Crotone, questa non è un emergenza…

“Ad esempio a me piace la strada col verde bruciato, magari sul tardi…” così cantava Rino Gaetano nel suo idillio alla calabresità. Purtoppo lo spettacolo oggi a Crotone non è il Sud profondo, ma la poco esaltante vista della mundizza (declinazione calabra del campano monnezza), ormai a cumuli.

Crotone come Napoli?

L’annoso problema più volte denunciato dai media locali, non ha mai ottenuto un risalto tale per suscitare un intervento deciso ed efficace, tant’è che adesso la situazione appare critica. La Regione Calabria da par suo ha fatto poco e niente nel suo operato a tutela dei cittadini, anzi ha destinato tutto il crotonese ad essere la “discarica a cielo aperto” dell’intera regione (e non solo). Ricostruiamo.

12 gennaio 2008

” […] la Calabria non poteva tirarsi indietro ed “opportunamente” l’On. Loiero ha dichiarato la disponibilità della nostra regione a ricevere i rifiuti della Campania. Non sappiamo dove saranno allocati, visto che la Calabria manca di discariche; non sappiamo se saranno caricati sulle navi e portate a Gioia per essere trattate in quell’inceneritore (pardon valorizzatore).

« Sulla questione rifiuti, infatti, abbiamo già una situazione esplosiva, – affermo Loiero – da cui non è semplice uscire ». Caspita, ci siamo detti.Ma come, la situazione calabrese era stata affrontata con i finanziamenti regionali per la attuazione del servizio porta a porta che a detta dell’assessore all’ambiente Diego Tommasi stava ottenendo dappertutto risultati incredibili ed i comuni calabresi stavano diventando come quelli dell’Italia del nord, ma che dico dei paesi europei più evoluti.Ma che forse, forse il governatore Loiero stava smentendo il suo assessore Tommasi?

(fonte amantea.net)

Solidarietà nazionale e informazione sul tema, queste le mosse di Loiero e company. Ecco come ne parla, Il Crotonese.it ben 4 mesi fa.

18 aprile 2008

Tra sessanta giorni presenteremo una versione riveduta e corretta del Piano regionale dei rifiuti licenziato dall’Ufficio del commissario. Lo avevano annunciato all’unisono mesi fa il governatore Agazio Loiero e l’assessore regionale all’Ambiente Diego Tommasi. Da allora di giorni ne sono trascorsi molti di più, ma del nuovo Piano neanche l’ombra. In compenso la Regione, a caccia di consensi dopo la batosta elettorale del 13 e 14 aprile, continua imperterrita a sfornare programmi e progetti.
Mercoledì scorso l’assessore regionale all’Ambiente, Diego Tommasi, ha annunciato dai terminali dell’Ansa che « in Calabria nascerà il Museo dei rifiuti, il primo in Europa, che affronterà le tematiche della raccolta e dello smaltimento ». L’iniziativa è del Dipartimento politiche dell’ambiente della Regione che ha bandito un concorso per l’ideazione, la progettazione e la realizzazione della struttura. « Si tratta di un progetto educativo che rientra in quel percorso culturale avviato nel 2005 dopo il nostro insediamento alla Regione – spiega Tommasi – e che coinvolgerà le scuole ed i cittadini. Sarà una struttura all’interno della quale si partirà dalla tematica dei rifiuti per poi affrontare tutto il tema ambientale».
Il museo costerà 700 mila euro. I fondi sono quelli del Por Calabria 2000-2006. L’area, circa ottocento metri quadrati, è stata individuata nella sede dell’Università della Calabria, a Cosenza.

Caduto nel silenzio il problema rifiuti in Calabria sommerso (mica tanto) dal medesimo napoletano, però non ha trovato né il  “Berlusconi” né  “San Gennaro” di turno. Con l’estate i problemi iniziano a farsi sentire.

Lunedì 11 Agosto

Crotone – Una lunga fila di autocompattatori davanti ad una discarica, chiusa per ordine del commissario per l’emergenza ambientale. Chiusa perché il proprietario Raffale Vrenna è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e ha un certificato Antimafia positivo Una scena di un film già visto. «Un atto forte, ma indispensabile, dovuto», dice il prefetto e commissario straordinario per l’emergenza ambientale in Calabria, Goffredo Sottile che non retrocede neanche quando sa che ci sono sindaci “ribelli”,che non hanno voluto far scaricare i rifiuti dei 69 Comuni che da anni, ogni giorno, fanno arrivare la loro spazzatura nel sito di Vrenna, quello della Sovreco, a Columbra, a Crotone. Il piano del commissario prevede che per 60 giorni le 320 tonnellate di spazzatura vadano altrove, in quattro altre discariche: a Lamezia, Catanzaro,Cassano allo Jonio e Scalea.

C’è chi si infuria. Chi non sa che cosa fare, anche perché nel crotonese alternative a Sovreco non sono mai state realizzate. Tra le polemiche a difendere la decisione di Sottile scende in campo la parlamentare Angela Napoli: «Sottile non poteva fare altrimenti. In Calabria c’è bisogno di far rispettare la legge. E se il primo cittadino di Catanzaro chiede un incontro con Maroni fa bene, il ministro ha approntato unpiano sicurezza strategico per evitare le infiltrazioni della mafia nell’economia». Più lontano dalla città ci sono i villaggi turistici che temono per i propri ospiti.

(fonte Giulia Fesca, Dazebao)

Altro che Campania, benvenuti a Kroton.

25 – 26 settembre 2008

Oggi è ancora prima pagina. Questa volta non si tratta di rifiuti qualsiasi, ma bensi di rifiuti tossici: case, scuole, cliniche per anziani e punti portuali tutti edificati con materiale di scarto dell’ex Pertusola.

Black Mountains, questo è il nome dell’indagine della Procura di Crotone. Contestato il reato di discarica abusiva e disastro ambientale. 18 aree sequestrate tra Cutro e Isola Capo Rizzuto, sette persone indagate dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni.

Vincenzo Mano, Giovanni Ciampà, Paolo Girelli, Alfredo Mungari, Domenico Colosimo, Francesco Ruscio e Domenico Curcio, questi i loro nomi, tra i quali spiccano il rappresentante legale dell’imprese Ciampà in odore di mafia e 3 funzionari dell’Asl regionale.

Un inchiesta partita ben 9 anni fa in seguito alla denuncia di Emilio Iuticone, titolare di un impresa di movimento terra e fornitura di calcestruzzo. « Possono permettersi di offrire prezzi inferirori perchè l’approvvigionamento del materiale da utilizzare come sottofondo e/o rilevato, non solo è a costo zero, ma viene addirituttra “sovvenzionatoall’utitilizzo da Pertusola Sud ».

Cos’è Pertusola Sud Spa?

E’ un’azienda dell’Eni, fondata nel 1928 (solo nel 1990 sotto il controllo diretto dell’Eni) e oggi assorbita dalla Singea S.p.A, che costituiva uno dei poli industriali più importanti della chimica italiana, nel settore dei processi idrometallurgici nella lavorazione dello zinco. Il blocco del sito produttivo di Pertusola Sud ha avuto pesanti ripercussioni occupazionali, posto che sono in mobilità circa 120 dipendenti.

Il centro industriale è stato al centro del “braccio di ferro” tra Eni e operai.

Dietro i cancelli della Pertusola Sud, società dell’ Eni, in 648 chiedono lavoro e non assistenza. Il comunicato del governo, che smentisce decisioni di chiusura già prese e conferma che la trattativa è ancora aperta, crea nuovi allarmi. Stamattina il consiglio di fabbrica farà il punto sulla situazione, poi gli operai in assemblea decideranno cosa fare in vista dell’ incontro del 18 a Palazzo Chigi tra governo, Eni e sindacati. “Quel che bisogna affermare subito con forza è che Crotone e la Calabria non possono più sopportare attacchi all’ occupazione”, afferma il presidente della giunta regionale Guido Rhodio. La Regione ha fatto una proposta di rilancio dello stabilimento di Pertusola, convinta che possano essere coinvolte anche competenze calabresi. Ma l’ amministratore delegato dell’ azienda, Emilio Simeoni, ha ricordato due motivi che potrebbero spingere l’ Eni a chiudere Crotone: la competitività dello zinco prodotto all’ Est, dove i costi sono nettamente inferiori a quelli delle imprese che operano nel resto dell’ Europa, e la riduzione della domanda dei metalli non ferrosi.

(fonte La Repubblica, 10/01/1994)

Alla fine tra l’eterno allarme di un imminente chiusura, l’Eni, trascurando l’alta pericolosità su “l’incolumità pubblica” di cui la fabbrica era potenziale portatrice, decise di riabilitare l’intera zona attraverso.

Di conseguenza la Provincia di Crotone, dunque, “sistemò” le maestranze locali in mobilità dalla Pertusola Sud ne “l’attività di della messa in sicurezza e bonifica del sito industriale dimesso“, come deliberato in via definitiva dalla Giunta in data 6 marzo 2006.

L’eterna questione della Pertusola approdò ripetutamente fra i banchi di Palazzo Chigi, sin da quando il buon Agazio Loiero vestiva i panni di Ministro degli Affari Regionali.

Sostanzialmente gli impegni assunti ieri dal Governo non hanno aggiunto molto di nuovo rispetto a quanto era già stato promesso più volte ai lavoratori, messi in mezzo da veti europei sulla produzione dello zinco e da una poco accorta politica d’investimenti portata avanti fino alle estreme conseguenze da Enirisorse. Dall’esecutivo guidato da Giuliano Amato i sindacati, ma anche i rappresentanti degli enti locali di Crotone – Comune e Provincia – hanno ottenuto la promessa della formulazione di un ricorso che dovrebbe interrompere la procedura di infrazione avanzata dalla Commissione europea e che ha fatto scappare la Zincocalabra. Difficile immaginare che questo atto dovuto faccia rientrare, nell’alveo della normalità e in tempi brevi, il processo di privatizzazione avviato due anni fa, magari con il rientro a Crotone del Gruppo guidato dall’imprenditore Colombo.

La possibilità di nuove strade da percorrere per la privatizzazione di Pertusola Sud, come si ricorderà, veniva considerata anche nella lettera che il 7 marzo scorso il liquidatore di Enirisorse dott. Fiorillo ha inviato al sindaco di Crotone Pasquale Senatore (che a sua volta aveva scritto una preoccupata lettera al presidente dell’Eni Vittorio Mincato). Dopo avere ripercorso le fasi della vertenza e ricordato che Zincocalabra considerava “automaticamente e difinitivamente risolto” il contratto per la privatizzazione di Pertusola Sud sottoscritto con Enirisorse, Fiorillo precisava: «Sono certo, comunque, che anche con l’impegno degli organi governativi preposti si potrà pervenire, in tempi relativamente brevi, alla individuazione di nuovi progetti idonei a sostituire quello di Zincocalabra venuto meno».

Durante questa legislatura per l’appunto ci fu anche un interrogazione alla 10a commissione permanente del Senato (industria, commerico, turismo) ad opera del senatore crotonese Vincenzo Mungari, tra l’altro presidente dell’Inail, in data 28 giugno 2000. Riporto fedelmente quanto emerso:

Premesso che come risulta dalle interrogazioni e interpellanze presentate in precedenza la Pertusola Sud con sede in Crotone – ultimo anello della catena di imprese industriali già operanti in Crotone e costituenti nel loro insieme il più importante polo dell’industria chimica nazionale –, ha un numero residuo di lavoratori di circa 250 unità, così ridotti da circa, 1.000, quanti ne contava sul finire degli anni 80, al momento cioè della rilevazione di detto polo da parte dell’ENI;

[…]

Premesso che sin dall’inizio di questa cosiddetta operazione di privatizzazione della Pertusola Sud – per la quale impresa, come è noto, sono state aperte dalla Commissione europea due procedure di infrazione contro lo Stato italiano per aiuti illeciti ex articolo 92 e 93 del Trattato sulle Comunità europee – l’ENI non ha mai dimostrato un’effettiva volontà diretta alla dismissione dell’azienda, operando grazie anche alla compacienza di settori sindacali e alla inusitata inerzia del Comitato per le politiche per l’occupazione presso Palazzo Chigi, in modo da ritardare ed anzi da ostacolare l’aggiudicazione della gara (si veda, come il caso più clamoroso, la rinuncia all’offerta Outokumpu, complesso imprenditoriale finlandese internazionalmente molto accreditato nel campo della produzione industriale di zinco);    Premesso che tali pesanti sospetti, oltre che nella mentovata azione disfattistica dell’ENI, sembrano trovare puntuale quanto sconcertante conferma degli ultimi sviluppi della trattativa in corso tra l’ENI e il gruppo Cogefin di Felice Colombo per la cessione dello stabilimento, trattativa che, già data per felicemente conclusa dal sindacato di categoria, si è improvvisamente bloccata a causa di non chiare divergenze finanziarie tra le due parti contraenti;

[…]

Premesso che Crotone con il suo hinterland provinciale rappresenta l’area più depressa del nostro paese, con una disoccupazione strutturale che a livello giovanile rasenta il 70 per cento e con il più basso reddito procapite rispetto al resto del paese,
Premesso si chiede di conoscere: se il Ministro dell’industria – operando di concerto col Ministro del tesoro – intenda intervenire per indurre l’ENI a porre fine ad ogni ulteriore indugio e a chiudere l’annosa trattativa negoziale per la cessione dell’azienda di Pertusola Sud al gruppo Cogefin, di cui è stato già accettato il progetto industriale; se lo stesso Ministro non intenda, in caso di ulteriori quanto impreviste difficoltà al perfezionamento dell’accordo suddetto, imporre all’ENI, holding a controllo ancora pubblico, di riattivare, previa revoca della procedura di liquidazione tuttora in corso, la normale attività di produzione della Pertusola Sud, provvedendo al tempo stesso ai necessari interventi per la ristrutturazione e l’ammodernamento dell’impianto tecnologico allo scopo di migliorarne e potenziarne la produttività, la redditività e la durevolezza nel tempo.

L’aula rimase sorda, così come rimasero muti i provvedimenti.

Crotone “vive” su 350 tonnellate di materiale tossico, altro che “emergenza rifiuti”.

fedmin

tema trattato anche da antonino monteleone

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One Response to Crotone, questa non è un emergenza…

  1. […] bipartisan sulla questione dei rifiuti tossici a Crotone. In questo blog ho trattato l’argomento specificatamente e per prassi dovrei palesare tutte le repliche dei politici e dei politicanti in […]

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