San Silvestro in famiglia: ma i cugini no!

dicembre 31, 2008

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E così si chiude anche questo 2008.

Con estrema franchezza e rapidità un anno archiviato sotto l’insegne luminose della positività: bagnato l’esordio in rete con il mio blog, ho iniziato a sgomitare pur di esprimere la mia opinione. Non è di questo che vi voglio parlare.

Ma della gratitudine che devo all’Inverno: non per casualità. Quanti criminali catturati durante la stagione rigida: gli ultimi due Giuseppe De Stefano e Pietro Criaco addirittura nella black list dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia.

Oggi leggevo su Facebook l’iniziativa di “far chiudere” i gruppi che sostengono e inneggiano alle “imprese” dei loro beniamini…mafiosi! “Il Capo dei Capi”, trasposizione televisiva di ottima fattura ha colto nel segno, sbagliato. I boss ora sono idoli, colpa di Attilio Bolzoni?

Di chi sia non si sà, forse dei mass media, dei giornalisti che ne parlano come eventi e no come una routine intrinseca nella quotidianità di chi vive le latitudini calabre, campane e sicule. Colpa anche di noi blogger, forse.

A proposito di abitudinarietà: ieri è stato tratto in arresto, Giuseppe Filice (cl.1965), appartenente alla cosca Barreca, egemone alla zona più a sud della città, Bocale, vogliosa di ristabilire il primato nel locale ormai passatogli di mano dopo che Filippo Barreca decise di “parlare“.

La cattura dell’uomo è avvenuta grazie alla collaborazione di un ristoratore al quale il Filice chiese 300 euro come omaggio ai cugini. Pizzo, nient’altro che pizzo. Roba di tutti i giorni.

Il “collaboratore” passerà un San Silvestro diverso: sà che per legge dovrà rimanere anonimo, ma a chi di “competenza” la sua faccia, il suo nome e cognome, le sue saracinesche sono diventate note… ai cugini.

Comunque, detto ciò, non mi resta che augurarvi di trascorrere felicemente questi giorni di festa. Io non vi farò compagnia, visto che domani sera sarò già in viaggio … sperando di riportarvi qualche impiccioneria, boh chi lo sà!

Vi auguro, inoltre, di avere le vostre giuste soddisfazione in questo 2009 che tarda ad arrivare. Anche a questa terra e ai suoi figli.

E poi auguro ad alcune persone di vedere passare i loro giorni col cielo a quadratini, ad altri ad essere sereni che il proprio ristorante non salterà in aria e che i fornitori non siano parenti anch’essi dei cugini.

Buon anno!


100 anni dopo arriva un nuovo “terremoto”?

dicembre 29, 2008
Reggio bella e gentile?

1908 - 2008: Reggio bella e gentile?

Scrivo nel giorno dopo.

Ho aspettato che, ritualmente, passassero i due giorni “incriminati”: 27 e 28 dicembre, 100 anni dopo. Così come attendevo fiducioso che almeno i TG nazionali parlassero in maniera equa dell’evento. Mi sono fermato a quello delle 13 (quello del biscione berlusconiano)  che a stento pronunciava il nome “Reggio Calabria”, non si tratta di campanilismo, ma di rispetto della dignità dei reggini morti in quella sciagura.

A proposito di campane: la Notte Bianca paventata dai due sindaci dello Stretto, Buzzanca e Scopelliti non s’avuta da fare. Un nulla di fatto che ha vanificato le tanto squillanti trombe di annuncio di questo megaevento che si è dissolto in ciò che in siculo si declina in “nenti mbrischiatu cu nuddu“.

Puntuali invece sono state le scosse, come tutti i Nostradamus avevan previsto: bazzecole da 2,5 gradi della scala Richter. Di quelle che rasero al suolo la Reggio bella e gentile dei primi anni del secolo appena trascorso, nemmeno l’ombra.

Qualche lampo di luce però si intravede grazie anche all’arresto per mano del super sbirro Renato Cortese di Pietro Criaco, uno dei 30 latitanti più pericolosi della penisola (e non solo). Clicca quì per leggere la cronaca.

Ne hanno anche parlato in maniera più intelligente di me anche due tipi loschi, il Monteleone e il Cordova, e il giornalista – blogger di CalabriaOra Lucio Musolino:  vi rimando ai loro blog al posto di perdere tempo con queste sciocchezze.

Un killer spietato che da quel di Africo non si è mai spostato, fedele alla tradizione mafiosa, arrestato a “casa sua”.

Urge una riflessione: il 2008 è stato un anno difficile per le ‘ndrine. Lo Stato ha messo fin troppo il bastone fra le ruote, soprattutto con l’arresto di capifamiglia o comunque affiliati di alto rango e in taluni casi ha cercato di mettere il becco anche in beghe da colletti bianchi, con la puzza dell’inciucio tra politica, industria e malaffare.

Arresti che hanno pure debilitato la salute della pax vigente. Reggio viaggia a due velocità: una è quella della città che progredisce, che non vuole sentirsi inferiore al resto del Paese, l’altra è quella ancorata alle logiche bieche della ‘ndrangheta. Velocità non sempre dissimili o perlomeno non sempre divergenti.

Si chiude un anno di successi investigativi, se ne apre uno all’ombra di qualche sole che tramonta. A cosa porteranno questi colpi inferti alla criminalità organizzata? Se la Provincia non pare soffrire di nostalgia dei capi finiti in manette, la Città un pò sussulta, anche per i vari eventi di cronaca collaterali a questi, che spesso vengono spacciati per totalmente estranei.

Sono “in cantiere” parecchi progetti con l’insinuazione del coinvolgimento dei clan. Il divenire ai posteri.

2009 in transito sul binario 1: diretto per Legalità, via Reggio Calabria.


Violante: siamo uomini o caporali?

dicembre 27, 2008

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Torno a scrivere dopo tempi immemori. E torno a parlare ancora di politica, non chiedetemi perché.

Questa volta focalizzo la mia attenzione (e spero anche un pò la vostra) su un personaggio in particolare: Luciano Violante. Un tizio bizzarro che, tanto per cambiare, ha svestito i panni togati per indossare la giacca – e – cravatta da parlamentare, giungendo fino all’essere una delle 4 alte cariche dello Stato. Un iter pienamente figlio dell’ondata giustizialista post Tangentopoli.

Parlo di Luciano Violante e della sue dichiarazioni rilasciate a Laura Cesaretti per Il Giornale di Mario Giordano: « Il Pdl non faccia come noi durante Mani Pulite: non usi la giustizia come arma politica ». Poffarbacco!

A volte ritornano. Violante il furbetto, il giudicatore ad personam: colui il quale sgretolò gli ultimi bisbiglianti tentativi di difesa interni alla sinistra italiana. « C’è ormai un groviglio incestuoso tra dirigenti e interessi privati che tocca tutti ».

Ha ragione Uolter a parlare di questione morale (a tal proposito vi rimando anche ad una questione prettamente giornalistica, il caso Barnard), a commissionare le varie sedi bollenti del partito. Ha ragione perché dopo Tangentopoli, tutti i tipetti furbi come Violante hanno avuto la sbornia di sentirsi degli immacolati, dei mammasantissima intoccabili. Oggi c’è la dimostrazione che il malaffare è trasversale, anche a casa Di Pietro (soprattutto nell’ubicazione di Cristiano, il figlio) ha bussato alla porta la giustizia dai due pesi e due misure.

E mi perdonino i più, invaghiti, dalle perorazioni di chi (come Travaglio, si è fatto il culo pieno con le pubblicazioni contro questo o quel politico a lui avverso) credeva che solo Forza Italia, Alleanza Nazionale e Udc avessero dei delinquenti tra le liste elettorali. Non si sbagliavano mica.

Però, c’è sempre un però, i furbetti come Violante ora si “sono messi da parte”: spazio ai giovani (inquisiti) questo lo slogan che campeggiava. Purtroppo scrivo da disilluso, perché io guardavo al PD con la giusta ottica di chi crede in un progetto nuovo, invece altro che innovazione, siamo alle solite. Pagherà solo Veltroni e buonanotte al secchio.

Il primato morale comincia a crollare piano piano, nemmeno Di Pietro né è immune. Dove ci porterà tutto questo? Lucianone, l’ex magistrato, trova la soluzione: meno ministri ombra, più presenze sul territorio. Così il partito potrà risollevare la testa, come se bastasse.

Riforma della giustizia in primo piano. Violante paventa il nuovo “Titanic”. Sornione avrà sorriso: che tempesta giudiziaria per i compagni di merende. Magistrati, maledetti!

Anzi, «Chi guida il partito deve avere attorno gente solida, strutturata, autorevole e autonoma, capace anche di dire di no. Dicendo sempre sì, i caporali finiscono per scavare la fossa ai generali».

Resta da decifrare chi siano i caporali e i generali. Il dubbio è lecito.


Buon Natale

dicembre 24, 2008

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Come i lettori più affezionati avranno potuto osservare ultimamente sono stato poco presente dalle pagine di questo mio angolo cybernetico d’informazione (del tutto personale). Un periodo, come dire, sabatico.

Cari i miei 25 afecionados, perdonatemi so che voi ci sarete sempre. Manzoniano ricordo.

Ora però mi tocca. Sì mi tocca augurarvi a tutti voi che leggete queste povere righe di trascorrere dei giorni felici di Festa assieme alle vostre famiglie, ai vostri amori, ai vostri amici. Insomma insieme, che di per sé è un dono.

Santo Natale a tutti.

Federico Minniti


Vota Antonio, vota Antonio

dicembre 19, 2008
Antonino Di Pietro, il Re della contropolitica (foto Panorama)

Antonino Di Pietro, il Re della contropolitica (foto Panorama)

Casa Veltroni sembra essere, oggi, l’oasi felice per chi adora sparare nel mucchio (d’indagini). Che siano proiettili di carta o di microcip poco importa: la valanga si è innescata. Si salvi chi può!

Tonino Di Pietro, il magistrato – politico amico di Travaglio, il giornalista – magistrato, è l’espressione dello scenario reazionista della politica italiana. Tanta brava gente, animata dai buoni propositi lo vota, al partito – uomo Italia dei Valori: più che giusto, affermo io.

Ma l’escalation dell’Idv rassomiglia mica poco a quello della Lega Nord. Voi direte: la Lega è fondato sul territorio, l’IDV no. Esatto. E ce ne sarebbero molte altre di differenze.

Lega Nord: partito perlopiù di medio – basso ceto, con un ideologia socialista della società sta schierata col centrodestra. Leadercentrica (anche se col tempo si sono sviluppate al suo interno diverse correnti), si è caricata sulle spalle il malcontento di una parte degli italiani, soprattutto con le sue provocazioni anti – extracomunitari.

Italia dei Valori: anche in questo caso partito non di certo dell’alta borghesia, ideologia liberale, ma che siede affianco agli ex comunisti e alcuni ex DC, vittima del cesarismo di Di Pietro (ma con timidi tentativi di nuovi uomini carismatici), si fa portatrice di alcune istanze, figlie dell’antiberlusconismo, aspra opposizione su tutto ciò che il Governo (e l’opposizione) propone.

Inoltre entrambe le due formazione godono di alcune simpatie importanti nei nuovi mezzi di comunicazione di massa, dove i grandi partiti soffrono. Sono vicini al territorio, lo vivono, lo palpano. Politica d’altri tempi con in più molto, tanto, Internet.

Idv e Lega Nord ago della bilancia: ruolo diviso a sinistra e a destra sempre più di spartiacque tra vittoria e sconfitta. Due partiti per natura giustizialisti, due partiti. Forse gli unici.

Mi và di ricordarvi una frase del novembre 1994 che pronunciò Umberto Bossi: «O muore lui o muoio io».  Destinatario Silvio Berlusconi: il Cavaliere andò a casa, con il beneplacito di Oscar Luigi Scalfaro e del suo ribaltone. La Lega vinse nel 1996, cadde fragorosamente nel 1999 (Europee). A Natale dello stesso anno convolò a seconde nozze con Re Silvio, per non lasciarsi (finora) più. Da lì una crescita graduale ma poderosa del consenso.

Vi ricorda qualcuno questo Out-Out? A me sì, la maxioperazione impiantata da Antonino Di Pietro ai danni di Veltroni: una trappola che costerà caro al segretario del Pd, forse la testa. Di sicuro, per la prima volta nella storia repubblicana, il vantaggio morale del centrosinistra sul centrodestra. La Tangentopoli rossa non mette in ginocchio gli uomini, ma il sistema.

La tesi dell’accanimento di magistrati politicamente corrotti (di puro stampo berlusconiano) è forte e grida vendetta: gli ex DS non lo sbandierano, ma ne hanno ben donde.

Oscillante tra il principio di non colpevolezza e la macchinazione giudiziaria ai danni di un partito, il centrosinistra sa che la manovra impellente è espellere il corpo estraneo di Di Pietro dal suo grembo. L’Europee sono alle porte e (come predico da quasi 6 mesi,ndr) stanno mettendo alle strette la nostra politica centrale.

Con una differenza: mentre il Senatùr seppur scontento delle lentezze con cui la maggioranza porta avanti il progetto di trasformare il Bel Paese in una repubblica federale, ha un visione più lunga della vita politica: l’abolizione delle province, la privatizzazione delle aziende municipalizzate potrebbero essere i primi passi del governo che però non sono molto ben viste dal Corroccio per questioni di basso profilo. E allora?

Allora è meglio aspettare tempi migliori, Bossi lo sa. Sparare nel mucchio non porta né poltrone né amministrazioni locali. Di Pietro imperversa in direzione ostinata e contraria. Volevamo la terza Repubblica? Eccalà, niente più comunisti contro democristiani, bensì giustizialisti contro.

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Il Pastone di Natale (ne fa del Pd un sol boccone)

dicembre 17, 2008
foto Internet

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Non “adoro” Gianni Riotta, né la sua conduzione della rete ammiraglia, in tema d’informazione, di mamma RAI. Però devo dargli atto che il direttur del TG1 ha riportato in voga il, cosiddetto, pastone.

Una sorta di cianfrusaglia organizzata di notizie (perlopiù politiche) che hanno un duplice effetto: quello di dare il contentino (chiamasi spazio, figlio primogenito della par condicio) a ciascuno e non far capire niente di nessuno.

Chiamasi “distorsione”, anche se questa non va ad intaccare alcun arto. Perché questa mia premessa?

Facile, anzi facilissimo: ieri i TG pullulavano di notizie urlanti.

Vuoi che sia il mega blitz antimafia in quel di Palermo, dove è stata debellata la zona dal grave virus di un nuovo ordine mafioso, con tanto di cupola, coppola, baci e padrini. Ho notato, con piacere, quasi l’indifferenza con la quale i cronisti facevano sfilare dietro le spalle il centinaio degli arrestati, quando si dice l’evoluzione della società. Le persone cadute nel sacco non sono mica gli ultimi della classe, ma i capimafia: appena 10 anni fa le telecamere ci avrebbero aggozzato di particolari a go go sugli uomini di Cosa Nostra.

Mazzettopoli (foto Internet)

Mazzettopoli (foto Internet)

Vuoi che sia i (al plurale, no non è un refuso!) nubifragi giudiziari sul PD. Piove sul bagnato, vista la debaclé elettorale in Abbruzzo, dove Chiodi ha crocefisso le ultime speranza di Veltroni e company di rialzare la testa, dopo aver perso quella di rialzare l’Italia. Piove dicevamo. Sulla testa del sindaco di Pescara, nonché segretario regionale del PD (da non sottovalutare l’impatto in tutto ciò della vicenda di Ottaviano Del Turco, sempre in Abruzzo), Luciano D’Alfonso pende la mannaia delle tangeti: pare che il primo cittadino abbia dei rapporti strettissimi con la proprietà di Air One, nel padre e nel figlio Carlo e Alfonso Toto. Questa amicizia è costata cara alle casse comunali, rimpinguendo però quelle personali.

Il Gip Luca De Ninis ha iscritto nel registro degli indagati 40 persone (quasi tutti imprenditori d’alto calibro, basti pensare oltre alla famiglia Toto, la presenza anche di De Cecco e Luigi Pierangelli, avversario di Angelini e che dell’anticorruzione ne fece una battaglia), ree di aver commesso pesantissimi capi d’imputazione, come associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato. Le manette però sono scattate ai polsi solo all’entourage del sindaco.

Come se non bastasse, passiamo alla vicina Basilicata: Henry John Woodcock, pm di Potenza famoso per le sue azzardate tesi accusatorie, finora dissolte quasi tutte nel nulla (dicevano lo stesso di De Magistris, ndr) ha messo sotto la lente di ingrandimento il deputato del Pd, Salvatore Margiotta, che si è immediatamente dimesso dalla carica però dichiarandosi pienamente estraneo alla vicenda. Vicenda che parla di non altro che del “solito” giro di mazzette che avrebbe favorito lo spartirsi dei ricchi giacimenti di petrolio della Basilicata in una lotta tra la Total e una cordata di imprenditori lucani. In palio i privilegi e aggiudicarsi gli appalti per lo sfruttamento dei pozzi.

All’inchiesta ha preso parte anche Sergio De Caprio, per intenderci il “Capitano Ultimo”, che ha tratto in arresto 10 degli inquisiti: l’amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, Jean Paul Juguet, responsabile Total del progetto ‘Tempa Rossa’, per lo sfruttamento di uno tra i più ricchi giacimenti della Basilicata, che si trova all’estero, Roberto Pasi, responsabile ufficio rappresentanza lucano della Total e un collaboratore, Roberto Francini. Insieme a loro anche Francesco Ferrara, imprenditore di Policoro a capo di una cordata per lo sfruttamento dei giacimenti e Ignazio Tornetta, il sindaco di Gorgoglione, il comune di “Tempa rossa”. Margiotta presumibilmente rappresenta il collante tra la politica e questo fitto bosco d’interessi leciti ed illeciti.

Quando il soffitto crolla, il tonfo è fragoroso: anche in Campania arresti tra le fila del PD. Si tratta dell’inchiesta “Global Service” sugli appalti pubblici per la manutenzione delle strade e dell’assegnazione delle mense nel napoletano. Da oggi risultano indagati 2 assessori della giunta Iervolino, Ferdiando Di Mezza (tra l’altro presidente di Legambiente campana) e Felice Laudadio (noto avvocato, nonché docente di diritto amministrativo). Dall’epicentro del terremoto giudiziario le scosse si sono dilatate per colpire nomi di primissimo piano della vita politica partenopea: il nome più eccellente è quello di Giuseppe Gambale (pensate eletto per la prima volta nel 1992 con la lista di Leoluca Orlando, La Rete), che durante il governo presieduto da Giuliano Amato fu un componente della Commissione Antimafia.

Presso il civico consesso del capoluogo della Campania ricoprì il ruolo di Assessore all’educazione, alla trasparenza e alla legalità. Altro nome “di lusso” quello di Enrico Cardillo, anche segretario regionale della UIL. A questi, a quanto fanno trasparire le prime notizie, si sarebbe aggiunto Giorgio Nunes, morto suicida.

A Montecitorio ci sono anche dei risvolti in conseguenza a questa indagine: Renzo Lusetti (PD) e Italo Bocchino (PDL), per i quali è stata richiesta l’autorizzazione a procedere per l’utilizzo delle intercettazioni vista lo loro influente vicinanza, al limite dell’associazione a delinquere, con l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo.

Ecco servito il pastone natalizio: le notizie non hanno alcun legame fra loro se non alcune caratteristiche. Gli arresti, il PD, centro Italia, tangenti. Sillogismo della notizia, dunque. Ho fatto pure del metagiornalismo, per la felicità dei docenti di tale materia.

Dopo queste pinzillacchere, concludo.

Nel cuore del Bel Paese batte una nuova passione: mazzettopoli. E non è un gioco da collocare sotto l’albero.


MondoRosa: opportunità alla pari

dicembre 15, 2008

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Le pari opportunità.

Bel mistero questo. Di sicuro ce sta che i governi di centrodestra ci mettono le gnocche, quelli del centrosinistra no. Il motivo del perché questo esista ancora non è dato a saperlo e se qualcuno si permette di ledere l’intoccabilità dell’ex gonnelline al vento (oggi sempre e solo jeans e mezzo tacco) si becca fischi e insulti.

Brunetta, l’impavido antipatico che piace a tutti (checché ne dicano i fannulloni), ha osato stanare anche queste aquile dal nido: alzare l’età pensionabile per le signore è stato considerato un sacrilegio. Da chi? Da quelli han fatto sedere Luxuria (al secolo Vladimiro Guadagno) tra i banchi di Montecitorio.

Sacrilegioooo!“. Le donne devono mantenere i loro privilegi per Bacco! Eppure le motivazioni mosse dal socialista Brunetta, il più odiato dai sindacati che al loro volta sono i più odiati dai lavoratori, non sono poi così esogene della nostra realtà italica: perché mai le donne, che reclamano parità di qua, parità di là, non dovrebbero dunque avere un sostanziale pareggio anche nei loro anni lavorativi? Perché impedire ad una donzella – manager di poter aspirare ad un più alto status quo nella scalata ai vertici del suo campo lavorativo? Insomma: la carriera dove la mettiamo?

O assopite femministe, cotanta grazia voi gettate? E poi, le donne che per dono divino hanno il diritto di custodire in grembo il seme della nuova vita e il dovere di usufruire della, cosiddetta, “maternità”, non hanno quindi nel caso della fortuna dei voli delle cicogne sul tetto coniugale (e non, visti i tempi che corrono) del tempo “perduto” che più avanti negli anni possono, anzi devono, “recuperare”?

Non si tocca alcun dovere.

Per grazia di Dio, lasciate perdere l’UE! Loro ci rincorrono, non è mica colpa nostra se siamo in perenne ritardo. E poi chi tira fuori tutti i casi in cui noi ce ne infischiamo mentre adesso Renatone nostro la prende da monito ad agire, beh cari miei, il solito bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.

Pari opportunità? No grazie: opportunità alla pari.


“Ciao belli!”

dicembre 11, 2008

Mentre scrivo le raffiche di vento che stanno flagellando Reggio Calabria pare si siano placate.

Oggi 11 dicembre 2008, un giorno come tanti altri non lo è. No, perché  Reggio oggi ricorda il Sindaco, compianto, Italo Falcomatà, che otto anni fa morì lasciando un vuoto culturale e politico nel suo schieramento politico ( da allora ancora alla ricerca di un’identità), ma non solo. Il Sindaco “della svolta”, del “sentirsi reggini” oltre i morti ammazzati, oltre l’infamante onta di capitale della ‘ndrangheta.

Falcomatà traghettò Reggio dal buio pesto della guerra di mafia che vedeva confrontarsi i De Stefano ai Condello, con le consorterie a fare da scudo. Oggi non è un giorno come tanti altri: catturato l’ultimo rampollo della famiglia mafiosa più potente del reggino – e nella black list dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia -, Giuseppe De Stefano (classe 1969), appena rientrato per le feste natalizie nella città dello Stretto, ma anche per regolare dei conti per nome del suo casato.

Forse nemmeno il 2008 sarà un anno come gli altri, perché a Febbraio anche Pasquale Condello, il Supremo cadde nella rete degli investigatori: due boss, due arresti. Comune denominatore le forze dell’ordine e la stagione invernale, nemico giurato delle cosche.

Giuseppe De Stefano ritrae la nuova ‘ndrangheta: lupetto e giacca, occhiali. Nulla a che fare con i pastori erranti di qualche secolo orsono, nulla a che fare con termini stridenti come faida, clan, locale. Almeno in apparenza.

Tutto permea, anche l’insospettabilità. Anche quel “Ciao belli!”, rivolto a tutti noi attoniti attori di una scena che c’è stata affibiata dai nostri padri. O più semplicemente succubi conniventi di una mentalità mafiosa dell’omertà e della paura.

L’11 dicembre non è un giorno qualunque.

Immagini del video di Claudio Cordova – per maggiori informazione in merito all’arresto, clicca quì.

FedMin


La Selva Oscura dei No (a priori)

dicembre 10, 2008
Il Mose eviterebbe l'acqua alta a Venezia, ma c'è chi non ci sta. (foto Internet)

Il Mose eviterebbe l'acqua alta a Venezia, ma c'è chi non ci sta. (foto Internet)

Signor No, signore!

Più che un motto, oramai risuona come il requiem della nostra economia e dei nostri disservizi, tutti italici. La “Casta dei No” è viva, vegeta e condiziona tutto il Paese: c’è chi si oppone alla Tav, chi al Ponte di Messina. Lorsignori questi sono solo i casi più eccellenti: per chi vive le latitudini calabre in questi mesi ha visto l’accavallarsi delle proteste dinnanzi al pericolo Sei in Calabria. Investimento = pericolo. Meglio riciclare i denari in catene alimentari e beni di primo consumo, ma questa è una storia del paese di Giufà, non comprensibile, come molte altre.

Se vuolsi rivolgere lo sguardo poco lontano, risalendo la Calabria brilla di luce propria, la Centrale elettrica di Laino Borgo, ridente cittadina tra i boschi del Pollino, dove 35 megawatt, costata 50 milioni di euro per produrre energia tramite biomasse, sono lì in bella mostra: venghino signori, venghino! E pensare che pur funziona visto che ha “prodotto” solo nel primo giorno della sua esistenza per poi essere rinchiusa a causa del suo effetto mortifero sulle lontre del lago pressappoco vicino. Lontre mai rinvenute.

Ah! Fatti non foste per viver come bruti: cortei, girotondi, associazioni no – profit, politici tutti uniti (con la garanzia di rimanere pressocché impuniti, anche in caso di estrema colpa!) trasversalmente nel bruciare, fattivamente, i fondi che l’Italia mette a disposizione dei suoi cittadini. Peccato mortale il fare. Meglio incrociare le braccia e protestare, appellandosi a sua maestà la VIA (Valutazione dell’Impatto Ambientale), che macina pratiche su pratiche, avezza alla penna rossa per sottolineare gli errori anche ove non ci fossero.

159, sono 159, gli altolà imposti al Ministero dell’Ambiente: quanto ci costano? Calcoli alla mano tanto, troppo.

Non restiamo nel vago. Strana voce: “Costi del Non fare“. Prendiamo in esame il triennio 2005 – 2007 e poi calcoliamo esponenzialmente i probabili danni alla nostra economia in lunga gettata, ossia fino al 2020.

Il totale degli sprechi in ambito di “produzione energia” conta ben 38.590 milioni di euro; per quanto concerne lo “smaltimento dei rifiuti” scendiamo, ma di poco, con 28.029 milioni di euro gettati al vento: chiude questa disastrosa hit parade il conteggio dei soldi persi nel “non fare” tangenziali, autostrade e ferrovie ad alta velocità. Signori e signori: 337. 619 milioni di euro!

Non stiamo parlando di opere campate in aria o di progetti inutili, e inutilizzabilili, tanto per dovere di cronaca a questa particolare categoria dei lavori pubblici “in via d’aborto preventivo” appartengono, tra gli altri e in ordine sparso:

  • elettrodotti di tutt’Italia, dal comune più piccolo alle grandi città, come ad esempio quelli di Trino – Lacchiarella (PIEMONTE) e Fusina – Dolo Camin (VENETO). Bazzecole diremmo noi;
  • il completamento del Mose: mai più acqua alta a Venezia? Ma che vengo – a – dirtelo – affà!
  • Enel, Autostrade, Ferrovie, Terna: tutti al palo. Prima bisogna passare un vero e prorio esame di maturità, che sa di via crucis: l’iter prevede che il progetto debba essere vagliato dagli enti locali e posto a trattativa serrata con essi (durata in media di questo step 5-6 anni), poi deve passare dalla Conferenza dei Servizi, mini parlamento da 60 – 70 deputati – imputabili per questo – e infine approda ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, con tutte le lungaggini parlamentari note a tutti;
  • raddoppio della rete elettrica della Sicilia orientali: 310 milioni di euro affinché l’isola del Sole non rimanga al buio;
  • impianti energetici di natura eolica in Campania, a Dauna, zona gli indici più alti di ventosità d’Italia. Pecoraro Scanio preferì favorire il fenomeno della ‘monnezza!
  • rigassificatore ENEL in Sicilia, per ben 600 milioni di euro investiti: Porto Empedocle troppo vicina alla Valle dei Templi. Eppure gli esperti in materia, come il presidente dell’UNESCO, tra l’altro sicilianissimo, Giovanni Puglisi, ha del tutto escluso la possibilità di rischi.

Il decreto anticrisi parla chiaro. Evitare gli sprechi, bloccare la rincorsa estenuante dei ricorsi di questo o quel comitato. E’ risaputo che molti fondi europei che giungono in Italia vengono rispediti al mittente perché non utilizzati. E c’è da meravigliarsi se ancora puntano qualche sordo sullo Stivale trivellato da questi contestatori a priori: ad ogno passo in avanti, ne corrispondoo 5 indietro. Così è, se vi pare.

Anzi no no, è così e basta.

N.A. : ho tratto spunto per questo articolo dall’approfondimento di Panorama del 5 dicembre 2008 a firma di Daniele Martini.


A Natale, a Natale si può dare di più…

dicembre 9, 2008
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto Internet)

L’area è di quella frizzante: Natale ormai alle porte è più che altro un impiccio per gli esperti d’economia, dove il sacco del barbuto papà, quello con le renne, pare essere scarno, un pò come le tasche di tutte le famiglie del mondo, o quasi.

La politica resta alla finestra: qualche impegno, qualche moneta a ringalluzzire il portafoglio degli italiani. In realtà si è in piena bufera: il caso De Magistris ha squarciato il cielo dicotomico “Berlusconi – e non”. Questa volta “questi” magistrati l’han combinata davvero grossa, Salerno contro Catanzaro ne parlano tutti, forse in troppi, forse in troppo pochi.

Ritorna d’attualità quell’indagine (Why not?) aperta da un PM campano d’ufficio nel capoluogo calabrese, in cui erano implicate alte cariche dello Stato, imprenditori locali e reggenze vecchie e nuove della ‘ndragheta.

Napolitano chiede le carte: sa che è dinnanzi ad un’imminente tempesta.

E come d’incanto, la calma regna sovrana. Volemose bene, basta poco che ce vo’.

Così siamo condannati a parlare ancora di vittime e carnefici del berlusconismo, di Travaglio, di Santoro, di Grillo. Siamo condannati sì, perché davvero questa politica è una “commedia dell’assurdo”, e a me me piace, pare far eco l’adunanza di politicanti e giornalisti italiani.

La luna è dietro il cespuglio, la notte non è così buia. Basta convincersene.

Non ci resta che attendere i risvolti del “caso – De Magistris”, sempre se andrà avanti. Si sà, il Paese delle mezze verità poco concede all’immaginazione, o paradossalmente, tutto.