Mani Sporche

veduta del Porto di Gioia Tauro ( fonte: Internet )

Stamane all’alba è scattata un’operazione della Polizia dello Stato che ha tratto in arresto due capomafia della Piana di Gioia Tauro e tre amministratori locali, il sindaco, e il suo vice, gioiese e il primo cittadino di Rosarno. Giorgio Dal Torrione, Rosario Schiavone (attualmente non più in carica come vicesindaco), Carlo Martelli, Gioacchino Piromalli (lo “zio”, 74 anni) e il “nipote”, l’omonimo, avv. Gioacchino Piromalli, considerati i reggenti della ‘ndrina più pericolosa dell’intero emisfero.

Il clan Piromalli è considerato dagli investigatori, a buon titolo, come la consorteria di “prima classe” della ‘ndrangheta, lo loro egemonia su tutto il versante tirrenico della provincia reggina è ormai assodata da tempo, tant’è che è stata tra le prime famiglie a spingersi oltre i confini nazionali e a legarsi con patti d’onore con la malavita delle americhe.

Inoltre tra il grigiore imposto dalla guerra di mafia, i Piromalli furono gli unici a rilanciarsi sul territorio, prova ne è che nel 1995, proprio a ridosso della fine della secondo conflitto tra ‘ndrine, fu aperto lo snodo fondamentale del porto di Gioia Tauro.

Ne è trascorso del tempo da Mommo Piromalli ad oggi, però la famiglia mafiosa restò sempre stabile, tanto che la sua gemma, Gioia Tauro, è considerata il centro primario del commercio sul mediterraneo. Di che tipo di commercio si tratti, in alcuni casi, non è da sapere.

Il 2008 però è stato un anno ostile alla cosca, infatti, già il 22 aprile il comune di Gioia venne sciolto per infiltrazioni mafiose (per la seconda volta nella sua storia, ndr) e nel luglio dello stesso anno un’operazione, denominata “Cento anni di storia“, che ha decapitato i vertici della cosca Piromalli, con l’esecuzione di 18 fermi.

Oggi la prosecuzione di quell’indagine ha palesato la forte connivenza tra il clan, che svestiti i panni di avverso allo Stato, indossando quelli di “compagno di brigata” di quest’ultimo, e le Istituzioni locali, influenzandone l’attività amministrativa e politica. L’onta è di quelle che macchia, però, da quanto emerge dalla Dda di Reggio Calabria, la cosca è diventata « soggetto attivo dello sviluppo territoriale di Gioia Tauro ».

L’agenzia ANSA alle 12.11, inoltre riferisce che:

Il sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione, arrestato stamani per concorso esterno in associazione mafiosa, era disponibile ad uniformare le scelte dell’ente agli interessi della cosca Piromalli, fino a far modificare il progetto dello svincolo dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria.
E’ quanto emerge dall’inchiesta. Dalle intercettazioni ambientali fatte a suo carico, scrivono i pm, e’ emersa « la disponibilità a sposare le esigenze di un imprenditore, rappresentante di un piu’ ampio gruppo notoriamente vicino ai Piromalli, uniformando le scelte della pubblica amministrazione agli interessi della cosca ».
« Si è registrato, infatti – prosegue l’accusa – l’attivo interessamento di Gioacchino Piromalli, di 74 anni, per ogni tipo di pubblica opera che ricadesse nel comprensorio di Gioia Tauro, partendo dai lavori per la costruzione di una variante della statale 111 fino ad arrivare, addirittura, a far modificare il progetto dello svincolo dell’autostrada A3 all’altezza di Gioia Tauro, a causa dell’opposizione di alcuni proprietari terrieri che, per evitare il procedimento di espropriazione, si erano rivolti al vecchio boss di ‘ndrangheta che si prodigava per conseguire un risultato di interesse per la cosca che non suonasse in aperta violazione della legislazione urbanistica e degli strumenti esistenti ».

Il terzo livello, la zona grigia, la massoneria deviata: tanti termini oggi campeggiano sulle testate giornalistiche locali e nazionali. La Gioia Tauro che sorride, che “economizza”, oggi è inginocchio per il suo stesso tacito benestare al clan che tutto puote .

Senza questa operazione il clan Piromalli era ad un passo dall’essere completamente ricoperto dal mantello della “legalità”, tanto da assicurarsi la gestione autonoma delle amministrazioni locali e far schizzare (proprio come un andamento borsistico) le quotazioni della famiglia mafiosa, questi i termini in cui parla dell’operazione Boemi (fonte ANSA, 12.39).

Piana: tu chiamala se vuoi Piromalli

FedMin

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One Response to Mani Sporche

  1. […] quì sul mio blog il videoarticolo riguardante il tema già trattato nel mio blog, nel post Mani sporche sugli arresti a Gioia Tauro degli amministratori caduti nella rete della potente cosca […]

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