musolino:  vi rimando ai loro blog al posto di perdere tempo con queste sciocchezze.

Un killer spietato che da quel di Africo non si è mai spostato, fedele alla tradizione mafiosa, arrestato a “casa sua”.

Urge una riflessione: il 2008 è stato un anno difficile per le ‘ndrine. Lo Stato ha messo fin troppo il bastone fra le ruote, soprattutto con l’arresto di capifamiglia o comunque affiliati di alto rango e in taluni casi ha cercato di mettere il becco anche in beghe da colletti bianchi, con la puzza dell’inciucio tra politica, industria e malaffare.

Arresti che hanno pure debilitato la salute della pax vigente. Reggio viaggia a due velocità: una è quella della città che progredisce, che non vuole sentirsi inferiore al resto del Paese, l’altra è quella ancorata alle logiche bieche della ‘ndrangheta. Velocità non sempre dissimili o perlomeno non sempre divergenti.

Si chiude un anno di successi investigativi, se ne apre uno all’ombra di qualche sole che tramonta. A cosa porteranno questi colpi inferti alla criminalità organizzata? Se la Provincia non pare soffrire di nostalgia dei capi finiti in manette, la Città un pò sussulta, anche per i vari eventi di cronaca collaterali a questi, che spesso vengono spacciati per totalmente estranei.

Sono “in cantiere” parecchi progetti con l’insinuazione del coinvolgimento dei clan. Il divenire ai posteri.

2009 in transito sul binario 1: diretto per Legalità, via Reggio Calabria.


Vota Antonio, vota Antonio

dicembre 19, 2008
Antonino Di Pietro, il Re della contropolitica (foto Panorama)

Antonino Di Pietro, il Re della contropolitica (foto Panorama)

Casa Veltroni sembra essere, oggi, l’oasi felice per chi adora sparare nel mucchio (d’indagini). Che siano proiettili di carta o di microcip poco importa: la valanga si è innescata. Si salvi chi può!

Tonino Di Pietro, il magistrato – politico amico di Travaglio, il giornalista – magistrato, è l’espressione dello scenario reazionista della politica italiana. Tanta brava gente, animata dai buoni propositi lo vota, al partito – uomo Italia dei Valori: più che giusto, affermo io.

Ma l’escalation dell’Idv rassomiglia mica poco a quello della Lega Nord. Voi direte: la Lega è fondato sul territorio, l’IDV no. Esatto. E ce ne sarebbero molte altre di differenze.

Lega Nord: partito perlopiù di medio – basso ceto, con un ideologia socialista della società sta schierata col centrodestra. Leadercentrica (anche se col tempo si sono sviluppate al suo interno diverse correnti), si è caricata sulle spalle il malcontento di una parte degli italiani, soprattutto con le sue provocazioni anti – extracomunitari.

Italia dei Valori: anche in questo caso partito non di certo dell’alta borghesia, ideologia liberale, ma che siede affianco agli ex comunisti e alcuni ex DC, vittima del cesarismo di Di Pietro (ma con timidi tentativi di nuovi uomini carismatici), si fa portatrice di alcune istanze, figlie dell’antiberlusconismo, aspra opposizione su tutto ciò che il Governo (e l’opposizione) propone.

Inoltre entrambe le due formazione godono di alcune simpatie importanti nei nuovi mezzi di comunicazione di massa, dove i grandi partiti soffrono. Sono vicini al territorio, lo vivono, lo palpano. Politica d’altri tempi con in più molto, tanto, Internet.

Idv e Lega Nord ago della bilancia: ruolo diviso a sinistra e a destra sempre più di spartiacque tra vittoria e sconfitta. Due partiti per natura giustizialisti, due partiti. Forse gli unici.

Mi và di ricordarvi una frase del novembre 1994 che pronunciò Umberto Bossi: «O muore lui o muoio io».  Destinatario Silvio Berlusconi: il Cavaliere andò a casa, con il beneplacito di Oscar Luigi Scalfaro e del suo ribaltone. La Lega vinse nel 1996, cadde fragorosamente nel 1999 (Europee). A Natale dello stesso anno convolò a seconde nozze con Re Silvio, per non lasciarsi (finora) più. Da lì una crescita graduale ma poderosa del consenso.

Vi ricorda qualcuno questo Out-Out? A me sì, la maxioperazione impiantata da Antonino Di Pietro ai danni di Veltroni: una trappola che costerà caro al segretario del Pd, forse la testa. Di sicuro, per la prima volta nella storia repubblicana, il vantaggio morale del centrosinistra sul centrodestra. La Tangentopoli rossa non mette in ginocchio gli uomini, ma il sistema.

La tesi dell’accanimento di magistrati politicamente corrotti (di puro stampo berlusconiano) è forte e grida vendetta: gli ex DS non lo sbandierano, ma ne hanno ben donde.

Oscillante tra il principio di non colpevolezza e la macchinazione giudiziaria ai danni di un partito, il centrosinistra sa che la manovra impellente è espellere il corpo estraneo di Di Pietro dal suo grembo. L’Europee sono alle porte e (come predico da quasi 6 mesi,ndr) stanno mettendo alle strette la nostra politica centrale.

Con una differenza: mentre il Senatùr seppur scontento delle lentezze con cui la maggioranza porta avanti il progetto di trasformare il Bel Paese in una repubblica federale, ha un visione più lunga della vita politica: l’abolizione delle province, la privatizzazione delle aziende municipalizzate potrebbero essere i primi passi del governo che però non sono molto ben viste dal Corroccio per questioni di basso profilo. E allora?

Allora è meglio aspettare tempi migliori, Bossi lo sa. Sparare nel mucchio non porta né poltrone né amministrazioni locali. Di Pietro imperversa in direzione ostinata e contraria. Volevamo la terza Repubblica? Eccalà, niente più comunisti contro democristiani, bensì giustizialisti contro.

fedmin


Il Pastone di Natale (ne fa del Pd un sol boccone)

dicembre 17, 2008
foto Internet

foto Internet

Non “adoro” Gianni Riotta, né la sua conduzione della rete ammiraglia, in tema d’informazione, di mamma RAI. Però devo dargli atto che il direttur del TG1 ha riportato in voga il, cosiddetto, pastone.

Una sorta di cianfrusaglia organizzata di notizie (perlopiù politiche) che hanno un duplice effetto: quello di dare il contentino (chiamasi spazio, figlio primogenito della par condicio) a ciascuno e non far capire niente di nessuno.

Chiamasi “distorsione”, anche se questa non va ad intaccare alcun arto. Perché questa mia premessa?

Facile, anzi facilissimo: ieri i TG pullulavano di notizie urlanti.

Vuoi che sia il mega blitz antimafia in quel di Palermo, dove è stata debellata la zona dal grave virus di un nuovo ordine mafioso, con tanto di cupola, coppola, baci e padrini. Ho notato, con piacere, quasi l’indifferenza con la quale i cronisti facevano sfilare dietro le spalle il centinaio degli arrestati, quando si dice l’evoluzione della società. Le persone cadute nel sacco non sono mica gli ultimi della classe, ma i capimafia: appena 10 anni fa le telecamere ci avrebbero aggozzato di particolari a go go sugli uomini di Cosa Nostra.

Mazzettopoli (foto Internet)

Mazzettopoli (foto Internet)

Vuoi che sia i (al plurale, no non è un refuso!) nubifragi giudiziari sul PD. Piove sul bagnato, vista la debaclé elettorale in Abbruzzo, dove Chiodi ha crocefisso le ultime speranza di Veltroni e company di rialzare la testa, dopo aver perso quella di rialzare l’Italia. Piove dicevamo. Sulla testa del sindaco di Pescara, nonché segretario regionale del PD (da non sottovalutare l’impatto in tutto ciò della vicenda di Ottaviano Del Turco, sempre in Abruzzo), Luciano D’Alfonso pende la mannaia delle tangeti: pare che il primo cittadino abbia dei rapporti strettissimi con la proprietà di Air One, nel padre e nel figlio Carlo e Alfonso Toto. Questa amicizia è costata cara alle casse comunali, rimpinguendo però quelle personali.

Il Gip Luca De Ninis ha iscritto nel registro degli indagati 40 persone (quasi tutti imprenditori d’alto calibro, basti pensare oltre alla famiglia Toto, la presenza anche di De Cecco e Luigi Pierangelli, avversario di Angelini e che dell’anticorruzione ne fece una battaglia), ree di aver commesso pesantissimi capi d’imputazione, come associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato. Le manette però sono scattate ai polsi solo all’entourage del sindaco.

Come se non bastasse, passiamo alla vicina Basilicata: Henry John Woodcock, pm di Potenza famoso per le sue azzardate tesi accusatorie, finora dissolte quasi tutte nel nulla (dicevano lo stesso di De Magistris, ndr) ha messo sotto la lente di ingrandimento il deputato del Pd, Salvatore Margiotta, che si è immediatamente dimesso dalla carica però dichiarandosi pienamente estraneo alla vicenda. Vicenda che parla di non altro che del “solito” giro di mazzette che avrebbe favorito lo spartirsi dei ricchi giacimenti di petrolio della Basilicata in una lotta tra la Total e una cordata di imprenditori lucani. In palio i privilegi e aggiudicarsi gli appalti per lo sfruttamento dei pozzi.

All’inchiesta ha preso parte anche Sergio De Caprio, per intenderci il “Capitano Ultimo”, che ha tratto in arresto 10 degli inquisiti: l’amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, Jean Paul Juguet, responsabile Total del progetto ‘Tempa Rossa’, per lo sfruttamento di uno tra i più ricchi giacimenti della Basilicata, che si trova all’estero, Roberto Pasi, responsabile ufficio rappresentanza lucano della Total e un collaboratore, Roberto Francini. Insieme a loro anche Francesco Ferrara, imprenditore di Policoro a capo di una cordata per lo sfruttamento dei giacimenti e Ignazio Tornetta, il sindaco di Gorgoglione, il comune di “Tempa rossa”. Margiotta presumibilmente rappresenta il collante tra la politica e questo fitto bosco d’interessi leciti ed illeciti.

Quando il soffitto crolla, il tonfo è fragoroso: anche in Campania arresti tra le fila del PD. Si tratta dell’inchiesta “Global Service” sugli appalti pubblici per la manutenzione delle strade e dell’assegnazione delle mense nel napoletano. Da oggi risultano indagati 2 assessori della giunta Iervolino, Ferdiando Di Mezza (tra l’altro presidente di Legambiente campana) e Felice Laudadio (noto avvocato, nonché docente di diritto amministrativo). Dall’epicentro del terremoto giudiziario le scosse si sono dilatate per colpire nomi di primissimo piano della vita politica partenopea: il nome più eccellente è quello di Giuseppe Gambale (pensate eletto per la prima volta nel 1992 con la lista di Leoluca Orlando, La Rete), che durante il governo presieduto da Giuliano Amato fu un componente della Commissione Antimafia.

Presso il civico consesso del capoluogo della Campania ricoprì il ruolo di Assessore all’educazione, alla trasparenza e alla legalità. Altro nome “di lusso” quello di Enrico Cardillo, anche segretario regionale della UIL. A questi, a quanto fanno trasparire le prime notizie, si sarebbe aggiunto Giorgio Nunes, morto suicida.

A Montecitorio ci sono anche dei risvolti in conseguenza a questa indagine: Renzo Lusetti (PD) e Italo Bocchino (PDL), per i quali è stata richiesta l’autorizzazione a procedere per l’utilizzo delle intercettazioni vista lo loro influente vicinanza, al limite dell’associazione a delinquere, con l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo.

Ecco servito il pastone natalizio: le notizie non hanno alcun legame fra loro se non alcune caratteristiche. Gli arresti, il PD, centro Italia, tangenti. Sillogismo della notizia, dunque. Ho fatto pure del metagiornalismo, per la felicità dei docenti di tale materia.

Dopo queste pinzillacchere, concludo.

Nel cuore del Bel Paese batte una nuova passione: mazzettopoli. E non è un gioco da collocare sotto l’albero.