iPhone. Come se bastasse…

luglio 21, 2008


Il futuro è adesso. E non sono sbarcati mica i marziani. No, una mela. Il palmare ci cambia la vita, l’iPhone si propone di sconvolgerla. Così, questo 2008 segnerà la storia (!) con un tratto deciso e anche il Bel Paese spiccherà il volo nel mondo della iper – tecnologia (?). Magari. Su Internet, forse. La realtà è ben diversa, il futuro tarda ad arrivare. Sarà per colpa degli extracomunitari? Sarà. Anche E.T. è in fila col suo indice alzato, non sta per citare la leggendaria frase “Telefono Casa”, no. E lì per essere sancito. Con tanto di impronte digitali. Maroni docet. Niente contro quest’iniziativa, o almeno qualcosina sì. Le impronte dovrebbero per buona norma penale essere presi a tutti, una carta d’identità con tanto di mappatura genetica, che permetta allo Stato di “identificarci” sia in quanto cittadini che in quanto persone. Prenderle solo ai piccoli Rom o agli extracomunitari sembra più un accanimento del periodo che in senso, più o meno strisciante, acutizza un razzismo che ha poco di positivo. La povertà che c’è in Italia è latente e manifesta, la criminalità è un onnivoro in questi ambienti, inasprire il dislivello sociale, ma soprattutto quello culturale – mentale, forse non ci porterebbe che a degli arresti a nastro e niente più. Tanto chi uccide in Italia ha la garanzia di farsi qualche dozzina (nel peggiore dei casi!) di anni in cella.
Sembra un pò come quando fu mandato l’esercito in Sicilia, rumore. Molta polvere alzata. La sicurezza percepita è bassa, forse troppo bassa rispetto alla reale pericolosità, i media ci mettono lo zampino. La criminalità organizzata resta nell’oasi felice dell’indifferenza sistematica, forse perchè tra toghe, colletti bianchi e boss c’è una troppo forte sinergia di tempo, spazi e risorse. Il futuro è lontano, nonostante l’Apple ci venda il contrario.
Caro vecchio mio Stivale, ti do l’impronta digitale. Non ti scordar mai di me…