Tutto il mondo è paese (o quasi)

Vengo da due giorni di totale isolamento mediatico, perciò se sorvolo da qualche argomento davvero interessante non è per scelta, ma per opportunità. Detto ciò mi scuso per tutti gli utenti della blogsfera se andrò ad affrontare un argomento prettamente meridionale, anzi per meglio dire reggino. Non cerco fama, né scandali. Semplicemente raccontare. Ultimo appunto: il mio sentito ringraziamento a Stefano, compagno di viaggio in questa avventura da cibernauta.

Capita che girando su Internet ti imbatti sulla storia della porta accanto e ti và di raccontarla per intero. Leggevo su Nuovi Rumori dell’inizio del Torneo Rionale in quel di Pellaro. Coincidenza pazzesca io ci abito a Pellaro! Una bella iniziativa. Al sentire ciò, mi dico: “I miei saranno i soliti preconcetti”. Invece questa volta non mi sbagliavo. L’ho ribattezzato: Torneo ‘Ndranghetistico Rionale. No che chi l’abbia organizzato, aveva quest’intenzione, però di calcio se ne vede ben pochi. Si sa già chi vincerà questo o quel titolo, si sa già come andrà a finire. E non è questione di tecnica balistica degli atleti. Forse di balistica sì, ma di qualche altra arma. Il famigerato sig.Marra, malaugurato arbitro si trova sotto una pressione tale che nemmeno il suo collega (anche a livello di cuoio capelluto) Collina doveva sostenere. Vi risparmio i miseri dettagli di quanta bassezza ho potuto notare in nemmeno 35 minuti di partita (dopo dei quali mi sono rifiutato di soffermarmi altro tempo). Cosa voglio dire con questo? Un torneo può dire tanto, se non tutto. Un paese come Pellaro, che ha visto negli ultimi anni un cambio di vertice tra le ‘ndrine del locale, vive una sottaciuta guerriglia urbana. Soprattutto tra i più giovani, dai 12 ai 16 anni, la malavita pesca adepti per il futuro. E anche una partita di calcio può essere una dimostrazione di forza. Non parlo di affari milionari, o di relazioni pericolose tra politici e mafiosi. No, questa è roba troppo alta. O meglio, è una conseguenza del sostrato sociale. Le mazzette le si pagano a chi ha un’egemonia reale sul territorio. Il business della droga esiste finchè ci stanno spacciatori a low cost e acquirenti a disposizione. Deduzioni calcistiche, queste. Ecco dove sta il problema, la mentalità mafiosa, mica roba da film, basta un campo in erbetta e un pallone che rotola, rotola.

Ci tengo a precisare per conoscenza personale che c’è gente pulitissima che gioca in quel torneo, così come l’organizzazione. I delinquenti li conosciamo tutti, anche le forze dell’Ordine. Forse troppo bene.

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