Né martiri, né eroi

Strana la sorte di Roberto Saviano. Sempre appesa alla doppia lama della giustizia e della malavita, sempre pronto da un momento all’altro a “saltare in aria“.

Prendo spunto dal post di Domenico Malara, a proposito per dare una mia “versione dei fatti”, attraverso questo videopost che ho fatto: una condizione quella dello scrittore – giornalista campano molto simile ad altri “martiri” antimafia.

Sono concorde con chi afferma che non bisogna incensare, idolatrare, santificare questi “personaggi scomodi”, però le parole di omertà e di abbandono che questi ragazzi di Casal di Principe pronunciano, davvero palesano una resa incondizionata alla malavita.

Reggio non sarà come Napoli, Reggio è immersa nella ‘ndrangheta, fino al collo. Questo il motivo del mio intervento: la rassegnazione è peggio di mille bombe. È così che le mafie ti mettono all’angolo di un ring molto particolare che è la vita, ti stringono alle corde.

Perchè lo Stato non può mostrarsi come una luce stroboscopica, un’intermittenza tra l’esserci e il non esserci. L’Esercito fa solo tanta polvere.

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