Tra “caffé” e lidi, la Reggio di ieri e di oggi

L’ omertà, nel suo senso di obbligo al silenzio. Non parrari, non t’ impicciari, non t’ intricari, atteggiamento che non riguarda soltanto i mafiosi.

Io m’impiccio. Recente è il dibattito scaturito da un articolo di Claudio Cordova, in merito alle dichiarazioni del Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti:

«Napoli e Reggio Calabria – ha detto il sindaco reggino – sono città molto diverse, Reggio ha i problemi di una città media ma è fra le più sicure d’Italia, al di là della ‘ndrangheta: questo è importante anche nella logica dello sviluppo turistico di un territorio. Da noi si può camminare per strada a qualsiasi ora, di giorno e di notte».

Il connubbio città sicura – ‘ndrangheta, effettivamente, è cacofonico. Possiamo proprio dire che è duro da digerire, senza mezze misure, però il contesto in cui è stato pronunciato è di per sé significativo: realmente Reggio ad oggi si presenta come una città cambiata, una città vivibile.

Mi perdonino le vecchie canizie e i neo-quarantenni, ma non posso ricordare il 1988, perchè proprio in quella primavera nacqui, di sicuro sono portatore sano di chi quella stagione l’ha vissuta da reggino al nord: la nostra città era l’emblema dell’arretratezza, della barbaria che non progredisce.

Una precisazione a lato urge: sono pienamente concordante con Antonino Monteleone quando afferma che:

Non si amministra Reggio Calabria aldilà della ‘ndrangheta. Non si sposta un mattone, non si pianta un chiodo, non si asfalta una strada, aldilà della ‘ndrangheta.

Però ciò non vuol dire che un’amministrazione, comunque (si può dissentire sulla forma, sul personaggio…), non può rilanciare un immagine, quella di Reggio, già in risalita dopo la primavera della gestione Falcomatà, come città turistica.

Inoltre posso dire che qualche mese fa ho avuto la possibiltà di incontrare Piero Vinci, comandante dell’Arma dei Carabinieri a Messina, col quale abbiamo dibattuto sul tema della “questione meridionale”.

La prima cosa che mi sorprese è la netta differenziazione che il graduato fece tra sicurezza percepita e sicurezza reale. Ma ancor più basito sono rimasto al sentire degli abitanti della città peloritana che dicevano che Messina «è una città “invivibile”, che la sera non si può camminare da soli per le strade».

Esagerazioni a parte, obbiettivamente sfido a fare un inchiestra tra abitanti di Reggio Calabria e provincia e sentire quanti di questi dichiarerebbero che Reggio sia altamente “pericolosa” di notte. Che c’azzecca dunque Piero Vinci con Giuseppe Scopelliti?

C’azzecca che Reggio, oggi, si può finalmente definire città. Non più paesazzo, ma lo stesso non si può dire dei suoi cittadini. E quì torno alla prima citazione, ossia quelle referente alla mentalità mafiosa, nonché omertosa. Non credo alle stime, quelle che in Calabria ci siano 1 affiliato ogni 3 persone. Grossolano come dato, credo, invece, che forse 1 su 5 non ha una mentalità mafiosa, del compromesso e del favore. Questo è allarmante.

Perchè, obiettivamente, a Reggio, soprattutto nelle Istituzioni e negli uffici pubblici, tutto ciò che ti è dovuto in realtà risulta sempre essere un atto galante del compare di turno. Che di elegante ha davvero poco.

Così mancano infrastrutture, perché gli investimenti sono “dirottati” verso questo o quel canale “giusto”; mancano servizi, perché negli uffici il posto è occupato da “amici degli amici”. La realtà è triste. Mi facevano notare proprio oggi che forse la microcriminalità è quasi “inesistente” per la presenza di Sua maestà la ‘ndrangheta. Togliamoci pure il forse.

L’aria in città è densa di profumi, da un lato la voglia di riscatto e di rappresentare nuovamente una città “bella, un pò gentile, e (come piace tanto a Peppe Dj e company) giovane“, dall’altro il tanfo nauseabondo di compromesso, omertà e “fronti basse”.

Ma che colpa ne ha Scopelliti in tutto questo? Doveva asserire che Reggio è una città inquinata, piena stracolma di feccia mafiosa?

La morale sta dentro ognuno di noi, non lo scopro certo io, quindi è ovvio che il clienterismo – “parentale”, l’oscurantismo, l’affiliazione in pensieri, opere e omissioni sono deplorevoli perchè tali, però si deve dare atto a Scopelliti che non rappresenta la corruzione in persona. Sintomatici i riconoscimenti elettorali (ricordiamo che, nel bene e nel male, il 70% di Reggio l’ha votato, per pura coscienza) sia politici visto che è presente nell’assise costitutiva del Pdl, in quota An.

Niente di personale nei suoi confronti, men che meno campagna elettorale (in vista della poltrona da governatore?), però ormai pare inflazionata la frase di Italo Falcomatà, unanimamente riconosciuto da destra e sinistra come il Sindaco di Reggio (soprattutto della sua rinascita culturale e sociale), dei caffé da prendere con chi di “dovere”.

Il buon Italo ha insegnato alla città un sillogismo breve ma incisivo, figlio dei suoi studi classici: ciò che serve è lo “zoon politikon”, l’uomo animale politico (non il politico!).

Il reggino che si impegna, s’impiccia. Che liberamente parla.

Fonti e bloggher citati: Claudio Cordova, Domenico Malara, Massimo Calabrò, Peppe Caridi, Antonino Monteleone.

federico minniti

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2 Responses to Tra “caffé” e lidi, la Reggio di ieri e di oggi

  1. mascal ha detto:

    Starò invecchiando? E si, perchè l’unico quarantenne con canizie sono io….

  2. administrator ha detto:

    Caro Federico, ha ragione quando dici che oggi Reggio si può finalmente definire città, non più “paesazzo”, ma lo stesso non si può dire dei suoi cittadini. Reggio è finalmente una città da un punto di vista strutturale, dell’immagine, dei passi in avanti che ha fatto da un punto di vista della modernizzazione, ma purtroppo rimane un “paesazzo” per quel che concerne la mentalità dei suoi abitanti. Per cambiare quella ce ne vuole davvero.
    Mi fa piacere che tu, come tanti d’altronde, hanno compreso il senso delle parole di Scopelliti pronunciate a Napoli, senza travisarle o strumentalizzarle, come invece ha volutamente fatto qualcuno (!). Che sarebbe successo se il sindaco diceva che a Reggio tutto va bene e che il problema ‘ndrangheta non esiste? Già immagino gli insulti che gli sarebbero piovuti addosso. E se li sarebbe anche meritati perché avrebbe preso in giro un’intera città. Scopelliti ha invece dimostrato di consoscere il problema e con quell’affermazione ha voluto evidenziare la voglia e sforzo di crescere di un’intera città (ed è questo quello che qualcuno non ha voluto capire) a prescindere dal fenomeno criminale che esiste ed è difficile, se non impossibile da sconfiggere. Se davvero vogliamo contrastare la ‘ndrangheta allora iniziano a farlo ignorandola, senza piangerci addosso, senza dire che tutto va male. Forse, e dico forse, qualcosa riusciremo a fare.
    Ciao, Domenico (www.malarablog.wordpress.com)

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