Quell’apatia da monsone

novembre 30, 2008

radiofreccia1ro3

Tra le raffiche di vento non ci riesco proprio a scrivere qualcosa d’interessante.

Potrei commentare le vittorie socialmente utili della Talpa e dell’Isola dei Famosi, dell’ex deputato del PCI Vladimiro Guadagno e dell’ex pornostar Franco Trentalance.

Potrei soffermarmi sull’ondata di maltempo che ha straziato il nostro Paese, in particolar modo ha messo in ginocchio l’Area dello Stretto.

Potrei con disgusto sottolineare l’ennesimo atto teso a destabilizzare la pace e l’equilibrio del sistema planetario a Mumbai.

Potrei muovere delle critiche alla Social Card e ai provvedimenti volti a diminuire l’eco rimbombante della crisi economica che incombe.

Potrei parlare del “conflitto d’interesse” del nostro caro Premier, dell’aumento del 20% dell’IVA per la pay per view.

Potrei con toni commossi dire di aver visto una partita di altri tempi ieri sera tra Juve e Reggina, sotto la neve. Ovviamente ha vinto la Juve, sennò che tempi antichi sarebbero.

Potrei, ma non voglio.

Assuefatto dal rock – movie rispolverato in una lezione universitaria di qualche giorno fa, ascolto i sound della bassa emilia che pare provengano dal Mississipi. E quella voglia di cambiare il mondo, che adesso non c’è più…

Non amo la poesia e mi scuso per questo.

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Re – play di una partita immaginaria

novembre 28, 2008
(foto Internet)

(foto Internet)

Datemi il mio momento di gloria: oltre a bivaccare nella Rete, spesso ricevo degli input naturali che riverso in queste mie colonne libere. Così oggi sento il dovere di pubblicare (sarò mica anch’io soggetto alla par condicio?) una lettera aperta del 26 Novembre 2008 che l’UniMe Ribelle ha indirizzato alla, nientepopòdimenoché, Gazzetta del Sud (ovviamente tacciato come giornale dei potenti!), rea di aver pubblicato lo “sfogo” di una studentessa messinese, iscritta a Legge, che palesava la sua avversione verso i “moti” studenteschi di queste settimane.

Mi sono sentito un pò meno anormale della norma leggendo le parole di “Nancy”, ma oggi voglio lasciare spazio anche a questa replica dura da parte del Movimento Universitario Messinese, sul quale ho già largamente espresso le mie personali opinioni, con tanto di querelle nei commenti.

UNIME RIBELLE

LETTERA APERTA ALLA GAZZETTA DEL SUD DA PARTE DEL MOVIMENTO STUDENTESCO

In relazione all’articolo comparso ieri sul vostro giornale, sentiamo l’esigenza di esprimere quanto segue: se esistono all’interno dell’Ateneo messinese degli “studenti derisi e criminalizzati”, quelli siamo noi: le studentesse e gli studenti che, giorno dopo giorno da più di un mese a questa parte, partecipano attivamente senza ricevere un’adeguata risonanza mediatica, alla lotta per i propri diritti contro la Legge133/08. Ci sembra un atteggiamento puerile quello di chi, come la fantomatica studentessa di giurisprudenza, viene a spiegarci che solo  “standosene a casa chini sui libri” si manifesta la propria presenza e partecipazione democratica nel mondo; che “alla luce del sole” di una lampadina, combattendo “a viso scoperto” nella solitudine del proprio luogo di studio, ci si prenda cura di tematiche vitali come quella del futuro dell’Università italiana (e non solo di quella messinese).

Dov’è  “l’impegno” nella penombra di una stanza chiusa, o tra gli angoli sicuri di una scrivania? Come può manifestarsi un dissenso, come può formarsi una coscienza critica, senza l’incontro dialettico con l’Altro, senza il confronto di una discussione? L’accanimento assolutamente autoreferenziale di Nancy, il suo continuo riferirsi ad una volontà egoistica di studiare e di “migliorare se stessa”, in un momento in cui lo studio, ed il sapere stesso è messo a repentaglio da quell’abominio chiamata legge 133 (che nell’articolo di D’Amico non viene minimamente nominata, come se non stessimo parlando di questo, come se non fosse la minaccia mortale inflitta all’università pubblica ad avere acceso la miccia del movimento studentesco più importante e partecipato degli ultimi decenni), ricorda l’orchestra del Titanic che continua a suonare mentre la nave cola a picco.

(foto Internet)
(foto Internet)

La polemica mossa dalla ragazza rimanda ad un ipocrita linea di continuità di tutta una categoria di studenti che, dietro il luogo comune di una presunta maggioranza studiosa e silenziosa, non si dimostrano diversi dai loro rappresentanti negli organi accademici, giustamente ridicolizzati da tutto il paese. Da un lato gli studenti come Nancy affetti da un improbabile sindrome di Stoccolma, divenuti difensori dei loro carnefici, non si accorgono di essere insieme vittime e complici del clima di decadenza etico morale che ormai da anni si perpetua all’interno del nostro ateneo (ricordiamoci a tal proposito dell’intervento della Commissione Antimafia del 1998). Dall’altro i rappresentanti “istituzionali” che in una situazione paradossale ed ossimorica, non “rappresentano” nulla, se non le loro squallide dinamiche elettorali basate su feste in discoteca e clientele. Tali soggetti, piuttosto che rappresentare l’esigenze degli studenti, preferiscono esprimere solidarietà al magnifico rettore, come avvenuto durante quella anticipazione del Circo Togni che è stata l’assemblea di giorno 21 novembre, una messinscena attuata per mascherare l’incapacità e la mediocrità di chi è riuscito solo a moltiplicare cattedre, a sperperare finanziamenti pubblici, a divenire mecenate di improbabili opere pittoriche ecc. Questi fantasmi non rappresentano la voce di quelle migliaia di studenti che scendendo in piazza tre volte in tre settimane, hanno manifestato il loro dissenso con coraggio e soprattutto senza, a differenza della cara collega di giurisprudenza, rimanere immobili e inermi di fronte a questo smantellamento generale del sapere in Italia. A tutti i ragazzi come Nancy vogliamo dire che il vero impegno significa molto più che sottolineare il Codice Penale o sostenere esami di diritto privato; e che impossibile migliorarsi in mezzo all’indifferenza e al silenzio. La vera “strumentalizzazione” viene attuata dalla censura dei media nei confronti dei ragazzi che portano quotidianamente le loro gambe e le loro facce in piazza, nelle strade, nei locali autogestiti del rettorato, come dimostrato rumorosamente questo fine settimana. A questi ultimi diamo appuntamento a Piazza del Popolo (piazza lo Sardo) venerdì 28 novembre alle ore 17, insieme a tutti i lavoratori e ai precari che intendono ribellarsi alla distruzione dei diritti sociali: trasporti, sanità, istruzione.

Le studentesse e gli studenti di Unime Ribelle

Beh, alcune frasi si commentano da sole: studiare equivale a rimanere nella penombra dell’indifferenza verso il proprio futuro, mentre “sloganteggiare”  fa più figo e fa bene alla salute dell’Istruzione e della Cultura del nostro Paese: avremo ancora tanti e troppi docenti figli di papà, molti e insopportabili idealisti assuefatti dalla morale da rivoluzionari incalliti e pochi seri professionisti che badano al loro mestiere. Ma la mia si sà è una disamina di parte, io faccio parte ci quella penombra che tutto tace, vittima del sistema, che però è vero è diverso da Nancy. Io ogni tanto qualche fesseria dalla bocca me la faccio scappare dalla bocca. Ma condannati siam per manco di voto…


Alla ricerca della legalità, “Visioniamoci”

novembre 28, 2008
Spendido squarcio di Bova Marina (foto Internet)

Spendido squarcio di Bova Marina (foto Internet)

C’è chi in Calabria studia strategie “per saltar fuori dal fosso” e per farlo movimenta l’ambiente e concentricamente, crea dell’interesse che è da contraltare, di consueto, al cibo preferito dell’illegalità, cioè il silenzio.

Un’ente “vivo” da questo punto di vista è la GAL Area Grecanica, Società consortile a Responsabilità Limitate denominata ‘Gruppo di Azione Locale Area Grecanica’, costituita nel 1997 nell’ambito dell’Iniziativa Comunitaria Leader per avviare azioni sperimentali rivolte allo sviluppo rurale dell’Area Grecanica .

La GAL organizza dal 6 al 8 Dicembre, un’interessante iniziativa “Visioniamoci” che si snocciolerà tra i paesi dell’area più a sud della Provincia Reggina (centro Rempicci di Condofuri, frantoio Jacopino di Bagaladi e palazzo Tuscano a Bova), che punta a risvegliare le coscienze dei cittadini in merito alla promozione di nuovi intenti di sviluppo della zona grecanica in vista della programmazione 2007 – 2013.

Per far ciò si avvarrà di importanti esperienze “extra – moenia ” dalla realtà calabra, che interverranno dando il loro contributo e segnando in qualche modo le linee guida su cui si lavorerà nel complesso laboratorio di legalità messo in atto dalla GAL: sì, perché “Visioniamoci ” è un progetto a lunga durata, laboratori di approfondimento territoriale “Loja Stin Agorà”, raccolta manifestazioni di interesse, workshop di levatura internazionale, roadshow – viaggi, gite e laboratori esperenziali. Tutte queste sono le tappe pensate a tal proposito.

5 mesi “in marcia” per discutere e progettare su 4 fondamentali, per il territorio su cui la GAL opera, obiettivi: la competitività del sistema territoriale, l’ambiente e la gestione del territorio, la necessaria attenzione verso la cultura e l’istruzione, la ricerca di una standardizzazione della qualità della vita e la diversificazione dell’economia, lo sviluppo delle peculiarità dei centri storici e dei paesaggi.

“Visioniamoci” dunque appare come l’ennesima occasione da cogliere, non per dire “io c’ero“, ma per stimolare continuamente l’interesse intorno alle amministrazioni locali, alle imprese, ai cittadini stessi, che grazie all’aiuto di agenti esterni, che sarà sicuramente punzecchiato a darsi, darci, risposte che ricadano in ciò che è tangibile, osservabile e non sui soliti idealismi lontani dal nostro sguardo abituato, troppo spesso, a perdersi di fronte all’ampiezza del mare.


UniMe: che sia l’AnnoZero?

novembre 24, 2008
Il Rettore dell'Università di Messina, Franco Tomasello (foto Internet)

Il Rettore dell'Università degli Studi di Messina, Franco Tomasello, vittima o carnefice del "sistemone"? (foto Internet)

Universitario atipico lo sono. Si tratta di ammenda pubblica, la mia. Però, pur nella mia prosecuzione umanistica degli studi, permane in me un antico fascino della matematica, a rigor di logica concludo dopo che diversi “agenti” sfornano assist. Questione di goleador.

Mi trovo dunque a linkarvi il bel pezzo dell’amico Claudio Cordova, che preventivamente ha informato i cyberlettori (attenti) sulla situazione dell’Università degli Studi di Messina, post e pre AnnoZero. Così soddisfo anche quanto richiestomi nelle “Lettere al Direttore” di questo blog.

Ma, “c’è sempre qualcosa dietro“, ma il mio rigor di logica mi strugge e mi obbliga ad intervenire a tal proposito, rivolgendomi accorato ai cari amici rivoluzionari: l’UniMe versa in condizioni pietose e, con tutta la buona volontà, non mi pare che la colpa sia attribuibile alla Gelmini.

La butto in politica, mi perdonino gli acuti moralizzatori del ∏ periodico.

Il PD ha avviato un’interrogazione parlamentare su Franco Tomasello, magnifico rettore (er superman di via Tommaso Cannizzaro), uomo colto, preparato e indagato. Sottigliezze, diremmo.

AnnoZero, che per intenderci funge da giornale di partito degli scettici a priore, perlopiù dell’Idv (il clerico Travaglio ne è un supporter dichiarato) sputtana la credibilità anche dell’ateneo messinese. Via col vento.

Il Rettore è gonfio e tronfio del suo ruolo ci invade la casella di posta elettronica privata, violata per la prima volta da una persona in giudicato dalle autorità competenti, per chiedere uno scatto emotivo, uno slancio in difesa della nostra cara Università.

Macché. Riporto una citazione cara alla colleganza: “Chi protesta è per l’Università dei Baroni”: buuuuuuuu, fascista, lecchino e chi più ne ha, più ne metta. Facciamoci un giro tra le cattedre? I figli dei padri fedelmente seduti, tutti gli altri giù per terra.

Non è diversa la mappa di Messina, celebre scuola medica e giuridica, dove le due anime accademiche erano entrate in contrasto in seguito al crimine più grave mai accaduto in una facoltà: l’omicidio del gastroenterologo Matteo Bottari, genero dell’allora rettore Guglielmo Stagno d’Alcontres, tutt’ora insoluto dopo nove anni di indagine. Adesso nell’ateneo regna la pace. Non è chiaro quale sia il segreto del successo del magnifico Franco Tomasello, rettore dal 2004 che si ripresenterà alle elezioni il prossimo mese senza avversari. Certo è che il professor di Neurochirurgia in questi tre anni ha saputo ricucire tutti quegli strappi. Sicuramente a non far saltare gli equilibri interni ha contribuito il gran numero di parenti assunti dall’università per tenere buoni medici, economisti, giuristi e veterinari. Per carità, saranno solo fortunate coincidenze che molti dei professori ordinari, associati, ricercatori e assistenti abbiano legami di parentela fin troppo stretti. Nella casata del rettore, per esempio, si registra la moglie come dipendente amministrativa e il figlio Dario con un incarico da associato nel dipartimento di Studi sulla Civiltà Moderna. Toh, in quel dipartimento è ricercatore anche Marco Centorrino, figlio del prorettore Mario, ordinario di Economia. Ovviamente anche nel passato i vertici dell’Ateneo pensavano a casa e famiglia. L’ex rettore Gaetano Silvestri (area diessina), oggi alla Corte Costituzionale, aveva alle sue dipendenze come ordinario di Scienze giuridiche la moglie Marcella Fortino, che è anche cognata del pro rettore Mario Centorrino. Dunque nessuno si sorprenda se a cascata quasi tutte le facoltà di Messina sono infarcite di nuclei familiari, tradizionali o a volte ‘allargati’ alle relazioni non ufficiali. Tra i casi più eclatanti quelli della famiglia Venza-Teti che tra Odontostomatologia, Patologia, Microbiologia e Specialità chirurgiche mette in campo cinque componenti. Particolarissimo il caso di Veterinaria dove su dieci poltrone quattro sono occupate dai Passantino e dai Pugliese.
Resta solo un dubbio: ma è possibile che soltanto i figli e i parenti di baroni in camice bianco abbiano le qualità necessarie per sbaragliare le selezioni?

fonte http://aworkingclass.blogspot.com/

Coincidenze, dicevamo.

Non voglio innalzare un impianto accusatorio nei confronti del Rettore, non è nel mio stile (per nulla travagliano), né il mio ruolo. Vuolsi in questo momento agitare una civile constatazione: cari rivoluzionari, adesso che tutto il “dietrolequinte” è stato svelato (stimo troppo l’intelligenze di un universitario per credere che ne è del tutto sorpreso, datemi questo beneficio del dubbio) non vi sentite un pò traditi da quei stessi docenti che con voi erano in piazza “a fare lezione” o che vi aizzavano (per mantenere le loro di garantigie) alla protesta e che adesso si scudano dietro l’onorabilità dell’Ateneo per di più nascondendosi dietro la spalla di un papà – Rettore indagato e secondo la logica bieca dei giustizialisti (che in una precedente missiva erano accusati dallo stesso Magnifico) da definire “belzebù“?

Oppure anche voi credete che sia tutto una messinscena per degradare l’immagine del prestigioso Ateneo messinese e quindi marcare a fuoco anche i suoi studenti, figli e figliocci, di una politica di parentele e “comparati” (perché in queste latitudini così si chiamano, pardon in quel di Messina, “parrini”)?

Delle due, una. Non è certo una mia intuizione linguistica questa, ne sono debitore al Maestro Indro Montanelli.

Delle due, una: o la protesta era molto political incorrect e quindi perciò faziosa (con ciò non entro nel giudizio se opportuna o meno, a tal proposito ho largamente dibattuto in questo blog e oltre) oppure la protesta era un bel scudo crociato dietro cui ripararsi. Il soggetto della frase è docenti, non discenti.

Delle due, una: o l’Università di Messina rappresenta uno degli esempi (mica L’esempio) di cattiva gestione delle risorse umane ed economiche del nostro Paese oppure è vittima di un’occulta dietrologia, sicuramente identificabile alle lunghe mani di Berlusconi e della P2?

Vi lascio con gloria, magari un pò sprezzante delle regole del buon giornalismo, aspettando di essere subissato dai fischi, forse travolto da un’Onda anomala.

Vai con l’ultima diapositiva…

La lettere che il Magnifico Rettore ha indirizzato a tutti gli studenti dell'Università

(Fed. Min.)


Pd(menoELLE) sull’orlo di una crisi di governo (ombra)

novembre 23, 2008
la poltrona di segretario traballa, decisive le Europee (foto Internet)

la poltrona di segretario traballa, decisive le Europee (foto Internet)

E pensare che un anno fa di questi tempi si celebrava la nascita di una nuova creatura politica, che poteva dare al paese uno nuovo slancio verso il riformismo nel Paese e liberarci dal nemico giurato Berlusconi. Con toni e dialettica “soft”, ironia pungente immancabile, Uolter il condottiero vedeva giorno per giorno materializzarsi il suo sogno, il sogno della Sinistra italia, non più tacciata di essere “comunista”, ma nemmeno traditrice, troppo appiattita sul fronte moderato.

Progressisti, autoconclamati loro. Oggi ha leggere tra le righe c’è qualcuno che rema contro. Personalmente ne sono addolorato, perché anch’io ero rimasto piacevolmente colpito da questa nuova formazione politica che voleva superare i soliti stereotipi dell’antiberlusconismo (per fare un esempio chiaro, la propaganda dell’Idv, partito di liberali schierato a sinistra e che raccoglie consensi degli ex comunisti).

Leggevo oggi sulle colonne del Riformista della dimissione dalla direzione nazionale del Partito Democratico, di Irene Tinagli, una tizia sconosciuta ai più che lavora come consulente per il Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’Onu e per la Commissione europea.

“Inneggiare al cambiamento, all’idea di una società e di una politica nuove serve a poco se manca il coraggio di intraprendere fino in fondo le azioni necessarie a realizzare queste idee. Sartre diceva che noi siamo quello che facciamo. Sono le nostre azioni che ci definiscono, stare a discutere su ciò che ci piacerebbe essere serve a poco: la gente ci giudicherà per quello che abbiamo fatto. E di quello porteremo la responsabilità. Per quanto mi riguarda non voglio portare la responsabilità delle scelte che sta facendo questo partito che in larga parte non condivido e sulle quali non ho avuto e non ho possibilità di incidere in alcun modo. Per questo ho deciso di dimettermi”.

Sono stato “tiranno” nel riportare taccagnamente l’ultimo stralcio della lettera aperta della dott.ssa Tinagli. Non sono diventato Caligola tutto d’un colpo, semplicemente ho voluto far permeare tutta la delusione di una persona autorevole su un progetto a cui bancano le basi. Sì, le basi democratiche.

Le false primarie che ci propinano i dirigenti ex Pd(piùESSE) ne sono la conferma. Non entro in merito alle già dibattute “Primarie dei Giovani“, la falsa traccia della spartizione barbarica di una veste (la candidatura) giustappunto divisa per quanti ne sono contendenti.

Parliamo delle false primarie, prima dell’Unione, poi del PD, dove il lider maximo giocava a fare Polifemo, gigante, contro i signor Nessuno. Tutti sappiamo come andò a finire all’epoca, tutti stiamo vedendo l’epilogo attuale. Repetita iuvant, dicevano i romani. Il loro (ex) Sindaco forse non li ha mai ascoltati fino in fondo.

Il Red Gianno Cuperlo

Il Red Gianno Cuperlo

Sempre il Riformista di oggi (a mio personale avviso uno dei giornali di partito più schietti e opportuni) fa una rosa di nomi anti – Veltroni (inevitabili in caso di disfatta all’elezioni europee): Letta, comunque veltroniano, Bersani, comunque antiberlusconiano e Cuperlo, nome nuovo “giovane, colto”, ma pure sempre dalemiano. Le tre anime del PD tutte racchiuse in questi tre nomi.

Gianni Cuperlo pare essere comunque la vera proposta alternativa, uno dei Red che tanto male dicono di Walter, er core de Roma. Anche lui laziale, sarebbe un volto nuovo di zecca sul proscenio nazionale.

Tutto si deciderà dopo le Elezioni Europee. Non credete mica che tutto questo polverone di Villari, la strumentalizzazione dello sciopero degli studenti e degli universitari, l’inasprimento della contropposizione piloti (alcuni) – Cai siano tutte delle coincidenze?

Siamo in campagna elettorale, ancora una volta. Dobbiamo prenderne atto. Al buon Uolter e ai suoi più fidati compagni di brigata, il compito di non deludere le attese del popolo della Sinistra.

Certo già la scelta di schierarsi nel PSE (questo sì che è una vera e propria fissazione, direi inevitabile, di Veltroni) già fomenta qualche focolare interno. Francesco Rutelli, da non dimenticare fu agnello sacrificale (all’epoca anch’esso ex sindaco della Capitale) del Centrosinistra nell’harakiri dell’elezione che portò al Berlusconi Bis, ha soffiato sul fuoco: caro Walter, non voglio morire socialista. Così titola Panorama un’intervista all’ex leader della Margherita (l’altro gruppo confluito nel Pd assieme ai DS).

Nostalgia della Margherita?
Guardi, quando abbiamo sciolto la Margherita se c’era una cosa certa era che non la stavamo sciogliendo per ritrovarci nel Pse…

A quanto pare, dopo il governo, adesso all’ombra resta pure il partito “dei più e dei meno“.


Carovana Antimafie: considerazioni personali

novembre 22, 2008
Occasione persa?

Occasione persa?

Come ampiamente annunciato sono stato presente alla Carovana Antimafie di Libera presso la Sala Green di Palazzo Campanella.

Il resoconto dell’incontro lo potete ritrovare quì.

Qualche nota a lato: in primis non sono un granché come fotoreporter. Nulla di nuovo, ma anche la fotocamera (in prestito) ci mette del suo: le uniche foto “decenti” finite nel vuoto, così non ho alcuna prova visiva di questa mia apparizione alla manifestazione.

Secondo punto all’odg: immane ritardo! Troppi, davvero troppi i 45 minuti dovuti al “problema tecnico” (audio della proiezione), mi perdonino gli amici di Libera.

Arriviamo al dunque: buona presenza in sala, per lo più giovani, questo è un valora aggiunto. Buona la risposta dalle associazioni: Agesci e Azione Cattolica ampliamente presenti, ne sono un segno incontrovertibile. Davvero scarna e desolante la risposta delle Istituzioni: Attilio Tucci, ormai inflazionata la sua figura in queste occasioni (fu promotore del museo della ‘ndrangheta, ndr), rappresentante dell’esecutivo Provinciale; Nino De Gaetano (PRC) che nel consesso regionale sta all’antimafia come Einstein sta alla fisica; un solo sindaco, La Ruffa (Polistena), alcuni (4) rappresentati dei comuni della provincia. Il Comune di Reggio Calabria non perventuo.

Mimmo Nasone ha affondato la sua oratione in tal senso, nel vuoto amministrativo che c’è, chiamando in causa sia il sindaco Scopelliti che l’ex assessore Adornato. Nelle sue parole tanta amarezza, ma anche un pizzico di faziosità .

Sono giunto alla conclusione che non esiste un’Antimafia di serie A e di serie B, di chi condanna e di chi lavora, esiste l’Antimafia. Una creatura, che quì in Calabria, come saggiamente sottolineava Davide Pati, incontra ingentissime difficoltà perché il solstrato è malato, la base è perversa.

A mio avviso è ora che tutte le forze convergano, ieri con dispiacere ho visto solo un “esponente” di “Ammazzatecitutti”, Daniele Quartuccio. Mi aspettavo che Aldo Pecora fosse presente, così come tanti altri giovani e meno giovani impegnati in questa direzione nella nostra terra.

Questione d’impegni, ovviamente.

Sandro Curzi (foto internet)

Nota dell’Autore: Oggi è morto Sandro Curzi. Con lui se ne va un pezzo storico del giornalismo italiano, una voce coerente della Sinistra italiana, penna acuta di partito. Uomo libero.


Crisi: Roma chiama Reggio

novembre 21, 2008
foto tratta liberatamente da Internet

foto tratta liberatamente da Internet

Rombo di tuono: 80 milioni di euro per “risanare” la crisi che verrà.

Questo quanto promesso da Berlusconi direttamente dal G20, adesso tocca fare i conti in tasca. E il Pdl non si scompone nemmeno un pò. Anzi riparte al contrattacco: 16 mln destinati alle grandi infrastrutture, 4 mln alle famiglie e piccole imprese 60 mln saranno “spalmati” durante tutto l’anno con interventi mirati per alleviare le sofferenze economiche degli italiani, il taglio del 3% dell’IRAP è uno di questi “movimenti”.

Ieri Gasparri richiamava la tesi della “mancanza della progettualità italiana” che non solo mal investe i soldi che provengono dall’UE, ma addirittura talune volte li rimanda al mittente.

Dunque occorre investire nelle grandi opere in via di cantierizzazione, per creare posti di lavoro e per “spendere” i denari in cassa. Regina in pectore è la A3, meglio nota (per l’agonia degli automobilisti) come la Salerno – Reggio Calabria.

Indiscrezioni, però parlano di altri 200 mln di euro provenienti dall’Europa per il completamento del tratto autostradale. Se questa notizia si rivelasse confermata nei fatti, sull’A3 ci sarebbe un alto investimento, proprio in un periodo, in cui gli “esperti” richiamano alla cautela.

Una grande operazione, un “bellu lavuru”.

La SA – RC è uno dei proventi maggiori che le cosche della ‘ndrangheta fatturano (considerando la minima parte degli introiti “italiani”, in piccola parte rispetto a quelli “esteri”) senza alcuna esclusione. Una spartizione minuziosa e osservante delle perverse logiche dei “locali”, di ogni singolo lotto, di ogni singolo cantiere.

L’operazione “Bellu Lavuru” ha individualizzato i movimenti delle cosche dell’area grecanica della nostra provincia interessati ai lavori, il dott.Salvatore Boemi è incaricato a farne pienamente luce, ma non basterà.

La ‘ndrangheta deve essere un problema nazionale e non solo dei calabresi.

Ah sapete qual’è la seconda grande opera nella lista della spesa del governo? Il Ponte sullo Stretto di Messina.