UniMe: che sia l’AnnoZero?

Il Rettore dell'Università di Messina, Franco Tomasello (foto Internet)

Il Rettore dell'Università degli Studi di Messina, Franco Tomasello, vittima o carnefice del "sistemone"? (foto Internet)

Universitario atipico lo sono. Si tratta di ammenda pubblica, la mia. Però, pur nella mia prosecuzione umanistica degli studi, permane in me un antico fascino della matematica, a rigor di logica concludo dopo che diversi “agenti” sfornano assist. Questione di goleador.

Mi trovo dunque a linkarvi il bel pezzo dell’amico Claudio Cordova, che preventivamente ha informato i cyberlettori (attenti) sulla situazione dell’Università degli Studi di Messina, post e pre AnnoZero. Così soddisfo anche quanto richiestomi nelle “Lettere al Direttore” di questo blog.

Ma, “c’è sempre qualcosa dietro“, ma il mio rigor di logica mi strugge e mi obbliga ad intervenire a tal proposito, rivolgendomi accorato ai cari amici rivoluzionari: l’UniMe versa in condizioni pietose e, con tutta la buona volontà, non mi pare che la colpa sia attribuibile alla Gelmini.

La butto in politica, mi perdonino gli acuti moralizzatori del ∏ periodico.

Il PD ha avviato un’interrogazione parlamentare su Franco Tomasello, magnifico rettore (er superman di via Tommaso Cannizzaro), uomo colto, preparato e indagato. Sottigliezze, diremmo.

AnnoZero, che per intenderci funge da giornale di partito degli scettici a priore, perlopiù dell’Idv (il clerico Travaglio ne è un supporter dichiarato) sputtana la credibilità anche dell’ateneo messinese. Via col vento.

Il Rettore è gonfio e tronfio del suo ruolo ci invade la casella di posta elettronica privata, violata per la prima volta da una persona in giudicato dalle autorità competenti, per chiedere uno scatto emotivo, uno slancio in difesa della nostra cara Università.

Macché. Riporto una citazione cara alla colleganza: “Chi protesta è per l’Università dei Baroni”: buuuuuuuu, fascista, lecchino e chi più ne ha, più ne metta. Facciamoci un giro tra le cattedre? I figli dei padri fedelmente seduti, tutti gli altri giù per terra.

Non è diversa la mappa di Messina, celebre scuola medica e giuridica, dove le due anime accademiche erano entrate in contrasto in seguito al crimine più grave mai accaduto in una facoltà: l’omicidio del gastroenterologo Matteo Bottari, genero dell’allora rettore Guglielmo Stagno d’Alcontres, tutt’ora insoluto dopo nove anni di indagine. Adesso nell’ateneo regna la pace. Non è chiaro quale sia il segreto del successo del magnifico Franco Tomasello, rettore dal 2004 che si ripresenterà alle elezioni il prossimo mese senza avversari. Certo è che il professor di Neurochirurgia in questi tre anni ha saputo ricucire tutti quegli strappi. Sicuramente a non far saltare gli equilibri interni ha contribuito il gran numero di parenti assunti dall’università per tenere buoni medici, economisti, giuristi e veterinari. Per carità, saranno solo fortunate coincidenze che molti dei professori ordinari, associati, ricercatori e assistenti abbiano legami di parentela fin troppo stretti. Nella casata del rettore, per esempio, si registra la moglie come dipendente amministrativa e il figlio Dario con un incarico da associato nel dipartimento di Studi sulla Civiltà Moderna. Toh, in quel dipartimento è ricercatore anche Marco Centorrino, figlio del prorettore Mario, ordinario di Economia. Ovviamente anche nel passato i vertici dell’Ateneo pensavano a casa e famiglia. L’ex rettore Gaetano Silvestri (area diessina), oggi alla Corte Costituzionale, aveva alle sue dipendenze come ordinario di Scienze giuridiche la moglie Marcella Fortino, che è anche cognata del pro rettore Mario Centorrino. Dunque nessuno si sorprenda se a cascata quasi tutte le facoltà di Messina sono infarcite di nuclei familiari, tradizionali o a volte ‘allargati’ alle relazioni non ufficiali. Tra i casi più eclatanti quelli della famiglia Venza-Teti che tra Odontostomatologia, Patologia, Microbiologia e Specialità chirurgiche mette in campo cinque componenti. Particolarissimo il caso di Veterinaria dove su dieci poltrone quattro sono occupate dai Passantino e dai Pugliese.
Resta solo un dubbio: ma è possibile che soltanto i figli e i parenti di baroni in camice bianco abbiano le qualità necessarie per sbaragliare le selezioni?

fonte http://aworkingclass.blogspot.com/

Coincidenze, dicevamo.

Non voglio innalzare un impianto accusatorio nei confronti del Rettore, non è nel mio stile (per nulla travagliano), né il mio ruolo. Vuolsi in questo momento agitare una civile constatazione: cari rivoluzionari, adesso che tutto il “dietrolequinte” è stato svelato (stimo troppo l’intelligenze di un universitario per credere che ne è del tutto sorpreso, datemi questo beneficio del dubbio) non vi sentite un pò traditi da quei stessi docenti che con voi erano in piazza “a fare lezione” o che vi aizzavano (per mantenere le loro di garantigie) alla protesta e che adesso si scudano dietro l’onorabilità dell’Ateneo per di più nascondendosi dietro la spalla di un papà – Rettore indagato e secondo la logica bieca dei giustizialisti (che in una precedente missiva erano accusati dallo stesso Magnifico) da definire “belzebù“?

Oppure anche voi credete che sia tutto una messinscena per degradare l’immagine del prestigioso Ateneo messinese e quindi marcare a fuoco anche i suoi studenti, figli e figliocci, di una politica di parentele e “comparati” (perché in queste latitudini così si chiamano, pardon in quel di Messina, “parrini”)?

Delle due, una. Non è certo una mia intuizione linguistica questa, ne sono debitore al Maestro Indro Montanelli.

Delle due, una: o la protesta era molto political incorrect e quindi perciò faziosa (con ciò non entro nel giudizio se opportuna o meno, a tal proposito ho largamente dibattuto in questo blog e oltre) oppure la protesta era un bel scudo crociato dietro cui ripararsi. Il soggetto della frase è docenti, non discenti.

Delle due, una: o l’Università di Messina rappresenta uno degli esempi (mica L’esempio) di cattiva gestione delle risorse umane ed economiche del nostro Paese oppure è vittima di un’occulta dietrologia, sicuramente identificabile alle lunghe mani di Berlusconi e della P2?

Vi lascio con gloria, magari un pò sprezzante delle regole del buon giornalismo, aspettando di essere subissato dai fischi, forse travolto da un’Onda anomala.

Vai con l’ultima diapositiva…

La lettere che il Magnifico Rettore ha indirizzato a tutti gli studenti dell'Università

(Fed. Min.)

4 Responses to UniMe: che sia l’AnnoZero?

  1. Gregorio. ha detto:

    Capisco che possa essere bello parlare di ciò che non si conosce, fare l’onniscente senza averne la possibilità oggettiva, sputare sentenze in stile da te in seguito definito travagliano.
    Ok, sì, può sembrar bello per te che le scrivi, ma sappi che, da bravo blogger, giornalista o come ti vuoi autodefinire, dovresti prima conoscere ciò di cui parli.

    Perché hai scritto un’accozzaglia di *perdonami, ho l’obbligo morale di scadere nella volgarità* cazzate.

    Non pretendo che tu sappia che la piazza si è scagliata contro il baronato.
    Non pretendo che tu sappia che in piazza non c’erano i baroni, ma i professori presenti non facevano parte di tale categoria.
    Non pretendo che tu sappia che il professor Di Bella, che tu probabilmente neanche conosci, ci ha detto, in un’assemblea, di non contare sulla maggior parte dei docenti per questa protesta, e che dovevamo farcela quasi da soli.
    Non pretendo che tu sappia che la protesta è contro la riforma Tremonti-Brunetta, che non è una riforma ma che sono tagli.
    Non pretendo che tu sappia che è stato creato il movimento UniMe Ribelle per unire tutti gli studenti partecipanti alla protesta, sotto nessuna bandiera politica, ma solo dotati di un cervello funzionante e capace di capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, a prescindere dalla crocetta che si è tracciata in quella dannata urna elettorale.
    Non pretendo che tu sappia che il Movimento di cui sopra si oppone allo status quo e che abbia stilato un manifesto.
    Non pretendo che tu sappia che sotto l’aula dove si stava tenendo il Senato Accademico abbiamo chiesto a gran voce le dimissioni del rettore.
    Non pretendo che tu sappia che i tagli e le riforme favoriscono il baronato.

    Non pretendo che tu sappia tutto ciò, perché semplicemente quando tutto questo accadeva tu eri a casa a dormire o eri a lezione da Lombardo, unico a prendere le presenze effettivamente, quindi unico che tu, come altri, segui. Perché è bello definirsi anti-scioperante per poi stare a casa senza seguire le lezioni.

    Continua a sparare sentenze del cazzo dall’alto di solo Dio sa cosa.

    Vedilo come un attacco personale o come semplice replica di qualcuno che sta protestando, alla fin fine, anche per gente nullafacente e che adora tenere il culo al caldo come te. Fai tu, a me va bene in entrambi i casi.

    Saluti, senza rancore, Gregorio.
    PS: Il commento lo inserisco qua perché su Facebook non lo inseriva tutto.

  2. Federico Minniti ha detto:

    Volevo farti notare come non hai, con il tuo commento, minimamente sfiorato l’argomento del pezzo, ma ne ero certo, quando si è abbacinati poco si vede oltre il proprio naso.

    Innanzitutto ti ringrazio per essere intervenuto sulla questione. Non avevo dubbi, d’altronde ti ho toccato il giocattolino.

    Non voglio rettificare nulla di quanto tu hai detto (ti rispetto in pieno anche se posso non condividere, ma la democrazia è una scuola che si impara da piccoli): ti rispondi da solo, sei fazioso e per ciò custode della tua verità in quanto credi che ciò che gli altri dicono siano “cazzate” (non ce la fai proprio a non essere tale è inutile che te ne scusi) oppure quando restio nella tua indole da evangelizzatore mi definisci un “onniscente” e via dicendo.

    I tuoi spocchiosi “non pretendo”, poco hanno a che fare con una risposta libera, perché tu non sei libero. Come ho ben espresso nel mio articolo non sono entrato in merito alla valenza della protesta, perché credo nella libertà di espressione, ma sono una persona coerente (a differenza di altri, uno sei tu) quando dico che è uno sciopero politico. E ti aggiungo: “ed è giusto che lo sia”.

    Da quale pulpito viene la predica: tu non sei un “agente” politicante? Comunque nutro stima nei tuoi confronti perché porti avanti le tue idee, senza giudicarti. Perché sai fra me e te il nullafacente allo stato delle cose non so chi è.

    Ah io non mi autodefinisco in alcun modo, per dovere di cronaca. Magari tu ti senti tanto capo-popolo, ma d’altronde è quello che sognavi da bambino.

    Ciao. Federico

    Ps: sono felicissimo di confrontarmi con una persona come te, che comunque ne è portatore convinto delle idee che ha messe in testa. Sarei stato più felice che quando di persona ho chiesto a tutti i colleghi di parlarne, ne avremmo discusso. Ma si sa, io vengo accusato di pontificare, gli altri non aprono nemmeno bocca. A buon intenditor…

  3. Gregorio. ha detto:

    Volevo scrivere una risposta seria, ma dopo aver letto che tu hai chiesto di persona a tutti i colleghi di parlare della protesta mi son cadute le braccia per terra.
    Se già mi escludi dall’elenco dei colleghi è un altro paio di maniche, comunque.

    Due righe te le butto giù comunque, suvvia.

    Non ho risposto direttamente all’argomento del post perché è una cosa che già sapevo, e comunque dicendo che il movimento ha chiesto le dimissioni del rettore una risposta, sebbene indiretta, l’hai avuta.
    Che vuoi che ti dica? Che sono meglio quelli come te, che non si muovono per niente, nè dall’una, nè dall’altra parte, sempre fermi con le loro posizioni democristiane, colpo al cerchio colpo alla botte?
    Vuoi che ti dica che l’UniMe spreca i soldi?

    Oh, ma io l’ho già detto.

    Non difendendo lo status quo, ma proponendo riforme, noi del movimento, noi “rivoluzionari che diamo tutta la colpa alla Gelmini” [vabbè, riporto quest’espressione giusto per sottolineare come tu non sappia nulla di quello che scrivi, dato che, torno a ripetermi, noi che protestiamo con cognizione di causa lo facciamo contro Tremonti, ma vabè, non pretendo che tu lo sappia] attacchiamo l’università, ma se tu pensi che tagliando si sistemino conti in rosso ti posso solo fare i miei complimenti, l’opera lobot ha fatto pieno effetto anche su di te.

    Ah, anziché usare termini colti e raffinati quale, ad esempio, abbacinati.. Bada di più al contenuto. Puoi anche parlare in dialetto per me, non mi impressiona un interlocutore se utilizza un registro aulico, io bado al contenuto. Sarà per questo che io, come altri, mi sono accorto che c’era qualcosa che non andava e ho cominciato ad alzare la testa, mentre tu ed altri avete fatto le simpatiche pecorelle.. Ma d’altronde io da bambino volevo fare il capopopolo, se tu sognavi di fare la pecorella complimenti, jackpot, obbiettivo raggiunto.

    Detto questo ci vediamo domani, all’unica lezione della settimana che, forse, seguirai.
    Però magariti viene tardi, dai che puoi continuare a mostrare il tuo dissenso alla protesta comodamente seduto da casa tua.

  4. Federico Minniti ha detto:

    Piccola nota: ho chiesto ai colleghi in aula (signor dissenso tu non c’eri) di parlarne, non mi ha risposto nessuno. Mi hanno consegnato un volantino, la tua Bibbia.

    Questo mio blog è uno spazio in cui esprimo la mia opinione e lascio che chiunque voglia esprima la sua, lo faccia. Se uso un linguaggio aulico per te, non è colpa mia.

    Ribadisco il concetto: non sai parlare senza offendere, ma non è colpa tua. Lo giuro!

    Detto questo non ho intenzione, a differenza tua, di parlare della tua retta universitaria quì, non perché me ne vergogno della mia, assolutamente. Di Federico Minniti o di Gregorio (non metto il cognome perché non ti sei firmato mai per intero, quindi rispetto questa tua decisione) credo poco interessi se non a chi punto al disprezzo dell’altro, questa non è il mio modo con cui opero.

    Sarò democristiano, come tu gentilmente mi apostrofi, però cerco di essere sobrio (sai cosa significa?) sempre e comunque, rinnovandoti la mia piena disponibilità a dialogare su qualsiasi tema si voglia.

    Ma forse gente come te da capopopolo non può chinarsi dall’alto della sua statura morale (non è ironia, giuro!) su dei “chiudifila” come me.

    Grazie ancora, Federico

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