Le mie interviste: Benny Calasanzio

settembre 11, 2008

Reggio Calabria – La blogsfera è un mondo a sé stante. Me ne sono accorto da cittadino di questo cyberspazio e mi sono imbattuto in piccoli personaggi, giganti di quest’altra dimensione.
Leggo spesso di Anti – mafia, di “ammazzatecitutti“, beh io da darvi un nome ce l’ho , è quello di Benny Calasanzio.

Nato ad Agrigento, vive in Toscana, dove è un giovane giornalista per il Corriere Fiorentino. Pochi giorni fa è uscito il suo primo libro “I Disonorevoli Nostrani“, che traccia un bilancio sull’Assemblea Regionale siciliana. Da quì la mia volontà di porgergli alcune domande, subito rinfrancata dalla sua disponibilità.

La prima domanda è d’obbligo dopo aver letto una sua lettera a Piero Ricca parla di un nuovo modo di ripensare la mafia: “..la mia personale lotta alla mafia nasce da un concetto diverso e più “politico”. Io credo che finchè la mafia sarà tutelata e rappresentata nelle istituzioni, l’antimafia sarà una lotta contro l’infinito, contro l’eternamente rigenerabile.” Allora, lo stato, ad oggi, di salute dell’Antimafia?

«Quale Antimafia? Purtroppo oggi in Italia esistono due grosse scuole di pensiero – risponde Benny – riguardo la lotta alle criminalità organizzate. Una parte è politically correct, è soft, si limita ad attaccare Cosa Nostra e affini ma quando si tratta di fare i nomi di chi collude, quando si tratta di denunciare i politici di cui è accertato il grado di criminalità, si astengono, entrano in un assordante silenzio che risulta davvero imbarazzante. Con questo modo di fare rovinano l’altro 99% del loro operato in campo di confisca e gestione dei beni mafiosi. Il riferimento, per chi non l’avesse capito, è Libera.

Poi ci sono, come li definisco io, i brutti sporchi e cattivi, di cui faccio parte. Siamo quelli che si indignano, quelli che protestano, quelli che non tollerano le collusioni soprattutto se politiche. Siamo quelli che ci mettiamo sempre e comunque la faccia. Per questo siamo e saremo sempre borderline: non ci invitano alle commemorazioni o alle celebrazioni ufficiali perchè possiamo farla sempre fuori dal vaso. Questa categoria annovera, tra gli altri, Sonia Alfano e Salvatore Borsellino. Riguardo alla lotta dello Stato contro la mafia, semplicemente non esiste un qualcusa di pianificato e studiato. Ci sono grandissimi magistrati e grandissimi investigatori a fronte di un piccolo Stato ».

Mi permetto di fare una costatazione personale a lato: vivo in Calabria, dove dopo l’uccisione di Franco Fortugno, comunque c’è stato un risveglio generalizzato del senso comune di opporsi alla mafia. Purtroppo ci “siamo” concentrati più sulla piazza, sui manifesti e poco sugli atti concreti. Poche denuncie e chi lo fa (ovviamente con le debite eccezioni) è mosso da ferventi ideali ideologici, che non permette loro di vedere con imparzialità quella divonestia diffusa in tutti gli schieramenti politici. Dunque la Calabria vive uno stallo ideologico non indifferente, nonostante gli arresti a nastro che si stanno effettuando. Anzi la sicurezza percepita è molto più bassa di quella reale.

Le istituzioni civili “pulite”, parlo della scuola, delle parrocchie, del libero associazionismo di qualsiasi stampo (tranne ovviamente quello a delinquere) non dovrebbero esporsi di più in un modus operandi diverso nell’educazione all’altro, nell’attenzione alle difficoltà di un territorio che non sono generalmente “mafia”, ma figlie di questa?

« E’ quello che dicevo pocanzi. La gente ha bisogno di vedere che non abbiamo paura di metterci contro anche, se serve, ai grandi uomini politici pur di recriminare la pulizia delle istituzioni per cui molti dei nostri padri sono morti. Se vedono che per beccare ingenti finanziamenti si rinuncia a denunciare, ad urlare, allora come possiamo chiedere al resto dei “civili” di denunciare? »

E’ coerente Benny, ma è sprezzante di questo suo coraggio di indicare la strada giusta da seguire. Giornalista cocciuto e creativo non ha paura di trattare casi scottanti. Gli faccio un nome: Bruno Contrada.

« Purtroppo o per fortuna la storia di Contrada non è accomunabile a nessun altro caso. Lui, da numero 3 del Sisde, da collaboratore di Boris Giuliano e del pool antimafia, aveva rapporti organici e continuati con Cosa Nostra e grandi amicizie con il boss Bontate, che poi fece la fine che meritava. Quello che è importante oggi è ricordare che Contrada, che oggi viene difeso addirittura da comitati e da medici che si vantano di avergli baciato le mani, è stato condannato in tre gradi di giudizio e per lui è stato dimostrato, agevolmente, il grado di collusione.

Un’altra balla è che sia stato condannato esclusivamente per le dichiarazioni di pentiti che avevano il dente avvelenato. Basta leggere gli atti del processo per accorgersi della gravità di alcuni fatti, come l’appartamento che per lui affittava bonatate, o per le macchine che riceveva in regalo, o per il tenore di vita che conduceva ».

Un libro, tanti “caratteri”.

« Si, è il mio primo lavoro organico di raccolta e pubblicazione di dossier sui diversamente onesti del parlamento siciliano. Mi è costato tanto lavoro e aspetto che qualche editore mi faccia la grazia di pubblicarlo. Nel frattempo si può acquistare tramite internet http://www.ilmiolibro.it/libro.asp?id=48709, come un vero e proprio libro, anche di ottima qualità devo dire. Se il libro avrà un discreto successo sicuramente qualcuno spenderà dei soldi per pubblicarlo. Un personaggio a cui mi sono affezionato è un deputato di Rosolini, in provincia di Siracusa, che con la terza media è diventato ras nella sua zona. Peccato che il dottor Gennuso “sia soprattutto un pregiudicato per una serie incredibile di reati: gente al 41 bis è stata meno processata. Trasporti abusivi, omessi versamenti delle ritenute previdenziali, detenzione abusiva d’armi, lesioni personali, ingiuria e furto. Perché quest’uomo anziché essere in un centro di recupero si trova in Parlamento? Per non parlare di Francesco Musotto, ex presidente della provincia di Palermo che mentre la provincia era parte civile nel processo per la strage di via capaci, lui da avvocato difendeva Sbeglia, l’uomo che aveva fornito il telecomando».

La Calabria pare essere un moribondo prossimo al declino. Lontano anni – luce dalla Sicilia e la sua “nuova” consapevolezza frutto dei morti ammazzati, quì quei pochi magistrati seri o vengono trasferito o gli tappano la bocca. Quanti morti illustri ci vorranno per risollevarci?

« Il problema è che non è solo la Calabria in declino, sia economico che etico. Vogliamo parlare dell’Abbruzzo, dove quel santo di Del Turco (ex presidente della Commissione Antimafia, è bene ricordarlo) pare essersi intascato svariati milioni di euro di tangenti? O della Basilicata, in cui Toghe Lucane sta portando a galla un comitato d’affari di medici, magistrati e avvocati che sarebbe meglio chiamare consorteria criminale.

O della Sicilia? Ho conosciuto il dottor De Magistris, e a darmi forza è stata la sua tranquillità. Io cercavo parole per fargli comprendere la mia vicinanza e invece lui tranquillizzava me. Dobbiamo convincerci che per uscire dal baratro non serve diventare eroi. Basta che ognuno faccia onestamente il proprio lavoro.

Servono buoni muratori, buoni carpentieri, buoni avvocati e buoni studenti. Basta iniziare per bene ognuno il suo».

Federico Minniti
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