L’Espresso prende per i baffi Lillo Foti

Un fischio d'inizio allo Stadio Oreste Granillo (foto internet)

Si chiama Football clan ed è l’ultimo capitolo scritto sull’Espresso da Lirio Abbate e Peter Gomez. Nessuna deriva calcistica, o quasi. I due giornalisti avezzi alle grandi inchieste sulla criminalità organizzata questa volta affondano la penna sui rapporti “di amicizia” tra alcuni grandi club e personaggi “in odore” di mafia.

La Reggina Calcio non manca all’appello, anzi i due ci vanno giù duro. Riporto federlmente:

Tra i presidenti c’è chi dice no, come quello del Palermo, Maurizio Zamparini, che prima del blitz del 26 settembre in cui sono finiti in carcere un procuratore di giocatori e un allenatore in affari con la famiglia mafiosa dei Lo Piccolo, ha allontano tecnici e manager troppo chiacchierati. C’è chi pare indifferente come Lillo Foti, il big boss della Reggina che ha ancora al suo fianco, in qualità di vice, Gianni Remo, un imprenditore sotto inchiesta per estorsione, a cui la magistratura in maggio ha sequestrato l’azienda. Remo è cognato del latitante Michele Labate, considerato uno dei capi della cosca ‘padrona’ proprio della zona dove sorge lo stadio. E c’è infine chi finisce in manette e viene condannato (in primo grado), come Raffaele Vrenna, ex vicepresidente della Confindustria calabrese, presidente del Crotone calcio (allora serie B ora C1), e legato a molti degli uomini della ‘ndrina più importante della sua città, quella dei Vrenna-Corigliano-Bonaventura.

Il baffo di zio Lillo sicuramente ha fatto un piccolo sussulto per poi ricomporsi. La Reggina rappresenta per la nostra città e, in senso più ampio, per la regione Calabria intera l’altrà metà del cielo: non solo ‘ndrangheta gente, ma anche persone che sanno lavorare con dei gran bei risultati. E guai a chi tocca questa certezza.

Ma Presidente, mio Presidente, per rendere limpide le acque in cui naviga l’azienda – Reggina questa volta si è fatto flop. Bonari si può condividere che qualsiasi pendenza giudiziaria sulla testa di Gianni Remo è ancora da valutare se corrispondente a verità o meno, ma mantenerlo lì nello staff dirigenziale è un pugno nell’occhio.

Nulla di personale, né giuro eterno amore ai vari Lirio Abbate o Peter Gomez, ma questa volta l’Espresso ha fatto centro: Reggio come Palermo, Crotone, Napoli. Siamo tutti nello stesso calderone.

La pietra nello stagno è stata gettata. Un atto di chiarezza ci deve essere, ma forse, non ci sarà mai.

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7 Responses to L’Espresso prende per i baffi Lillo Foti

  1. Domenico Malara ha detto:

    Niente di nuovo all’orizzonte, almeno per chi conosce come funzionano le cose a queste latitudini. Non capisco di che cosa ci si meravigli. Ricordo, a chi l’avesse dimenticato, che siamo in Calabria, la regione con il Consiglio regionale più inquisito d’Italia. E in ogni caso quello che mi fa più rabbia non è tanto la mafia, ma la mafiosità che pervade i calabresi: la strafottenza, l’arroganza, il “compare di tuo compare e anche mio compare”… tutto questo è Calabria signori…

  2. Federico Minniti ha detto:

    Oggi al Tg citavano numeri su numeri su quanto è stato fatto nella “lotta alla criminalità organizzata”. A pensarci bene tutte quelle cifre rendono ancora più amara la realtà.

  3. Francesco Biacca ha detto:

    concordo con domenico, non vedo di cosa ci si debba sorprendere.

    daltronde tutti sappiamo bene chi sia lillo foti a reggio calabria – non certamente un signor nessuno (date uno sguardo al corso garibaldi per capirci).

    se poi ci speriamo in un atto di chiarezza dall’uomo con i baffi, possiamo morire felici e tranquilli

  4. Federico Minniti ha detto:

    Lillo Foti è un imprenditore reggino, un ottimo manager d’azienda: non sono d’accordo che il fatto di avere “i negozi sul Corso” implichi che sia un poco di buono.

    Implica, come Domenico saggiamente diceva, che la mentalità del “compare” o comunque dell’indifferenza verso tutto ciò che è, in quota parte, “mafia” (come sottolineavano i due giornalisti) esiste ed è più pericolosa, o per meglio dire, nociva di tanti altri “problemi” che attanagliano la nostra terra.

    Concordo, pienamente invece, quando dici che molto probabilmente non ci saranno atti di chiarezza.

    Ciao, federico.

  5. Ciao, ti rispondo qui.
    I temi dell’incontro riguardavano l’informazione in Italia.
    E’ stato molto interessante!

  6. Si, l’incontro, organizzato dal SUSP ( http://nuke.susp.it/Default.aspx ), prevedeva Marco Travaglio unico relatore.
    Vi era poi un moderatore che faceva domande a Marco e, nell’ultima mezz’ora, dava la parola a chi del pubblico volesse chiedere qualcosa di specifico.

  7. claudiocordova ha detto:

    “Niente di nuovo sotto il sole”.

    Vero.

    Purtroppo quello stesso sole sotto cui non c’è niente di nuovo, a Reggio Calabria, deve aver lesionato i polpastrelli di (quasi) tutti i giornalisti.

    Malattia che, almeno da questo articolo, sembra non aver contagiato Lirio Abbate e Peter Gomez.

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