Pd(menoELLE) sull’orlo di una crisi di governo (ombra)

la poltrona di segretario traballa, decisive le Europee (foto Internet)

la poltrona di segretario traballa, decisive le Europee (foto Internet)

E pensare che un anno fa di questi tempi si celebrava la nascita di una nuova creatura politica, che poteva dare al paese uno nuovo slancio verso il riformismo nel Paese e liberarci dal nemico giurato Berlusconi. Con toni e dialettica “soft”, ironia pungente immancabile, Uolter il condottiero vedeva giorno per giorno materializzarsi il suo sogno, il sogno della Sinistra italia, non più tacciata di essere “comunista”, ma nemmeno traditrice, troppo appiattita sul fronte moderato.

Progressisti, autoconclamati loro. Oggi ha leggere tra le righe c’è qualcuno che rema contro. Personalmente ne sono addolorato, perché anch’io ero rimasto piacevolmente colpito da questa nuova formazione politica che voleva superare i soliti stereotipi dell’antiberlusconismo (per fare un esempio chiaro, la propaganda dell’Idv, partito di liberali schierato a sinistra e che raccoglie consensi degli ex comunisti).

Leggevo oggi sulle colonne del Riformista della dimissione dalla direzione nazionale del Partito Democratico, di Irene Tinagli, una tizia sconosciuta ai più che lavora come consulente per il Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’Onu e per la Commissione europea.

“Inneggiare al cambiamento, all’idea di una società e di una politica nuove serve a poco se manca il coraggio di intraprendere fino in fondo le azioni necessarie a realizzare queste idee. Sartre diceva che noi siamo quello che facciamo. Sono le nostre azioni che ci definiscono, stare a discutere su ciò che ci piacerebbe essere serve a poco: la gente ci giudicherà per quello che abbiamo fatto. E di quello porteremo la responsabilità. Per quanto mi riguarda non voglio portare la responsabilità delle scelte che sta facendo questo partito che in larga parte non condivido e sulle quali non ho avuto e non ho possibilità di incidere in alcun modo. Per questo ho deciso di dimettermi”.

Sono stato “tiranno” nel riportare taccagnamente l’ultimo stralcio della lettera aperta della dott.ssa Tinagli. Non sono diventato Caligola tutto d’un colpo, semplicemente ho voluto far permeare tutta la delusione di una persona autorevole su un progetto a cui bancano le basi. Sì, le basi democratiche.

Le false primarie che ci propinano i dirigenti ex Pd(piùESSE) ne sono la conferma. Non entro in merito alle già dibattute “Primarie dei Giovani“, la falsa traccia della spartizione barbarica di una veste (la candidatura) giustappunto divisa per quanti ne sono contendenti.

Parliamo delle false primarie, prima dell’Unione, poi del PD, dove il lider maximo giocava a fare Polifemo, gigante, contro i signor Nessuno. Tutti sappiamo come andò a finire all’epoca, tutti stiamo vedendo l’epilogo attuale. Repetita iuvant, dicevano i romani. Il loro (ex) Sindaco forse non li ha mai ascoltati fino in fondo.

Il Red Gianno Cuperlo

Il Red Gianno Cuperlo

Sempre il Riformista di oggi (a mio personale avviso uno dei giornali di partito più schietti e opportuni) fa una rosa di nomi anti – Veltroni (inevitabili in caso di disfatta all’elezioni europee): Letta, comunque veltroniano, Bersani, comunque antiberlusconiano e Cuperlo, nome nuovo “giovane, colto”, ma pure sempre dalemiano. Le tre anime del PD tutte racchiuse in questi tre nomi.

Gianni Cuperlo pare essere comunque la vera proposta alternativa, uno dei Red che tanto male dicono di Walter, er core de Roma. Anche lui laziale, sarebbe un volto nuovo di zecca sul proscenio nazionale.

Tutto si deciderà dopo le Elezioni Europee. Non credete mica che tutto questo polverone di Villari, la strumentalizzazione dello sciopero degli studenti e degli universitari, l’inasprimento della contropposizione piloti (alcuni) – Cai siano tutte delle coincidenze?

Siamo in campagna elettorale, ancora una volta. Dobbiamo prenderne atto. Al buon Uolter e ai suoi più fidati compagni di brigata, il compito di non deludere le attese del popolo della Sinistra.

Certo già la scelta di schierarsi nel PSE (questo sì che è una vera e propria fissazione, direi inevitabile, di Veltroni) già fomenta qualche focolare interno. Francesco Rutelli, da non dimenticare fu agnello sacrificale (all’epoca anch’esso ex sindaco della Capitale) del Centrosinistra nell’harakiri dell’elezione che portò al Berlusconi Bis, ha soffiato sul fuoco: caro Walter, non voglio morire socialista. Così titola Panorama un’intervista all’ex leader della Margherita (l’altro gruppo confluito nel Pd assieme ai DS).

Nostalgia della Margherita?
Guardi, quando abbiamo sciolto la Margherita se c’era una cosa certa era che non la stavamo sciogliendo per ritrovarci nel Pse…

A quanto pare, dopo il governo, adesso all’ombra resta pure il partito “dei più e dei meno“.

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