Giù la maschera

marzo 17, 2009

fonte video: Antonio Morelli blog

Arrivo in ritardo.

Non potevo esimermi anch’io dal commentare con grande soddisfazione l’arresto del latitante sanlucoto Giovanni Strangio, il trentenne che è accusato di essere l’ideatore ed uno degli esecutori della strage di Duisburg, strage che è costata la vita a 6 giovani calabresi appartenenti alla ‘ndrangheta (qualunque siano le smentite di sorta), tra cui un iniziato di primo pelo, che però si è bruciato sin dal battesimo di sangue. Mai parole furono più azzeccate.

Una tragedia consumata fuori dai confini nazionali, per vendicare l’uccisione per errore di Maria Strangio nella notte di Natale, dell’anno precedente al blitz al ristorante “Da Bruno” del Ferragosto 2007. Tutto secondo regole di ‘ndrangheta, allorché quest’evento è da tutti considerato l’atto conclusivo del sorpasso anche mediatico della malavità organizzata calabrese nei confronti di quella sicula, che nel delinquere è stata staccata da anni.

Da quel 15 agosto le luci dei riflettori puntati sui nomi e cognomi nostrani, le indagini perpetuate e portate a compimento hanno visto sgominare interi clan e catturare delle primule rosse irraggiungibili. Basta pensare che i sanlucoti hanno visto il corpus degli affiliati smembrato dopo i quasi 60 arresti effettuati dalle forze dell’ordine, su tutte da sottolineare il grande operato della squadra mobile di Renato Cortese che dopo aver messo le mani su Riina e Provenzano è riuscito ad ingabbiare i loro corrispettivi reggini. De Stefano jr e Condello, il Supremo sono in carcere, innumerevoli gli arresti delle forze dell’ordine in provincia: dai Piromalli fino a Pietro Criaco.

C’è la sensazione che la consegna alle galere di questi uomini del malaffare resti poco proficuo per quanto concerne la rigenerazione del territorio reggino, fin troppo martoriato dal fenomeno infausto della mafiosità. Il ragionamento alla ‘ndranghetista inculcato sin dalle giovani generazioni è difficile da far sparire a colpi di manette.

Passando dal serio a faceto, non solo Giovanni Strangio (a proposito i suoi amici del web che fine hanno fatto? si saranno liquidati al pronunciarsi della frase Sono Giovanni Strangio, sì io sono Giovanni Strangio, pronunciata dal mammasantissima in quel di Amsterdam al momento culminante della sua cattura in pigiamino?) è ricorso alla tintura dei capelli, qualcun’altro è caduto alla tentazione del colbacco in testa. Parlo del professor so tutto io Marco Travaglio. Amici del blog vi regalo questa chicca per ridere un pò… non prendetemi per minestrone ambulante che ci butto dentro tutto ciò che vien… ma mi urge

Regiaaaaaaaaaaaaaaa!!!


Harakiri all’italiana

marzo 12, 2009

La disfatta è servita.

Eroico Francesco Totti che ha visto sfumare il passaggio ai quarti dopo l'errore di Tonetto dagli 11 mt.

Eroico Francesco Totti che ha visto sfumare il passaggio ai quarti dopo l'errore di Tonetto dagli 11 mt.

Tutte e tre le speranze tricolore svanite in un turno, gli ottavi, troppo precoce per essere renumerato negli eventi storici di un club. Obiettivamente Chelsea e Manchester si sono dimostrate davvero troppo forti, mentre la Roma è incappata nella sfortuna abissale dei calci di rigore.

Un forte passo indietro per il nostro calcio che vede ancora in lizza (nell’Europa “B”) la sola Udinese a caccia di un titolo internazionale, che appare sempre più un miraggio.  Ciò che brucia di più sono i tempi e i luoghi: certo esserci all’Olimpico il 27 Maggio da spettatori sarà un duro colpo per il nostro movimento – calcio che appena 3 anni fa alzava al cielo la Coppa del Mondo in quel di Berlino e che l’anno dopo ha visto bissare dal Milan (caro Mourinho è la storia a parlare) il successo in Champions.

Le gare: se la Juve davvero doveva affrontare una gara impari anche se non ci fosse stato quel gollonzo di Essien a fine primo tempo molto probabilmente avremmo assistito ad una gara completamente diversa: ma con i sé e con i ma non si va da nessuna parte.

La Roma esce con gli onori delle armi: spuntata, malconcia con un Totti grande così e coi rimpianti più amari di tutte e tre le formazioni impegnate; essere stato ad 11 metri da una vittoria stoica ha minato profondamente l’ambiente giallorosso. Un ciclo finito, emblematico il passaggio ad Almunia di Vucinic (il peggior rigore mai visto nella storia del calcio, dopo il colpo agricolo di Billy Costacurta in finale dell’Intercontinentale, nel 2004).

Per l’Inter non ci sono alibi: non si può ricorrere ai legni colti da Ibrahimovic e da Adriano, né alle due occasioni sprecate da Stankovic (cambio affrettato). Questa è una sconfitta che brucia e che fa riflettere che alla prima vera sfida negli ultimi 4 anni contro una grande la squadra nerazzurra non è stata all’altezza di fare menchemeno il gol della bandiera. E stiamo parlando della squadra Campione d’Italia in carica e probabile confermata.

Si può uscire col Manchester Utd, che sia chiaro. Però Ferguson ha fatto il bravo maestro: due gol, entrambi al 4 minuto dei due tempi di gioco, hanno sottolineato (come all’andata) che i Red Devils sapevano che il punto debole dell’Inter erano gli inizi di periodo. Vidic e C. Ronaldo con un doppio gol di testa hanno regolato i conti.

A Mourinho restano solo gli applausi dell'Old Trafford: adesso avanti tutta in campionati, altrimenti "zzzzero titoli"-

A Mourinho restano solo gli applausi dell'Old Trafford: adesso avanti tutta in campionati, altrimenti "zzzzero titoli"-

Mou che forse era troppo preso a preparare le dichiarazioni post partita, brucia il solito cambio: dentro Viera (do you remember Rivas in Inter – Manchester? Quel che pare, no!) che si perde il difensore n.15 che manda in fumo il piano catenacciaro del tecnico portoghese. Ovvio che quindi la prima sostituzione sia l’inserimento di Muntari (espressa richiesta del mister in sede di calcio mercato!); poi sinceramente Mario Balotelli in una partita così, impegnato pure lui a litigare col mondo e col pallone, a fare l’arrogante e soprattutto a subire lezioni di stile dal signor Cristiano Ronaldo. Perché non far giocare Mancini? Evidente è stato come il Manchester soffrisse gli inserimenti degli uomini senza palla e gli uno due sulle fasce, Balotelli che si estranea dal gioco per fare il solito cross a rientrare che frutto ha dato? Quì Mourinho si è fatto ingolosire: lui è uno “avanti” , quindi va all’Old Trafford con due punte e mezzo, che in realtà ne fanno mezza, ma poco importa.

Non mi è dispiaciuto Ibra: ottimo primo tempo, il gol del 2-0 l’ha mandato in tilt. Benissimo Stankovic e Cambiasso. Per finire la cronaca di questa gara: se Julio Cesar alla fine dei conti è l’uomo più determinate della squadra un motivo ci sarà; pure oggi che lo United ha giocato la sua sporca partita cinica l’estremo difensore nerazzurro è stato chiamato agli straordinari.

Tutti giù per terra quindi: si riparte dal + 7 interista in campionato, con Mourinho, che invece di domandarsi nonostante il super ingaggio di 10 milioni d’euro l’anno sia a meno “titoli” rispetto al suo precedessore Roberto Mancini (domanda da girare al presidente Moratti: a Massimo c’hai preso uno special…sì una 50 special!), ha dichiarato già chiuso. Probabile, l’anno scorso il Biscione di questi tempi viaggiava a + 11…

4 inglesi su 8, le restanti sono una tedesca, una portoghese e due spagnole. Se si esclude il Barca, saranno tra le reginette d’Europa squadre come Bayern Monaco, Porto e Villareal. A vedere in poltrona Ranieri, Mourinho e Spalleti col telecomando Sky in mano qualche rimpianto torno subito alla mente. Sorteggio malefico.

Addio Coppa dei Campioni, è stato un bel ricordo.

FedMin


Destination Rome

marzo 10, 2009
Quest'anno la finale di Champios avrà luogo a Roma, allo Stadio Olimpico.

Quest'anno la finale di Champios avrà luogo a Roma, allo Stadio Olimpico.

Sky, a giusto merito, l’ha intitolato “The Italian Job“.

Un affare, tutto, italiano. La sfida calcio – football è arrivata all’epilogo: oggi e domani, oltre ad essere due giornate di grande sport, saranno un test affidabilissimo per sapere se il nostro calcio è ancora il numero uno al mondo. Tre italiane contro tre inglesi (al pokerissimo delle 8 reginette d’Europa mancano solo Liverpool e Milan, quest’ultimo neppure in Champions quest’anno): Manchester Utd – Inter, Juventus – Chelsea, Roma – Arsenal rappresentato il viatico per la gloria, per una finale che sarà disputata proprio in terra nostra, motivazione in più per far di tutto per passare questo turno – spartiacque.

Prima di addentrarmi nell’analisi delle partite c’è da fare una constatazione: non siamo più i superfavoriti. Il vento pare essere girato e le italiane dovranno risalire la montagna a fatica. Partiamo da dei risultati perlopiù negativi o, nel migliori dei casi, poco positivi. L’Inter non è andata oltre lo zero a zero interno contro i Campioni in carica, evidenziando per larga parte del match un certa sudditanza nei confronti degli inglesi; la Roma è caduta in casa dei Gunners, piegata solo dal rigore di Van Persie; la Juventus, che delle tre è sembrata la più tonica, ha perso allo Stamford Bridge di misura, rischiando ripetutamente di fare il gollonzo che le avrebbe permesso di fare ripartenza pure a Torino.

Questo il quadro iniziale a cui vanno ad aggiungersi alcune assenze pesantissime: su tutti, proprio i bianconeri dovranno fare a meno dell’armadio di mogano, Momo Sissoko che per un infortunio veniale ha messo in cantina gli ultimi, decisivi, scampoli di stagione. Paulsen, l’antipatico, si dimostrerà all’altezza? Capitolo Roma: i giallorossi compilano il bollettino medico; di positivo c’è il rientro di capitan Totti, non certo un ripiego. L’Inter, come ogni anno, arriva con gli uomini di difesa malconci e contati, però potersi affidare alla coppia Samuel – Cordoba non è niente male.

Stadio Olimpico, Torino: FC Juventus – Chelsea FC. L’aria che si respira a Vinovo è carica di tensione, stasera la Juve si gioca gran parte della stagione, Ranieri lo sa. In campionato i 7 punti da recuperare sembrano essere un gap quasi incolmabile, ma i bianconeri in Champions hanno sempre dato l’impressione di essere un passo avanti alle dirette concorrenti. La sconfitta di Londra obbliga Del Piero e compagni ad una partita all’assalto: il Chelsea di Hiddink è una squadra abituata ad impadronirsi del gioco, quindi se la Juve riuscirà a mantenere alto e costante il pressing, il mago potrebbe vedere andare in tilt la sua macchina da gol.

Capitan Del Piero farà coppia con Trezeguet in attacco nella sfida contro i Blues

Capitan Del Piero farà coppia con Trezeguet in attacco nella sfida contro i Blues

Di sicuro Buffon e compagni avranno di fronte degli avversari in grande forma (al top stagionale, tanto per intenderci) e con la consapevolezza che, sfruttando in maniera debita le fasce per allargare il gioco, nelle ripartenze possono far male sia con Drogba e Anelka, ma anche con gli inserimenti di Lampard e Ballack. Certo l’assenza di Sissoko, che quanto pare si aggiunge anche quella di Camoranesi, chiede al gruppo Juve di tirare fuori un prova con i controfiocchi: in avanti però i bianconeri si affideranno all’esperienza e al fiuto di David Trezeguet che ha tutta la voglia del mondo di marchiare a fuoco la sua stagione, per lunghi tratti ai box, con gol e giocate da fuoriclasse ritrovato.
Attendiamoci una gara spigolosa, nervosa: è fondamentale per la Juve passare in vantaggio. Può essere una partita giocata sui 120 minuti e perciò non credo che Ranieri comanderà un avanti tutta sin dal primo minuto. Ombre del partido? Trezeguet e Ballack, dalle lune di questi due atleti, a mio avviso, dipenderà l’esito dell’incontro.

Stadio Olimpico, Roma: AS Roma – Arsenal FC. La Roma è una squadra da Champions. Questo è il motivetto che Luciano Spalletti ripete da inizio stagione, quasi a mistificare la finale che avrà come scenario proprio l’Olimpico della Capitale. La Roma può, anzi deve crederci. Due squadre che fanno del bel calcio la loro filosofia di vita, all’andata hanno fatto intravedere i primi cedimenti alla tensione: a rompere gli indugi e gli equilibri c’ha pensato Robin Van Persie, non con una talentuosa serpentina, ma con un calcio di rigore secco che ha condannato i giallorossi all’ennesima sconfitta nella terra di Sua Maestà. Ma quella non è stata la vera Roma, cambia registro Spalletti.

Totti al rientro, Vucinic per prolungare il momento d'oro.

Totti al rientro, Vucinic per prolungare il momento d'oro.

Ma sa che domani sera non avrà più alibi: dentro o fuori. Di più: questa Roma che pelle ha?
Spalletti recupera il prode Totti che in Europa ha sempre dimostrato di essere tra i numeri uno al mondo, però voltatosi indietro verso il resto della ciurma, vede più che altro un lazzaretto. C’è da dire che l’Arsenal nemmeno scoppia di salute: Adebayor non giocherà, mentre Eduardo (rientro con gol in Premier) ci sarà. Personalmente, una volta visto il sorteggio ho da subito creduto che la Roma potesse passare, mettendo in preventivo anche la sconfitta all’Emirates Stadium (però con gol romanista): ancora adesso credo che Totti e compagni hanno la sfida più “abbordabile”, per diversi agenti. In primis perché delle tre l’Arsenal è la squadra meno in forma, una chance da sfruttare visto che i ragazzini di Wenger solitamente sono furie rosse in questo periodo della stagione; inoltre proprio la verde età dei Gunners potrebbe giocare loro un cattivo scherzo: la Roma troppo brutta per essere vera di Londra potrebbe aver fatto dormire troppi sonni tranquilli. Infine le motivazioni: il core de Roma batte molto più forte di qualsiasi altro tifoso in questo momento. Eppure la partita non è sotto i riflettori come gli altri due incontri, un tono minore che potrebbe portare il gruppo giallorosso a compattarsi al meglio per questa grande sfida. L’opportunità di continuare a sfamare la gente romana e romanista del sogno di giocarsi la finale in casa è davvero ghiottissima.
Sarà una partita tutto cuore: la Roma per farla sua dovrà fare gol nel primo tempo, l’Arsenal non è una squadra tattica, giocherà a viso aperto. Prevedo una gara molto emozionante, giocata sul filo della tensione. Spalletti sà che non potrà pretendere la partita perfetta dai suoi, ma che con grande onestà intellettuale buttino in campo tutto la voglia di Champions che hanno. Ombre del Partido? Vucinic e Nasri, i due talentuosi atleti saranno l’ago della bilancia del match.

Old Trafford, Manchester: Manchester United – FC Internazionale. La partita delle partie: inutile nasconderci dietro la cautela, questa è una finale. L’Inter non affronta solo i detentori del titolo, il Pallone d’Oro in carica, l’Inter sfida la storia del club di via Durini. All’Old Trafford i nerazzurri saranno di fronte alla gara più importante degli ultimi 30 anni: dimostrare al mondo intero di essere “più forti dei più forti” (per dirla alla Mourinho); una sfida colossale che ha già avuto i suoi strascichi polemici all’alba del giorno prima: Cristiano Ronaldo, un burlone, sfacciato, nottambulo che se fosse in Italia farebbe tribuna per via della sua eccessiva sdregolatezza, ha tirato fuori il suo musetto impertinente dichiarando che ha solo paura dei calcioni di Samuel e Cordoba, quando riusciranno a prenderlo sempre. Per lui, lo Speedy Gonzalez del mondo pallonaro, l’Inter è una pratica da chiudere in fretta, una squadra come le altre. Mourinho ha predicato negli ultimi 10 giorni di sentirsi imbattibile, sa che perdere a Manchester, perdipiù dopo essersi praticamente autoeliminato dalla Coppa Italia con l’harakiri di Genova, lo porterebbe ad essere considerato “meno di Mancini” e a lui che si è autoeletto il numero uno al mondo questo non andrà proprio giù.

Mourinho e Mancini: l'Inter al bivio tra passato e presente.

Mourinho e Mancini: l'Inter al bivio tra passato e presente.

L’allenatore del club di Massimo Moratti ha innalzato il Biscione come l’unica società vincente del globo: adesso dovrà dimostrarlo coi fatti. Di fronte avrà sir Alex Ferguson, un vincente lui che vanta 25 titoli vinti in altrettanti anni, roba che Mou forse sogna la notte. Lo zero a zero di San Siro, con un gioco interista a tratti imbarazzante e con un Ibra ancor di più del gioco, fa presagire ad una tempesta a Manchester, invece non sarà così. Mourinho, che se parlasse di meno forse sarebbe davvero il più bravo di tutti, andrà nella tana dei Red Devils tutto bello e accovacciato, ricoperto, rinchiuso nella sua metà campo:  Ma quale rombo! Ma quale tridente! Ma quali ali alte! Una sola punta (Zlatan) e gli altri a macinare metri. Le indiscrezione parlano di un frangiflutti composto da Cambiasso, Viera e Zanetti davanti alla difesa che vedrà i soliti Maicon e Santon, più Samuel e Cordoba centrali. Dietro Ibrahimovic agiranno Mancini e Stankovic. Un Inter quadrata, tosta, maschia. A mio avviso se i nerazzurri scenderanno in campo con questi effettivi ci sarà da divertirsi: Mourinho sa che l’importante è fare un gol, poi che siano barricate, catenacci, poco importa. Deve tornare a Milano col passaggio del turno, per dimostrare che la sua Inter non solo vince in Italia (anche il buon Mancio lo sapeva fare!), ma detta legge (seppur non con un grande gioco, ma chissenefrega!) anche in Europa. Inutile dire che chi vincerà questa sfida vola dritto al titolo di contendente della Coppa più ambita del mondo (per club).  Il Manchester: non rifiuterà a Rooney questa volta il baronetto in panca, la squadra sospinta dai super supporters cercherà di schiacciare l’Inter nella sua metà campo, atteggiamento arrembante da squadra spavalda. Però Ferguson sa che la prova è delicata, quindi nel primo tempo chiederà ai suoi di assistere C. Ronaldo e (speriamo per il bel gioco) Tevez che dovranno essere i giusti equalizzatori di gioco per le punte Berbatov e Rooney. Ad un giorno da match azzardare un pronostico sarebbe arduo, però ho la sensazione che l’Inter riesca a farlo un gol a Van der Sar. A quel punto oltre i miracoli ordinari di Julio Cesar, Cambiasso e compagni dovranno mettere tanta fatica e sacrificio per evitare di essere travolti dall’onda rossa. Ombre del Partido? Rooney e Mancini, saranno loro due a scardinare le difese avversarie, hanno tutte le caratteristiche per farlo: Mourinho spera che per Amantino sia di nuovo Lione…

Sfida aperta, dunque. In campo uno di fronte all’altro: l’eleganza di una Vecchia Signora contro i muscoli sgargianti di un Robot nuovo di zecca, l’intraprendeza dei giovanotti di Wenger e il brio effervescente del bel calcio di Spalletti, antipatici contro C.Ronaldo – Mourinho, il club più forte al mondo contro i campioni d’Italia. Tutto questo è la due giorni di Champions. Quì che da noi dove il calcio è un affare di stato, stiamo parlando di roba grossa: destinazione Roma; la finale, dopo stasera e domani sera, potrà essere più di un sogno.

FedMin


Rilevanza Redazionale = Fenomeno Mediatico

marzo 7, 2009

Quando la notiza la fa il giornale.

Redazione in bianco e nero (foto Internet)
Redazione in bianco e nero (foto Internet)

Corro incontro al linciaggio generale, però dovevo esprimere il mio punto di vista su una gravosa questione che arrovella gran parte degli italiani (perlopiù coloro i quali a tavola hanno il cattivo gusto di apprendere le bad news dai TG nazionali): la questione stupri.

Crimine efferato, niente da dire; le violenze sessuali, ancor più se abusate ai danni di minori e piccolissimi, sono tra le barbarie più basse che un animale possa compiere. Mi tolgo da subito il pensiero per tutti i giustizialisti (e scrittori collaterali) che han preso posizione sul nostro ordinamento molto falloso in materia “pene” (oddio rileggendo mi sono accorto che ci sono doppi sensi a bizzeffe, chiedo venia): condanne certe, magari senza il diritto a patteggiare la pena per ottenere sconti abnormi e permessi e premi durante la detenzione non siano giudicati con gli standard normali, ma bensì con delle osservanze psichiatriche ad hoc. Sperando che gli  indulti vari divengano delle variabili disattese.

Aggiungo: se stranieri è giusto che paghino il prezzo della loro azione criminale in Italia, con le leggi italiane. Poi in base alla gravità del crimine è giusto che questi vengano rispediti a casa, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. Il caso Carfarella ne è un esempio: faccia da pugile e il rosso meritano di ritornare al loro paese perché di per sé recidivi, però non ci bendiamo gli occhi: l’industria per lo più manifatturiera e artigianale made in Italy vive proprio grazie a loro, grazie agli “stranieri”.

E soprattutto: che senso ha alzare il livello di “allerta” nei confronti dei romeni di turno? Non successe lo stesso per i marocchini prima e gli albanesi poi? Eppure oggi queste due comunità pare essere del tutto escluse dal girone dantesco dell’inferno mediatico.

Strategico.

E faccio un passo indietro: si narra che tempo fa si scatenò un putiferio a livello  informativo, creato meccanicamente, per “difendere” un caporedattore in odore di condanna. Soldi spicci eppure l’Italia s’interrogò per giorni su dei casi montati verso tale direzione.

Idem con patate il caso intercettazioni – Saccà. E ne potremmo tirare fuori a cumuli. Di cattiva informazione distorta per fini “personali”. E così mi schiero sia con l’amico Monteleone (che centra, come spesso fa, alla grande il bersaglio)  che con i grillini – bloggers che esausti di sentirsela menare dai dottori dell’informazione ravvedono qualche imprecisione grossolana, troppo grossolana per dei professionisti dell’informazione.

Torniamo al “fenomeno stupri” (la linguistica italiana già si adira per questo connubbio): chi opera nel sociale avverte la sensazione… che i conti non tornano! Anzi: i casi perpetuati e dimostrati via etere altro non sono che una minima parte (anche numericamente parlando!) di quelli semplicemente denunciati, ignorando quelli che cadono nel dimenticatoio.
Inoltre questi stessi operatori (e quindi “spie” del territorio) chiedono luce su alcuni lati ombra delle vicende: in primo luogo quando si tratta di branco – ragazzina che realtà c’è dietro il “solstrato” della vicenda? Ribadisco stiamo parlando di bestie e non di uomini, che nessun sussultò di umanità (neppure la più esasperata) può conservare o addirittura difendere e giustificare.

Ri-cito una statistica che mi serve da equilibratore dei fenomeni (socialmente parlando); appena un anno fa la Curia reggina – bovese incaricò un manipoli di volontari e pretacci (citaz. dell’inarrivabile Candido Cannavò)  nello scandagliare tutti quei casi di violenza domestica, ai danni delle donne. Ebbene il risultato fu eclatante, sicché celato immediatamente dalla coltre della disinformazione: 1 donna su 10 ne è vittima, ma solo una su 75 (approssimativamente) trova il coraggio per denunciare. Sono dati mozzafiato eppure non si è montato un caso, anzi.

Tutto tace, in direzione contraria, ossia inerente agli stupri, si fa un gran baccano (un’alternanza sistematica con il bullismo): ribadisco è giusto condannare, inasprire le posizioni, conoscere. Sacrosanto informare in tal senso. Ma gettare il fango, tutto il fango, sugli extracomunitari sembra eccessivo, anzi dico di più, sembra mirato a fare audience. E forse ad istradare qualche norma di legge: leggasi stocking, ad esempio.
Chi era  il molestatore telefonico e chi la molestata?

Al via il linciaggio, prego.

FedMin